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il blog di Francesco Zanfardino
I diritti umani sessant'anni dopo
post pubblicato in Diario, il 10 dicembre 2008


                                                      

Oggi è il 10 Dicembre. Esattamente sessant'anni fa l'Assemblea Generale dell'ONU proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ovvero quella che, con i suoi 30 articoli, ancora oggi è la Carta dei Diritti più importante al mondo, e per universalità, e per i principi in essa contenuti.
 
Purtroppo. Perchè se la Dichiarazione, in questi sessant'anni, avesse trovato piena o quasi applicazione, non ce ne sarebbe nemmeno più bisogno. E invece, nonostante i notevoli passi avanti fatti nella direzione del rispetto dei diritti umani, siamo ancora molto lontani dall'obiettivo. Nel mondo, certamente, con tutti i conflitti ancora in corso e spesso dimenticati, con tutti i tipi di tortura e di discriminazione, con miliardi di poveri, con la privazione di beni primari come cibo e acqua. Ma anche nella nostra pur civile Italia siamo molto lontani da un pieno rispetto dei diritti umani. Certo, non abbiamo la pena di morte, non c'è una dittatura, non ci sono leggi razziali, ecc. ecc. Ma, se controlliamo, nessuno dei 30 articoli della Dichiarazione è privo di violazioni o comunque pienamente attuato nel nostro Paese.

Basti pensare alla tragedia delle morti sul lavoro. Alle nuove forme di schiavitù, come gli immigrati sfruttati per pochi euro in condizioni pietose, o a categorie come gli operatori di call-center, fuori praticamente da ogni diritto. Al nuovo clima di discriminazione e intolleranza verso il diverso, sia esso rappresentato dal colore della pelle, dalla sessualità o dalla religione. All'annoso problema delle mafie, che ostacono la libera impresa e la sicurezza. Eccetera eccetera eccetera.

Forse, anzi sicuramente, la piena attuazione della Dichiarazione è un'utopia. Però, perlomeno, tutti gli sforzi devono essere tesi a quell'obiettivo. Perchè certe violazioni possono e devono essere evitate facilmente. E perchè ogni millimetrico passo in avanti è sempre meglio dell'immobilismo o addirittura dei passi indietro.

P.S. In tal proposito, segnalo, come spesso mi capita con le buone proposte dei partiti, il pacchetto legislativo sui diritti umani presentato in Parlamento dal Partito Democratico in corrispondenza dell'anniversario della Dichiarazione. Si tratta di 7 proposte di legge sui diritti umani, che riguardano: "1) l'introduzione nel nostro codice penale del reato di tortura; 2) La corte penale internazionale (nel senso di un adeguamento del nostro ordinamento alle prescrizioni della Corte); 3) L'istituzione di una commissione nazionale indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani (previsto da una risoluzione dell'Onu a cui l'Italia non ha dato seguito); 4) Messa al bando delle munizioni a grappolo ("cluster bomb") 5) Ratifica ed esecuzione del V protocollo relativo ai residuati bellici esplosivi; 6) Ratifica della convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani; 7) Legge organica sul diritto d'asilo". Spero che, una volta tanto, non si guarda al colore dei proponenti, ma alle proposte, e che siano approvate all'unanimità (soprattutto quella sull'introduzione del reato di tortura: è uno scandalo che non sia già previsto).

www.gdafragola.ilcannocchiale.it 

Si spengono le luci su Pechino 2008: un bilancio
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2008


                                                                  

Si sono da poco conclusi, con l'ultimo oro vinto nel pugilato da Cammarelle, i Trentesimi Giochi Olimpici. Come ogni Olimpiade, e a maggior ragione un'Olimpiade particolare come quella di Pechino 2008, rimarrà qualcosa al di fuori delle eccezionali imprese sportive.

Rimarrà il dibattito sui diritti umani in Cina, che non aveva mai avuto una rilevanza così imponente e quindi, anche se a mano a mano si avvicinerà al dimenticatoio, non vi giungerà mai. Rimarrà l'amarezza per non essere riusciti ad "approfittare" di una simile occasione per lanciare messaggi e cominciare a risvegliare una opinone pubblica che in Cina non c'è, impedita com'è dal regime: tuttavia, non si può certo pretendere dagli atleti ciò che dovrebbero fare altri, soprattutto con un regolamento che stronca la carriera a chi solo si azzardi a rompere la cortina di indifferenza. Rimarrà la dimostrazione di potenza della Cina, sia dal punto di vista organizzativo, che dal punto di vista sportivo: purtroppo, però, non rimarrà nella coscienza dei Cinesi la consapevolezza che tali risultati sono stati ottenuti a scapito della loro libertà e della libertà degli stessi atleti, prigionieri di una disumana disciplina che in molti casi li ha costretti a rinunciare ai propri affetti e alla propria vita in nome dell'immagine del loro Paese.

Ma rimarrà anche la speranza che le Olimpiadi possano aver migliorato la situazione, anche se difficilmente sarà così. Rimarranno anche le belle imprese sportive, ma non tanto quelle quasi "scontate" come gli otto ori di Phelps, bensì quelle inaspettate, come l'argento-quasi-oro di una "diversamente-giovane" come la Idem o l'oro incredibile dell'australiano nei tuffi, capace di spodestare i Cinesi, già imbattibili, in casa loro, con un tuffo che sarà ricordato nei decenni, se non nei secoli successivi. Rimarrano i bei gesti, come l'abbraccio fra l'atleta georgiana e quella russa mentre nei loro Paesi si consumava l'orrore, o quello fra gli atleti delle due Coree, anche se accompagnati da brutti gesti come la decisione di un atleta iraniano di non gareggiare con un collega israeliano o le botte date agli arbitri da parte di un lottatore e del suo allenatore (le giurie sbagliano, più o meno consapevolmente, e ne sanno qualcosa i nostri atleti degli anelli e della ginnastica ritmica, ma non è certo questo il modo di avere ragione).

Sarebbe bello se rimanesse anche l'attenzione verso gli "sport minori", ma purtroppo si sa che il calcio tornerà come sempre ad avere il monopolio. Per questo doppi ringraziamenti ai tanti atleti che si sacrificano e si impegnano per una piccola finestra di visibilità, che ci fanno sognare ma che poi siamo subito pronti a far finire nel dimenticatoio, in attesa di una "riforma" nel sistema mediatico che dia la giusta visibilità a tutti gli sport, e non solo ad uno sport, pur bellissimo, come il calcio.

Alla prossima. Londra, it's your turn.

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L'altra Olimpiade
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2008


                                              

Oggi, mentre tutta l'attenzione mediatica era rivolta a Pechino e alla cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi, con la quale il regime cinese sbatteva in faccia al mondo la sua potenza economica, ma soprattutto imbambolava i cinesi con una grandezza spettacolare e propagandistica, riducendoli ad automi festanti ciechi di fronte alla totale assenza di democrazia e diritti nel loro Paese, migliaia di persone in tutto il mondo hanno manifestato affinchè questa giornata non venga ricordata semplicemente come l'inaugurazione delle Olimpiadi, ma come l'inaugurazione delle Olimpiadi da parte di un regime che viola i diritti umani. Di un regime che, nonostante la vastità del suo Paese, riesce a reprimere ogni manifestazione di dissenso, riesce a manipolare, nell'era di Internet, l'intero sistema dell'informazione, condanna a morte più di 5000 persone l'anno (stime ufficiali, ma ne sono molte di più) e ne tortura un'infinità.

E' l'altra Olimpiade. Quella che si è svolta nelle piazze di tutto il mondo per il rispetto dei diritti umani. Una Olimpiade dove non si corre, non si nuota, non si lancia, non si schiaccia. Ma un'Olimpiade dei valori e della dignità, certamente più vicina allo Spirito Olimpico del Presidente della Repubblica Popolare Cinese che ha inaugurato i Giochi.

P.S. Un augurio a tutti gli atleti italiani e non solo. Che sappiate portare un po' di dignità, rispetto e valori in quel Paese.

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Però non sarebbe male se gli atleti facessero qualcosa
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2008


                                             

Oggi c'è stato scontro nel Governo, e non solo, sulle dichiarazioni del capogruppo PDL al Senato Gasparri e del Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport Giorgia Meloni. I due esponenti di maggioranza hanno auspicato una disertazione da parte degli atleti della cerimonia di inaugurazione di Pechino 2008. Coro di disapprovazione nella maggioranza e nell'opposizione, tutti d'accordo sul fatto che "non deve essere la politica a dire cosa devono fare gli atleti". Gli atleti hanno dichiarato: "Noi ci andiamo, la politica non ci strumentalizzi".

E' vero. La politica non deve strumentalizzare gli atleti, nè deve dire loro cosa devono fare. Però credo che alla base delle dichiarazioni di Gasparri e della Meloni ci sia qualcosa di diverso, ovvero l'auspicio che gli atleti in qualche modo manifestino un impegno civile a favore dei diritti umani in Cina. Auspicio tra l'altro presente in tutti i commenti alla notizia citati. Auspicio che faccio mio, e credo che tutti noi dovremmo far nostro, perchè non si può restare indifferenti di fronte alla tortura, alla censura, alla discriminazione che il regime Cinese impone ai suoi cittadini.

Ciò non vuol dire boicottaggio. Sono sempre stato contrario, e l'ho ripetuto più volte in questo blog, al boicottaggio delle Olimpiadi, o perlomeno all'idea comunemente intesa di boicottaggio. Non partecipare alle Olimpiadi non avrebbe portato a nessuna conclusione: innanzitutto, perchè avrebbe dovuto essere un boicottaggio globale (impossibile); ma, se anche lo fosse stato, il regime cinese avrebbe manipolato la situazione a proprio vantaggio, grazie al totale controllo dell'informazione, dicendo ai suoi "sudditi" qualcosa del tipo: "Visto? Il mondo ci odia, visto che siamo più forti di loro" (è una esempio semplicistico, ma che rende bene l'idea: d'altronde anche il regime fascista fece altrettanto con le sanzioni per l'occupazione dell'Etiopia). Anche un boicottaggio economico servirebbe a poco: non ha funzionato con Cuba e Iraq, figuriamoci con la Cina, così forte economicamente.

Semmai, bisognerebbe aggrapparsi con forza a quella grande possibilità che sono le Olimpiadi. Le Olimpiadi darebbero visibilità diretta per i Cinesi a qualunque gesto che possa risvegliare le loro coscienze. Vi basti ricordare quello che fecero i due atleti USA Carlos e Smith alle Olimpiadi di Mexico '68, con quel loro pugno nero alzato. Alle polemiche che scaterano, in USA e nel mondo intero, attirando l'attenzione sulla discriminazione di colore.

Ecco, a quarant'anni da quel gesto, è questo quello che mi piacerebbe facessero gli atleti italiani e non solo.         

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Orrori in Cina. Cosa fare?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2008


                       (Gangkyi.com/Ap)

Le gravissime notizie che giungono dalla Cina, ovvero la repressione attuata dal regime cinese contro i monaci buddisti tibetani che rivendicano le libertà civili (almeno 30 morti secondo le fonti di regime, ma probabilmente molto di più), deve far pensare a tutti noi. E soprattutto ai "potenti del mondo", coloro che in questi anni hanno commesso una serie di errori nell'approcciarsi al mondo cinese.

La grande ascesa economica della Cina, infatti, ha messo paura alle economie mondiali. Il suo emergere dalla tradizione comunista e lento convertirsi al capitalismo la sta facendo imporre come nuova potenza economica mondiale. Di fronte a ciò, le democrazie occidentali hanno cercato di "imbrigliare" la Cina: sono diventate più "morbide", hanno chiuso più occhi di prima sul suo essere regime oppressore di tutte le libertà civili. Hanno dunque commesso tutta una serie di azioni volte a non inimicarsi la Cina. Una sostanziale "indifferenza" alle tragedie quotidiane della Cina (dai 5mila condannati a morte l'anno alla fortissima censura, passando per la persecuzione delle religioni), "condita" da vere e proprie manifestazioni di appoggio: una su tutte, la concessione delle Olimpiadi 2008 a Pechino, ma anche la recente cancellazione da parte USA dalla "lista nera" dei Paesi che maggiormente violano i diritti umani (ne ho parlato 4 post fa).

Cosa fare? In questi giorni stanno arrivando numerose proposte di "boicottaggio" delle Olimpiadi. In effetti, quella di concedere le Olimpiadi alla Cina è stato un clamoroso errore: lo svolgersi in Cina dei Giochi Olimpici è palesemente contrario alla Carta Olimpica: "Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico". Tuttavia, ormai la frittata è fatta: e forse le Olimpiadi sono il miglior modo per rispondere a questi orrori. E, forse, dei gesti simbolici, come fecero Italia, Gran Bretagna e Francia a Mosca '80 gareggiado sotto la bandiera olimpica e non quelle nazionali, o come fecero i corridori statunitensi Tommie Smith e John Carlos a Messico '68 con quel famoso pugno nero alzato (in sostegno ai diritti degli afroamericani), sarebbero una risposta migliore di un semplice boicottaggio.

Ma, al di là delle Olimpiadi, è necessaria una nuova politica nei riguardi della Cina. Meno attenta al danaro cinese, e più al rispetto della dignità dei Cinesi.
Gli Usa graziano la Cina. Ancora una volta l'economia vince sui valori
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2008


                         

Il Dipartimento di Stato degli USA ha oggi annunciato che la Cina non è più nella "lista nera" USA dei Paesi responsabili del maggior numero di violazioni dei diritti umani. Inclusi nella lista, invece, Nord Corea, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Sudan.

Ora, ricordo che in Cina c'è un regime (quello di ispirazione comunista), ci sono fortissime limitazioni alla libertà di stampa e di pensiero (anche su internet), censura a più non posso, leggi che limitano la libertà dei cittadini, 5.000 e più condannati a morte all'anno (non si conoscono le cifre esatte perchè il regime non le diffonde). E ora, dopo aver concesso lo svolgimento delle Olimpiadi del 2008 a Pechino (a mia opinione di dubbia compatibilità con i valori della Carta Olimpica), si cancella la Cina anche dalla "lista nera". Ma cosa ha di diverso la Cina dall'Iran, dalla Siria o da Cuba?

Bah. Viene sempre da pensare che, alla fine, i valori economici soppiantino quelli veri.
Ce l'abbiamo fatta! Sì dell'ONU alla moratoria sulla pena di morte!
post pubblicato in Diario, il 18 dicembre 2007


                        <b>Pena di morte, sì dell'Onu<br>alla moratoria proposta dall'Italia</b>

Oggi è una giornata storica
. Per la prima volta l'ONU approva una moratoria sulla pena di morte.

Il voto decisivo è arrivato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con 104 sì, 54 contro e 29 astenuti. Ma quello di oggi è stato solo il frutto di mesi e mesi di lavoro della diplomazia italiana, promotrice del testo della moratoria. Era da 13 anni che si tentava di farla approvare. Finalmente adesso, grazie all'impegno dell'Italia, la moratoria viene approvata. Finalmente l'Italia e i suoi valori cominciano a contare.

La risoluzione non è vincolante, certo. E d'altronde l'ONU non poteva intervenire nella sovranità legale dei singoli paesi. Ma il valore simbolico del testo è confermato dal fatto che per ben tre volte il fronte anti-abolizionista ha impedito la sua approvazione. E, comunque, adesso sarà molto più difficile per gli Stati che usano la pena di morte continuare ad usarla. Soprattuto per gli Stati Uniti, dove da tempo c'è una forte discussione sul tema e dove da qualche tempo c'è una "moratoria di fatto" delle esecuzioni capitali (e nel New Jersey è stata abolita definitivamente qualche giorno fa, 14° stato negli USA a farlo). E la battaglia sulla moratoria ha portato molti paesi a recedere dalle proprie posizioni, prima il Ruanda, e oggi Senegal, Kiribati, Palau e Guinea Bissau hanno votato per la prima volta a favore.

Insomma, una grande vittoria di civiltà. E finalmente l'Italia è il riferimento del mondo...almeno sui diritti civili...
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