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il blog di Francesco Zanfardino
Munnizza silenziosa
post pubblicato in Diario, il 13 novembre 2009


                                                

Ancora una volta, per l'ennesima volta, il Palermitano è sommerso di rifiuti, davanti praticamente a tutte le scuole e agli angoli di tutte le strade. Quello in allegato è solo uno dei tanti video che circolano su YouTube e che testimoniano non solo la drammaticità dell'evento attuale, ma anche tutti quelli che ripetutamente interessano le varie città dell'intero territorio siciliano. Qualche servizio sulla tragedia appare anche sui Tg nazionali, ma con una solerzia ed una ossessività nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che fu fatto per la "monnezza" napoletana, e soprattutto senza attribuire le giuste colpe politiche a chi di dovere.

Infatti, la "grande" informazione nostrana preferisce ogni volta addossare le responsabilità della vicenda agli scioperi dei netturbini, facendo credere che non si tratti invece di una fortissima carenza strutturale dovuta alla pessima gestione della politica siciliana. E non so solo parlando degli impianti di smaltimento, che comunque scarseggiano (le discariche si stanno esaurendo, e la restante impiantistica è totalmente inadeguata a fronteggiare le esigenze di una Regione dove la scarsa differenziata certo non aiuta a risolvere il problema), ma soprattutto delle cause dei frequenti scioperi dei netturbini, certo non causati dalla noia ma da esigenze reali. Queste persone, infatti, sono sistematicamente messi alle strette da ritardi interminabili nel pagamento degli stipendi e da condizioni lavorative al limite della decenza umana. E di chi è colpa tutto ciò, se non di amministratori incapaci che, nonostante ricevano fiumane di soldi pubblici in più rispetto alle altre Regioni in virtù dell'autonomia speciale della Sicilia, riescono a far indebitare pesantemente, a colpi di clientelismo e collusioni, praticamente tutte le società pubbliche dei propri Enti, ivi incluse quelle che si occupano dello smaltimento dei rifiuti?

Ovviamente, però, questa drammatica verità dà fastidio a chi vorrebbe far credere che il centrodestra, che in Sicilia impera incontrastato, non abbia nulla da vergognarsi sullo smaltimento dei rifiuti. E, quindi, casualmente, la "grande" informazione nostrana si dimentica di farlo notare. Almeno proviamoci noi di Internet a sfondare questo muro di omertà ...

P.S. Ma Minzolini, ogni tanto, almeno per correttezza, non potrebbe fare un "editoriale" su questo invece che sull'antiberlusconismo, sull'informazione "libera" e sull'immunità parlamentare?

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Le mani in tasca
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2009


                                               

Dopo lo scandalo dell'emergenza rifiuti a Palermo, che l'Italia ha conosciuto per pochi giorni ma che in tutta la Sicilia dura da anni "ad intermittenza" e a "macchia di leopardo" (cioè ad intervalli periodici ed un giorno qua, un giorno là), non per mancanza di discariche ma a causa delle amministrazioni locali di centrodestra che accumulano debiti su debiti (a voi giudicare se è questo è peggio o no della situazione che si è creata in Campania), il Governo Berlusconi salva ancora una volta gli amministratori amici con un bel "colpo di spugna" fatto con i soldi dei cittadini, ed ovviamente nel silenzio più totale dei principali mezzi d'informazione.

Dopo i 140 milioni di euro di fondi FAS regalati a Catania per salvare dal fallimento la città che fu di Lombardo e Scapagnini, il Governo ha infatti autorizzato il sindaco di Palermo Cammarata ad aumentare l'Irpef per risanare l'Amia, l'azienda locale per i rifiuti con 130 milioni di euro di debiti, e quindi porre fine, almeno temporaneamente, allo scempio dell'immondizia per strada. Cammarata ci aveva già provato ad aumentare le tasse proprio durante la fase acuta dell'emergenza, infatti, ma l'azione dell'opposizione e i dissidi della maggioranza erano riusciti a fermarlo. Ora invece Cammarata potrà aumentare l'Irpef senza passare dal Consiglio Comunale, ma con una semplice delibera di Giunta.

Insomma, per interposta persona, Berlusconi "ha messo le mani nelle tasche" dei palermitani. Il tutto mentre nel resto della Sicilia continua l'emergenza debiti/rifiuti (ecco qualche esempio: Cefalù, Paternò, hinterland catanese). Tanto paghiamo noi.

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Sotto il tappeto
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2009


                                                         

Duecento roghi di immondizia in una notte. Cose che capitano a Palermo, una città ricoperta da settimane da una coltre di monnezza, nell'indifferenza globale delle istituzioni e dell'informazione. Giusto per rendersi conto della situazione, ecco qualche link: foto Corriere, foto Repubblica, video TG3, video 27 Maggio, video 28 Maggio, video 29 Maggio-1, video 29 Maggio-2. E, in questa situazione, la Giunta comunale di centrodestra ha persino pensato di aumentare del 35% la tassa sui rifiuti, poi bloccata grazie all'ostruzionismo dell'opposizione e dalle proteste dei cittadini. Ma non si pensi che la situazione sia limitata a Palermo, o a questi giorni.

Ecco una sfilza di link raccolti su Internet: Messina (18 Novembre 2008; 24 Maggio 2008; 28 Maggio 2008); Villafranca (17 Ottobre 2008); Adrano (23 Settembre 2008; 26 Gennaio 2009; secondo 26 Gennaio 2009); San Cataldo (18 Febbraio 2008); Catania (17 Settembre 2008, c'è anche Palermo; 20 Novembre 2007; 17 Aprile 2008); Agrigento (6 Maggio 2009; 7 Maggio 2009).

E questi sono solo i risultati di una rapida ricerca su Internet: la situazione è ancora più grave, e ancora più diffusa in tutta la Regione. Insomma, un emergenza rifiuti infinita in Sicilia. Anche se la vera emergenza è quella dell'informazione: avete per caso sentito una sola parola su tutto questo da parte dei principali TG e giornali nazionali finora? C'è voluta la denuncia del leader del PD Franceschini, che sbarcato in terra siciliana si è ricordato come si fa efficacemente opposizione, per far parlare un po' della faccenda (e pure le televisioni di Berlusconi hanno nascosto la denuncia di Franceschini, e stanno facendo passare in sordina queste notizie). Accusando Berlusconi e le sue televisioni di nascondere la situazione siciliana, dopo aver fatto un bailamme mediatico a fini elettorali sulla situazione di Napoli, solo perchè la Sicilia è da decenni governata dal centrodestra a tutti i livelli, e che ogni volta vince le elezioni con percentuali bulgare. Evidentemente a qualcuno non conviene far sapere che, nonostante i fiumi di soldi che vanno alla Sicilia in virtù dell'autonomia speciale (molto più delle tasse pagate dai Siciliani, mentre ci sono Regioni in Italia che rianno dallo Stato solo il 30-40% delle tasse), le amministrazioni di centrodestra non esitano a far affogare le proprie città nella monnezza, smettendo di pagare i netturbini perchè ingolfate dai debiti.

Certo, però, a prescindere da Berlusconi e compari, viene da chiedersi dove sia finita la dignità dei giornalisti italiani.

P.S. Ah, dimenticavo la chicca: guardate un po' queste immagini del Napoletano. E a quando risalgono. Avete per caso visto qualcosa di simile nei TG nazionali? Ah sì, un anno e mezzo fa. Ma quelli erano altri tempi ...

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Riporto Report: La cura
post pubblicato in Riporto Report, il 28 aprile 2009


                                              

Con un giorno di ritardo, a Discutendo si torna a parlare della puntata di Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche condotta dalla Gabanelli: stavolta si tratta del sistema sanitario italiano. Tra pubblico e privato, sprechi ed inefficienze, tagli e false virtuosità (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

LA CURA (di Alberto Nerazzini)

L'inchiesta inizia con una prima parte dedicata ai rapporti tra sanità pubblica e privata. Si incomincia brevemente con un riferimento all'intramoenia, ovvero al fatto che in Italia, con qualche differenza fra le varie Regioni (come in tutto ciò che riguarda la Sanità, dato che è materia di esclusiva competenza regionale), i medici pubblici possono svolgere anche attività in studio privato: forse però sarebbe meglio che lo Stato impedisca ciò, chiedendo un contratto in esclusiva, magari aumentando un po' gli stipendi, così che i medici rimangano in Ospedale a smaltire le enormi liste d'attesa (e magari non sottraggono agli Ospedali medicine ed attrezzature per i propri studi privati, come documentato dal servizio). 

Ma il vero protagonista di questa prima parte è il DRG, ovvero il sistema di incentivazione introdotto nel 1995 con il quale gli ospedali, pubblici e privati, vengono premiati dallo Stato in base alla loro produttività: solo che in questo caso il "prodotto" è il paziente, e la sua salute. Comprenderete quindi facilmente come, se da un lato nel pubblico ciò può avere un senso, nella sanità privata (tra l'altro equiparata in vario modo a quella pubblica in molte Regioni), dove i profitti vanno tutti ai gestori delle strutture, comporta che tali strutture sono interessate a fare quante più prestazioni possibili: e, di conseguenza, dato che i medici da loro assunti sono pagati anche in base alla produttività, anche i medici sono spinti a tale ragionamenti. Da ciò originano scandali come quello dela clinica privata "Santa Rita" di Milano, prima fiore all'occhiello della sanità lombarda ma poi ribattezzata "clinica degli orrori" dopo che si scoprì che tantissime persone avevano subito operazioni inutili (e alcune di loro sono morte per questo) solo per far intascare più soldi a medici e gestori. Ma questo accade anche al San Raffaele, e a tanti ospedali e cliniche d'Italia finite sotto le lenti della magistratura. E' evidente che questo sistema si può reggere solo con i controlli, ma i controlli costano: e dato che in Italia invece di "razionalizzare" la spesa si preferisce "razionarla" (cioè si taglia e basta, mentre bisognerebbe tagliare gli sprechi ed investire in qualità), finisce che siamo tra gli ultimi Paesi per percentuale di controlli (tra l'altro in molte Regioni ben al di sotto del 10% previsto per legge).

E, a proposito di spesa, il Governo Berlusconi ha deciso di tagliare 5 miliardi per i prossimi due anni. Tagli "orizzontali", "razionari" e non "razionali", che rischiano di compromettere i servizi essenziali in molte Regioni, e di dover comportare il pagamento di ticket da parte dei pazienti: e questo a causa degli enormi deficit nella Sanità di molte Regioni, soprattutto al Sud. Ma perchè? Report ce lo spiega con un esempio: la Calabria. Qui addirittura il deficit non riescono ancora ad identificarlo per bene (comunque 1-2 miliardi di euro di debiti). E nonostante questa enorme spesa, la Calabria è piena di ospedali fatiscenti (36 ospedali irregolari su 39). Il motivo di tale spreco? Come al solito, clientelismo e corruzione: ovvero assunzioni sopra ogni limite (alcuni ospedali hanno più dipendenti che posti letto), e dirigenti che lucrano sui mini-appalti quotidiani degli ospedali (per le forniture, chiedendo sovvenzionamenti molto superiori al necessario). E anche i centri di "eccellenza", in Calabria, in realtà sono ulteriori fonti di spreco ed inefficienza (seppur in forma molto più lieve), o comunque sede di clientelismo. Uno di questi, l'Istituto Campanella, aspira a diventare IRCCS, ovvero un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, grazie al quale riceverebbe forti finaziamenti pubblici e privati per fare ricerca. In funzione di questo obiettivo la Regione, nonostante il deficit, ha stanziato tanti milioni di euro: però di risultati scientifici nemmeno l'ombra. Verrebbe da chiedersi se non sia il caso di investire di meno sul Campanella e di più nella qualità del servizio pubblico. O perlomeno controllare gli investimenti ...

Ma il "fenomeno IRCCS" riguarda tutta Italia. A partire dal 2003, tali centri si sono moltiplicati, ma solo grazie ad un alleggerimento della norma che ne prevede i criteri per l'attribuzione. Così abbiamo tanti istituti che meritevolmente ricevono finanziamenti pubblici, e tanti altri no. E' il solito discorso: va bene l'incentivo, ma servono i controlli. Altrimenti, si fanno più danni che prima. Il problema però è questo: c'è la volonta (da parte di chi comanda) di fare questo? Oppure a loro conviene così perchè sono l'espressione diretta di questo sistema?

IL MIO COMMENTO: Che dire ... come Report giustamente sostiene, occore razionalizzare, e non razionare, la spesa in Sanità. Altrimenti il nostro sistema sanitario, invidiato (almeno una volta) da tutto il mondo perchè totalmente aperto a tutti (a differenza, ad esempio, da quello americano, dove i costi ricadono direttamente sui pazienti, e per essere curati bisogna pagare), finirà peggio di tutti: una formidabile fornace di sprechi, clientelismo, corruzione ed incapace di garantire servizio pubblico. Dunque si elimini l'intramoenia, si riveda (o abolisca) il DRG nel privato, si preveda il sistema unico per gli appalti nella Sanità, si mandi in galera chi gestisce in maniera indecente il denaro pubblico della Sanità (e si commissarino le Regioni inadempienti). E questo avvenga in tutti i settori della spesa pubblica. Altrimenti, che parliamo a fare di Federalismo: la Sanità è già un modello federalista (la competenza è esclusiva delle Regioni), e vediamo bene come funziona ...

Altre rubriche
: Anche "L'emendamento" della settimana parla di sanità, ma in relazione ai cosiddetti "medici-spia" che il Governo vorrebbe introdurre, e mette in evidenza come la denuncia sia obbligatoria, e non facoltativa (qui video, qui testo). Invece la Goodnews della settimana parla di ambiente, ed in particolare della "riconversione ecologica" dei supermercati avviata in Germania e che sta prendendo piede anche da noi (qui video, qui testo).

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Riporto Report: i Vicerè
post pubblicato in Riporto Report, il 16 marzo 2009


                                                    

Inizia oggi una nuova rubrica di "Discutendo", dal nome "Riporto Report", in cui ogni lunedì tratterò della puntata settimanale di "Report", l'ottima trasmissione giornalistica condotta dalla bravissima Milena Gabanelli, una delle purtroppo poche che possa davvero definirsi, senza esagerazioni, di "servizio pubblico". Per chi non la conoscesse, Report va in onda ogni domenica in prima serata su Rai Tre e ogni puntata offre un servizio giornalistico "scientificamente" documentato, esaustivo e soprattutto coinvolgente su uno dei tanti piccoli e grandi scandali italiani che putroppo non trovano grande spazio sullo scenario mediatico italiano. E che quindi nel mio piccolo cerco di diffondere.

La puntata di ieri di Report, dal titolo "I Vicerè", ha trattato il cosiddetto "modello Catania", dove la città siciliana è stata presa come simbolo del modo di costruire consenso da parte di una certa politica tramite gli intrecci con mafia e certa imprenditoria locale, compresa l'editoria, e tramite una politica clientelare. Un modello politico che ha portato al disastro economico Catania, così come tante altre città italiane, specialmente del Sud, dove tale modello è applicato, e nonostante ciò il consenso non diminuisce, anzi è si rafforza sempre più (Catania è roccaforte da decenni del centrodestra e di Berlusconi). Ora provo a riassumere la complicatissima vicenda, ma è meglio se la seguite il video della puntata su Rai.tv)

I VICERE' (di Sigfrido Ranucci) - La puntata inizia e si focalizza più volte su una intervista a Umberto Scapagnini (Popolo delle Libertà), sindaco di Catania dal 2000 al 2008 ed indagato per il disastro di bilancio causato dalla sua amministrazione che ha portato la città in situazioni da Terzo Mondo, con strade invase dall'immondizia non raccolta e piene di buche per la mancata manutenzione, traffico ingestibile per l'assenza di vigili urbani e penuria di mezzi pubblici, strade al buio e costi idrici alle stelle per bollette non pagate dal Comune. Tuttavia non mancano i voti a Scapagnini e al centrodestra, che qui a Catania vince da anni (l'attuale Sindaco, Raffaele Stancanelli del PdL, ha stravinto le elezioni ad Aprile), sostenendo fortemente Berlusconi e i suoi alleati, come il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, attuale Governatore della Sicilia, che di Catania è stato vicesindaco e presidente di Provincia.

Il motivo? Semplice, il cosiddetto "modello Catania" della costruzione del consenso. Iniziamo dalla sentitissima e partecipatissima festa patronale di Catania, la festa di Sant'Agata o della "Candelora", dal nome delle candele di cera più o meno grandi che si donano come offerta alla Santa Patrona della città. Ebbene, la festa è gestita da uno strano intreccio fra politica, Chiesa e mafia, visto che non si capisce bene chi gestisca chi e cosa ... probabilmente uno scambio simbiotico. Fatto sta che molti boss o parenti di boss locali sono/sono-stati ai vertici all'organizzazione della festa, e sono fra i portantini delle "candelore" e del carro della Santa. E probabilmente le offerte che gli esercizi commerciali offronto ai "capi della candelora" per far sostare la Santa sui propri marciapiedi sono un astuto sistema di "pizzo mascherato". Così è altamente probabile che sia la mafia a gestire il mercato della cera a Catania. Con una Chiesa locale che senza remore confessa di non dover guardare in faccia ai "buoni o cattivi" quando si tratta di Sant'Agata, e il Comune che generosamente finanzia la festa, nonostante i gravi buchi di bilancio (la giunta Stancanelli ha ereditato 1 miliardo di euro di debiti da Scapagnini, di cui 360 milioni di vero e proprio "buco" finanziario).

Nomi di mafia che ritornano tra quelli di gestori di aziende che hanno avuto appalti dal Comune, tramite assessori amici, per lavori pubblici comunali, sui quali la magistratura sta indagando. E la mafia ripaga tramite l'appoggio politico, dato che secondo i verbali della magistatura i boss coinvolti danno indicazione di voto nelle poitiche 2008 per Berlusconi ed un senatore locale, Pino Firrarello del PdL, ritenuto un "cavallo vincente" (per il quale il Senato ha negato l'autorizzazione a procedere per concorso esterno in associazione mafiosa).

Ma il consenso si costruisce anche attraverso il clientelismo. Che si attua, ad esempio, attraverso l'assunzione (e promozione) indiscriminata di dipendenti pubblici. Che magari avviene sotto le elezioni, come fatto nei giorni prima delle elezioni comunali del 2005 da Scapagnini e alcuni assessori, tra cui l'ex senatore Nino Strano del Pdl (tristemente noto per l'aver dato della "checca squallida" al sen.Cusumano ed aver mangiato mortadella in Senato alla caduta del Governo Prodi), e per i quali sono stati multati (non si possono fare queste cose in campagna elettorale), per una cifra irrisoria. Durante la gestione Scapagnini, inoltre, c'è stata un'ondata di promozioni dei dipendenti pubblici, che ha portato al paradosso di avere circa 4mila dipendenti pubblici che stanno senza fare niente o quasi, ma con mancanze di disponibilità di dipendenti per il catasto, per i vigili urbani, per i giardinieri, per i vigili del fuoco. Non solo: il clientelismo si è attuato anche tramite le tante consulenze chieste e pagate dal Comune a decine di persone, di competenza molto dubbia, in particolare molti politici: infatti, rispetto all'assunzione come dipendente pubblico, che è un posto fisso, la consulenza consente di tenere sotto schiaffo, o "sotto a scopa" come si dice da quelle parti, il politico di turno (e il suo pacchetto di voti).

Catania però ha anche la sfortuna di essere una delle zone a più rischio sismico e vulcanico d'Europa (recenti il terremoto del '90 e l'eruzione del 2002). Oltre ad essere una delle città più trafficate d'Italia (anche per la mancanza di vigili urbani di cui sopra). Tanto che il Governo Berlusconi fornisce nel 2002 i poteri speciali a Scapagnini per la sicurezza sismica e l'emergenza traffico. Grazie ai quali la Giunta comunale può gestire una mole di fondi maggiore e da destinare a discrezione del Sindaco, senza troppi problemi. Scapagnini ha finanziato con questi fondi numerose opere, tra cui l'agibilità sismica di numerose scuole catanesi e la costruzione di una ventina di parcheggi. Tuttavia, a tutt'oggi queste opere non ci sono, o sono incomplete, o sono in abbandono. Il tutto a causa di un "sistema" politico-imprenditoriale che, come spiegato da un ingegnere interpellato dal giornalista di Report, fa in modo di ricevere fondi per realizzare opere, per poi destinare tali fondi ad altri scopi e/o non raggiungono del tutto l'obiettivo cui sono destinati: così tali opere andranno comunque realizzate, arriveranno altri fondi, e "avanti Savoia", come riassunto dalla Gabanelli ... e intanto la Giunta ottiene i voti degli imprenditori e dei loro bacini elettorali.

Lo stesso tipo di sistema è stato applicato alla Sidra, la società comunale che gestisce l'acqua e la sua depurazione. Solo che al posto degli imprenditori ci sono gli inquilini delle case popolari, sistemati dal comune (altro clientelismo). Tuttavia, il Comune non richiede ai suoi inquilini le bollette dell'acqua (sempre per guadagnare voti), dunque non può versare i finaziamenti alla Sidra e questa accumula debiti su debiti, rendendosi impossibilitata ad erogare i propri servizi per gli altri catanesi: che hanno richiesto risarcimenti che hanno vinto ma non arriveranno, per probabile fallimento della società, per gli ulteriori debiti provocati da spese e assunzioni folli (sempre per clientelismo).

Per non parlare di Librino, la cittadella-dormitorio alle porte di Catania dove Pdl e Mpa ottengono il 90% dei consensi. Qui tutto un fiorire di parchi e strutture, pagate caro, che dovevano rendere Librino un piccolo paradiso, ma che sono incomplete ed in stato di abbandono: ma che vengono puntualmente inaugurate e/o promesse ad ogni elezione per prendere consenso. Per non parlare delle tante case popolari qui presenti, e del "sistema" delle occupazioni abusive, gestite da mafia e politica: coloro a cui spetterebbero gli appartamenti sono fatti fuori, facendoli occupare a chi di comodo (altro clientelismo). Ma così il Comune rinuncia gli affitti ... ed altri debiti (per non parlare delle miserabili condizioni degli appartamenti).

Ma i cittadini non vengono informati? Beh, a livello nazionale non si parla di queste cose, mentre a livello locale è tutto un monopolio televisivo e giornalistico in mano a Mario Ciancio, editore tra l'altro de "La Sicilia", il più importante quotidiano locale: anzi, l'unico, visto che l'edizione locale di "La Repubblica", stampata dalle aziende di Ciancio, non viene fatta uscire nelle edicole catanesi. Inutile descrivervi in che modo gestisce l'informazione questo signore, in particolare sotto elezioni. D'altronde, lo stesso impero di Ciancio a quanto pare è legato a doppio filo a nomi di mafia e politica di mafia, tanto da essere il punto di riferimento di chi voglia fare affari a limite o oltre la legalità a Catania.

La magistratura sta indagando su tutte queste vicende, ma nel frattempo per tutto ciò il Comune è a rischio fallimento. Ma Berlusconi non lascia la città legata a lui da doppio, triplo filo, così fa una cosa che non si potrebbe fare: regala a Catania ben 140 milioni di euro, sottrati dai fondi Fas (fondi aree sottosviluppate), con la scusa di destinarli a determinate opere per lo sviluppo di cui Catania avrebbe tanto bisogno (come quelle per evitare la "piccola Venezia" che si realizza nei pressi dell'aeroporto di Catania ... da vedere le immagini delle periodiche "alluvioni" che si creano ad ogni pioggia un po' più abbondante; oppure per far funzionare la giustizia a Catania, dove gli archivi sono strapieni e sena protezioni e necessiterebbero di nuove strutture). Ma i soldi non vanno a queste opere, ma al bilancio, tanto che il Cipe, che si occupa dei fondi Fas, non ha ancora pubblicato il verbale della seduta in cui sono stati destinati questi fondi (ad opere che non ci saranno) ... e lo stesso Sindaco Stancanelli ha ammesso lo stratagemma. E così, mentre i comuni virtuosi stringono la cinghia, le città amiche del Premier possono fare quello che vogliono, tanto paga Pantalone. E poi ci vengono a parlare di federalismo!

A proposito di Lega Nord e della sua coerenza: indovinate chi finanzia il Movimento dell'Autonomia di Raffaele Lombardo, Governatore della Sicilia ed ex vicesindaco e presidente di provincia di Catania? Ma sì, proprio la Lega Nord. Con centinaia di migliaia di euro. Bella coerenza, per coloro che dicono di voler combattere gli sprechi che vengono fatte dalle amministrazioni del Sud a scapito dei comuni virtuosi del Nord ...

P.S. Report, oltre ai Vicerè, ha anche trattato altri argomenti nelle sue rubriche: in quella classica, "Good News", ha parlato degli effetti positivi che una sana alimentazione può avere sull'allungamento della vita (con tanto di "spesa" suggerita da un professore dell'Istituto dei Tumori di Milano). In quella nuova, "L'emendamento", invece, Report ci ha spiega gli effetti di una norma, in questo caso del "decreto ICI" (con tutti i suoi lati oscuri). Vi invito a seguire i due video (questo e questo).

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Chi pagherà il Ponte?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2009


                                              

Una decina di giorni fa, dopo la riunione del CIPE, il Premier Silvio Berlusconi si è magnificato di aver investito 17.8 miliardi in infrastrutture, un forte sostegno all'economia capace di fornire posti di lavoro e finanziamenti per le imprese. In realtà non ha stanziato un bel niente, nel senso che quei miliardi sono stati stanziati dal Governo Prodi: come ricordato infatti dall'ex-ministro alle Infrastrutture Di Pietro, e ammesso dall'attuale ministro Matteoli, questi 17.8 miliardi fanno parte dei 64 miliardi stanziati nel 2007 da Prodi per il FAS (ovvero il Fondo Aree Sottosviluppate, i cui finanziamenti dovrebbero andare a sostenere lo sviluppo delle aree meno sviluppate del Paese, ovvero il centro-sud), che rimasero lì inutilizzati perchè nel frattempo intervenne la crisi di Governo e quindi il percorso di finanziamento delle opere si interruppe in attesa di un nuovo Governo che destinasse queste risorse alle opere che riteneva necessarie. Non solo: il Governo Berlusconi ha già sottratto circa 20 miliardi da questo fondo destinandoli ad altri scopi, tra cui il pagamento dei debiti delle amministrazioni "amiche" di Roma e Catania (a proposito, vi segnalo la prima puntata della nuova stagione di "Report" che stasera su RaiTre parlerà proprio di questo), e togliendo così i finanziamenti di numerose opere al Sud, tra cui quelle di Calabria, Sicilia e Abruzzo. Tant'è vero che la riunione del CIPE del 6 marzo ha appunto destinato 45 miliardi, il rimanente del fondo, in tre anni, di cui appunto 17.8 miliardi per il 2009. E probabilmente queste opere nemmeno potranno partire a breve, perchè i fondi sono stati già destinati in buona parte al deficit delle Ferrovie dello Stato, e dunque probabilmente bisognerà aspettare la seconda tranche del 2010.

Ma la cosa peggiore è che rispetto al piano di opere previsto dal Governo Prodi, il nuovo Governo ha deciso di eliminare o diminuire i finanziamenti ad alcune opere (tra cui l'Alta Velocità Milano-Venezia) per destinarli al Ponte sullo Stretto, che il Governo Prodi ha ritenuto di non finanziare ritenendolo "non prioritario". In realtà il giochetto degli "spostamenti" di finaziamenti tra le opere è ben più articolato "nel tempo e nello spazio", e talmente complesso da non poter essere riassunto, ma comunque sappiate che buona parte delle infrastrutture in Sicilia e Calabria è stato sacrifricato in nome del Ponte. Ben il 13% degli stanziamenti triennali, ovvero 6 miliardi, andranno alla sola costruzione del Ponte, simbolo della propaganda berlusconiana sulle infrastrutture.

Voi direte: e che c'è di male? Nemmeno io sono contrario alla costruzione del Ponte in sè e per sè: il problema è che in Italia 6 miliardi non sono pochini, e allora bisogna valutare bene cos'è prioritario, cosa è più necessario. Per questo motivo vi invito a vedere il video in alto a questo post (dal minuto 2:30 al 14:30, perchè prima di questo nel video si parla del "piano casa" e dopo invece della "edilizia scolastica"), tratto dall'ottima trasmissione "Exit" di Ilaria d'Amico su La7, che ci fa vedere come il Ponte è sostanzialmente inutile, in quanto passeggeri e merci preferiranno per questioni di tempo altre vie. Tant'è vero che c'è il forte, fortissimo rischio che alla fine il Ponte non sarà sostenibile economicamente, e fra trent'anni, alla scadenza della concessione alla società che gestirà sulle spalle, il Ponte con tutti i suoi debiti rimarrà sul nostro groppone (per tutti i particolari vi rinnovo l'invito a vedere il video di Exit, dov'è tutto spiegato in maniera semplice ed esaustiva). In particolare, i "pendolari", ovvero coloro che ogni mattina e sera vanno da una parte all'altra dello Stretto (e costituiscono il 40% di chi si muove sullo Stretto), continueranno perlopiù ad utilizzare i traghetti, per questione di costi (il Ponte si pagherà caruccio) e di tempo (il ponte non è infatti "fra" Reggio e Messina, ma molto più in alto, con un percorso lungo decine di kilometri). Le merci, invece, continueranno ad utilizzare le cosidette "autostrade del mare", ovvero i collegamenti marittimi fra Catania-Salerno e Catania-Civitavecchia, che hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, perchè sono convenienti economicamente e permettono di superare il percorso ad ostacoli della Calabria (dove le infrastrutture fanno letteralmente schifo).

Di fatti il punto è proprio questo: a che pro costruire un mastodontico Ponte sullo Stretto, se poi per arrivarci non ci sono le infrastrutture adeguate? A nessuno pro: solo a vantaggio della propaganda di Berlusconi. Le opere davvero utili non fanno propaganda, le magnifiche cattedrali nel deserto sì.

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Alitalietta (1): le rotte
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 gennaio 2009


                                                   

Il 13 Gennaio è partita la "nuova Alitalia", come una fenice che risorge dalle sue stesse ceneri. Grande entusiasmo, soprattutto per quelli che ci hanno marciato elettoralmente, ma anche del mondo dell'informazione che non si è degnato di sottolineare che in realtà in questa vicenda ad aver vinto davvero sono pochi imprenditori e gli stranieri di AirFrance, mentre ci hanno perso gli Italiani, i lavoratori del settore e il sistema Paese, danneggiati da miliardi di debiti a loro accollati, da migliaia di posti di lavoro in meno, da una compagnia aerea meno forte con meno rotte (sopratuttto meno rotte estere) e meno aerei, dalla diminuzione della concorrenza (con forte rischio di aumento dei prezzi, soprattutto sulla Roma-Milano) dopo la scomparsa di Air One. Il tutto per un 75% di Italianità che molto probabilmente scadrà fra 4 anni, dato che il "lock-up" scadrà a Gennaio 2013 e AirFrance ha diritto di prelazione per rilevare del tutto la Compagnia. Insomma, complimenti a Berlusconi per averci consegnato una "Alitalietta" per la quale tutti i giornali stranieri ci sbeffeggiano, dato che avremmo potuto vendere direttamente ad AirFrance 8 mesi fa (e non si dica che AirFrance si era ritirata ... anche CAI si è ritirata più volte, quindi bastava la volontà del Governo) e non subire tutte queste dannose conseguenze. "Merci Silvio" ("grazie Silvio"), ha titolato un giornale francese ... io ci avrei messo un "Au moins que Silvio il y a" ("Meno male che Silvio c'è") ...

"Discutendo" dedicherà varie puntate all'analisi di questa vendita. Iniziamo dall'analisi delle rotte. Confrontando l'offerta (pag 12) AirFrance (AF) e il network della nuova Alitalia (CAI), ecco cosa si ottiene per quanto riguarda le destinazioni, con le relative rotte e frequenze settimanali:

DESTINAZIONI

ROTTE

FREQ. SETTIMANALI

NAZIONALI 24 23 44 49 1.265 1.560
INTERNAZIONALI 45 34 73 55 928 699
INTERCONTINENTALI 14 13 17 15 101 88
 

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Dunque, la "nuova Alitalia" ridimensiona fortemente il numero di destinazioni (70 contro le 83 di AirFrance), soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. Ricordate quando accusavano AirFrance di volersi fregare il mercato estero di Alitalia? Alla fine la soluzione "italiana" è stata molto peggiore sul fronte estero ...  ed indovinate a vantaggio di chi? Però ora sono tutti contenti della "italianità" ...

C'è da dire, però, che il mercato interno, seppur ridimensionato in numero di destinazioni, guadagna in rotte e frequenze settimanali. Perchè? Semplice: non dobbiamo dimenticarci che la nuova Alitalia ha inglobato anche AirOne, l'unico altro vettore italiano di un certo rilievo, che aveva nel suo network 21 destinazioni nazionali, 18 internazionali e 2 intercontinentali. E nonostante ciò, Alitalia avrà solo 70 destinazioni. E questo, tra l'altro, porterà a molto meno concorrenza (italiana...), in particolare sulla tratta Roma-Milano, dove la nuova Alitalia ha un monopolio di fatto e potrà fare i prezzi che vorrà.

La riduzione delle rotte ha poi pesantemente penalizzato Malpensa, che non solo non sarà più hub come voleva già l'offerta AirFrance, ma rispetto a quel piano avrà anche meno rotte estere. E la Lega, Formigoni, la Moratti che tanto si battevano per il Nord e per non farsi fregare le rotte da AirFrance? Ah già, non si scende in piazza contro i Governi Berlusconi. Solo quando c'è la sinistra.

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E ora la Lega scenda in piazza contro il Governo
post pubblicato in Diario, il 7 gennaio 2009


                                              

"L'offerta di Luthansa non è mai arrivata". Offerta AirFrance, "nessuna controindicazione dall'esecutivo". Così il premier Berlusconi, parlando ai vertici della Cai, chiude (definitivamente?) il capitolo "partner straniero". Ma la Lega non molla: "E' una stupidaggine", ribadisce quello che però è il principale alleato del premier "stupido", ovvero Umberto Bossi.

Bene, allora la Lega scenda in piazza contro il Governo, come fece contro Prodi. Già, perchè per chi se lo fosse scordato, la Lega, assieme a quello che fu definito "partito del Nord" (principali esponenti: il sindaco milanese Moratti e il presidente lombardo Formigoni, ovviamente del PDL), fu la principale protagonista della battaglia anti-AirFrance per la difesa dell'hub di Malpensa, che la proposta AirFrance voleva tagliare in nome dell'efficienza e soprattutto della logica industriale (dato che l'Hub di Malpensa perde 200 milioni di euro l'anno e di fatto non è un hub, limitato com'è dagl altri scali lombardi e padani in generale che la Lega, in ottica campanilistica, ha tra l'altro contribuito a formare). Ebbene, sempre per chi se lo fosse scordato, la Lega il 17 febbraio portò a Malpensa 75.000 militanti, almeno così disse. Ecco le parole di allora: "Malpensa si salva se vinciamo le elezioni" (Maroni), "Ho parlato con Berlusconi e sa bene che l'infrastuttura è indispensabile e sarà un impegno prioritario del nuovo Governo" (Formigoni) "Malpensa e il suo salvataggio sono nel programma di Governo" (Calderoli) "Nel prossimo Governo conteremo molto perché prenderemo molti voti. La gente darà un sacco di voti alla Lega e quindi avremo tanta forza per sostenere il salvataggio di Malpensa" (Bossi), "Il Nord difende Malpensa dallo schiaffo coloniale romano" (cartelloni esposti nella manifestazione).

Tutto ciò dovrebbe essere ripetuto contro il Governo Berlusconi, dato che la situazione è la stessa. Anzi, ancora peggio, dati i 3-4 miliardi persi nel frattempo fra debiti non pagati, prestiti-ponte non restituiti, almeno 5000 licenziamenti in più (2mila e passa prevedeva la vecchia offerta AirFrance, mentre ora la Cai assumerò poco più di 10mila dipendenti, 7mila in meno rispetto alla vecchia compagnia ... senza contare i dipendenti di AirOne), un progetto industriale molto meno solido, molti voli ed aerei in meno, tanto da far scomparire anche la parola "hub" (perchè rimangono ben poche rotte internazionali). Ah, ma certo, ora abbiamo anche il 75% di italianità ... peccato che sarà il partner straniero a decidere le strategie internazionali, sconfessando il ragionamento del "non potevamo darla ad AirFrance sennò si fregava i nostri mercati esteri". E poi dopo cinque anni, guarda caso dopo la data probabile delle prossime elezioni, arrivederci e grazie: la Cai potrà vendere a stranieri.

Ma d'altronde alla Lega l'Italianità non importa ... o no? O forse rinuncierete alla vostra "padanità", rinuncerete alle vostre "battaglie" politiche, pur di rimanere sulle vostre poltrone romane? Anche quando siete decisivi per il Governo? Certo che sì. Toglietemi tutto, pure la coerenza, ma non la poltrona.

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Alitalietta
post pubblicato in Diario, il 28 novembre 2008


                                                

Ennesima puntata della telenovela Alitalia e ennesima dimostrazione della "qualità" della cosidetta soluzione Alitalia, dopo quella recente del "prestito-ponte restiuito allo Stato dallo Stato" (oltre a tutte gli altri fallimenti nella vicenda).

E' successo che il Commissario Straordinario Fantozzi ha tagliato fino al 70% dei voli interni per "tenere botta" fino al debutto di Cai. Potete facilmente immaginare gli enormi disagi dei passeggeri. Ma ciò che mi preme sottolineare è lo sbugiardamento di Fantozzi, che fino al giorno prima aveva detto che i tagli dei voli erano colpa degli scioperanti. Quando i "sindacati del no" facevano infatti questa dichiarazione il 16 Novembre, ovvero sostanzialmente che "non c'è nessuno sciopero bianco, le cancellazioni sono colpa dell'azienda, poichè sono finiti i soldi e si vuole tirare botta fino all'ingresso di Cai, facilitando inoltre questo ingresso con il rallentamento delle attività", Fantozzi rispondeva tre giorni dopo dicendo: "Per colpa dei piloti e del loro sciopero bianco, realizzato con manifestazioni di puro sciacallaggio, Alitalia taglierà cento voli al giorno, sui seicento operati quotidianamente, da qui alla fine del mese". Insomma, Fantozzi, o meglio chi lo manovra (il Governo), ha cercato di addossare agli scioperanti le proprie colpe, tanto ormai la campagna mediatica scatenata contro i lavoratori li ha resi vulnerabili a questi scaricabadili.

Ma, come se non bastasse, è arrivata recentemente un'altra notizia: ovvero che il debutto di Cai è stato rinviato per l'ennesima volta. Prima si era detto che debuttava il 1 Novembre, poi il 1 Dicembre: ora addirittura non si indica una nuova data.

Insomma, alla faccia della soluzione seria. Non infierisco con inutili richieste di dimissioni, ma, una volta finita la vicenda (se finirà), Fantozzi dovrà chiedere scusa e rinunciare al suo faraonico stipendio ricevuto per un lavoro che ha svolto in maniera pessima. Per carità, non per colpa sua, ma di un Governo che ci ha venduto in campagna elettorale una soluzione e invece ci ha solo riempito di ridiolo, di miliardi di debiti, di migliaia di licenziamenti, di centinaia di disagi e voli tagliati, di hub scomparsi, ecc. ecc.

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Il prestito ponte sarà restituito allo Stato ... dallo Stato!
post pubblicato in Diario, il 1 novembre 2008


                                                   

Ieri si è consumata l'ennesima puntata della telenovela Alitalia, che ormai sembra voler battere in lunghezza Beautiful. Per l'ennesima volta si è detto "Alitalia è sull'orlo del baratro", "Alitalia verso il fallimento", "Sindacati irresponsabili", ecc. ecc., in una tarantella talmente ripetitiva che ormai non degno nemmeno più di una cronaca. Tanto alla fine, comunque vada, a pagare saremo sempre noi consumatori, a causa della folle decisione di trasformare una vendita in una faccenda politica. Come se non fosse bastata la dissenata gestione politica dell'Alitalia negli ultimi anni.

Però una cosa non mi va giù della faccenda di ieri: ovvero che la Cai ha subordinato l'offerta alla non restituzione del prestito-ponte. Ovvero i 300 milioni di euro, che Prodi concesse sotto richiesta del già eletto premier Berlusconi e che quest'ultimo trasformò in conto capitale dell'azienda, cosa per la quale la UE l'ha dichiarato "illeggittimo" e da restituire, dovrà essere restiuito dalla "bad company", ovvero la vecchia Alitalia. La quale, quindi, oltre ad accordarsi i debiti miliardari e le migliaia di esuberi da ammortizzare, dovrà anche pagare i 300 milioni di euro. Tutto sulle spalle dei contribuenti, dato che il proprietario della bad company è lo Stato.

E l'imparzialissimo Commissario UE ai Trasporti, Antonio Tajani del PDL, sì è subito affrettato a dire: "Chiederò che il prestito ponte ricada sulla bad company". Insomma, Tajani ci dice: "Il prestito ponte è illegale, quindi va restituito allo Stato, e a restituirlo sarà lo Stato". Una vera e propria partita di giro dove sono i contribuenti a tenere il cerino in mano.

P.S. Che poi una compagnia "solida", fatta di 20 imprenditori "tra i più importanti d'Italia", con il petrolio tornato sotto 70 dollari dai 120 di qualche mese fa, non riesca nemmeno a mettere insieme 300 milioni di euro,  è indicativo di come sarà con molte, molte turbolenze il decollo della nuova "Alitalietta". Nella migliore delle ipotesi.

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Ironia della sorte e facce di bronzo
post pubblicato in Diario, il 24 ottobre 2008


                                                  

A volte le coincidenze sorprendono in una maniera incredibile. Nelle ultime settimane c'è stata una fortissima "febbre dei numeri": milioni di italiani (e non) in fila alle ricevitorie per giocare la combinazione che avrebbe potuto cambiare la propria vita. Una febbre accresciuta dall'ultra milionario jackpot, certo, ma anche dai tempi di crisi, nei quali scendono tutti i consumi, tranne uno: quello delle giocate, appunto, che aumenta, invece di diminuire. Perchè quando non si sa come sbarcare il lunario, la mancanza di concreti appoggi ci fa aggrappare all'irragionevole speranza di una fortuna incredibile. In fondo che ci vuole, basta un euro e si può sognare. E lo Stato incassa: ma meglio così, con soldi dati volontariamente, che con le tasse ...

Ma anche questa febbre, prima o poi, doveva passare. La legge di Murphy è inesorabile, e alla fine il 6 è arrivato: 100 milioni di euro sono piovuti a Catania, nelle tasche di una sola persona, a quanto sembra. E così il sogno è finito ... ma adesso parte la caccia al vincitore: non si sa mai, potrebbe sempre essere un parente, un conoscente ... e qualcosa ci dovrà pur dare, no? Tanto qualche centinaio di euro in più o in meno, che cambia? Certo però il fortunato vincitore dovrà fare attenzione ad una delle richieste a lui giunte: ovvero quella del sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, che gli ha richiesto di fare qualcosa per la città. Come a dire: visto che siamo in bancarotta, e abbiamo avuto questo colpo di fortuna, aiutaci a risolvere i nosri problemi.

E no, caro Stancanelli, lei ne ha già ricevuto uno di regalo, e bello grosso: 140 milioni dal Governo per attenuare la crisi del Comune, sommerso da 1 miliardo di euro di debiti, vie piene di monnezza peggio di Napoli, strade al buio e piene di buche, scuole in crisi e dipendenti comunali non pagati. Frutto di una gestione fallimentare e clientelare di Stancanelli e del buon Scapagnini, re della città per sette anni e fido compagno di Lombardo e Cuffaro, oltre che medico personale del Premier. E non ha nemmeno dovuto rassegnare le dimissioni e far commissariare la città, come sarebbe normale per simili disastri.

E quindi il fortunato vincitore, che certo farebbe bene a dare tantissimo in beneficenza e in opere utili (io terrei per me solo una ventina di milioni ... giusto così, per le piccole spese ...), ma, se proprio li vuole investire in opere utili per la città, lo faccia: ma prima pretenda le dimissioni del Sindaco e dalla sua fallimentare giunta. Non sono beneficenza i regali ai bancarottieri.

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Perchè il caso Alitalia è stata una sconfitta del Governo
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2008


                  
                    
                                         

Non parlo di Alitalia da mesi. Avrei dovuto parlarne a fine Agosto, visto che ad ogni fine mese facevo il resoconto sulla vicenda, ma proprio in quel periodo era iniziata la vicenda Cai. Ho quindi aspettato per tutto Settembre, ed ora, ad Ottobre, a vicenda chiusa (forse), ho atteso la prima puntata di Report, diretto dalla bravissima Milena Gabanelli (probabilmente la migliore giornalista italiana), che ha parlato proprio della vicenda Alitalia. Vi invito dunque a vedere l'intera puntata su YouTube, per chi non l'abbia già visto, in modo da rendervi conto di come la gestione della vendita Alitalia è stata una pessima figura per il Governo, anche se i media provano a farcela passare come la migliore possibile. Vediamo perchè:

- 5 mesi per presentare la cordata e 6 mesi per concludere la vicenda, mentre Berlusconi in Marzo aveva promesso una cordata "in pochi giorni";
- stravolgimento di ogni regola di mercato, con conseguenze possibili a livello europeo;
- miliardi di euro pagati dallo Stato (ovvero da noi): 300 milioni di prestito-ponte che il Governo ha trasformato in capitale di Alitalia (e quindi non ci tornerà indietro), 1 miliardo e passa di debiti di Alitalia e AirOne che lo Stato ha scorporato dalla "parte buona" di Alitalia, 7 anni di cassa integrazione per circa 7500 dipendenti di Alitalia e AirOne che pagherà lo Stato, ovviamente; altri 300 milioni di euro di perdite di questi cinque mesi di attesa, che avremmo invece potuto risparmiare affidandoci ad AirFrance; tutti soldi che avremmo risparmiato con AirFrance, che si accollava tutti i debiti (e dava allo Stato 2 miliardi e mezzo di €);
- migliaia di esuberi, circa il triplo di quelli di AirFrance, visto che verranno assunti 12500 dipendenti, ma quelli di Alitalia e AirOne complessivamente erano 20000;
- imprenditori poco esperti e solidi, visto che ognuno partecipa con una "fiche", senza un progetto industriale davvero solido e senza un minimo di esperienza, e infatti si affideranno al partner straniero; tra l'altro nella cordata c'è AirOne, altra compagnia in bancarotta, più vari imprenditori in conflitto d'interesse (e quindi potremmo pagarne qualche conseguenza, a partire dalle Autostrade di Benetton);
- falsa vittoria dell'Italianità, visto che abbiamo avuto condizioni molto, ma molto peggiori di quelle di AirFrance, con la quale avremmo ancora potuto concludere (ora, sull'orlo del fallimento, AF vuole il 20%, figuriamoci prima), ma invece il Governo si è ostinato sull'italianità perdendo tempo, soldi e condizioni migliori. Inoltre, ci sarà una quota straniera tra il 20 e il 40% (a seconda se andrà ad AF o Lufthansa), col forte rischio che tra non molto gli stranieri avranno la maggioranza; inoltre, vista la forte riduzione dei voli internazionali (molto peggiore di quella AirFrance), che ci darà una compagnia "regionale" (italiana in tutti i sensi!), alla fine avranno loro in mano i voli da e per l'estero; infine, fu fatto tanto casino per la cancellazione dell'Hub di Malpensa ("vogliono male al Nord!") e del settore cargo ("vogliono rubarci il commercio!") e invece ora sia l'Hub di Malpensa che quello di Roma verranno cancellati e sparirà il settore cargo, da subito (e non dopo come faceva AirFrance).

Tutto questo mentre si accusava sindacati e opposizione di essere irresponsabili, quando invece Cgil e sindacati autonomi grazie alla loro battaglia hanno strappato qualcosa in più (e comunque alla fine hanno firmato), e Veltroni ha aiutato la risoluzione della trattativa mentre Berlusconi stava da Messeguè a farsi i massaggi (come riconosciuto da Epifani e Colaninno), e Prodi all'epoca concesse il prestito-ponte. Semmai i veri irresponsabili sono stati i precedenti gestori di Alitalia, che hanno mandato in bancarotta Alitalia scappando con liquidazioni miliardarie (un nome su tutti: Cimoli, legato a doppio filo al centrodestra, che infatti voleva salvare con l'emendamento "salva-bancarottieri", e chissà se non lo faranno lo stesso).

Dunque buona visione di Report (che vi invito a seguire anche stasera: parlerà di crisi e finanza), e, come fanno sempre a Report, chiudiamo con una "buona notizia": almeno Alitalia non peserà più sulle nostre tasche. Forse.

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