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il blog di Francesco Zanfardino
Comiche finali / 3
post pubblicato in Diario, il 3 marzo 2010


                                             

Se questo è il popolo che voleva vedersi garantito il diritto al voto, beh, la Bonino vincerebbe anche con dieci liste PDL in gara. Evidentemente, il "popolo" è stanco di sentirsi strumentalizzato per le colpe dei suoi dirigenti ...

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E grazie
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2009


                                                   

Oggi ha avuto una notevole ribalta mediatica l'affermazione fatta dal Ministro Rotondi a Klauscondicio, la nota trasmissione YouTube di Klaus Davi, a proposito della sua contrarietà alla pausa-pranzo. Secondo Rotondi, infatti, "la pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciutà questa ritualità che blocca tutta l'Italia, proprio nelle ore più produttive". E così il Ministro è stato dipinto come uno "stakanovista", un lavoratore instancabile al servizio degli Italiani. Sarà, ma per me, e penso per tanti Italiani, lavorare per 8-10 ore senza interruzioni e senza nemmeno il diritto di gustarsi un panino in santa pace è qualcosa di molto stressante, e che quindi danneggia fortemente proprio la produttività del lavoratore. Poi, ovviamente, ci sarà sicuro chi riesce a farne a meno.

Tra questi non ho certo fatica a credere che ci sia Gianfranco Rotondi. D'altronde, che impegni stressanti può avere un Ministro "per l'attuazione del programma"? Ci credo che non ha bisogno di pause ...

P.S. Ma non sarebbe meglio un bel Ministro della Sanità al suo posto?

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NO allo scempio del diritto
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2009


                                                   

Un appello breve, chiaro, diretto. E quindi non posso che condividerlo ed invitarvi a firmarlo (qui il link per farlo) e a diffonderlo il più possibile. Servirà a poco, ma intanto non possiamo far credere che l'opinione pubblica sia silente di fronte a questo scempio dello Stato di diritto e della nostra sicurezza.

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO


P.S. E, intanto, vi ricordo il gruppo Facebook (link) che chiede la candiatura di Roberto per le prossime Regionali in Campania ...

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Sprocessati
post pubblicato in Diario, il 12 novembre 2009


                                                

E alla fine si arrivò all'affossamento totale del diritto in Italia. In un Paese dove la maggior parte dei processi finisce senza un giudizio definitivo, ma con la prescrizione, mentre i restanti finiscono dopo anni ed anni di logorii giudiziari, il Governo invece di operare per abbreviare i tempi dei processi, come a chiacchiere dice di voler fare, decide di diminuire ulteriormente i tempi di prescrizione. Mandando al macero migliaia di processi, lasciando le vittime senza giustizia e i criminali in libertà pur di salvare quei pochi interessati a che la giustizia non funzioni, come il Presidente del Consiglio. Insomma, come ha sottolineato Travaglio nel suo editoriale di stasera ad Annozero, è un po' come risolvere il problema dei treni fatiscenti che arrivano in ritardo non cambiando i treni e organizzando meglio il sistema ferroviario, ma facendo fermare il treno in corsa, e farlo perchè uno dei passeggeri, in realtà, non vuole arrivare a destinazione.

Ma dico io: ci rendiamo conto che, stante l'attuale situazione della giustizia in Italia, tra carenze di mezzi e personale, lentezze burocratiche, abusi delle garanzie da parte della difesa, prescrivere un processo dopo due anni (se non arriva la sentenza di primo grado) vuol dire mandare a monte praticamente tutti i processi in corso, e pregiudicare la stragrande maggioranza dei futuri processi, tranne quelli per i reati superiori a dieci anni e quelli che incostituzionalmente hanno deciso di escludere pur essendo inferiori ai dieci anni? Ci rendiamo conto delle conseguenze di ciò sulla sicurezza in Italia? Ci rendiamo conto delle conseguenze di tutto ciò sulla sopravvivenza stesso dello Stato?

Io mi auguro che il buon senso spinga una parte del PDL ad affossare la legge assieme alle opposizioni. E che il dissenso dei "finiani", da loro tanto sbandierato con orgoglio, non si fermi improvvisamente di fronte alla promessa di qualche candidatura alle Regionali. Altrimenti, le opposizioni non vengano meno al loro dovere e promuovano immediatamente un referendum abrogativo, e vi si dedichino con passione e tenacia: ne va del futuro stesso dell'Italia come Stato di diritto e di sicurezza sociale.

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Ostinazione forzata
post pubblicato in Diario, il 19 settembre 2009


                                                    

Il TAR del Lazio, bocciando l'ordinanza Sacconi e con essa, di fatto, il ddl Calabrò sul testamento biologico, ha detto l'ovvietà. Ovvero che l'alimentazione e l'idratazione non può essere imposta ad alcuno. A maggior ragione quando queste rappresentano l'impedimento all'esecuzione della volontà di un paziente di porre fine alla sua vita in particolari condizioni.

Il fatto è che in Italia certi personaggi si ostinano a negare l'ovvio, pur di ingraziarsi certi poteri e certi tipi di elettorato. Per carità, qualcuno lo fa pure in buona fede perchè convinto delle proprie idee ... però a costoro suggerirei di usare la logica: come si può coerentemente e logicamente sostenere il ddl Calabrò, ovvero una legge che da una parte (seppur con limitazioni burocratiche assurde) riconosce il diritto di porre fine alla propria vita in determinate condizioni, e dall'altra la nega nei casi in cui alimentazione e idratazione forzata impediscono l'esercizio di tale diritto da parte dei malati?

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Acqua e sale
post pubblicato in Diario, il 13 marzo 2009




"Acqua e sale, mi fai bere... ". Così cantavano Mina e Celentano in una bella canzone di qualche anno fa. Una canzone che devono evidentemente immedesimarsi molti reggini, dato che a loro lo Stato davvero vorrebbe far bere "acqua e sale".

Proprio così: dai rubinetti di moltissime case di Reggio Calabria e dintorni da decenni esce acqua salata. Livelli di salinità altissimi, da acqua di mare: e, infatti, quella è proprio acqua di mare, pompata al posto dell'acqua dolce che ormai non c'è più. Il motivo? Il grande sviluppo di Reggio negli anni Settanta-Ottanta, che però non è stato accompagnato dall'adeguamento delle risorse idriche, facendo così in modo che i pozzi del centro si inaridissero sempre di più. Vi invito a guardare i due video sopra riportati, tratti dall'ultima puntata dall'ottima trasmissione "Presa Diretta" di Riccardo Iacona, andata in onda domenica scorsa (dalla prossima torna invece "Report", l'altrettanto ottima trasmissione della Gabanelli): un utilissimo excursus della vicenda dell'acqua di Reggio, fra promesse non mantenute, soluzioni che non hanno risolto, dighe rinviate di anno in anno, commissariamenti costosi ed inutili, docce fatte fuori casa, costose cisterne sui tetti, calcare, puzza di sale ed idraulici sempre più indaffarati. E una popolazione privata di uno dei più elementari diritti: l'accesso all'acqua potabile.

Uno scenario da Terzo Mondo, proprio a due passi da dove il nostro Governo ha deciso di destinare 6 miliardi ad un mastodontico Ponte che a quanto pare sarà talmente inutile da venire ripagato (forse) tra molti decenni. Se non crolla prima. Che volete, ad ognuno le sue priorità.

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Lesa democrazia
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2009


                                                         

Oggi abbiamo vissuto una giornata incredibile, sotto il profilo del rispetto delle libertà, della democrazia, della civiltà. Abbiamo assistito ad un Capo di Governo irresponsabile e simil-dittatoriale che ha cercato di intervenire con un decreto all'ultimo all'ultimo per cancellare una sentenza definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione, dopo più di 10 anni di travagli giudiziari, con ricorsi, appelli, contro-ricorsi, conflitti di attribuzione fra Stato e Magistratura, rimandi alla Corte Europea, ecc. ecc.

Un travagliato percorso giudiziario che ha appurato varie cose:
- non esistono nella legislazione Italiana leggi riguardanti il "fine-vita", ovvero leggi che prevedano la possibilità per il paziente di mettere per iscritto le proprie volontà riguardante il rifiuto o meno dei trattamenti terapeutici, ivi inclusa l'alimentazione artificiale, in caso di stato vegetativo e/o incosciente, e di far rispettare tali volontà;
- dai principi costituzionali, tuttavia, si evince che esiste tale diritto;
- tuttavia, tali condizioni di incoscienza devono essere irreversibili, tali che "non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benchè minima possibilità di un qualche recupero della coscienza";
- inoltre, la volontà del paziente deve essere espressamente dichiarata, o in alternativa deve essere "provato in maniera chiara, univoca e convincente che il paziente, prima di perdere lo stato di coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure".

I virgolettati sono tratti dal dispositivo della Cassazione che ha posto fine al decennale calvario giudiziaro di Beppino Englaro, padre di Eluana, riconoscendo tali diritti e le condizioni inderogabili per riceverlo: l'irreversibilità e l'accertamento delle volontà del paziente, parametri entrambi riscontrati in Eluana dopo anni di accertamenti, sui quali è stata posta una sentenza, ripeto, definitiva e passata in giudicato. Punto.

Un normale Paese si sarebbe fermato di fronte a questo. Anzi, riconoscendo i propri errori nell'aver lasciato un tale vuoto legislativo, avrebbe chiesto unanime al Governo di preparare una legge che ricalchi tale sentenza ed eviti ulteriori travagli giudiziari per altre persone. E invece no. Spinto dalle ingerenze della Chiesa, spinto da certi fondamentalisti cattolici (chi scrive è un cattolico credente, lo sottolineo onde evitare equivoci), spinto dalla volontà di farsi bello di fronte a parte del suo elettorato come difensore della "Cattolicità" e della vita (loro, pluri-divorziati a tutti i livelli, a partire da Berlusconi, Fini, Bossi e Casini), il Governo Berlusconi ha deciso di sfidare la Costituzione, approntando un decreto "ad personam", stavolta non per salvare le aziende del Premier o la sua fedina penale, ma per bloccare l'attuazione di una sentenza, ripeto, definitiva, passata in giudicato e in corso di attuazione. Questo nonostante il Presidente della Repubblica, e con lui il Presidente della Camera, avessero preannunciato al Governo i suoi forti dubbi sulla costituzionalità di un eventuale decreto "blocca-Eluana". Ma Berlusconi se ne è solennemente fregato, approvando il decreto e sfindando il Quirinale, con frasi del tipo "se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del Governo", chiamando in causa l'appoggio di costituzionalisti come Onida (che invece ha smentito, e d'altronde si era già espresso contro al decreto), sparando follie del tipo "Eluana è viva, potrebbe fare figli". Un voto all'unanimità estorto con le minacce, dato che la Prestigiacomo, che si era detta contro il decreto, ha votato a favore perchè Berlusconi nel Consiglio dei Ministri ha dichiarato che "in caso contrario, avrei dovuto chiedere un passo indietro da chi non avesse votato il decreto" (e allora la Prestigiacomo avrebbe dovuto avere un sussulto di dignità e dimettersi, invece di subire). Insomma, un atteggiamento para-fascista che fortunatamente è stato stoppato dal Presidente Napolitano, che ha ricordato a Berlusconi le più elementari regole della democrazia e che firmare il decreto avrebbe significato dire che si possono cancellare per decreto le sentenze definitive, passate in giudicato e in corso di esecuzione: ovvero avrebbe voluto dire la fine dell'indipendenza e della funzione della Magistratura e con essa la morte della democrazia.

Ma Berlusconi non si è arreso. Lungi dal chiedere scusa per lo scempio della democrazia svolto oggi, si prepara a bloccare il Parlamento per i prossimi 3 giorni, costringendolo ad approvare un disegno di legge sul testamento biologico che però impedirà ad Eluana di veder riconosciuto il proprio diritto. Perchè Berlusconi ha detto che il ddl avrebbe ricalcato le volontà del decreto, dunque sarà simile al ddl di maggioranza, il ddl Calabrò, che non riconosce il diritto (quello descritto sopra) se non per volontà scritta, non riconosce il diritto a rifiutare l'alimentazione e a dire il vero non riconosce nemmeno il diritto, dato che comunque la decisione finale spetta al medico. Insomma, una legge che aggira la sentenza della Cassazione e probabilmente non la evita (perchè se la Cassazione ha stabilito che tali diritti si evincono dalla Costituzione, non vedo come si possa impedire l'esercizio di tale diritto se non cambiando la Costituzione).

Spero vivamente allora che di fronte alla deriva anti-democratica di questo Governo, presente da tempo ma ben celata da questo Governo fino ad oggi, si innalzi in tutto il Paese una forte voce di opposizione, con forti e durature manifestazioni in tutta Italia, e una dura opposizione, se non ostruzionismo, in Parlamento contro una legge che non risolve i problemi e che non riconosce i diritti che sono stati riconosciuti ad Eluana da una sentenza, ripeto per l'ultima volta, definitiva, passata in giudicato ed in corso di esecuzione. E' l'ora di reagire.

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