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il blog di Francesco Zanfardino
Ecco il "disegno criminale" Gentiloni
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2008


                      

Oggi il Cavaliere ha fatto dietrofront
. Rinnega il suo diktat di ieri, ovvero "non tratto sulla legge elettorale con chi vuole il ddl Gentiloni" (che ci ha tanto ricordato quello di qualche mese fa riguardo la vicenda Telecom, "potrei salvarla, ma cambiate la Gentiloni"). Come se nel tentativo di conservare l'italianità della rete fissa o nel partecipare alle realizzazione della riforma elettorale facesse un favore all'attuale Governo, e non agli Italiani.
La smentita è arrivata, dopo 24 ore, con una nota, nella quale nega di "aver collegato i due temi (legge elettorale e ddl Gentiloni, ndr) che restano separati e distinti perchè riguardano due piani diversi". Anche se successivamente dichiara: "Sulla Gentiloni ho risposto ad una domanda in coerenza con la realtà e con quanto ho sempre affermato: l'impossibilità di una futura collaborazione con un governo che si macchiasse di una simile nefandezza, inconcepibile in una vera democrazia". Insomma, un giro di parole che conferma la volontà di dire una cosa e la necessità di nasconderla.

Comunque, tra una polemica e l'altra, ben poco si è parlato nel merito del disegno di legge Gentiloni stessa. Vediamo un pò di che tratta questa "decisione criminale", come definita da Berlusconi. Che in realtà ha l'obiettivo di evitare il ripetersi del duopolio Rai-Mediaset anche nel digitale terrestre. Obiettivo che d'altronde l'Italia è sollecitata a raggiungere dalla stessa Unione Europea che, nella persona di Neelie Kroes, Commisario  UE alla Concorrenza, ha bocciato la legge Gasparri (la riforma del sistema TV del precedente governo.

Mercato pubblicitario. Il ddl Gentiloni interviene sulla redistribuzione della raccolta pubblicitaria, correggendo l'attuale squilbrio che è a favore della TV. Infatti, abolisce il SIC (Sistema di comunicazione integrato), introdotto dalla Gasparri, che diluiva i limiti di accaparramento della raccolta pubblicitaria considerandoli in relazione ad un unico bacino nel quale confluivano anche satellitare e digitale terrestre. Ed, inoltre, stabilisce posizioni dominanti per i soggetti che superano il 45% delle risorse pubblicitarie. Infine, le TV non saranno più oggetto di multe e sanzioni, ma a loro si applica la riduzione dell'affollamento orario della pubblicità dal 18% al 16%.

Riordino frequenze. Il ddl preve il trasferimento di una rete analogica sul digitale, entro il 2009, per Rai e Mediaset. Con questa "migrazione anticipata" sul digitale (le altre reti vi passeranno nel 2012) si liberanno quantità significative di frequenze, per le quali verra stabilito un dovere di vendita da parte di chi le possiede.

Riforma Auditel. Il ddl introduce anche "una serie di norme che rafforzano le garanzie pubbliche nel sistema della rilevazione degli indici d'ascolto", in particolare nei casi in cui i responsabili delle rilevazioni siano società partecipate a loro volta da società oggetto delle rilevazioni stesse.

Insomma, un "testo equilibrato", come lo ha definito lo stesso Gentiloni. Soprattutto se confrontato con un tipo di riforma come quella proposta da Sarkozy (e che pure ha ricevuto molti apprezzamenti), Presidente di destra della Francia, che vorrebbe togliere la pubblicità dalla TV pubblica, finanziando le perdite tassando le televisioni private. Non oserei immaginare cosa accadrebbe se una proposta del genere fosse fatta in Italia.

"Che c'azzecca!", direbbe Di Pietro
post pubblicato in Diario, il 13 gennaio 2008


                       

Oggi l'ex-premier Silvio Berlusconi non ce l'ha fatta. No, tranquilli, non è passato a miglior vita.
Intendevo dire che non ce l'ha fatta a continuare nell'atteggiamento di serietà nel quale si ritrovava da qualche settimana. E pensate che era riuscito persino a ribaltare il dibattito sulla legge elettorale: da quando lo accusavano di rifiutare il dialogo, ora si ritrovava in una situazione di attesa, avendo accettato la proposta veltroniana e mettendo in evidenza che non era lui il problema, ma la "disUnione". Addirittura, si era fatto sorpassare da Fini e Casini in demagogia, non presentandosi a Napoli, e stamattina aveva anche richiamato al senso di responsabilità, dichiarando che "serve collaborazione, anche se il Paese è si è declassato a livello di un Paese del terzo mondo".

Ma evidentemente questa deve essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Deve aver pensato: "Adesso basta! Non ce la faccio più!". E quindi si è lasciato andare, dichiarando, in collegamento telefonico con la kermesse azzurra di Roccaraso, che "non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto una decisione criminale come il disegno Gentiloni. Non ci sarebbe alcuna possibilità di dialogo - rimarca Berlusconi - con chi agisse in questo modo".

Ora, non sto qua a dire se sono d'accordo o no nel definire "decisione criminale" il ddl Gentiloni (per chi non lo sapesse, è la riforma del sistema televisivo). Il punto è un altro: che c'azzeccano il dialogo sulla legge elettorale con la volontà della maggioranza di voler riformare il sistema televisivo? Vuole forse Berlusconi, dopo un anno e mezzo di opposizione tesa esclusivamente a far cadere il Governo, continuare a dimostrare a tutti che lui e il suo partito non sono capaci di dialogare, almeno su quelle proposte che li trovano d'accordo? Come ha dichiarato il relatore del ddl, Pietro Folena (RC), "mi dispiace e mi sorprende che nel momento in cui si dialoga sulla legge elettorale, per il bene del Paese e il risanamento del sistema politico, il presidente Berlusconi subordini tutto ciò alla messa in soffitta del ddl Gentiloni, vale a dire alla garanzia per i suoi interessi personali e aziendali. Uno statista è colui che per l'interesse generale, tanto più in una fase di riforma delle istituzioni, è capace di mettere da parte il proprio particolare".

Spero Berlusconi smentisca personalmente queste sue affermazioni. Personalmente, perchè non trovo credibile la dichiarazione del suo portavoce Bonaiuti ("il progetto anti-Mediaset del ministro Gentiloni rimane sì un obbrobrio giuridico e una operazione distruttiva, ma mai nessuno ha tirato né tirerà in ballo in questo tentativo di dare al nostro paese un sistema di voto ampiamente condiviso"), perchè, se dovessi ritenerla seria, allora dovrei anche ritenere che Bonaiuti considera Berlusconi un "nessuno".
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