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il blog di Francesco Zanfardino
Scuole vuote, cervelli vuoti, Italia vuota
post pubblicato in Diario, il 19 settembre 2010


                                            

Con un bel reportage ora L'Unità rivela quello che, in realtà, dalle mie parti è quel che si dice un "segreto di Pulcinella": scuole private dove si compra il diploma, senza frequentare. A Napoli, per l'appunto, ma non solo lì. Una retta da tremila euro, grazie alla quale loschi imprenditori dell'imbroglio si arricchiscono senza nemmeno pagare gli insegnanti, che falsificano i registri (per non dover far frequentare davvero gli alunni), le interrogazioni e persino i compiti in classe (li devono fare loro, tutti!) ricevendo in cambio unicamente i punteggi per poter salire in gradutoria per l'assunzione nella scuola pubblica: già, perchè in questa Italia da tardo impero anche dei punti sono una valida retribuzione.

Quella dei "diplomifici-puntifici" è purtroppo una realtà devastante e diffusa dell'istruzione Italiana. E non si può far finta di niente: ne va del futuro dell'Italia e della sua credibilità. A maggior ragione quando, per superare la crisi, va ancora di più valorizzata la "cultura del merito", del resto tanto vagheggiata dal ministro Gelmini. Senza però far seguire i fatti. Anche se, a dire il vero, il "la" alla privatizzazione sfrenata e sregolata dell'istruzione fu avviata dall'allora governo D'Alema nel 2000, quando, magari anche con buoni propositi, si stabilì la parificazione tra le scuole pubbliche e quelle private dal punto di vista dei finanziamenti statali ... ma senza pensare poi alla parificazione della qualità fra i due tipi di scuola.

Andrebbero quanto meno resi più efficaci i controlli, inaspriti i meccanismi legislativi, ma in realtà va fatta una scelta: o si aboliscono proprio le scuole paritarie, o si inserisce un serio e giusto criterio di valutazione che limiti i danni (e che inoltre sarebbe utile anche per le scuole pubbliche). Di certo, restare così non si può. Sono due scelte se vogliamo di "coraggio", specialmente a sinistra. Ma non voglio ritrovarmi sempre più nel Paese dei "ragli".

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Era fin troppo strano
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2008


                                                    

Il Governo dei "due pesi e due misure" colpisce ancora. Qualche giorno fa sulle televisioni, ora sulla scuola. Infatti, è di oggi la notizia che il Governo fa marcia indietro sui tagli alle scuole paritarie. Infatti, non appena si è saputo che venivano tagliati 120 milioni di euro al finanziamento pubblico delle scuole private, si è levato un coro di proteste da parte degli ambienti cattolici, persino dal Papa, che ha fatto sì che nel giro di qualche ora il Governo cambiasse idea e ripristinasse i fondi con un emendamento alla Finanziaria (ma non era finito il tempo degli "assalti alla diligenza? Eppure siamo a Dicembre e ancora se ne parla ...).

D'altronde era troppo strano. Questo Governo non ha mai nascosto la sua intenzione di aiutare le scuole private, ancora più di quanto non lo siano già oggi. E' persino nel loro programma, dove viene promesso un forte sostegno economico alle famiglie che sceglieranno la privata, per garantire una "effettiva libertà di scelta educativa tra scuola pubblica e privata" (ridicoli ... allora voglio anche i sostegni a chi va nelle cliniche private, o forse i malati non hanno il diritto di scegliere?). Il perchè è anch'esso chiaro: dato che la stragrande maggioranza delle scuole private è gestita dalla Chiesa (non per niente le proteste di oggi sono state tutte di quell'ambiente), conquistarsi i favori di quell'ambiente è sempre cosa gradita a tutti i Governi, specialmente a quelli di centrodestra.

E così si possono tagliare 8 miliardi alla scuola pubblica, ma non 120 milioni alle private. Perchè la scuola pubblica è una montagna di sprechi ed una fabbrica di ignoranti, mentre la scuola privata è "bella e buona". Non importa che a certificare che la scuola privata italiana è la peggiore d'Europa e qualitativamente inferiore a quella pubblica sia l'Ocse-Pisa (sì, proprio la stessa indagine sbandierata dal Governo per giustificare il suo attacco alla scuola pubblica ... anche se poi, dopo mesi, ancora non si capisce in che modo i provvedimenti del Governo vadano a colpire davvero gli sprechi e a migliorare la qualità della scuola, dato che sono tagli orizzontali e senza novità dal punto di vista formativo). O forse si vuole proprio questo ... garantire pezzi di carta ai propri figli e a quelli degli amici se questi non sono capaci, e creare una massa di ignoranti che a certa politica fa sempre comodo.

Ma c'è ancora una possibilità: l'emendamento "riparativo" non specifica se i 120 milioni saranno da destinare alle private o alle pubbliche. Il Governo faccia come creda: forse non è giusto togliere quei 120 milioni. Forse un sostegno al settore delle scuole private si può dare, anche se al limite dell'incostituzionalità (art.33:  "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato")e anomalo rispetto a tanti altri settori privati. Però, innanzitutto, deve introdurre criteri davvero oggettivi per la valutazione e dell'apprendimento e dell'insegnamento (affinchè le scuole private cessino di essere i "titolifici" che sono, quasi sempre, adesso), ma soprattutto contestualmente bisogna annullare o fortemente ridurre i tagli alla scuola pubblica: perchè è palesemente ingiusto che a pagare sia sempre il servizio pubblico, che è l'essenziale, mentre quello privato è un bene superfluo. Importante, ma secondario rispetto al pubblico. Le risorse si possono trovare benissimo: basta tagliare davvero gli sprechi nel pubblico (e non far finta come fa il Governo), tagliare i costi della politica, eliminare gli Enti inutili, ripristinare l'ICI ai ricchi, ecc.ecc. Altrimenti quei 120 milioni devono andare tutti alla scuola pubblica: una minima riparazione al disatro del Governo sulla scuola.

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... Sì ad una vera riforma della scuola
post pubblicato in Diario, il 12 ottobre 2008


                                                         

Ieri ho spiegato il mio "NO" alla pseudo-riforma Gelmini. Però, siccome non mi piace polemizzare senza indicare un'alternativa, ecco come secondo me bisognerebbe riformare la scuola.

Innanzitutto, partiamo dall'aspetto gestionale, dato che è l'unico modo di vedere la scuola da parte di Gelmini e Tremonti. Da questo punto di vista la scuola ha molti problemi, sia come moltitudine di sprechi, sia come carenza di investimenti dove servono. Tuttavia, certo non possono essere una soluzione gli 8 miliardi di tagli del Governo, sia perchè sono una cifra spropositata rispetto al problema reale, sia perchè sono tagli indifferenziati, orizzontali, non mirati: ovvero, non andranno a colpire lo spreco, ma colpiranno in maniera indifferenziata sia lo spreco che la spesa utile. Invece, se si vuole rendere efficiente la scuola, bisogna partire dai bisogni: ovvero stabilire, possibilmente in maniera condivisa, i criteri di spesa. Ovvero quanti edifici scolastici sono necessari, quanti alunni può contenere una classe, quanti docenti sono necessari per ogni classe, quante materie sono necessarie, quante ore, quanti bidelli per numero di alunni, quanto personale per numero di alunni, eccetera eccetera, e sulla base di questi criteri assegnare i soldi alle scuole, lasciando un margine del 5-10%, e licenziando il personale superfluo (o assumendone altro se necessario). Tutte le cose aggiuntive, come insegnanti di sostegno, progetti, manutenzione, eccetera, dovranno essere finanziati con fondi aggiuntivi rilasciati dallo Stato previa verifica del reale bisogno e/o del loro utilizzo per quegli scopi.

E poi, se proprio si deve tagliare, si cominci dal tagliare i finanziamenti pubblici alle scuole private, che anzi la Gelmini vorrebbe aumentare in nome di una "maggiore libertà di scelta per le famiglie". Le scuole private devono sostenersi con i propri soldi e non sottrarre soldi alla scuola pubblica; e le famiglie, se non si possono permettere la privata, che vadano alla pubblica ... Lo so che è un'utopia, visto che la stragrande maggioranza delle scuole private è legata alla Chiesa, però bisognerebbe farlo. Anche perchè spesso quelle scuole sono dei "diplomifici".

E qui veniamo all'altro problema della scuola, ovvero il merito. Se infatti i giovani d'oggi hanno scarsa considerazione per la scuola è anche perchè il merito ha ben poca importanza in una società dove dilaga la raccomandazione, dove è più facile diventare qualcuno e/o stare bene economicamente facendo la velina, il tronista o partecipando ad un reality che studiando sodo e/o contando sulla proprie qualità. Certo, è molto difficile cambiare questa mentalità, però possiamo fare in modo di compiere una rivoluzione meritocratica. Innanzitutto con maggiori incentivi, anche economici, agli studenti meritevoli, a tutti i livelli. Poi attraverso un sistema di valutazione dei docenti, che vada a valutare il programma svolto, la qualità dell'insegnamento (magari attraverso un test di valutazione dell'apprendimento), le presenze, eccetera, e su questo basare aumenti di stipendio e licenziamenti. Poi rivedere i concorsi pubblici, di qualunque tipo, cercando di eliminare quanto più è possibile le valutazioni soggettive a favore di quelle oggetive, prendendo a modello il test d'ingresso per Medicina, che anno per anno sta riducendo significativamente il problema della raccomandazione.

Infine, ridare alla scuola il suo ruolo di punto di riferimento per la società. In una società dove sta venendo meno lo spirito partecipativo, dove attività come volontariato, partecipazione politica, sport, impegno nello studio, stanno lasciando il passo all'isolamento, alla centralità delle cose materiali (telefonini, vestiti alla moda), all'ignavia, alla vita da "Uomini e Donne" o "Amici", e dove quindi la scuola perde l'importanza che aveva prima, bisogna ripristinare il rapporto fra studente ed alunno. Ovvero cambiare l'offerta formativa, "svecchiare" un po' la scuola: incentivando il dibattito in classe (magari con delle ore di "discussione" sulle tematiche più varie), aumentando le strutture sportive scolastiche e aprendole anche oltre l'orario scolastico, connettendo scuola e attività di volontariato, insomma facendo in modo che la scuola non sia "solo" un luogo di studio, ma anche un luogo di partecipazione.

Insomma, la scuola non necessita di tagli, ma di efficienza, merito e partecipazione. E' una sfida difficile, ma non impossibile, che deve essere vinta: perchè è attraverso la scuola che può cambiare il futuro dell'Italia.

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