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il blog di Francesco Zanfardino
Per tutti i nostalgici della DC e/o di Craxi ...
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2009


                                                

... un solo numero. 1670,6 miliardi di euro di debito pubblico. Pari a 27.923 euro che gravano su ogni cittadino italiano, da quelli a un passo dall'aldilà a quelli ancora in fasce. Miliardi e miliardi di euro di interessi che ogni anno potrebbero essere investiti per il benessere del Paese, e che invece bruciamo inutilmente.

Un eredità quasi totalmente ascrivibile agli anni Settanta e Ottanta, tutti governati dalla Democrazia Cristiana di Andreotti, Forlani e De Mita e dal Partito Socialista di Craxi. Magari all'epoca si aveva la percezione del benessere, tanto che ora, di fronte alle crisi e/o ai provvedimenti impopolari dei Governi risanatori, si guarda a quel periodo con nostalgia. Ma i nostri problemi attuali derivano proprio dalle follie di quel periodo, dalla "spesa allegra", dalla corruzione e dal clientelismo di quei Governi.

Peccato si siano dimenticato di dirlo nel docu-film "La mia vità è stata una corsa" su Bettino Craxi: sì, proprio quello che qualcuno, Lui,  ha avuto anche la decenza di dire "andrebbe proiettato in tutte le scuole". Tra i tanti banchetti dedicati in suo onore all'estero, un po' di spazio lo potevano trovare. Ma forse è stato meglio così, altrimenti andava a finire che i dati sul debito pubblico avrebbero occupato proprio quei cinque minuti, ma che dico tre, su tutto il documentario, che sono stati dedicati a Tangentopoli ... ma che volete, sono dettagli. Almeno hanno avuto la decenza di metterlo in seconda serata, e di mettere il dibattito sul film (con decine di ospiti ma nessun contradditorio ...  tra l'altro tutti berlusconiani a difendere Craxi, "chissà" perchè) in terza serata. Vero che è Mediaset, ma persino Mediaset ha una sua dignità. 

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Perchè non votare Unione di Centro
post pubblicato in Diario, il 9 aprile 2008


                          

Proseguo la mia analisi sui motivi che, secondo me, dovrebbero spingere o no a votare determinati partiti politici. Oggi è il turno dell'Unione di Centro, che candida a premier Pierferdinando Casini.

Rispetto alla Sinistra Arcobaleno, mi è un po più difficile trovare argomenti. Forse perchè in questa campagna elettorale l'UDC non si è granchè distinta, se non per gli attacchi al "Veltrusconi" e al vittimismo sugli spazi TV (cosa comune a tutti i partiti cosiddetti "minori"). Comunque, è possibile cogliere alcuni aspetti fondanti, e il principale è l'attaccamento ai valori cristiani, più volte richiamato da Casini. Tuttavia, questo attaccamento finisce per riportare le lancette del tempo indietro di qualche secolo. Chiarisco: i valori cristiani sono sempre attuali. Il problema è quando questi valori diventano gli unici valori possibili, discrimando gli altri: insomma, un attacco alla laicità dello Stato. Da condannare non è solo il "laicismo anticlericale" di determinati partiti, ma anche, appunto, il "clericalismo". Un partito che su temi come il riconoscimento delle coppie conviventi, il testamento biologico, la ricerca scientifica, l'aborto, non è disponibile (di fatto) al dialogo, ritenendo le proprie idee incontestabili, è un partito poco adatto a governare un Paese dove il dialogo fra le varie parti è indispensabile. Basta con clericalismi e anticlericalismi: in generale, ma soprattutto sulle questioni etiche, rimanere arroccati nelle proprie ideologie è da Medioevo.

Poi una piccola questione "tecnica" e in realtà da applicare anche agli altri partiti. Ma ancora di più all'UDC: ovvero la questione del clientelismo. Proprio in un momento in cui da più parti si sta facendo qualcosa per allontanarsi da questo cancro della politica e della società, mi sarei aspettato più serietà da un partito che fa della serietà la sua bandiera. Penso al Senato, dove praticamente le uniche due regioni dove l'UDC ha buone possibilità di superare il quorum sono Sicilia e Campania: e questo grazie a Cuffaro e De Mita. Il primo, recentemente condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento semplice alla mafia, e gestore di una potente rete clientelare in grado di raggiungere da solo il quorum; il secondo, altrettanto simbolo del clientelismo che domina in Campania (un pò in tutte le forze politiche, come in Sicilia), da 11 legislature in Parlamento, e che ha aderito all'UDC a 1-2 mesi dal voto. Insomma, avrei preferito che si fossero prese le distanze da simili esponenti. Sia chiaro: il clientelismo è dappertutto. Ma, nel momento in cui il PD ha deciso di rinunciare a De Mita, forse forse era meglio lasciarlo a piedi.

P.S. Ripeto la solita avvertenza: questo non è un blog di propaganda: non vedrete mai qui slogan politici, banner politici, link politici ecc.ecc. Cerco solo di analizzare quelli che, secondo il mio modestissimo parere, sono gli aspetti fondanti che rendono i vari partiti adatti o no a guidare il Paese.
"Cerco un centro di gravità permanente"....
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2008


                    

Con l'accordo fra PD e Radicali (che entreranno nelle liste del PD), l'unico grande dilemma della questione delle alleanze è il "magma centrista". Mancano pochi giorni alla presentazione dei contrassegni elettorali (26 Gennaio), e l'accordo ancora non c'è. Analizziamo la situazione:

UDC: L'UDC, dopo aver subito lo strappo dell'ala anti-berlusconiana (Tabacci e Baccini) e di quella berlusconiana (Giovanardi), ha poi finalmente deciso di lasciare Berlusconi, dopo una tarantella durata molti giorni. Ha deciso dunque di candidare premier il suo leader Pierferdinando Casini e di gareggiare con il suo contrassegno.

Rosa Bianca: I fuoriusciti dall'UDC, Tabacci e Baccini, hanno dato vita insieme a Savino Pezzotta al nuovo movimento della Rosa Bianca, con Tabacci candidato premier. Ora dialogano con l'UDC, ma si oppongono a Mastella e alle candidature non-pulite (ostacolo Cuffaro, dunque, cui però l'UDC sicuro non rinuncerà). Non solo: sembra che pretendano anche che permanga la candidatura a premier di Tabacci e/o il loro simbolo in quello dell'UDC.

Udeur. Il partito di Mastella, artefice della caduta del Governo, sembra davvero destinato a correre, costretto, da solo. Andando così alla sua definitiva scomparsa (al massimo otterrebbe un seggio al Senato grazie alla Campania, ma probabilmente nemmeno quello). Potrebbe essere la cosa migliore di questa tornata elettorale, a meno che Casini e la Rosa Bianca non tornino indietro sulle loro dichiarazioni. Incredibile, forse dopo tanto tempo Mastella non avrà più una poltrona. Povero Clemente.....

Movimento per l'Autonomia. Il movimento di Raffaele Lombardo, radicato nel Sud e forte soprattutto in Sicilia, sembrava destinato all'accordo con il PDL. Tuttavia, tutto è legato alle elezioni regionali in Sicilia: Miccichè, di Forza Italia, non intende ritirare la propria candidatura a favore dello stesso Lombardo (che invece è fortemente sostenuto dall'UDC). Insomma, alla fine l'MPA potrebbe tornare al centro.

E, dietro tutte queste manovre, c'è Ciriaco De Mita. Sì, proprio lui, l'ottantenne ex-segretario e premier della Democrazia Cristiana, il cui governo ha portato all'aumento incredibile del debito pubblico (di cui paghiamo le conseguenze oggi), che ha lasciato il Partito Democratico per aver ricevuto la "grave offesa" di essere stato ricandidato per la sua 12° legilsatura. Ora, dichiara, "lavorerà contro il PD e contro Veltroni". Il suo sogno? La rinascita della Democrazia Cristiana. E, infatti, De Mita sta mediando fra Rosa Bianca e UDC (e magari, vista la vicinanza geografica ma anche clientelare, Mastella).
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