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il blog di Francesco Zanfardino
Se fosse stato Fini
post pubblicato in Diario, il 24 ottobre 2010


Ma cosa avrebbero fatto Belpietro o Feltri, Libero o il Giornale, Gasparri o Storace se fosse stato Fini, e non Berlusconi, ad aver acquistato, tramite una società offshore riconducibile alla banca di cui si è il primo e principale correntista, una megavilla ad Antingua e, contemporaneamente, aver cancellato da premier il debito di questo Paese nei confronti nell'Italia, nonostante la propria politica fosse quella di tagliare i fondi per la cooperazione internazionale e comunque ci fossero Paesi ben più "inguiati" economicamente da dover essere aiutati ben prima di Antigua? Non ci avrebbero montato un caso mediatico-politico ben peggiore dell'appartamentino di Montecarlo?

E allora perchè ora sbraitano, denunciano, querelano e gridano all'ennesimo attacco a "Silvio"?
 
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Furono affarismo e clientelismo a fermare il progresso, non Mani Pulite
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2008


                                             
                                        
Domenica scorsa, in un suo comizio in Abruzzo, il Premier Berlusconi ha parlato di "Mani Pulite", ovvero del pool di magistrati della Procura di Milano che all'inizio degli anni Novanta smascherò quel complesso giro di tangenti che dominava nei principali partiti di allora, ovvero la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista di Bettino Craxi, in quell'ondata di arresti che passò alla storia con il nome di "Tangentopoli" e che portò alla fine di Craxi e a quasi cinquant'anni di governi centristi. Ebbene, secondo Berlusconi, Mani Pulite fermò "50 anni di progresso".

Ora, è ovvio che la sparata a zero su Mani Pulite non era casuale ma indirizzata a Di Pietro, acerrimo nemico politico di Berlusconi e protagonista di quel pool di magistrati, ma soprattutto leader del partito di Carlo Costantini, candidato Presidente del centrosinistra alle elezioni regionali dell'Abruzzo (che si terranno a metà dicembre). Comunque, al di là delle questioni prettamente politiche, la sparata di Berlusconi smaschera per l'ennesima volta l'idea di sicurezza e legalità di questo Governo: ovvero mostrarsi duri con i deboli, ed essere deboli con i forti; provvedimenti (tra l'altro inutili) e campagne politiche contro i clandestini, ma contestualmente campagne politiche contro i magistrati che fanno il loro dovere e "laissez-faire" riguardo corruzione e malapolitica. E il bello è che, almeno per il momento, è un'idea vincente, dato che molti Italiani hanno molta più paura degli immigrati che dei politici corrotti, e che rimpiangono l'epoca democristiana che, per molti Italiani, è simbolo di benessere.

Ma non è così. I grandi problemi economici dell'Italia, infatti, sono principalmente dovuti ad una spesa pubblica innefficiente e ad un debito pubblico elevatissimo (il terzo del mondo), che ci fanno sprecare ogni miliardi e miliardi di euro che gli altri Paesi possono invece utilizzare per scopi più profittevoli. Ebbene, entrambe le cose sono principalmente da imputare proprio a quell'epoca, quando i governi della DC, dopo la positiva gestione del "boom economico" degli anni Cinquanta-Sessanta, dagli anni Settanta furono caratterizzati sempre di più da affarismo e clientelismo, facendo aumentare il debito pubblico, ad esempio, con milioni di assunzioni, molto spesso inutili e di gente impreparata, solo per ottenere voti, oppure con migliaia di appalti, spesso per opere pubbliche inutili e affidati ad imprese inventate solo per questi appalti, sempre e solo per ottenere voti. Il tutto, ovviamente, gestito con un sistema di tangenti. La "bolla" di questa malagestione politica, però, scoppio solo all'inizio degli anni Novanta, proprio quando Mani Pulite pose fine a questa scellerata gestione. E così ci siamo ritrovati con Governi costretti a provvedimenti impopolari per porre riparo al grave dissesto economico, per entrare in Europa, per mantenere l'equilibrio, (salvo parentesi di dissesto coincidenti, guarda un po', ai periodi dei Governi Berlusconi), con blocchi delle assunzioni (anche quando servirebbero, e con persone preparatissime) e difficoltà a finanziare le opere pubbliche (anche quelle utili, molto utili). E, quindi, con molte persone convinte che la causa di tutti questi mali siano i governi post-Tangentopoli, non quelli precedenti.

E, comunque, difendere i corrotti e i corruttori è perlomeno cosa deprecabile per un Presidente del Consiglio. Vabbè che si trovava a fare i comizi per un candidato presidente come Gianni Chiodi che promette posti di lavoro in cambio di voti, in uno stile moderno (il video su YouTube) ma per niente di verso da quello del buon Lauro (quello della scarpa prima del voto, e l'altra dopo). Ma perlomeno i suoi alleati, Alleanza Nazionale e Lega Nord, che all'epoca di Tangentopoli furono fra i più accaniti battaglieri contro Craxi e i corrotti (vi ricordate i "cappi" mostrati in Parlamento, i manifesti del Movimento Sociale e quelli della Lega?), potrebbero dissociarsi. Così come potrebbe farlo Vittorio Feltri, che con il suo "L'Indipendente", precursore di "Libero", fu tra i protagonisti della battaglia mediatica contro Craxi e i partiti della Tangente, con prime pagine ed editoriali al vetriolo (e lodanti Di Pietro).

E invece tutti zitti, come ormai fanno da anni. Da quella "discesa in campo" che, almeno nelle parole, doveva contrassegnare proprio la distanza da "Tangentopoli" e nella quale si elogiavano i protagonisti di Mani Pulite, tanto da offrir loro posti da ministro. Ma erano altri tempi, no?

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Un pò di chiarezza sull'economia Italiana
post pubblicato in Diario, il 14 marzo 2008


                  

Nelle ultime settimane si sono rincorse molte voci e notizie sull'economia italiana, culminate con la RUEF, ovvero l'ex "Trimestrale di cassa" pubblicata l'altro ieri (12 Marzo) dal Ministero delle Finanze. Il quadro dipinto dai media è stato un po' confusionale, incompleto e fuorviante, quindi tenterò adesso di mettere un pò di chiarezza.

Crescita del PIL. Il Tesoro conferma le voci sul "dimezzamento" nel 2008 della crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo, la ricchezza prodotta dal Paese): non una "crescita zero", come ventilato da qualcuno, ma una crescita dello 0,6% rispetto alle previsioni del +1,5%. Revisione al ribasso comune a tutte le economie estere, compresa quella americana (in cui si prevede addirittura la recessione): questo è dovuto agli effetti della crisi dei mutui americana, ma primariamente agli effetti del caro-petrolio: un aumento così spropositato del prezzo del barile (arrivato oltre i 110 dollari, era intorno ai 55 due anni fa) non poteva non avere effetti sulle economie mondiali, figuriamoci quella italiana (dipendente dagli altri Paesi in fatto di energia). Comunque, la crescita italiana attuale, anche se rivista al ribasso, è sempre migliore di qualche anno fa:

2002 = +0,3%
2003 = 0,0%
2004 = +1,1%
2005 = 0,0%
2006 = +1,5%
2007 = +1,8%
2008 = +0,6% 

Inflazione. L'inflazione, ovvero l'indicatore economico principale per verificare il caro-prezzi, sta viaggiando ad una velocità molto alta negli ultimi 6-7 mesi. A livelli molto più alti di prima. Anche qui, però, l'aumento dell'inflazione è comune a tutta l'Europa. E, anzi, dobbiamo dire che negli ultimi due anni l'inflazione italiana è stata sempre al di sotto della media europea: precedentemente alla metà del 2006, invece, era sempre stata al di sopra della media europea. Nella difficoltà, dunque, dobbiamo ritenerci fortunati rispetto ai nostri colleghi europei: a Febbraio, per esempio, l'inflazione Italiana è stata del +2,9%, quella europea del +3,3%.

Pressione fiscale. Secondo i rapporti ISTAT e la stessa "Trimestrale", la pressione fiscale nel 2007 è salita al 43,3% sul PIL, il massimo dal 1997 (Eurotassa, al 43,7%), anche se il Tesoro ritiene che la pressione "effettiva" sia al 42,5% (per differenti interpretazioni di misure come il TFR, bonus incapienti e pensioni minime). Tuttavia, quella "ufficiale" comunque nel 2008 scenderà al 43,1% (effetto dei primi tagli fiscali previsti nella Finanziaria 2008). Confrontando i dati con il passato, otteniamo:

2002 = 40,7%
2006 = 42,3% (+1,6% periodo 02-06)
2007 = 43,3%
2008 = 43,1% (+0,8% periodo 06-08)

"Tesoretto". Sul tesoretto c'è stata un pò di disinformazione, basata su affermazioni poco chiare del Ministro Padoa Schioppa. Il 12 Febbraio "Repubblica" disse che TPS aveva detto "Non c'è il Tesoretto", mentre in realtà disse semplicemente che per sapere se c'era bisognava aspettare la Trimestrale: parlarndone prima si facevano semplicemente speculazioni elettorali. Nonostante ciò, anche dopo la Trimestrale alcuni media hanno detto che non c'è il tesoretto, maleinterpretando di nuovo le notizie. Infatti, la Trimestrale ha confermato l'esistenza del tesoretto, ma che per saperne l'ammontare dovremo aspettare Giugno: dunque, non dovremo vedere "se" c'è il "tesoretto", ma a "quanto" ammonta. Comunque, le prime stime dello stesso Tesoro prevedono un extragettito ("tesoretto", appunto) di 10,7 miliardi di euro, di cui circa 8 mld derivanti dalla lotta all'evasione fiscale (20 mld recuperati fra 2006 e 2007), il resto dalla maggiore crescita.

Avanzo primario. La differenza fra entrate e spese dello Stato al netto degli interessi sul debito pubblico, ovvero uno degli indicatori più importanti per verificare il risanamento dei conti statali, è una delle notizie più positive. E' infatti arrivato al 3,1% sul PIL, ai massimi dal 2001 (3,2%). Ottimo risultato, soprattutto se confrontato con il passato:

2002 = 2,7%
2003 = 1,7%
2004 = 1,3%
2005 = 0,5%
2006 = 1,3% (periodo 02-06: -1,4%)
2007 = 3,1% (periodo 06-07: +1,8%)

Spesa pubblica. Buone notizie anche dal fronte della spesa pubblica, uno dei macigni più pesanti sui conti dello Stato. Ebbene, dopo anni di vertiginosi aumenti, nel 2007 si è registrata una diminuzione dal 44,7% al 44,1% sul PIL della spesa pubblica al netto degli interessi. Ecco il confronto con il passato:

2002 = 41,9%
2003 = 43,4%
2004 = 43,3%
2005 = 43,9%
2006 = 44,7% (periodo 02-06: +2,8%)
2007 = 44,1% (periodo 06-07: -0,6%).

Debito pubblico e deficit/PIL. Infine, ottime notizie anche sul fronte del debito pubblico, l'altro grande macigno sulle casse dello Stato, sul quale paghiamo miliardi e miliardi di euro l'anno solo di interessi. Il deficit nel 2007 è sceso dal 106,4% al 104% del PIL (ancora meglio delle previsioni) e scenderà al 103% nel 2008. Combinando il debito con la crescita, il rapporto deficit/PIL nel 2007 è sceso all'1,9% dal 4,4% del 2006. Dati che fanno ben sperare, e in effetti la Trimestrale prevede che entro il 2011 si raggiungerà il pareggio di bilancio e che il debito scenderà sotto il 100% del PIL. Motivo per il quale l'Unione Europea chiuderà a fine Aprile la procedura d'infrazione che l'Italia si era guadagnata qualche anno fa per il deficit eccessivo.

Questi dati, combinati con i buoni dati sulla produzione industriale (+0,5% tra inizio 2007 e 2008, +1,3% a Gennaio 2008), sulle esportazioni (+9% nel 2007, +18% a Gennaio 2008, nonostante l'Euro forte) e sulla quota di mercato delle imprese italiane (salita dal 3,4% al 3,7% nel 2007, dopo anni di forti cali) fanno comprendere come l'economia italiana non stia certo peggio di qualche anno fa, anzi.

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