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il blog di Francesco Zanfardino
Rai Flop
post pubblicato in Diario, il 5 marzo 2010


                                                

Era prevedibile. Soppressi i grandi talk show come Annozero e Ballarò, la RAI perde ascolti (e guadagni) a favore di Mediaset: già dalla prima settimana di applicazione dell'assurdo "regolamento bavaglio", si può notare come Rai Due il giovedì sera dimezzi lo share, passando dal 19% di Annozero del 25 Febbraio (nonostante la partita della Juve) al 9% del 4 Marzo con "La carica dei 101". Idem per RaiTre, che passa dal 15% di Ballarò del 23 Febbraio (Rai-Mediaset: 42% a 38%) all'8% del simbolico documentario "La Grande Storia - Dittatura" del 2 Marzo (Rai-Mediaset: 40% a 44%).

Era prevedibile, dicevamo. I dirigenti RAI sapevano benissimo che Floris e Santoro "tirano" gli ascolti, oltre a fare un ottimo servizio pubblico, ancora più importante in campagna elettorale. Il problema è che era anche evitabile. La legge sulla par condicio non è cambiata rispetto agli anni scorsi, nei quali i talk-show sono doverosamente andati in onda. Inoltre, si poteva mandarli in onda senza politici. Invece si è scelta la strada più comoda ... a Mediaset e al PDL. A Berlusconi, insomma.

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Va tutto bene
post pubblicato in Diario, il 28 novembre 2009


                                          

E no. Basta derubricarle come "battute". Le parole usate ieri dal premier Berlusconi non hanno alcunchè di ironico, sono semplicemente vergognose. Se io in un post dicessi "se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo", voi cosa direste? Non mi inondereste di messaggi con cui mi comunichereste tutto il vostro sdegno e il vostro schifo, mi direste "vergogna!" e mi accureste di essere mafioso o loro amico? E perchè allora bisogna sempre ridurre tutto ad una "battuta", ad una "ironia" quando queste cose le dice Berlusconi?

In fondo, lui l'ha sempre detto: chi parla dei problemi dell'Italia è "anti-italiano". Se l'opposizione sottolinea i problemi derivanti dalla crisi, è anti-italiana. Se sottolinea le sue figuracce internazionali, è anti-italiana. Se l'informazione fa il suo dovere, è anti-italiana. E chi parla di mafia, evidentemente, è anti-italiano. Tutto deve andare bene, sotto il suo Governo. L'informazione deve ridursi a celebrare le meraviglie del fanstastico mondo di Berlusconi, mentre l'opposizione deve scomparire od essere accondiscendente. Un po' come nel fascismo, insomma.

Peccato che in Italia ben poco vada bene, ed il resto va comunque peggio di come dovrebbe. Se questo dà fastidio al Premier, bè, se ne faccia una ragione: non siamo ancora in una dittatura. Ancora.

P.S. Ma se il Premier teneva tanto all'immagine internazionale dell'Italia, perchè ha usato il suo impero mediatico per martellare ossessivamente sull'emergenza rifiuti in Campania? Evidentemente, doveva ancora ravvedersi: infatti, ora dei rifiuti di Palermo non parla più nessuno ...

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Monarchia o Repubblica?
post pubblicato in Diario, il 2 giugno 2009


                                                  

Festeggiare il 2 Giugno vuol dire ricordare quel giorno di 63 anni fa in cui gli Italiani e, per la prima volta, le Italiane, scelsero di liberarsi della Monarchia e di incamminarsi verso la Repubblica. Festeggiare il 2 Giugno vuol dunque dire riconoscersi nei valori della democrazia e della Costituzione, fondamenti di una Repubblica degna di questo nome.

Eppure, 63 anni dopo, non solo buona parte degli Italiani non sa cosa si festeggia questo giorno, non solo la maggioranza degli Italiani non sa perchè si festeggia questo giorno, ma stiamo assistendo all'impoverimento delle fondamenta stesse di questa giornata, ovvero la volontà di festeggiare. D'altronde, non potrebbe essere altrimenti, in un paese dove l'uguaglianza fra gli uomini è minacciata dalla xenofobia, l'uguaglianza di fronte alla legge è minacciata da norme personalistiche, la libertà religosa è minacciata dall'intolleranza, la parità di genere è minacciata dal disprezzo normativo e sociale verso le donne, il diritto al lavoro è minacciato dal precariato infinito, la laicità dello Stato è minacciata da un ipocrita conservatorismo, la libertà di pensiero è minacciata dall'intolleranza politica e da un mecenatismo perverso, la credibilità delle istituzioni è minacciata dalla corruzione dilagante, il senso dello Stato è minacciato da partiti politici indifferenti alle feste celebrative della Repubblica e della democrazia.  Eccetera eccetera eccetera.

Ma soprattutto la Repubblica è minacciata da una società che non si ribella a tutto questo. Anzi, si è ormai assuefatta ad uno status quo inacettabile per chi si sente davvero "democratico" e vede con sofferenza un Paese che si fa trascinare lentamente nei baratri più profondi. Per carità, non è solo colpa loro: alla società italiana mancano i mezzi per poter liberamente pensare sulla condizione propria e del proprio Paese, grazie ad una vera e libera informazione inesistente o quasi.

Insomma, l'Italia sta diventando sempre di più un Paese pronto per la dittatura. Che il futuro dittatore sia o no uno dei personaggi attualmente in vista è solo un dettaglio: quel che conta è che siamo al termine di un processo involutivo che ci sta facendo tornare indietro di sessant'anni. Tra un po', insomma, saremo chiamati a scegliere nuovamente tra Monarchia e Repubblica: fin quando siamo in tempo, usiamo l'unica arma rimasta. Il voto. "Pensiamoci bene" ...

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Il corruttore c'è, si sa ma non si può punire
post pubblicato in Diario, il 17 febbraio 2009


                                                   

Oggi sono successi almeno due avvenimenti importanti: le dimissioni di Veltroni da leader del PD, e la sentenza sul caso-Mills. Delle dimissioni di Veltroni parlerò domani, anche perchè domani diffonderà le sue motivazioni. Passiamo dunque al processo Mills. Copierò un passaggio da Corriere.it:

L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a 4 anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dai giudici del Tribunale di Milano. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole ritenendo valido l’impianto dell’accusa secondo cui Mills fu corrotto «con almeno 600mila dollari» da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in due processi al fondatore della Fininvest. Il legale è stato inoltre interdetto per 5 anni dall'esercizio dei pubblici uffici e dovrà risarcire 250 mila euro alla presidenza del consiglio, costituita parte civile.

Ovvero: la sentenza stabilisce che Mills è stato corrotto da Berlusconi. Ma Mills è condannato, Berlusconi no. Perchè? Semplice: Berlusconi s'è fatto il lodo Alfano, e dunque non è più processabile/condannabile.

Dunque ci ritroviamo con un Presidente del Consiglio che sappiamo sarebbe stato condannato per corruzione, se non si fosse fatto una legge ad personam per evitare ciò. In un Paese normale, in una democrazia normale, il Premier si sarebbe dimesso (anzi, di solito si dimettono per molto meno). Oppure il popolo sarebbe sceso in piazza finchè non si fosse dimesso. L'Italia invece subisce passivamente. E l'informazione addirittura declassa questa notizia nelle ultime dei TG, oppure non la dice proprio.

Meno male che Berlusconi non ha interesse a trasformare l'Italia in una dittatura (perchè tanto riesce ampiamente già così a realizzare gli interessi propri e dei poteri che lo sostengono, perchè correre questo rischio?). Ma ci rendiamo conto che se al posto di Berlusconi ci fosse una "capa spostata", un folle, l'Italia accetterebbe passivamente e magari con gioia di essere sottoposta ad una dittatura? E ci rendiamo conto di quanto sia "facile" essere nelle posizioni di Berlusconi? Che ci vuole, bastano tre cose: essere un "personaggio", cioè avere un'immagine vincente e piacente; controllare l'informazione (e questo accade in varie parti del mondo, anche se solo in Italia chi controlla è direttamente capo del Governo); saper fare bene propaganda, nascondendo le negatività ed esaltanto le poche positività delle proprie azioni di Goveerno. E farsi sostenere dai poteri forti, dimenticavo, ma tanto i poteri forti sostengono chiunque sia in grado di fare i loro interessi.

Temo per l'Italia. Temo per una Nazione che dimentica se stessa, di una Nazione che "se ne frega", di una Nazione che rinuncia alla lotta politica, che rinuncia ad informarsi, che rinuncia a farsi domande. Di una Nazione che chiede le dimissioni di chi non si dovrebbe dimettere, e mai di chi dovrebbe farlo.

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Lesa democrazia
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2009


                                                         

Oggi abbiamo vissuto una giornata incredibile, sotto il profilo del rispetto delle libertà, della democrazia, della civiltà. Abbiamo assistito ad un Capo di Governo irresponsabile e simil-dittatoriale che ha cercato di intervenire con un decreto all'ultimo all'ultimo per cancellare una sentenza definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione, dopo più di 10 anni di travagli giudiziari, con ricorsi, appelli, contro-ricorsi, conflitti di attribuzione fra Stato e Magistratura, rimandi alla Corte Europea, ecc. ecc.

Un travagliato percorso giudiziario che ha appurato varie cose:
- non esistono nella legislazione Italiana leggi riguardanti il "fine-vita", ovvero leggi che prevedano la possibilità per il paziente di mettere per iscritto le proprie volontà riguardante il rifiuto o meno dei trattamenti terapeutici, ivi inclusa l'alimentazione artificiale, in caso di stato vegetativo e/o incosciente, e di far rispettare tali volontà;
- dai principi costituzionali, tuttavia, si evince che esiste tale diritto;
- tuttavia, tali condizioni di incoscienza devono essere irreversibili, tali che "non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benchè minima possibilità di un qualche recupero della coscienza";
- inoltre, la volontà del paziente deve essere espressamente dichiarata, o in alternativa deve essere "provato in maniera chiara, univoca e convincente che il paziente, prima di perdere lo stato di coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure".

I virgolettati sono tratti dal dispositivo della Cassazione che ha posto fine al decennale calvario giudiziaro di Beppino Englaro, padre di Eluana, riconoscendo tali diritti e le condizioni inderogabili per riceverlo: l'irreversibilità e l'accertamento delle volontà del paziente, parametri entrambi riscontrati in Eluana dopo anni di accertamenti, sui quali è stata posta una sentenza, ripeto, definitiva e passata in giudicato. Punto.

Un normale Paese si sarebbe fermato di fronte a questo. Anzi, riconoscendo i propri errori nell'aver lasciato un tale vuoto legislativo, avrebbe chiesto unanime al Governo di preparare una legge che ricalchi tale sentenza ed eviti ulteriori travagli giudiziari per altre persone. E invece no. Spinto dalle ingerenze della Chiesa, spinto da certi fondamentalisti cattolici (chi scrive è un cattolico credente, lo sottolineo onde evitare equivoci), spinto dalla volontà di farsi bello di fronte a parte del suo elettorato come difensore della "Cattolicità" e della vita (loro, pluri-divorziati a tutti i livelli, a partire da Berlusconi, Fini, Bossi e Casini), il Governo Berlusconi ha deciso di sfidare la Costituzione, approntando un decreto "ad personam", stavolta non per salvare le aziende del Premier o la sua fedina penale, ma per bloccare l'attuazione di una sentenza, ripeto, definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione. Questo nonostante il Presidente della Repubblica, e con lui il Presidente della Camera, avessero preannunciato al Governo i suoi forti dubbi sulla costituzionalità di un eventuale decreto "blocca-Eluana". Ma Berlusconi se ne è solennemente fregato, approvando il decreto e sfindando il Quirinale, con frasi del tipo "se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del Governo", chiamando in causa l'appoggio di costituzionalisti come Onida (che invece ha smentito, e d'altronde si era già espresso contro al decreto), sparando follie del tipo "Eluana è viva, potrebbe fare figli". Un voto all'unanimità estorto con le minacce, dato che la Prestigiacomo, che si era detta contro il decreto, ha votato a favore perchè Berlusconi nel Consiglio dei Ministri ha dichiarato che "in caso contrario, avrei dovuto chiedere un passo indietro da chi non avesse votato il decreto" (e allora la Prestigiacomo avrebbe dovuto avere un sussulto di dignità e dimettersi, invece di subire). Insomma, un atteggiamento para-fascista che fortunatamente è stato stoppato dal Presidente Napolitano, che ha ricordato a Berlusconi le più elementari regole della democrazia e che firmare il decreto avrebbe significato dire che si possono cancellare per decreto le sentenze definitive, passate in giudicato e in corso di esecuzione: ovvero avrebbe voluto dire la fine dell'indipendenza e della funzione della Magistratura e con essa la morte della democrazia.

Ma Berlusconi non si è arreso. Lungi dal chiedere scusa per lo scempio della democrazia svolto oggi, si prepara a bloccare il Parlamento per i prossimi 3 giorni, costringendolo ad approvare un disegno di legge sul testamento biologico che però impedirà ad Eluana di veder riconosciuto il proprio diritto. Perchè Berlusconi ha detto che il ddl avrebbe ricalcato le volontà del decreto, dunque sarà simile al ddl di maggioranza, il ddl Calabrò, che non riconosce il diritto (quello descritto sopra) se non per volontà scritta, non riconosce il diritto a rifiutare l'alimentazione e a dire il vero non riconosce nemmeno il diritto, dato che comunque la decisione finale spetta al medico. Insomma, una legge che aggira la sentenza della Cassazione e probabilmente non la evita (perchè se la Cassazione ha stabilito che tali diritti si evincono dalla Costituzione, non vedo come si possa impedire l'esercizio di tale diritto se non cambiando la Costituzione).

Spero vivamente allora che di fronte alla deriva anti-democratica di questo Governo, presente da tempo ma ben celata da questo Governo fino ad oggi, si innalzi in tutto il Paese una forte voce di opposizione, con forti e durature manifestazioni in tutta Italia, e una dura opposizione, se non ostruzionismo, in Parlamento contro una legge che non risolve i problemi e che non riconosce i diritti che sono stati riconosciuti ad Eluana da una sentenza, ripeto per l'ultima volta, definitiva, passata in giudicato ed in corso di esecuzione. E' l'ora di reagire.

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La volontà di riscrivere la storia
post pubblicato in Diario, il 8 gennaio 2009


                                                   

Purtroppo in Italia si aprono un giorno sì e un giorno no dibattiti sulla storia. "Putroppo" non perchè non ami la storia, anzi, ma non adoro il suo utilizzo politico e non amo che le ideologie mirino a distorcerla. E soprattutto mi spazientisce che tutto ciò levi tempo a questioni più importanti.

Però la proposta di una quarantina di deputati del PDL di equiparare partigiani e repubblichini non può essere lasciata senza commenti. Quella proposta di legge (la n.1360), infatti, presenta un palese distorcimento della realtà storica, successivo a tanti altri tentativi di quella stessa area politica, aventi l'obiettivo di dare del fascismo un immagine non solo non negativa, ma anche leggermente positiva. E ciò preoccupa ancora di più se questi tipi di progetti non sono portati più avanti solo da politici ex-AN-ex-MSI-exFascisti, ma anche da forze politiche che dovrebbero essere più "moderate" (Forza Italia, ma anche il "nuovo PSI" ... mi immagino i padri socialisti che si rivoltano nella tomba).

Giusto per precisare: sono totalmente contrario a qualsiasi distorcimento storico. Quindi anche alla passata "ideologizzazione" del partigiano o, spostandoci in altri ambiti, al volontà passanta di nascondere i crimini dei regimi comunisti, ecc. ecc. Però una cosa è correggere la storia altro è ribaltarla. Come si può equiparare chi combattè, pur commettendo sbagli, per la democrazia, e chi combattè, forse non tutti pazzi esagitati, in appoggio della dittatura? Come possiamo far coincidere questo con i valori della nostra Costituzione, che tra l'altro combatte ogni forma di fascismo e di appoggio ad esso? A questo punto, allora, equipariamo pure il fascismo ad un normale Governo, che prima dell'entrata in guerra era stato buono (tra l'altro, si attribuiscono al fascismo cose positive che in realtà non lo sono) e poi ha fallito. La negazione delle libertà, di tutte le libertà, è un optional, no?

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Il Pdl e l'antifascismo
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2008


                                                     

Oggi si è tenuto il "Comitato dei 100" della costituente del Popolo della Libertà, il nuovo partito, che, dopo il debutto elettorale, nascerà principalmente dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma anche di forze minori come il PRI, i Pensionati, la DC di Rotondi , Azione Sociale della Mussolini ed altri ancora. Si annunciano modalità meno partecipative e democratiche di quelle che portarono alla formazione del PD, ma questo era scontato, vista la tradizione di Forza Italia.

Ma al centro del dibattito politico sul PDL ci sono altre questioni, più di tipo valoriale. In particolare, la domanda è questa: l'antifascismo sarà uno dei valori del PDL? La risposta dovrebbe essere certamente positiva, in quanto la maggiore forza politica del Paese deve assolutamente essere antifascista, per ovvi motivi. Tuttavia, ciò non è cosi ovvio. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, uno dei probabili successori di Berlusconi (ammesso che il premier intenda lasciare fra 5 anni), aveva replicato alle dichiarazioni di Alemanno e La Russa sul fascismo: al primo aveva ricordato come il fascismo non fu negativo solo per le leggi razziali, ma anche perchè fu una dittatura che negò le libertà fondamentali, al secondo che i "ragazzi di Salò" vanno rispettati, ma lottavano dalla parte sbagliata, mentre i resistenti dalla parte giusta. In conclusione, aveva detto chiaramente che il PDL si dovrà fondare sui valori dell'antifascismo. Le sue parole, se da un lato hanno avuto l'apprezzamento delle opposizioni, hanno però scatenato una bufera nella sua base. In particolare, i Giovani di AN, ovvero Azione Giovani, hanno replicato al loro leader dichiarando che "non saremo mai antifascisti". Lo stesso ha fatto Alessandra Mussolini, nipte del Duce, ex AN (dalla quale uscì proprio quando Fini dichiarò il fascismo "male assoluto") e leader di Azione Sociale (tra i fondatori del PDL), che ha prima di entrare alla Camera ha indossato una maglietta con scritto: "con orgoglio dalla parte sbagliata". Infine, lo stesso leader di Forza Italia ha glissato sull'argomento. Infatti, al termine della Costituente Berlusconi ha risposto ad una domanda sull'argomento dichiarando: "penso solo a lavorare". D'altronde, già da Vespa aveva preferito non rispondere sul tema.

Insomma, un bel problema per il PDL. Il ministro Matteoli sostiene che chi non condivide le parole di Fini sarà cacciato da AN. Staremo a vedere se davvero il PDL prenderà nettamente le distanze da quella dittatura, e se davvero non ammetterà fra le sue braccia chi non condividerà questa presa di posizione. Non so voi, ma non sono pronto a scommetterci ...

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Viva la Liberazione e la Resistenza, senza imbarazzi
post pubblicato in Diario, il 25 aprile 2008


                        

Oggi è il 25 Aprile, Festa della Liberazione
. Si ricorda in questa data la liberazione dal regime nazi-fascista e quindi il ritorno della libertà e della democrazia. Una festa di tutti. Perchè tutti dobbiamo la nostra libertà e la nostra democrazia a quelle persone che, protagonisti della Resistenza, hanno sfidato i nemici della libertà in territorio "nemico", ovvero in quel territorio (il Nord Italia) occupato da costoro. Che li hanno sfidati consci dei pericoli, consci delle enormi difficoltà e disparità. Eppure l'hanno fatto: e noi dobbiamo ringraziarli sempre e dovunque.

Senza fare esaltazioni, comunque. Perchè anche i partigiani hanno commesso sbagli, a volte atrocità, come nel trattamento di Mussolini. Anche loro hanno ucciso. Però ciò non può assolutamente inficiare il grande eroismo e senso patriottico della maggioranza dei partigiani. Che, ricordiamocelo, hanno rischiato la propria vita per noi. Altri, non hanno fatto niente, o peggio.

Nonostante ciò, qualcuno ancora discredita la Resistenza. Con episodi violenti e/o irrazionali come i numerosi sfregi ai monumenti dedicati ai caduti, la diffusione di volanti che proclamano il "lutto nazionale" per questa data. C'è chi discredita i valori della Resistenza sfruttando questa giornata per attaccare, non si capisce per quale logica, industriali e cardinali.

Ma ciò che è veramente grave è che rappresentanti delle istituzioni, che sono lì anche perchè 60 anni fa i nostri progenitori hanno contribuito a portare la democrazia nel nostro Paese, segnalino la loro distanza dalla Resistenza con la propria assenza. Qualcuno addirittura dichiarando orgogliosamente di preferire di passare la giornata a tagliare il prato. Qualcun altro chiede la cancellazione dell'inno dei partigiani dalle celebrazioni per la Liberazione.

Ma non c'è nessun motivo di essere imbarazzati. I valori della Resistenza sono di tutti. Ovviamente, di tutti coloro che condividono la libertà e la democrazia.
Putin e Chavez, gli interessi economici autorizzano la dittatura
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2007


                       <b>Venezuela, urne aperte per il referendum<br>Chavez punta a essere presidente a vita</b> 

Il clima di confusione che c'è ora nella politica italiana non deve farci dimenticare una cosa fondamentale: che siamo in un paese democratico. Se pensiamo infatti a paesi come la Russia e il Venezuela, non stiamo poi così male.

Oggi in Russia un centinaio di milioni di elettori sono stati chiamati al voto per il rinnovo della Duma (il parlamento russo). Il partito del presidente Putin, Russia Unita, secondo gli exit-pool è dato per vincente al 61%. Ma, secondo tutti i leader delle opposizioni a Putin, si tratta di "elezioni farsa", "le elezioni meno democratiche della storia russa". E hanno ben motivo di dirlo.

Putin ha fatto tutto il possibile per stravincere (la semplice vittoria era infatti scontata): per ottenere quindi i 2/3 dei parlamentari, grazie ai quali si possono effettuare riforme costituzionali, come, "per esempio", l'abolizione del limite di due mandati presidenziali (infatti tra poco ci saranno le presidenziali, e Putin non potrà ripresentarsi per la terza volta). Quindi Putin ha letteralmente zittito gli avversari politici, varando una serie di leggi che impediva loro di fare manifestazioni, diffondere materiale elettorale e avere visibilità sui media, con la conseguenza che la campagna elettorale è stata dominata solo dal suo partito, Russia Unita (a Mosca erano presenti solo giganteschi manifesti di Russia Unita con scritto "Mosca sceglie Putin", e basta). Inoltre, nei seggi gli elettori erano "sorvegliati" dalla polizia e addirittura da agenti dei servizi segreti, invece che da osservatori internazionali. Infine, una particolare legge praticamente autorizza a fare brogli a favore di Russia Unita: infatti, se si è elettori di Russia Unita, unicamente di Russia Unita, basta presentarsi in un seggio che non è il tuo e chiedere di esservi iscritto per motivi di lavoro o di impedimento particolare (e così alcuni nemici di Putin hanno dichiarato di aver votato in tre volte, in tre seggi diversi).vTutto questo per garantire una schiacciante vittoria a Putin. E la democrazia va a farsi fottere.

Lo stesso sta avvenendo anche nel Venezuela di Chavez, dove gli elettori sono chiamati a votare su un referendum che, se approvato, abolirebbe il limite di mandati presidenziali, consentendo a Chavez di ricandidarsi a vita. Ma non solo: il referendum prevede anche la ridefinizione del concetto di proprietà, una maggiore limitazione delle libertà e la fine dell'indipendenza della banca centrale. Il tutto accompagnato da una serie di proposte demagogiche, volte ad ottenere il consenso del "populino", soprattutto la riduzione della giornata lavorativa, ma anche l'estensione della protezione sociale al settore dellìeconomia informale e un maggiore protezionismo sul petrolio.

Putin e Chavez. Russia e Venezuela. Due paesi che, tramite la "democrazia", si stanno avviando verso la dittatura. Ci ricorda qualcosa.... basta pensare a Hitler e Mussolini. E, come allora, la comunità internazionale fa finta di niente. Perchè Russia e Venezuela, il primo per il gas, il secondo per il petrolio, hanno un ruolo molto importante nell'economia mondiale: tant'è vero che Chavez ha promesso che se gli USA tenteranno di ostacolarlo, sarà pronto a tagliare le forniture di petrolio (il 60% del petrolio venezuelano va agli USA).

E allora, in nome dell'economia, la democrazia va a farsi fottere.
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