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il blog di Francesco Zanfardino
Bene la trasparenza, ma la decenza?
post pubblicato in Diario, il 3 luglio 2009


                                           

Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha appena reso noto l'elenco dei trattamenti economici di ventimila amministratori di società pubbliche e partecipate italiane (qui l'elenco dei primi cento). Si tratta più o meno di un centinaio di milioni di euro che ogni anno spendiamo per foraggiare questi "manager pubblici", che spesso tra l'altro si dimostrano pessimi gestori (vedi Alitalia, e non solo).

Non c'è che dire, Brunetta ha fatto una cosa giusta: è nostro diritto sapere i nostri soldi dove e in che misura vanno a finire, dunque ogni cosa che va in questa direzione è più che legittima. Il problema è che se si rende trasparente una cosa, poi bisogna prenderne atto. E Brunetta, insieme al suo Governo, dovrebbero prendere atto di aver fatto una cazzata ad abolire il tetto sugli stipendi dei manager pubblici voluto dal Governo Prodi. Perchè è inaccettabile che che delle persone possano prendere stipendi milionari (i primi cinque da soli ci costano 15 milioni l'anno) dallo Stato e magari non solo non producono un profitto allo Stato tale da giustificare tale spesa, ma addiritura arrecano danno economico per cattiva gestione.

Insomma, bene la trasparenza, ma si agisca di conseguenza. Altrimenti, cavolo, un po' di decenza, meglio tenerli nascosti, 'sti dati.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

La televisione e la democrazia
post pubblicato in Diario, il 22 febbraio 2009


                                            

Certo che al peggio non c'è mai fine. Leggevo questo articolo apparso su Corriere.it, sull'ennesimo episodio indecente avvenuto un quel "programma" televisivo immondo che è il Grande Fratello, e mi sono sentito di fare una riflessione: ma chi fa televisione deve pensare allo share o alla dignità? La questione non è così semplice come si potrebbe pensare. L'eterno dibattito sulla televisione, in cui ci si scambia reciprocamente accuse di "snobbismo" o "trashismo", senza approfondire davvero la questione, infatti, si intreccia anche un discorso più generale, persino politico, sul principio della "democrazia".

L'esempio del Grande Fratello è proprio il più calzante. E' oggettivo, infatti, che quella trasmissione televisiva fa proprio schifo. Schifo, perchè indecente è proprio un eufemismo in questo caso. Tanto che quest'anno sono riuscito a vederlo pochi minuti a serata (perchè altrimenti non potrei giudicare: non giudico mai senza vedere), per il vomito istintivo che mi veniva quasi subito. Non c'è bisogno di essere "snob" per dirlo: basta guardare quanto accaduto in questa stagione, tra scene di isteria, torpiloqui vari, lanci di bicchieri, tette sbattute in faccia e nudismo più o meno completo. Il tutto inserito in una cornice di finto realismo (se l'Italia fosse quella del Grande Fratello, ci sarebbe da cambiare paesee), di sentimentalismo talmente spinto all'eccesso da essere palesemente falso, da una insistenza quasi ossessiva su tutto ciò che è scabroso e/o fa "audience". Con un messaggio di fondo devastante: per diventare "qualcuno" le tue capacità contano zero, l'importante è che tu sappia suscitare l'attenzione su di tè, non importa il mezzo con cui lo fai. Un programma che andrebbe chiuso per manifesta indecenza, insomma ... ma Mediaset ne fa un programma di punta, tanto da sacrificare il suo migliore giornalista (Mentana) pur di non rinunciare ad una puntata, una, del Grande Fratello. 

D'altronde, il motivo che Mediaset e i difensori del GF adducono a tali scelte è spiazzante: il GF fa il boom di ascolti, perchè chiuderlo o ridimensionarlo? E' vero, verissimo. Il Grande Fratello batte di gran lunga i suoi concorrenti. Lo ha fatto nella serata della morte di Eluana, quando RaiUno stravolse la programmazione pur di dedicare, giustamente, la serata all'approfondimento di una vicenda che ha così sconvolto il Paese. E lo fa in tutte le serate, persino contro un programma di genere "simile", cioè popolare, X Factor, anche se molto diverso (almeno lì si parla di talenti veri). E allora mi sono chiesto: ma io, proprio io, difensore della democrazia, mi metto contro la "democrazia televisiva"? Chiedo la chiusura di un programma di successo, voluto dal "popolo televisivo"? Non pecco di "fascismo", di "autoritarismo televisivo"? E confesso che sono rimasto un po' interdetto.

Poi mi sono ricordato che un simile ragionamento l'ho già fatto altre volte. Quando ho ragionato sul fenomeno del "berlusconismo", dello stravolgimento del sistema dei valori che Berlusconi è riuscito ad operare in Italia con uno straordinario consenso delle masse. Anche su questo mi è capito di essere accusato, proprio io, di essere "anti-democratico". In fondo, se gli Italiani votano in massa Berlusconi, come posso permettermi io di giudicarli, di dire che è sbagliato. Come posso permettermi di giudicare Berlusconi e chi gli sta attorno, se le sue decisioni sono condivise dalla maggioranza degli Italiani? E' la democrazia, bellezza, no? No. Quando di parla di "berlusconismo" non si parla di democrazia, ma di populismo. Se Berlusconi fa demagogia sulla sicurezza rasentando spesso il razzismo, non ho forse io il diritto e la ragione di contestare duramente questo stato di cose e chiederne la fine, anche quando questo è sostenuto dalla maggioranza delle persone, per il bene della democrazia? Se Berlusconi come primo atto del suo Governo fa una legge per proteggersi dai processi, non ho forse io il diritto e la ragione, per il bene della democrazia, di dire che quella legge è anti-democratica, anche quando se forse la maggioranza degli Italiani la riterrebbe giusta pur di salvaguardare il loro beniamino? Non sono forse queste forme deviate della democrazia, una democrazia che diventa populismo? D'altronde, non è forse attraverso forme apparentemente "democratiche", come il populismo, che la democrazia diventa dittatura, reale o di fatto? E come esempio non indico solo Hitler (altrimenti i fan di Silvio mi direbbero: "Ma come ti permetti? Paragoni Silvio a Hitler? Poi dite che non è vero che siete accecati dall'odio!"), salito al potere democraticamente, ma tante altre dittature e simil-dittature passate, fino alle attuali dittature di fatto della Russia di Putin e del Venezuela di Chavez. E con questo non voglio dire che Berlusconi ambisca a questo, ma che l'Italia di oggi, se Berlusconi volesse, potrebbe diventarlo tranquillamente, forse con gioia.

Allo stesso modo, non posso forse chiedere io, per il bene della televisione e consapevole del suo ruolo fondamentale nella formazione delle coscienze, la chiusura di un programma come il GF, anche se molto popolare? Sì. Perchè una cosa è la democrazia, un'altra è il populismo. Una cosa è la democrazia televisiva, un'altra è il populismo televisivo. E anche la giusta "democrazia televisiva", attraverso il "populismo televisivo", può trasformarsi in una "dittatura televisiva". La famosa "dittatura degli ascolti", che sacrifica la dignità e i valori sull'altare del consenso, dello "share", in questo caso. 

P.S. E, mentre scrivevo questo post, ho pensato anche a chi è il proprietario di Mediaset, e mi sono reso conto che, per la televisione, il parallelo con la politica era proprio il più azzeccato ...

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