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il blog di Francesco Zanfardino
Bombe sulla Costituzione
post pubblicato in Diario, il 10 ottobre 2010


A dire il vero non volevo parlarne: forse ha ragione chi dice che parlare di ritiro delle truppe dall'Afghanistan a poche ore di distanza di una strage è "sciacallaggio". Ma poi rifletto sul fatto che queste stesse persone approfittano della strage per parlare di caricare le bombe sui nostri aerei in missione, e allora mi accorgo di quanta ipocrisia ci sia in quell'affermazione. La proposta è di La Russa, il ministro della Difesa. Anzi, nemmeno sua, perchè il ministro non si è voluto prendere questa responsabilità, delegandola al Parlamento: a casa mia, si dice "ha tirat a petrella e ha annascus a manella" (ha tirato la pietra e ha ritirato la mano).

In realtà, anche questa proposta di La Russa spezza un po' l'ipocrisia sul caso Afghanistan, ovvero sul fatto che i nostri soldati in realtà operano in un contesto di guerra e non in un contesto di pace. E, pertanto, se continuano a restare equipaggiati come per una missione di pace, corrono troppi rischi. Tre sono quindi le scelte: o andarsene dall'Afghanistan, o restarvi armando i soldati per una guerra, e quindi modificando l'articolo 11 della Costituzione (che ripudia la guerra come strumento di offesa, ricordiamolo, e le bombe possono essere usate solo per attaccare e non certo per difendersi). Oppure restare impassibili di fronte alla catena di bare dei nostri giovani soldati.

Chi mi segue sa quale sarebbe la mia scelta: andarcene dall'Afghanistan. Andarcene da una missione non nostra, in un Paese che non ci creava più problemi di tanti altri e che non aveva limitazioni della libertà e della democrazia peggiori di  tanti altri. Che comporta dei costi umani, di risorse ed economici per i quali abbiamo ben altre priorità. Che è di troppo rispetto alle altre missioni in cui siamo già impegnati, e che sono vere missioni di pace: e, se proprio dobbiamo, potremmo sostituire questa missione con un'altra, potremmo puntare sulla Somalia, dove quantomeno ci sarebbe un senso "storico". Ma, ripeto, abbiamo ben altre priorità che tante missioni militari: quei 16 miliardi di euro che La Russa vorrebbe spendere per 131 cacciabombardieri sono uno schiaffo ai milioni di lavoratori italiani disoccupati o in grande difficoltà.

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Chi cerca lo scontro
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2010


                                          

Ci hanno raccontato per mesi che il progetto Marchionne era la fiera delle meraviglie, e che solo la brutta e cattiva Fiom non voleva capirlo per alimentare uno scontro ideologico ai danni dei lavoratori.

Ora conosciamo la verità.

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E meno male che ci hanno giurato
post pubblicato in Diario, il 16 agosto 2010


                                         

Secondo il ministro Alfano, nonchè numerosi altri esponenti della maggioranza e del Governo, "la Costituzione andrebbe letta, a cominciare dall'articolo 1, che dice che la sovranità appartiene al popolo. Questa è per noi una bussola molto chiara: il popolo decide chi mandare al Governo e qualunque ipotesi che preveda che chi ha vinto le elezioni fa l'opposizione e chi le ha perse sta al Governo è una interpretazione che viola l'articolo 1 della Costituzione".

Ecco, io suggerirei ad Alfano e compagnia una bella rilettura della Costituzione, che non solo dovrebbero conoscere ma sulla quale hanno giurato, e dove non c'è affatto scritto che l'unico Governo possibile è quello uscito dalle elezioni. Anche perchè la nostra è una Repubblica parlamentare, dove il popolo, quello che ha la sovranità, elegge il Parlamento, non il Governo. Il Governo è nominato dal Presidente della Repubblica, ed ottiene la fiducia dalle Camere: se i membri di queste ultime la accordano inizialmente, e poi successivamente la negano, il Presidente della Repubblica ha tutto il diritto di verificare se è possibile proseguire la legislatura, nominando un nuovo Governo (che dovrà ottenere la fiducia dalle Camere) o andare a nuove elezioni.

Ma ovviamente questo Alfano e la cricca berluscones lo sa benissimo (d'altronde, il Ministro se ne intende di incostituzionalità). Ne hanno solo paura. O forse semplicemente vogliono inseguire il populismo. In ogni caso, bene ha fatto Napolitano a metterli al loro posto.

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Diritti in carcere
post pubblicato in Diario, il 15 agosto 2010


                                        

Come ogni anno, in periodo agostano si torna a parlare delle condizioni dei carcerati, grazie alla periodica e meritoria azione dei Radicali Italiani "Ferragosto in carcere", ovvero una visita di massa da parte di centinaia di parlamentari e consiglieri regionali nelle carceri di tutti Italia. Un argomento spinoso cui molti Italiani si rifiutano di pensare, vuoi per mancanza di informazione, vuoi per una bassa e diffusa cultura, stimolata dalla cattiva politica, per la quale bisogna fottersene dei diritti dei carcerati, perchè sono dei criminali e se soffrono più del dovuto è una giusta punizione.

Non è certo d'accordo con loro, però, la Costituzione Italiana, che all'articolo 27, comma 3 ricorda: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tenedere alla rieducazione del condannato"; per non parlare di secoli di tradizione culturale Italiane che trovano la loro massima espressione già nel Settecento con il "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, pieno di principi di una stravolgente attualità e persino futuribilità. Principi che non coincidono propriamente con l'attuale quadro delle carceri italiane, ben descritto nel rapporto 2009 dell'Associazione Antigone, emblemicamente intitolato "Oltre il tollerabile": il dato più riportato dai media è quello del drammatico sovraffollamento delle carceri, dato che all'epoca del rapporto (nel frattempo i numeri sono inevitabilmente cresciuti) erano presenti nelle carceri italiane ben 63.460 detenuti, circa 20.000 in più della capienza regolamentare e quindi persino oltre la capienza considerata "tollerabile" per legge (circa 60.000, per l'appunto); ed, essendo una media, capirete facilmente che in diverse realtà carcerarie italiane il sovraffollamento sia ancora peggiore, come a Ponticelli, il carcere più sovraffollato d'Europa, con 2.700 detenuti ospitati a fronte di una capienza di 1.300. Ma tanti sono i problemi connessi alle condizioni dei detenuti, quali le carenze di organico, di fondi, di sistemi di recupero sociale. Con un risultato di ben 41 suicidi in carcere da inizio 2010.

Chissenefrega, risponderanno ancora molti Italiani. Ma le condizioni dei carcerati non sono solo una questione di principi, di diritti: migliorarle conviene a tutti. Non solo perchè andare in carcere è una esperienza che può capitare a tutti (anche innocenti purtroppo), ma perchè conviene dal punto di vista della nostra sicurezza e del nosto portafogli. Innanzitutto perchè è dimostrato da qualunque indagine statistica che le condizioni di detenzione influiscono sul tasso di recidiva, ovvero sul ritorno al crimine dei detenuti: peggiori sono, più alto è il tasso. D'altronde, il comune senso di logica dovrebbe indurre a pensarlo: come si può pensare di recuperare alla socialità una persona che non solo non ha avuto l'opportunità di capire il proprio errore, per la scarsità di assistenti, psicologi e quant'altro, non solo non ha avuto l'opportunità di imparare una strada alternativa al crimine, per l'assenza di biblioteche, laboratori, esperienze lavorative intra ed extra-carcere, eccetera, ma ha dovuto anche scontare la pena in condizioni pessime, al di fuori di quella civiltà cui eppure dovrebbe elevarsi?

E poi, dicevo, la questione strettamente e direttamente economica. Basti solo ricordare che il 5 Agosto 2009 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia a risarcire un detenuto bosniaco detenuto in condizioni di sovraffollamento al di sotto del limite tollerabile: un risarcimento che, se tutti i detenuti in queste condizioni facessero analoga richiesta, e le varie associazioni in difesa dei diritti dei carcerati si stanno organizzando in tal senso, porterebbe lo Stato italiano a sborsare 153,6 milioni di euro all'anno.

Perchè allora non anticipare simili esborsi, investendo in nuove carceri (per davvero, e non come fa il Governo con le sue ripetute promesse puntualmente smentite dai fatti) e magari aumentando le misure alternative al carcere, che sempre secondo il rapporto Antigone attualmente coprono il 15% dei detenuti (di cui solo poi solo lo 0,45% hanno commesso reati durante la misura)? E magari anche abolendo la Fini-Giovanardi e i vari provvedimenti legislativi che hanno portato migliaia di tossicodipendenti in carcere, sovraffollandoli, anzichè negli istituti di terapia in cui dovrebbero stare, in quanto malati e non criminali?

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Libertà di culto
post pubblicato in Diario, il 14 agosto 2010


                                       

In America, un Presidente in difficoltà nei sondaggi trova il coraggio di dire sì ad una centro culturale islamico a Ground Zero, proprio dove il terrorismo di matrice "islamica" (distorta) di Al Qaeda ha lasciato un segno di dolore indelebile in tutti gli Americani. E il sindaco di destra (seppur liberale), ebreo, è d'accordo.

In Italia, ministri della Repubblica se ne vanno in giro coi maiali nei terreni dove si costruiscono le moschee. E decine di migliaia di musulmani sono costretti a chiedere ospitalità alle Chiese, quando gli va bene, per poter pregare collettivamente durante il Ramadan.

Della serie: avremo pure la Costituzione più bella del mondo, ma altrove la applicano decisamente meglio.

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Giorgio, Giorgio ...
post pubblicato in Diario, il 7 marzo 2010


                                                

Incredibile ma vero. Questo deve aver pensato chiunque, con un minimo di consapevolezza delle leggi, nel leggere le motivazioni con le quali Giorgio Napolitano ha "giustificato" la sua firma al "decreto salvaliste" a chi, via mail, gliene chiedeva il perchè.

In sostanza, per quello che dovrebbe essere il nostro Presidente della Repubblica, "non si poteva escludere il maggior partito d'Italia". Insomma, per il tutore dell'ordine costituzionale non contano le leggi, non contano le regole, non conta la Costituzione, ma conta unicamente il presunto "diritto" degli elettori di un grande partito a votare il loro partito, anche se questo partito è totalmente fuorilegge. A questo punto non avrebbe nemmeno senso parlare di "decreti costituzionali" e decreti "inconstituzionali", come quello che è stato presentato per primo a Napolitano: ogni decreto è costituzionale se riguarda il "primo partito". E i partiti piccoli? Si devono fottere solo perchè sono piccoli? Cose da pazzi.

Per carità, non è una baggianata pensare che "non si possa escludere il primo partito". E' un "ragionamento politico", che potrei anche condividere. Il fatto è che al Presidente della Repubblica compete il rispetto delle regole, non i "ragionamenti politici", che invece spettano al Parlamento. Ed era infatti in quella sede che andava approvato il "salvaliste", con l'accordo di tutte le forze politiche. E se questo non era possibile, pazienza: non è certo colpa di nessuno, se non dei dirigenti del PDL, se il "primo partito" non si presenta in una dannatissima circoscrizione.

Insomma, Napolitano ha toppato, e di brutto. Quasi ne andrebbero chieste le dimissioni, anzichè assolverlo come fa ipocritamente una parte dell'opposizione. Anche questo è incredibile, ma vero: si riesce a dichiarare incostituzionale un decreto e contemporaneamente a dire che il Garante della Costituzione ha fatto bene a firmarlo. La mancanza di palle è contagiosa, a quanto pare.

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Fascismo
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2010


                                              

Non ne abbia a male Napolitano, ma non mi viene altro termine per definire lo strupro della democrazia commesso dal Governo l'altra sera, anche con la sua complicità. "Fascista", d'altronde, è l'unico aggettivo adatto per definire una norma che modifica le regole del gioco a giochi già fatti, e questo è quello che fa il presunto "decreto interpretativo salvaliste".

Altro che interpretativo. Questo decreto concede alle liste non ammesse la possibilità di ricorrere al TAR anche un mese prima del voto, ma non la possibilità di ricorrere sulle liste ammesse; inoltre, concede alle liste di essere ammesse anche senza presentare formalmente le firme, ma semplicemente dimostrando di essere nei locali dell'ufficio elettorale (!); concede alle liste trovatesi in questa condizione di presentarsi ufficialmente a partire dal primo giorno non festivo successivo all'entrata in vigore del decreto; accorcia a soli sei giorni i giorni che devono passare dall'affisione del manifesto con le liste al giorno del voto. A prescindere dal "merito" (?!?) dei provvedimenti, in cosa questi provvedimenti sarebbero una interpretazione della legge esistente? Sono innovazioni a giochi fatti, e basta. Non solo: il secondo comma del'art. 15 della legge 400/1988, tuttora in vigore, impedisce espressamente di modificare con decreto le materie indicate nell'art. 72 della Costituzione, tra le quali la materia elettorale; d'altronde dovrebbe essere ovvio, dato che le regole elettorali sono una garanzia fondamentale della democrazia.

Eppure questo Governo "fascista" (ora possiamo dirlo) non si è fermato davanti all'ovvietà. Il problema, piuttosto, è chi doveva fermarlo, ovvero il sig. Giorgio Napolitano, che mi rifiuto a questo punto di definire Presidente della Repubblica, ovvero colui che dovrebbe il garante della legalità costituzionale, ha fatto finta di non vedere, per mancanza di "palle" evidentemente. Mi dispiace, perchè lo stimavo molto, ma mi ha deluso profondamente. Ormai non vedo più difese dai soprusi di questo Governo, se non la protesta popolare. Speriamo ci sia, e bella forte.

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Non c'è due senza tre
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2010


                                              

Lombardia e Emilia Romagna potrebbero tornare a voto dopo le Regionali di Marzo: a quanto pare, infatti, le più che probabili rielezioni di Formigoni e Errani, governatori uscenti rispettivamente da tre e due mandati, potrebbero essere dichiarate illegittime. La notizia da qualche tempo bazzica sul blog di Beppe Grillo: in pratica, l'articolo 2 della legge 165 del 2004, che disciplina i casi di ineleggibilità dei Governatori di Regione, prevede la "non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale".

Le parole non lascerebbero scampo ai due, anche se c'è un dubbio sulla retroattività della norma o sulla sua applicabilità in mancanza di una autonoma legge elettorale regionale. In ogni caso, un ricorso sarebbe più che fondato, secondo il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida. Ma dobbiamo correre il rischio? Non c'è modo per gli elettori di sapere se il loro voto sarà inutile?

Anche se, in effetti, legge o non legge, il tema della ricandidabilità per così tanti mandati (Formigoni, se eletto, si appresterebbe a celebrare il "ventennio") andrebbe affrontato comunque dalla politica. Per il PD e il PDL era così indispensabile ricandidare Formigoni e Errani? Davvero non c'erano personalità in grado di guidare meglio la Regione?

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Damocle a punti
post pubblicato in Diario, il 6 febbraio 2010


                                             

L'idea del "permesso di soggiorno a punti", proposta dai ministri Maroni e Sacconi, rischia di diventare l'ennesima trovata demagogica senza un'utilità concreta. Demagogica, perchè dà a certa opinione pubblica l'impressione di essere più inflessibili con gli immigrati. Disutile, perchè altro non farà che inserire nuove pastoie burocratiche per gli immigrati che vengono in Italia per lavorare e che già fanno i salti mortali per ottenere la cittadinanza dopo anni e anni di residenza in Italia. Ora persino per ottenere il permesso di soggiorno dovranno farlo, "dimostrando" di conoscere la lingua italiana, di conoscere la Costituzione e di compiere altri passi verso l'integrazione.

Peccato che per questo andrebbe predisposta una rete capillari di "corsi di integrazione", altrimenti trovo difficile che gli sfruttatori di immigrati gli insegnino queste cose. Ma, al di là di questa pur fondamentale considerazione, trovo davvero "crudelmente forzoso" imporre queste normative a delle persone che vengono qui solo per lavorare e che nella maggior parte vorrebbero tornare in patria, senza necessariamente "integrarsi" alla perfezione in Italia, dovendo dimostrare di possedere dei requisiti che tanti "Italiani di nascita" non posseggono (e anche diversi parlamentari, a dire il vero) ed affrontare in più queste difficoltà, con il peso di una nuova "spada di Damocle a punti" sulla testa. Semmai, certi requisiti potrebbero essere richiesti per avere la cittadinanza, per quella parte di immigrati che desidera restare in Italia. Magari con un sistema che premi i più "integrati" con l'abbreviamento dei tempi per ottenere la cittadinanza. Anche se, comunque, andrebbe lasciata la possibilità di ottenere la cittadinanza solo con gli anni di residenza (come avviene oggi): magari con un percorso più lungo, ma la possibilità va lasciata, proprio perchè certi requisiti non vengono certo richiesti agli Italiani "di nascita" ... e non mi sembra molto coerente.

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Carta alla mano
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2010


                                             

Di sicuro, non è affatto consono che i magistrati protestino così platealmente contro un Governo. In una democrazia che funziona, questo non accadrebbe mai. Il problema è che la nostra non lo è, e non perchè, come blaterano i berluscones, i magistrati hanno troppo potere, ma perchè la macchina giudiziaria non funziona e da anni si parla solo di riforme ad personam o ad castam, senza risolvere i reali problemi della Giustizia italiana.

Per questo quelle immagini dei magistrati che sfilano, Costituzione alla mano, ed escono dalle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario, sono preoccupanti. Ci dovrebbero far riflettere su quello che sta accadendo nel nostro Paese, dove non solo i più banali principi costituzionali stanno venendo meno, ma sta lentamente scomparendo la capacità del "popolo", pilastro della democrazia, di reagire. Dovrebbero essere gli Italiani, con centinaia di manifestazioni spontanee, a fare quello che i magistrati stanno facendo. Magari semplicemente per difendere il nostro diritto ad una Giustizia che funzioni, se proprio ce ne sbatte dei principi costituzionali (dove siamo arrivati!).

E invece ci ritroviamo con un Governo che per fini personali va sempre più dritto sulla sua strada dello sfasciamento della democrazia, arrivando fino al punto di aprire, con un lapsus froidiano, l'anno giudiziario. Chissà se è un giorno non sarà solo un lapsus.

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Questione di principio
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2010


                                                

Perdere il lavoro per una giusta battaglia. Questa la sorte toccata a Luigi Tosti, giudice certamente coraggioso che ha rischiato tutto pur di affermare il principio costituzionale della laicità dello Stato, rifiutandosi di lavorare finchè non fossero stati rimossi i crocifissi da tutti i tribunali Italiani.

Già, perchè una legge fascista (letteralmente, visto che è del 1926) prescrive l'esposizione del crocifisso "sopra il banco dei giudici", "secondo la nostra antica tradizione", come "solenne ammonimento di verità e giustizia". E da tanto la legge è rimasta lì, intoccata e intoccabile, a causa di una Chiesa invadente e di una politica debole, che quando non è totalmente prostata si rifugia dietro un "tanto un crocefisso non ha mai fatto male a nessuno". Certo. Il crocefisso non è certo una svastica. Ma siamo sicuri che non stiamo facendo del male al crocefisso? Siamo sicuri che Gesù vorrebbe che la sua figura sia usata da uno Stato per discriminare le altre religioni? Se ricordo bene la faccenda dei mercanti del Tempio, credo di no.

Ma, al di là di questo, uno Stato che si dice laico non può allo stesso tempo identificarsi in un simbolo religioso. Punto e basta. Poco importa che il simbolo in questione sia innocuo, che anzi rappresenti valori condivisi, e che sia ben voluto dalla maggioranza dei suoi concittadini: rimane uno strappo fortissimo al principio dell'uguaglianza dei cittadini. E chiunque crede in questo principio, cristiano o non cristiano, dovrebbe condividerlo.

Ringrazio allora il giudice Tosti, eroe civile un po' come Englaro. Sì, perchè entrambi hanno cercato di condurre le loro battaglie pubblicamente, invece di ricorrere alle soluzioni più facili, ovvero rispettivamente staccare la spina clandestinamente (accade regolarmente in Italia) o rimuovere da solo il crocefisso. Tanto pochi se ne sarebbero accorti. Già, perchè tanti in Italia sembrano non poter fare a meno del crocefisso, ma poi se ne scordano fin troppo facilmente. Soprattutto i valori che rappresenta.

P.S. In onestà, comunque, il CSM non poteva fare altro. Non ha espresso un giudizio di merito, ma ha solo potuto e dovuto punire il rifiuto di tenere le udienze.

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Principi intoccabili
post pubblicato in Diario, il 8 gennaio 2010


                                              

Nello spronare la politica italiana a perseguire la strada del dialogo e delle riforme, tornata in voga con l'irruzione sulla scena del "partito dell'amore", il Presidente del Senato Renato Schifani, di malcelata parzialità berlusconiana, difende la necessità di riformare la Costituzione, anche se "non nella prima parte, quella dei valori, che non è mai stata messa in discussione".

Ebbene, qualcuno ricordi a Schifani, che pure dovrebbe saperlo (visto il suo ruolo), che, a proposito di "valori" e "prima parte della Costituzione", l'articolo 3 della nostra carta dei valori dice che "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge". Non mi pare proprio che questo principio non sia mai stato messo in discussione ... e che le cosiddette "riforme" di cui si parla ne siano estranee ...

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