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il blog di Francesco Zanfardino
Quella maledetta paura di perdere
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2010


                                      

In queste ore tutte le attenzioni della "galassia democratica" sono rivolte al "documento Veltroni" e alle reazioni piuttosto accese che sta scatenando nel PD. Un giorno dirò sicuramente anch'io la mia, magari quando la gazzarra si sarà spenta, Veltroni & co magari avranno compiuto ulteriori passi, e quindi tutto potrà essere più comprensibile.

La faccenda sta però oscurando qualcosa che invece dovrebbe interessare, e molto, il popolo democratico. Ieri il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, alla Festa Democratica di Palermo ha annunciato che la sua nuova giunta, la quarta in due anni, sarà appoggiata da Mpa, Futuro e Libertà, Udc, Api e, udite udite, Pd. Il tutto dopo il placet di Bersani, in una riunione romana con i capibastone siciliani del PD. E non si tratta di un governo "per fare la legge elettorale" e poi dopo tre mesi si va al voto, come sarebbe ammissibile anche in ambito nazionale, ma un vero e proprio governo fino al termine della legislatura (almeno nelle intenzioni). Un ribaltone in piena regola, con il PD che si ritrova a sostenere un governatore che aveva contrastato alle elezioni regionali. E in una regione come la Sicilia, dove Lombardo, l'Udc e il loro sistema di potere clientelare, con diverse personalità importanti colluse o coinvolte in inchieste sulla mafia, hanno imperversato per anni ed anni. E risulta molto poco credibile una "svolta riformista" di Lombardo&Co.

La domanda è una sola: perchè? Perchè il PD siciliano ha deciso di fare da stampella a Lombardo, invece di fare ciò che qualunque opposizione farebbe, ovvero chiedere le elezioni e sfruttare in campagna elettorale le divisioni nell'armata brancaleone che aveva sostenuto Lombardo? Le risposte che vengono subito in mente alla maggior parte degli elettori del centrosinistra saranno sicuramente: magna-magna, spartizioni, inciucio. Io invece voglio essere buono, voglio concedere ai capetti del Pd siciliano che la loro sia soltanto paura: paura di perdere, paura degli elettori. Molto più comodo un governo sicuro oggi, anche se con chi dovrebbe essere ben poco compatibile con il PD, che correre il rischio delle elezioni. Eppure alle ultime europee il centrosinistra ha ottenuto il 34%, che può sembrare poco ma sarebbe comunque superiore sia alla coalizione di Lombardo che a quella del Pdl (ricordatevi che anche in Sicilia c'è il premio di maggioranza). E di candidati trascinatori ne avrebbe: Rita Borsellino, la più votata in Sicilia alle Europee (oltre 230mila preferenze), oppure Rosario Crocetta, altro recordman di preferenze (oltre 150mila); e si potrebbe puntare pure su Ivan Lo Bello, leader di Confindustria Sicilia, attivo anch'egli contro la mafia, e presente a molte Feste Democratiche. Per non parlare dell'elettorato siciliano: quando lo si è riuscito ad entusiasmare (leggasi "primavera siciliana") non c'è stato bisogno di grandi alleanze (anzi a Catania, ora roccaforte inespugnabile della destra e degli autonomisti, ci fu un ballottaggio a sinistra).

E invece no. La mancanza di coraggio la fa da padrone in Sicilia, ed evidentemente anche nelle stanze romane. Queste sono le questioni sulle quali la segreteria Bersani deve rispondere a Veltroni: non reagire stizziti e insofferenti alle critiche, ma rispondervi coi fatti, di fronte ai quali non c'è documento che tenga. Bersani, e tutta la dirigenza, decida una volta per tutte se la priorità per il PD è essere al governo o governare il Paese. E' semplice.

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Propri particolari interessi
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2010


                                         

Secondo il (per ora) premier Berlusconi adesso è necessaria una "mobilitazione permanente", una "grande opera di diffusione", "un porta a porta permanente", "un banchetto o un gazebo in ogni piazza" per spiegare agli Italiani "quanto il Governo è riuscito a realizzare in due anni di appasionato lavoro" e "contrastare i disfattismi e i personalismi di chi antepone i propri particolari interessi al bene di tutti, al bene del Paese".

Fatta salva la scelta "mobilitazione permanente", che se attuata davvero e per bene è vincente come strategia di comunicazione (imparino, a sinistra), non vorrei essere nei panni dei "promotori della libertà" che dovrebbero sobbarcarsi questo compito. Non solo per quanto riguarda i frutti dell'"appassionato lavoro" del Governo, inesistenti o comunque più dannosi che altro ... ma, in fondo, nulla che una sapiente opera di propaganda non possa trasformare in oro colato per gran parte della massa popolare, già  adeguatamente disinformata dall'azione dei Minzolini e delle D'Urso. Piuttosto, mi troverei decisamente in difficoltà, al posto di un "berluscones", a spiegare agli elettori italiani che il governo Berlusconi è sotto attacco di politicanti interessati ai propri interessi.

Persino questo elettorato italiano altamente berlusconizzato in gran parte si rende conto, o perlomeno ne ha la percezione, che è proprio Berlusconi a farsi gli affari propri, molto più di Fini e soci. Decisamente di più. Magari credono che Berlusconi faccia anche i loro interessi ... ma che si faccia pure i suoi lo sanno benissimo. D'altronde, come potrebbero essere loro sfuggiti tutti questi provvedimenti "ad personam" messi in campo da Berlusconi nei suoi 9 anni al Governo di questo Paese:

  • Legge sulle rogatorie internazionali(L. 367/2001): limitazione dell'utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria (trova applicazione anche al processo "Sme-Ariosto 1" per corruzione in atti giudiziari)
  • Depenalizzazione del falso in bilancio(L. 61/2002): modifica della disciplina del falso in bilancio (nei processi "All Iberian 2" e "Sme-Ariosto2" Berlusconi viene assolto perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato")
  • "Legge Cirami" (L. 248/2002): introduzione fra le cause di ricusazione e trasferimento del processo del "legittimo sospetto sull'imparzialità del giudice" (la norma è sistematicamente invocata dagli avvocati di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati)
  • "Lodo Schifani" (L. 140/2003): introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica, dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 13 del 2004
  • Decreto-salva Rete 4(D.L. 352/2003): introduzione di una norma 'ad hoc' per consentire a Rete 4 di continuare a trasmettere in analogico
  • "Legge Gasparri" (L. 112/2004): introduzione del SIC ("Sistema Integrato delle Comunicazioni") che ha per effetto di estendere il numero di canali televisivi che un singolo soggetto può avere in concessione (la norma consente di evitare la riduzione del numero di concessioni del gruppo Mediaset)
  • Condono edilizio nelle aree protette (L. 308/2004): estensione del condono edilizio alle zone protette (comprensiva la villa "La Certosa" di proprietà di Berlusconi)
  • "Legge ex Cirielli" (L. 251/2005): riduzione dei termini prescrizione (la norma porta all'estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Lodo Mondadori", "Lentini", "Diritti tv Mediaset" nei quali era imputato Berlusconi)
  • "Legge Pecorella" (L. 46/2006): introduzione dell'inappellabilità da parte del PM delle sentenze di proscioglimento, dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 26 del 2007
  • "Lodo Alfano" (L. 124/2008): introduzione di un nuovo divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica, dichiarata incostituzionale dopo un anno, con sentenza della Corte costituzionale n. 262 del 2009
  • Legge "Tremonti bis" (L. 383/2001): abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni, che in precedenza era applicata fino a 350 mln (trova applicazione a tutti i grandi patrimoni familiari, incluso quello della famiglia Berlusconi)
  • Decreto salva-calcio (D.L. 282/2002): concessione alle società sportive della possibilità di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali (la norma trova applicazione anche al Milan A.C.)
  • Condono "tombale" (L. 289/2002): con la Finanziaria 2003 viene introdotto un condono "tombale" sulle imposte evase (beneficiano del condono "tombale" anche le imprese del gruppo Mediaset)
  • Incentivo per l'acquisto del decoder (L. 350/2003): con la Finanziaria 2004 viene introdotto un incentivo statale all'acquisto di decoder per DDT (la maggior beneficiaria della norma è la società Solari.com, principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo "Mhp", che è controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi)
  • Riordino previdenza complementare (D.Lgs. 252/2005): riforma complessiva della previdenza complementare. Vengono introdotte una serie di norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (beneficiano di queste disposizioni anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi)
  • Decreto anticrisi(D.L. 185/2008) aumento dal 10 al 20 per cento dell'IVA sui servizi di televisione a pagamento (la norma danneggia la "Sky Italia", principale competitore privato del gruppo Mediaset)
  • Decreto incentivi (D.L. 5/2009): aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio (la disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset).
  • il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna al divieto di costruire a meno di due chilometri dalle coste (che bloccava, tra l'altro, l'edificazione di "Costa Turchese", insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi)
  • la modifica del Piano di assetto idrogeologico (PAI) dell'Autorità di bacino del fiume Po che permette la permanenza de "la Cascinazza" (estensione di oltre 500.000 metri quadrati) di proprietà della IEI di Paolo Berlusconi

E tanti altri ancora che saranno certamente sfuggiti alle varie liste che chiunque può trovare su Internet. Semmai, dunque, Fini è poco credibile su questo fronte non perchè sia più "affarista" di Berlusconi (impresa impossibile, d'altronde), ma perchè ha sempre appoggiato tutte queste leggi negli ultimi 16 anni, salvo scoprirsi "paladino della legalità contro gli affaristi". E certo non sta messa bene a credibilità nemmeno l'opposizione di centrosinistra, che questi provvedimenti non l'ha sostenuti (e ci mancava pure!), ma nemmeno si è così tanto sforzata di cancellarli, nei suoi 7 anni di Governo.

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L'Italia che (non) conta
post pubblicato in Diario, il 22 febbraio 2010


                                                    

Dopo aver perso, un mese fa, il ruolo di rappresentante civile NATO in Afghanistan, l'Italia perde anche quello di inviato speciale UE a Kabul, a causa di una sostituzione voluta dalla nuova "miss PESC" della UE, la Ashton, che tra l'altro è stata eletta a sorpresa contro il candidato italiano, Massimo D'Alema, sostenuto dal Governo Berlusconi. Tanto da far dire a Pino Arlacchi, europarlamentare IDV ed ex vicesegretario ONU, "l'Italia è passata dalla sottorappresentazione all'esclusione completa dagli incarichi internazionali di maggior rilievo. Mai in 65 anni l'Italia si è trovata in una situazione così umiliante: l'unica carica di un certo livello ricoperta da un italiano e che non ci spetti di diritto è la direzione dell'Unrwa, l'agenzia ONU di assistenza ai palestinesi, che nessuno voleva". Ma anche per lo stesso Ministro alle Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, "deve finire questa marginalizzazione del sistema Italia".

Che dire ... meno male che con i Governi Berlusconi la credibilità internazionale dell'Italia e la sua importanza mondiale aumentano sempre rispetto alla "sinistra". Figuriamoci se non aumentava ...

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La lezione di Nichi
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2010


                                            

La politica non è solo "strategia". Questa la lezione che certi "strateghi" all'interno del PD dovrebbero trarre dalle Primarie di ieri in Puglia, che hanno visto il trionfo senza se e senza ma del governatore uscente Nichi Vendola.

Il leader di Sinistra Ecologia Libertà aveva tutto contro. L'Udc, persino l'Idv, ma soprattutto il formidabile apparato dalemiano, nella terra di D'Alema, che aveva appena dimostrato la sua forza al Congresso del PD (93mila voti per Bersani): il tutto inquadrato in un contesto nazionale guardava con estreme "interesse" al "laboratorio Puglia" per un futuro accordo più organico tra PD e UDC in nome del "riformismo" opposto al "massimalismo" delle sinistre e al "giustizialismo" dell'IDV. Per non parlare dei tanti dubbi che sono stati fatti aleggiare sull'onestà di Vendola e sulla qualità della sua amministrazione, che invece indubbiamente sono state ben sopra alla media delle alte amministrazioni del Sud (a voi il giudizio in termini assoluti). Eppure Vendola ha vinto su Boccia, il candidato "riformista". Di larghissima misura (oltre il 70%), con una larghissima partecipazione (oltre 200mila votanti, più di qualsiasi primaria che si sia svolta in Puglia). Ed ora, paradossalmente, sembra avere più speranze di vittoria alle "secondarie" (le Regionali) di un Boccia appoggiato dall'Udc.
 
La dimostrazione, insomma, che non sempre per vincere basta la somma di voti e apparati. Serve, soprattutto verso sinistra, un progetto convincente, un'alleanza credibile, valori precisi e candidati che vivono il territorio e di cui ci si possa fidare. E, se il candidato in questione è il governatore uscente ed ha anche governato bene, a maggior ragione. Non si può sacrificare tutto questo in nome della "strategia".

Magari poi Vendola perderà lo stesso, alle Regionali. Perlomeno, però, il centrosinistra perderà con onore. E, si spera, traendo la lezione che i Pugliesi gli hanno dato con la grande giornata di democrazia di ieri, contro ogni previsione, contro ogni scetticismo, contro ogni verticismo. Contro ogni "strateghismo" e presunzione di chi aveva tentato di sminuire Vendola e dichiarato di non aver mai perso un'elezione (che soddisfazione, lasciatemelo dire). E, lasciatemelo sottolineare, contro ogni tentativo di sminuire le potenzialità delle Primarie. Capito, Bersani?

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Corretti a priori
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2009


                                                           

Credo chiunque di voi abbia visto le foto del cadavere di Stefano Cucchi. Quei segni di un'immane violenza, tra occhi spostati, vertebre rotte e traumi d'ogni tipo, hanno certamente indebolito la nostra fiducia nelle forze dell'ordine, anche se siamo ben consapevoli che non può certo essere un singolo episodio a danneggiare la nostra credibilità nelle istituzioni.

Tuttavia, nemmeno si può accettare che le forze dell'ordine vengano difese a priori, come fatto da Ignazio La Russa. Il ministro della Difesa, infatti, dapprima si è chiamato fuori da ogni possibile danneggiamento nei suoi confronti, scaricando le eventuali responsabilità sui colleghi Maroni e Alfano, ma soprattutto ha dichiarato che di una cosa è certo, "del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in quest'occasione". In base a che? Sono forse i Carabinieri immuni a priori da ogni errore? O il ministro è a conoscenza di prove che scagionano l'Arma da qualsiasi coinvolgimento? E se sì, perchè non le ha rese note in Parlamento o altrove?

La verità va accertata fino in fondo, caro Ministro. Anche se magari ha ragione Lei. Quei segni di violenza richiedono una spiegazione, e per trovarla non deve esserci alcuna copertura a priori di una parte in causa. Anche perchè, ricordiamocelo, non è certo la prima volta che accade qualcosa di simile in questo Paese.

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E no, Presidente
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2009


                                                      

Alla fine ieri il Governo ha ottenuto la fiducia sullo scudo fiscale. Dato che sarebbe il terzo post sull'argomento in una decina di giorni, tralascio il giudizio di merito sul provvedimento, che ho già abbondantemente discusso (ricordando, però, che la Gdf negli ultimi 8 mesi ha recuperato con la lotta all'evasione gli stessi soldi che Tremonti punta di guadagnare con lo scudo). Tralascio anche il commento sulle assenze nell'opposizione, anche se inviterei una maggiore prudenza nel criticare il gruppo parlamentare meno assenteista, in piena fase congressuale e comunque non certo l'unico a presentare assenti ingiustificati.

Concentro, invece, l'attenzione su una risposta data dal Presidente Napolitano ad un cittadino che gli chiedeva di non firmare lo scudo fiscale, per difendere "le persone oneste". Il Presidente ha infatti risposto, tra l'alterato e lo stanco, che "non firmare non significa niente. Nella Costituzione c'è scritto che il Presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi, il Parlamento vota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite di non firmare, non significa niente".

E no. Anche qui, non entro nel merito della decisione di Napolitano, e anzi critico la polemica pretestuosa inscenata ogni volta da Di Pietro. Ma il Presidente ha detto una cosa grave. Ha certamente ragione sul piano dei fatti, poichè effettivamente se Napolitano non firmava, il Governo avrebbe potuto far votare di nuovo la stessa legge ed aggirare il Quirinale, nel pieno rispetto della Costituzione; potrei obiettare che, comunque, la non firma del Presidente è un segnale di fronte al quale difficilmente si può fare spallucce, ma sorvoliamo. Il problema è un altro: anche se "potrebbe non servire a nulla", una legge non va firmata dal Presidente, se ritiene che non vada promulgata. Poi la cosa potrebbe avere effetti sicuri, come nel caso Eluana, o no, ma non va firmata.

Dunque, Napolitano a quel cittadino avrebbe dovuto rispondere con le motivazioni che lo hanno spinto a firmare la legge, non dicendogli praticamente che il Presidente della Repubblica è impotente. Sicuramente sarà stata una risposta dettata dalla fretta, ma il Presidente farebbe bene a precisare il significato di quelle parole. Ne va della sua stessa credibilità.

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Rivoluzione Democratica (2): Più proposte, più credibili
post pubblicato in Diario, il 12 luglio 2009


               

Continuo la serie di riflessioni sul futuro del Partito Democratico, che ho voluto simbolicamente chiamare "Rivoluzione Democratica", in vista di un Congresso che sembra profilarsi come l'ennesimo riciclarsi di una classe dirigente che non solo non cambia le facce, ma che da 15 anni non cambia nemmeno modi e contenuti (pur con le dovute differenze, ovviamente). Si dovrebbe parlare di soluzioni efficaci ai tanti problemi del PD, e invece, almeno da quello che è possibile capire dalla storia delle dichiarazioni dei due candidati, o i problemi si evitano, o si affrontano con soluzioni sbagliate.

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Dopo aver fatto la copia dell'incipit del primo post =), in cui ho poi parlato di tesseramento e selezione della classe dirigente, oggi mi occupo della capacità propositiva del Partito Democratico.

IL FATTO

Ormai gli Italiani non votano più in base alle ideologie e alle appartenenze, o almeno non lo fanno più come una volta. Piuttosto, si chiede ai partiti politici di affrontare i problemi dei cittadini e trovare delle soluzioni. Ce lo dicono tutti i politologi, tutti i sondaggi, ma soprattutto ce lo dice il senso comune e la logica, oltre che i dati elettorali (tutti i voti di sinistra andati alla Lega, per esempio).

Di fronte a questo tipo di richiesta, quindi, più che di sinistra e destra bisognerebbe parlare di "riformismo" e "populismo". I populisti sono quelli che si preoccupano di trovare le soluzioni che garantiscono un maggiore consenso elettorale, i riformisti sono quelli che si preoccupano di trovare le soluzioni giuste (almeno dal loro punto di vista), al di là della loro efficacia in termini elettorali. Riformismo e populismo sono trasversali: esistono sinistre riformiste e sinistre populiste, destre riformiste e destre populiste. In Italia, per esempio, l'attuale Governo è una destra populista, abbiamo poi una sinistra populista alla Di Pietro, e infine dovremmo avere una sinistra riformista come Partito Democratico. Altrove hanno la fortuna di avere destre riformiste, ma questo è un altro discorso.

D'altronde, i nostri dirigenti in questi anni ci hanno più volte ribadito, ed a ragione, che per battere Berlusconi è necessaria un grande partito riformista.

IL PROBLEMA

Il problema è che poi non è che siano stati molto conseguenti alle parole ... per carità, qualcosa c'è stato. Anzi, "sulla carta", il Partito Democratico è riformista, e pure molto. Chi si informa (con molta fatica) sa che il PD in Parlamento e non solo fa molte proposte giuste, pure abbastanza innovative, e su molti argomenti. Il problema è che tutto questo non arriva all'elettorato: ce lo dicono le urne elettorali, i sondaggi (segnalo in modo particolare questo interessante e recente sondaggio di Mannheimer, con commenti del tipo) e anche semplicemente l'ascolto diretto di ciò che dice la gente per la strada, del tipo "Voto Berlusconi perchè almeno fa qualcosa, e all'opposizione non propongono niente di serio", "Berlusconi mi piace sempre meno, ma quegli altri mi sembrano ancora peggio" (nel mio caso, sono "fortunato", dato che gli esempi ce li ho direttamente in casa...).

Questo per la scarsa qualità della classe dirigente (di cui ho parlato ieri), per una scarsa abilità nella comunicazione (di cui parlerò nel prossimo post), ma anche per un difetto enorme delle proposte del PD: la scarsa credibilità. Non mi riferisco solo al classico refrain "Bella proposta, ma perchè quando eravate al Governo non l'avete fatto?", che pure è disarmante, e dovrebbe far riflettere molto, alla nostra amata classe dirigente. Mi riferisco soprattutto all'altro refrain, quello del tipo "Bella proposta, ma con quali soldi?", ancora più disarmante. E, purtroppo, molte delle proposte del PD non rispondo a questa fondamentale quanto giustissima richiesta ... mentre le altre sono del tipo "vale un tot di PIL", "lotta all'evasione fiscale", onnipresente nelle proposte del PD ma che sanno tanto di incertezza e indefinitezza. Raramente si è avuto qualcosa di più concreto: che io ricordi, ma certamente mi sbaglio, solo quella dei "500 milioni dai redditi alti e dai parlamentari per un fondo di sostegno alla povertà" e quella dei "460 milioni dall'Election Day per la sicurezza". Con quelle proposte si diceva chiaramente dove prendere i soldi, senza affidarsi a possibili ed incerti guadagni futuri.

LA SOLUZIONE

Non c'è molto da dire ... il Partito Democratico deve abbinare ad ogni sua proposta una copertura innanzitutto credibile, e possibilmente anche di immediata comprensione (insomma, che catturi l'elettorato).

Di esempi non ne mancano. Ad esempio, con i 16.6 miliardi che il Governo Berlusconi ha deciso di destinare all'acquisto di 131 cacciabombardieri ci si può finanziare un'intera manovra economica. Ed è pure molto propagandistico dire, che so, "meno cacciabombardieri, più asili nido", eccetera. Altrettanto si può dire per i 18 miliardi dei costi delle auto blu denunciati da Contribuenti.it (d'accordo, magari è una panzana, ma di quanto si può discostare il dato reale? Se anche fossero 6 miliardi, sempre sono una bella cifra). Per non parlare di tutti i miliardi di euro che è possibile ricavare in generale dai costi della politica e di ciò che ci gira intorno, a cominciare dall'abolizione degli Enti inutili, passando per la riduzione delle poltrone e delle loro retribuzioni/privilegi, eccetera eccetera. Quantifichiamoli, ed utilizziamo le cifre ottenute per "coprire" le proposte che facciamo. Oppure parlando di infrastrutture, il PD potrebbe dire, ad esempio, facciamo più treni per i pendolari, o più linee di autobus e metropolitana, con i 6 miliardi del Ponte di Messina, inutile e controproducente. E così via.

CONCLUSIONI

L'elenco delle "coperture" possibili è infinito. L'importante è usarle. Altrimenti coloro che non ci votano, o non ci votano più, continueranno a non crederci, perchè si sono stancati di belle parole. E' ora di passare ai fatti.

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Mentre Saviano lascia, il sottosegretario Cosentino resta
post pubblicato in Diario, il 17 ottobre 2008


                                          

"C'è un sottosegretario di questo governo che è stato chiamato in causa per la quinta volta da cinque pentiti differenti e non ha sentito il bisogno di dare alcun chiarimento. Credo che la sua presenza in una postazione così delicata sia imbarazzante per tutto lo schieramento di maggioranza. Sarebbe opportuno che facesse un passo indietro". Inizia così l'intervista del leader PD Walter Veltroni al settimanale L'Espresso, la cui ultima copertina titola gravemente: "La camorra nel Governo", riferendosi alle numerose citazioni dell'On. Nicola Cosentino (Popolo delle Libertà), sottosegretario all'Economia, da parte di vari pentiti di camorra.

Ecco, magari non sarei così drastico. Certo però che essere chiamati in causa da cinque pentiti diversi non è cosa da poco. Lo Stato deve sempre essere al di sopra di ogni sospetto, soprattutto quando si tratta di mafia, di anti-Stato appunto. Poi, in un momento così delicato, con una "guerra" fra camorra e Stato in atto, con giornalisti minacciati (come la Capacchione) e scrittori simbolo dell'anti-camorra come Roberto Saviano costretti a lasciare l'Italia per riprendersi la propria vita, che Cosentino rimanga incollato alla propria poltrona dopo simili accuse è alquanto inopportuno. Dunque, meglio che si dimetta.

P.S. Che poi, in tutto ciò, il Ministro Maroni ridimensioni l'importanza di Saviano, certo non migliora l'immagine del Governo in tema di lotta alle mafie.

P.P.S. Da qualche settimana ho aperto il blog della petizione "Saviano Governatore" che lanciai qualche tempo fa. Fateci un salto.

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