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il blog di Francesco Zanfardino
Una democrazia debole
post pubblicato in Diario, il 30 luglio 2011


Strano, per quella che è ritenuta la madre delle moderne democrazie occidentali; strano, per la nazione che è ancora ritenuta l'unica superpotenza mondiale. Però penso proprio che quella degli Stati Uniti sia una democrazia debole.

La prima volta che l'ho pensato è stato nel 2006: elezioni di mid-term, Bush perde la maggioranza alla Camera e al Senato. Poi di nuovo nel 2010, sempre elezioni di mid-term, Obama perde la maggioranza alla Camera. Insomma, dopo due anni di mandato il Presidente in carica perde la maggioranza, persino quando si chiama Obama e ha stravinto le elezioni due anni prima, e quindi è costretto alla ricerca dell'eterno compromesso con l'opposizione. Quando quest'ultima è disponibile, chiaramente: e non ritengo certo un crimine che l'opposizione si opponga (per l'appunto) ad un Presidente in cui non si riconosce e a delle politiche che con condivide.

La perversità di questo meccanismo la vediamo in questi giorni dove, di fronte ad una crisi mondiale e all'umiliante possibilità che l'unica "superpotenza" mondiale vada incontro ad un vergognoso fallimento economico, Democratici e Repubblicani non si mettono d'accordo, avendo giustamente due diverse ricette per uscirne: la tassazione su ricchi e speculatori per i Democratici, il taglio delle spese sociali per i Repubblicani. Alla fine, credo, si giungerà ad un compromesso, sbilanciato verso i Repubblicani, e gli Stati Uniti si salveranno dalla catastrofe. Ma è giusto che sia così? O meglio, è opportuno per un paese "forte" come gli USA avere un sistema elettorale che non garantisce una maggioranza al suo Presidente, esponendo il paese intero all'ingovernabilità?

Da questo punto di vista non abbiamo nulla da invidiare agli Americani: da noi, non appena il Governo perde la maggioranza in una delle Camere, si va ad elezioni. Perchè è lapalissiano che un Governo senza maggioranza non ha la capacità di governare il paese secondo il mandato degli elettori. E dunque è altrettanto lapalissiano che una democrazia forte è quella in cui vige un sistema elettorale che garantistica o comunque tenda a garantire una maggioranza a chi vince le elezioni, in modo tale da consentirgli, nei limiti del possibile e della salvaguardia della democrazia, di portare avanti sino in fondo il suo programma elettorale.

Certo, a meno che non si immagini una democrazia improntata all'eterna ricerca del compromesso, che poi si traduce sostanzialmente nell'eterna salvaguardia dell'esistente, con limitatissimi spazi di manovra verso il futuro (o il passato). E' quello che vogliono tutti i "neocentristi", che aborrono il "bipolarismo" che è la naturale conseguenza dei ragionamenti di cui sopra. Volontà legittima, sia chiaro: ma non vengano certo a spacciarcela come un sistema politico "forte" e capace di innovazione.

P.S. Spero proprio che vicende come quella americana facciano riflettere i più su come argomenti come quelli della legge elettorale magari non siano il massimo della passionalità ma sono certamente cruciali per il destino delle nostre democrazie. Anche, anzi soprattutto la nostra.

Chiarezza morale
post pubblicato in Diario, il 9 gennaio 2010


                                                

Non mi pare che gli elettori democratici siano tra i sostenitori dell'immunità parlamentare. Anzi, a dire il vero, la stragrande maggioranza degli Italiani è contraria, a prescindere dalle fedi politiche, a qualsiasi tutela legislativa che sottragga pochi "eletti" (che poi tra l'altro non sono nemmeno eletti) dalla Giustizia che, dice la Costituzione, dovrebbe invece essere uguale per tutti. Eppure, principalmente a causa dei problemi giudiziari del Premier, in questi anni l'Italia ha visto diversi tentativi di introduzione di leggi che salvassero singole personalità o l'intera classe parlamentare e governativa. E ora, dopo la bocciatura del lodo Alfano e l'ostilità di opposizioni e magistratura alle leggi da esso derivate, proprio l'immunità parlamentare sta tornando di gran voga. E, cosa sorprendente, anche per iniziativa delle opposizioni.

Non mi riferisco solo all'Udc, che d'altronde ha anche votato per il lodo Alfano e propone il "legittimo impedimento" per salvare Berlusconi. Come, in maniera interessata, sottolinea il Foglio di Giuliano Ferrara, infatti, è anche il PD ad offrire sponde su questa materia, e non solo attraverso la legge bipartisan Chiaromonte (Pd) - Compagna (Pdl), che potrebbe essere anche ritenuta una iniziativa personale della senatrice democratica (e, comunque, in ogni caso andrebbe chiarito questo aspetto). E' proprio la nuova segreteria Bersani a non escludere la possibilità di condividire questa normativa: anzi, "il tema va assolutamente affrontato", dice il responsabile Giustizia Andrea Orlando, anche se "all'interno di una complessiva revisione dell'assetto dei poteri dello Stato".

Bè, se Bersani in campagna elettorale per le Primarie si fosse dichiarato disponibile a discutere di immunità parlamentare, e di farlo con i berluscones, non credo avrebbe avuto così tanti voti di militanti democratici. Perchè l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge, oltre ad essere un valore costituzionale, oltre ad essere condivisa dagli Italiani, dovrebbe essere un pilastro fondamentale dei valori del PD. E, per questo, colui che è stato chiamato alla leadership di un partito deve assolutamente essere chiaro su tutto, e soprattutto su cose così importanti. Altrimenti, l'indefinitezza dell'offerta politica del PD continuerà a mietere vittime tra i suoi elettori.

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I sogni possono diventare realtà
post pubblicato in Diario, il 5 novembre 2008


                                                           

Alla fine ce l'ha fatta. Barack Obama sarà il 44° Presidente degli Stati Uniti. Il verdetto è arrivato dopo una notte storica che, se non ci ha fatto rimanere svegli, ci ha fatto svegliare al mattino con trepidazione e con l'ansia di accendere il televisore per avere notizie. E abbiamo così scoperto che Obama ha stravinto, con il 6% in più dei voti di McCain, più del doppio dei suoi grandi elettori e tanti stati nei quali i democratici non vincevano da tanto tempo.

Inutile nascondervi la mia enorme soddisfazione. D'altronde, ho sempre sperato in Obama, ho sempre creduto che fosse la persona migliore per rappresentare i Democratici prima e gli Americani poi, anche quando lo conoscevano in pochi e la Clinton sembrava la candidata certa, certissima dei Democratici. Ma, devo dire la verità, all'inizio non ci avrei mai creduto che alla fine ce l'avrebbe davvero fatta. Perchè Obama ha davvero rappresentato una grandissima ondata di cambiamento, che poteva spaventare una società in cui dilagava la paura. Obama è davvero una grande novità: è di colore, innanzitutto; è molto giovane (46 anni) e con poca esperienza "governativa"; ha un programma davvero "innovativo", per niente mirato a soddisfare le paure degli elettori con atteggiamenti conservatori. Inoltre, Obama ha dovuto combattere contro la Clinton, ovvero contro una candidata che aveva dalla sua tutto l'establishment del Partito Democratico e tutti i finanziamenti (almeno all'inizio). Insomma, nessuno ci avrebbe scommesso un euro.

E invece Obama ce l'ha fatta, contro tutte le paure, contro tutti gli scetticismi, senza nessuno che gli stava dietro. Se non milioni di persone che è riuscito a mobilitare con la sola forza delle idee, della passione politica, della speranza di un America migliore. Insomma, Obama non ha realizzato un sogno, ma "il" sogno: ovvero ha dimostrato che è possibile fare qualsiasi cosa, basta impegnarsi e soprattutto crederci. Certo, è difficile, ma Yes, We Can. Si può fare, davvero. E vadano a quel paese tutti gli scettici, tutti quelli del "tu vivi sulla luna", "bello sognare, ma la realtà è un'altra", "tu vivi di ideali", "il mondo non funziona come vorresti tu" ...

P.S. E poi ha realizzato anche "un" sogno: quello di Martin Luther King. E scusate se è poco ...

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Il Pdl e l'antifascismo
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2008


                                                     

Oggi si è tenuto il "Comitato dei 100" della costituente del Popolo della Libertà, il nuovo partito, che, dopo il debutto elettorale, nascerà principalmente dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma anche di forze minori come il PRI, i Pensionati, la DC di Rotondi , Azione Sociale della Mussolini ed altri ancora. Si annunciano modalità meno partecipative e democratiche di quelle che portarono alla formazione del PD, ma questo era scontato, vista la tradizione di Forza Italia.

Ma al centro del dibattito politico sul PDL ci sono altre questioni, più di tipo valoriale. In particolare, la domanda è questa: l'antifascismo sarà uno dei valori del PDL? La risposta dovrebbe essere certamente positiva, in quanto la maggiore forza politica del Paese deve assolutamente essere antifascista, per ovvi motivi. Tuttavia, ciò non è cosi ovvio. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, uno dei probabili successori di Berlusconi (ammesso che il premier intenda lasciare fra 5 anni), aveva replicato alle dichiarazioni di Alemanno e La Russa sul fascismo: al primo aveva ricordato come il fascismo non fu negativo solo per le leggi razziali, ma anche perchè fu una dittatura che negò le libertà fondamentali, al secondo che i "ragazzi di Salò" vanno rispettati, ma lottavano dalla parte sbagliata, mentre i resistenti dalla parte giusta. In conclusione, aveva detto chiaramente che il PDL si dovrà fondare sui valori dell'antifascismo. Le sue parole, se da un lato hanno avuto l'apprezzamento delle opposizioni, hanno però scatenato una bufera nella sua base. In particolare, i Giovani di AN, ovvero Azione Giovani, hanno replicato al loro leader dichiarando che "non saremo mai antifascisti". Lo stesso ha fatto Alessandra Mussolini, nipte del Duce, ex AN (dalla quale uscì proprio quando Fini dichiarò il fascismo "male assoluto") e leader di Azione Sociale (tra i fondatori del PDL), che ha prima di entrare alla Camera ha indossato una maglietta con scritto: "con orgoglio dalla parte sbagliata". Infine, lo stesso leader di Forza Italia ha glissato sull'argomento. Infatti, al termine della Costituente Berlusconi ha risposto ad una domanda sull'argomento dichiarando: "penso solo a lavorare". D'altronde, già da Vespa aveva preferito non rispondere sul tema.

Insomma, un bel problema per il PDL. Il ministro Matteoli sostiene che chi non condivide le parole di Fini sarà cacciato da AN. Staremo a vedere se davvero il PDL prenderà nettamente le distanze da quella dittatura, e se davvero non ammetterà fra le sue braccia chi non condividerà questa presa di posizione. Non so voi, ma non sono pronto a scommetterci ...

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