.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Napolitano rompe gli indugi, incarico "esplorativo" a Marini
post pubblicato in Diario, il 30 gennaio 2008


                      

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva terminato ieri le consultazioni, ha terminato la sua "pausa di riflessione", assegnando un incarico "esplorativo" a Franco Marini, Presidente del Senato. Incarico esplorativo, dunque, e non un pieno incarico come si era prospettato in queste ore: la differenza è che Marini non dovrà formare un nuovo governo, ma presentarsi alle Camere per verificare la disponibilità a sostenerlo. In caso contrario, dunque, sarebbe il governo dimissionario di Romano Prodi a gestire le elezioni. Più che di "esplorativo", comunque, bisognerebbe parlare di incarico "finalizzato", ovvero con uno scopo ben preciso: verificare la possibilità di creare una maggioranza su una nuova legge elettorale e sulle riforme annesse.
Ma vediamo come Napolitano ha "giustificato", come aveva annunciato ieri, la sua decisione:

«La crisi della maggioranza di governo è intervenuta dopo che in Parlamento si erano aperte spiragli di dialogo tra le forze politiche per una modifica della legge elettorale vigente e di alcune, importanti norme della costituzione. La preoccupazione che senza tali modifiche non si possa realizzare la necessaria stabilità politica ed efficenza istituzionale si è espressa negli ultimi tempi, e ancora in questi giorni, nel modo più imparziale, in seno all'opinione pubblica e a significative rappresentanze del mondo economico e della società civile. Una modifica della legge elettorale è stata, d'altronde sollecitata attraverso una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale. Ho perciò prospettato, a tutti i partiti e i gruppi politici da me consultati, l'esigenza di una soluzione della crisi di governo che in tempi brevi dia almeno avvio agli indispensabili processi di riforma e a credibili impegni di più costruttivo e fruttuoso dialogo tra gli opposti schieramenti: dialogo da me constantemente auspicato e obbiettivamente necessario qualunque sia il risultato di nuove elezioni. Peraltro questa soluzione è stata considerata impraticabile da quelle forze politiche che hanno indicato nello scioglimento delle Camere e nella convocazione delle elezioni sulla base della legge vigente il solo sbocco dell'attuale crisi politica. Nel ribadire attenzione e rispetto per tutte le posizioni illustratemi, ricordo tuttavia che sciogliere anticipatamente le Camere ha sempre rappresentato la decisione più impegnativa e grave affidata dalla Costituzione al presidente della Repubblica. E questa volta la decisione dovrebbe essere assunta a meno di due anni dalle ultime elezioni. Considero perciò mio dovere riservarmi un'adeguata ponderazione e valutazione conclusiva; il che non può essere da nessuna parte inteso come scelta rituale o dilatoria. Ecco perchè ho chiesto al presidente del Senato, facendo appello al suo senso di responsabilità istituzionale, di verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma della legge elettorale e di sostegno ad un governo funzionale all'approvazione di quel progetto e all'assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi».

Dopo Napolitano è intervenuto lo stesso Marini, dichiarando:

«Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che, con questa decisione, ha voluto accordarmi. So bene che si tratta di un impegno non semplice, anzi gravoso, perché so che nelle attese dei nostri cittadini c'è un'attenzione forte alla modifica della legge elettorale. Il mio impegno cercherà di stare in tempi i più brevi possibili perché capisco, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica, che i tempi sono stretti. Ma essendo impegno gravoso è necessario farlo seriamente. Metterò in questo compito tutta la mia determinazione».

Insomma, entrambi hanno rimarcato la necessità di una nuova legge elettorale e soprattutto la richiesta a realizzarla proveniente dalla società civile (il riferimento è a Confindustria, sindacati, Confcommercio, nonchè la maggior parte dei cittadini).
Necessità, per entrambi gli schieramenti, che ho dimostrato nel post precedente.
Tuttavia, sono convinto che Marini non ce la farà. Perchè se Lega, An, FI, UDC, La Destra, DC, Udeur, Diniani, eccetera, dovessero confermare le loro dichiarazioni, sarebbe difficile che Marini ce la faccia. E se anche ce la dovesse fare, Marini la spunterebbe per uno-due voti (ovvero di nuovo la stessa maggioranza uscita dalle elezioni, e quindi solo Prodi sarebbe legittimato a guidarla).
Mission Impossible / 2
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2008


                   

Continuo a dedicare lo spazio questo esile frammento della blogosfera alla crisi del Governo. D'altronde, non si può parlare d'altro. Anche se ricordo che oggi si sono tenute le celebrazioni per il 60° anniversario della Costituzione Italiana, la nostra carta di valori, quelli ai quali tutti dovremmo aderire per intero.

Celebrazioni alle quali il Presidente della Repubblica ha dichiarato che serve un impegno da parte di tutte le forze politiche per fare le riforme, perchè "se la prima parte è immutabile, la seconda si può modificare, per adeguarla ai tempi". Insomma, Napolitano ha annunciato la sua intenzione, dopo una eventuale (?) caduta del Governo, di lavorare per un "governo istituzionale". Ipotesi osteggiata da tutte le forze politiche (tranne l'UDC). Almeno a parole.

Nel frattempo, il premier-precario Romano Prodi ha ottenuto la fiducia alla Camera: 326 sì contro e 275 no. Astenuti i deputati dell'Udeur. Domani è previsto il voto di fiducia al Senato. Ma è molto difficile che si faccia davvero. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, Prodi stasera dovrebbe rimettere il suo mandato nelle mani di Napolitano. Perchè questo cambiamento di strategia?
Semplicemente Prodi inizialmente pensava di poter fare a meno dei tre senatori Udeur. Infatti, il centrosinistra conta "idealmente" su 164 senatori contro 156: 158 dalle elezioni, più i 6 senatori a vita (che in realtà sono sette, ma Pininfarina è quasi sempre assente). Quindi, la defezione dei tre Udeur avrebbe portato gli equilibri a 161 contro 159. Ma l'uscita dell'Udeur è venuta dopo le defezioni di Fisichella (ex AN e Ulivo, ora Gruppo Misto) e il "comunista ribelle" Turigliatto, passati decissamente all'oppozione (dalle opposte parti, ovviamente). E che hanno confermato il loro no. La notizia di oggi, inoltre, è che anche Dini voterà no, così come il suo "discepolo" Scalera (ma non D'Amico, che voterà sì anche se contro Dini). Insomma, stando alle dichiarazioni, i voti scenderebbero a 157 contro 163: e a questo punto nemmeno clamorosi sviluppi, tipo la "migrazione" dei due senatori del Movimento per l'Autonomia (che è sempre stato abbastanza smarcato dalla CDL, e che non ha completamente chiuso alla possibilità di trattare, se Prodi prometterà di fare il Ponte sullo Stretto), potrebbero portare alla fiducia.

Quindi, Prodi potrebbe decidere di andare da Napolitano per prendere tempo, come in occasione dell'ultima crisi di Febbraio. Certo, il paragone è un po difficile. Ma Prodi potrebbe approfittare di questo tempo per recuperare Dini e Scalera, sfruttando le divisioni interne ai Liberaldemocratici, e magari tentare la "mossa a sorpresa" dei 2 senatori dell'MPA, o altri.

Comunque, sono sempre convinto che sia una "Mission Impossible".
Mission Impossible
post pubblicato in Diario, il 22 gennaio 2008


              

Di nuovo in crisi. Dopo 11 mesi, Prodi rischia di nuovo, e stavolta salvarsi sembra davvero una "mission impossible". Vediamo come si è arrivati a questa nuova crisi.

Il 16 Gennaio Mastella rassegna le dimissioni da Ministro della Giustizia, dopo le ben note faccende (convolgimento personale, della moglie e di mezzo Udeur campano in un presunto sistema di gestione clientelare delle nomine in Campania). Ma Mastella aveva assicurato il suo appoggio esterno al Governo. Invece, ieri 22 Gennaio, Mastella ha annunciato l'uscita dell'Udeur dalla maggioranza. E di qui la crisi, visti i tre senatori dell'Udeur che sappiamo tutti essere decisivi.
Cosa in questi cinque giorni ha fatto cambiare idea a Mastella? Niente è certo, ma qualche ipotesi è azzardabile.

Innanzitutto, è da escludere la questione etica e i rapporti con il Vaticano. Sappiamo tutti quanto siano importanti per Mastella, e che qualche ruolo possono anche aver avuto nella crisi, ma ci sono stati periodi più tesi: tipo quando si parlava dei Di.Co.
Sono altri i fattori scatenanti la crisi. Innanzitutto, l'isolamento politico in cui si è ritrovato Mastella dopo lo "scandalo Udeur". Insomma, la mancata "fiducia incondizionata" nel suo operato, e soprattutto gli attacchi di Di Pietro: Mastella avrebbe voluto la piena fiducia, anche negli attacchi riservati alla "frange estremistiche" della magistratura. Piena solidarietà che gli è invece venuta dal centrodestra, per gli ovvi motivi.
Ma forse ancora più importante è stato il dibattito sulla legge elettorale. Che aveva preso una brutta piega per Mastella, vista la presenza dello sbarramento alto in tutte le proposte elettorali, che avrebbe dunque impedito la sopravvivenza del suo "partitino" (1,4% nelle ultime elezioni). E l'ammissibilità del Referendum, ancora più nefasto per Mastella. Ma, soprattutto, la chiusura definitiva sulla possibilità di "sopravvivere" unendosi ad uno dei partiti del centrosinistra: l'unico era il PD, ma Veltroni sabato 19 aveva dichiarato "qual che sia la legge elettorale, il PD correrà da solo". Addio.

Questa unione di fattori ha comportato l'addio di Mastella a Prodi. Che nonostante tutto, ostenta ottimismo (ci siamo abitutati).
Sfoglia dicembre        febbraio
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca