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il blog di Francesco Zanfardino
Lotta alla mafia
post pubblicato in Diario, il 30 aprile 2010


                                              

Raffaele Cantone in questo articolo pubblicato sull'Unità indica tre idee per salvare le amministrazioni locali dalla collusione con il malaffare:

- tenere fuori i condannati, almeno per reati gravi, dalle P.A. e togliere responsabilità importanti ai rinviati a giudizio;

- ripristinare i controlli preventivi, evitando anche che vengano fatte da società private pagate dagli stessi controllati;

- evitare la confusione di ruoli tra poteri pubblici e attività economiche, a partire dalle società miste "pubblico-privato" che hanno scatenato clientele e "appettiti" criminali.

Tre proposte semplici, chiare, dirette e concrete, da potersi realizzare subito. Senza nemmeno essere una rivoluzione. Magari, se invece di crogiolarsi con il presunto aumento di arresti di boss mafiosi ogni tanto si pensasse anche ad agire più concretamente e direttamente per contrastare le attività mafiose, non ci vorrebbe nemmeno molto per vederle realizzate.

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Eccessi e schiaffi morali
post pubblicato in Diario, il 26 gennaio 2010


                                                 

Andrò controcorrente, ma secondo me le dimissioni di Flavio Delbono ha sbagliato a dimettersi da Sindaco di Bologna. O, perlomeno, era troppo presto per chiederne o auspicarne le dimissioni: non si può ritenere giusto bruciare un mandato appena iniziato, tra l'altro ottenuto con un largo consenso, per faccende contorte e tutte da dimostrare. Trovo convincente la difesa che negli ultimi giorni ha fatto di se stesso Delbono; pur essendo anch'essa tutta da dimostrare, perlomeno presenta un aspetto inoppugnabile: sarebbe davvero strano che una persona rischi carriera e immagine per poche centinaia di euro all'anno quando ne guadagna diverse migliaia al mese. Perchè di tante piccole minuzie si parla, che però messe insieme dalla propaganda del centrodestra hanno scatenato uno scandalo mediatico enorme.

Dunque, credo che prima di chiedere le dimissioni di Delbono si dovesse aspettare non dico un processo ed una sentenza, ma perlomeno che emergesse un quadro indiziario inequivocabile o che adombrasse dubbi fortissimi sull'onestà di Delbono. Ma quel che mi fa più arrabbiare è la disparità di trattamento, ovvero il fatto che le stesse persone che chiedono le dimissioni di Delbono siano troppo spesso le stesse che non le chiedono per altri che sono accusate di cose ben più gravi, con dubbi ben più forti e spesso diverse sentenze a carico. Vedasi Dell'Utri, Cuffaro e tutti i politici condannati in via definitiva e non per reati gravissimi quali il concorso in associazione mafiosa, Ministri indagati come Fitto e condannati per abuso d'ufficio (l'accuas lanciata contro Delbono) come Castelli. Per non parlare di Berlusconi, che oltre alle cose gravi è stato oggetto di scandali simili come il caso D'Addario e i festini in Sardegna con i famosi "voli di Stato" pieni di nani e ballerine.

Cose per le quali persino gli esponenti del centrosinistra non chiedevano le dimissioni dell'avversario Berlusconi, anzi difendono il diritto di Berlusconi a difendersi proseguendo il mandato, ma le chiedono invece per i propri esponenti persino in caso come quelli del "Cinziagate", ma si pensi anche al caso-Marrazzo, dove "l'enorme gravità" era che Marrazzo, colto all'improvviso dallo scandalo, avesse tentato di mentire (e tutte le bugie che Berlusconi ha detto sul caso Noemi, allora?), o al caso-Puglia, dove persone indagate per cose anche gravi si sono dimessi senza nemmeno aver ricevuto un rinvio a giudizio. Probabilmente perchè gli esponenti del centrosinistra devono dimostrare una correttezza maggiore del centrodestra. Ma allora si riconosca anche la superiorità morale del centrosinistra (e questi la rivendichino) che, per quanto fortemente inquinato dalla malapolitica, dimostra sempre di comportarsi meglio (o meno peggio, fate voi) degli altri. E invece no, per carità, parlare di "superiorità morale" è diventato un tabù persino per lo stesso centrosinistra.

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Niente dimissioni, siamo italiani
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2009


                                                  

Terremoto a Westminster. Un ministro costretto a dimettersi, due parlamentari di opposti schieramenti costretti a dimettersi ed altri messi sotto inchiesta per corruzione e l'intera politica britannica sotto l'occhio del ciclone mediatico, e soprattutto popolare, a causa delle rivelazioni fatte dal Daily Telegraph circa le "spese allegre" fatte dai politici inglesi con i soldi dei contribuenti. Ovvero un uso molto improprio dei "rimborsi spesa" di cui i politici d'Oltremanica godevano per "rimpinguare" il già onorato stipendio di 60mila sterline l'anno (che è pur sempre la metà, va detto, di quello percepito dai colleghi italiani): cinema in casa, poltrone per massaggi, riparazioni di piscine e campi da tennis, pranzi al ristorante, bottiglie di vino e persino confezioni di Tampax. Quasi tutto lecito, ma ovviamente moralmente sbagliato. Sbagliatissimo. Tanto da far indignare un Paese interno, che riempie di lettere il Telegraph, e da far sembrare molto concreta l'ipotesi di elezioni anticipate, chieste dai due terzi dei sudditi della Regina (almeno stando ai sondaggi della BBC).

Qualcosa di simile era anche accaduto, anche se con polemiche minori (ovviamente, vista la pronta risposta e soprattutto perchè le nomine dovevano ancora avvenire) nell'America di Obama, che nel nominare i nuovi ministri ha dovuto fare parecchie sostituzioni per via della stampa che di volta in volta ne metteva in evidenza i difetti: uno perchè non aveva dichiarato 400 miliardi di tasse, un altro perchè non aveva pagato i contributi alla colf, un altro ancora perchè indagato, solo indagato, per una tangente. Con un Presidente che si è sentito in dovere di ammettere di aver fatto una "cavolata" davanti alle principali TV americane. E cose simili accadano in tutto il mondo, almeno quello democratico (e "totally free"...), ogni qual volta dei politici sono coinvolti in scandali più o meno gravi.

Non in Italia. Siamo il Paese delle decine e decine di Parlamentari condannati in via definitiva, per reati del calibro di corruzione, ricettazione, banca fraudolenta, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in bilancio, frode fiscale, finanziamenti illeciti, peculato abusi d'ufficio; e una sfilza infinita di altri politici, più o meno importanti, condannati, indagati, rinviati a giudizio per reati riguardanti la gestione della "cosa pubblica". Anche Ministri indagati, come l'allora Mastella ma anche l'attuale Raffaele Fitto, solo che in Italia invece di pretenderne le dimissioni si fanno inviare gli ispettori dai loro colleghi della Giustizia ai Tribunali che li indagano. Personaggi molto discutibili puntualmente ricandidati anche alle prossime elezioni Europee (Mastella per tutti).

Un'Italia brillantemente rappresentata dal libro "La Casta" di Rizzo e Stella. Un successo editoriale che sembrava preludere ad una "rivoluzione" dei criteri di giudizio anche per gli elettori Italiani. Eppure, a parte una passeggera, seppur forte, ondata di indignazione, di quella "rivoluzione" non s'è vista neanche l'ombra, ed anzi ha finito per danneggiare, contribuendo alla spinta astensionistica del suo elettorato, quella parte di politica che pur è la meno invischiata in questi processi, e pur adotta "codici etici", per quanto molto perfettibili (soprattutto nella loro applicazione). Ed oggi di queste cose nemmeno se ne parla più. Anche se, comunque, non dovrebbe essere l'indignazione dei cittadini e l'attività dei giornali a spingere alle dimissioni i politici compromessi, bensì i partiti stessi ... ah, ma giusto, niente dimissioni, non siamo inglesi.

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Europorcellum
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2008


                                                 

Niente da fare. La maggioranza tira dritto, e sembra che "l'europorcellum" si farà. Ovvero probabilmente alle prossime elezioni europee voteremo con una nuova legge elettorale, che cancellerà le preferenze e imporrà una soglia minima del 5% per accedere all'Europarlamento, oltre alla revisione il numero delle circoscrizioni.

Nemmeno l'appello di Napolitano ha spinto la maggioranza a rivedere le proprie intenzioni, aprendo al dialogo e all'ascolto delle proposte delle opposizioni. In fondo le proposte delle opposizioni, capitanate dal PD, sono anche ragionevoli: mantenimento della preferenza, soglia di sbarramento al 3%, riduzione delle dimensioni delle circoscrizioni, obbligo di primarie, no a candidature plurime ed ineleggibilita' per i componenti del governo, per i presidenti delle regioni, delle province e per i sindaci delle grandi citta'. Niet. Il Governo tira dritto.

A questo punto viene da chiedersi perchè. il Governo giustifica le sue scelte in questo modo: mettiamo lo sbarramento alto per evitare il frazionamento e aboliamo le preferenze per consentire l'elezione a professionisti capaci e impegnate che però avrebbero difficoltà a farsi eleggere. Entrambe le considerazioni del Governo sono sbagliate: il problema del frazionamento si pone quando si elegge il Parlamento, perchè c'è un problema di governabilità. Ma all'Europarlamento questo problema non sussiste, in quanto non si va ad eleggere un Governo, ma una camera rappresentativa: e dunque non ci sono ragioni per negare la rappresentanza a forze politiche che rappresentano il 3-4% degli Italiani. O vogliamo essere rappresentati, nella migliore delle ipotesi, solo da 5 partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv, Udc)? Per quanto riguarda le preferenze, poi, già abbiamo sperimentato per due volte le "liste bloccate" (alle elezioni politiche), e non mi sembra che siano stati eletti fior fior di "professionisti", soprattutto dalle parti del Pdl tra l'altro, ma casomai molti portaborse, parenti e pregiudicati. Dunque, è sempre più forte che questa legge sia voluta fortemente da Berlusconi perchè così può aumentare il numero delle poltrone per i suoi (escludendo altre forze politiche dalla "spartizione" degli europarlamentari), ed inoltre può anche gestirle come vuole (piazzandoci chi vuole con le liste bloccate). Evitando magari anche la concorrenza dei candidati di AN, che correranno nelle liste del PdL, e che potrebbero dare fastidio ai suoi (poichè con le liste bloccate può spartire a priori le poltrone, e ormai AN ha perso il suo potere di ricatto).

E allora sto "europorcellum" non s'ha da fare. Non si può limitare così fortemente il diritto di rappresentanza e il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ma nemmeno dire "no" a priori a qualsiasi cambiamento. Dunque, ecco le mie proposte:
- confermare le preferenze, scendendo a due preferenze di genere, ovvero una preferenza per un candidato uomo ed un altro per una candidata donna;
- 20% degli eletti scelti attraverso un "listino", ovvero il 20% degli eletti di un partito scelto attraverso le liste bloccate, in modo da garantire la possibilità ai partiti di inserire quei "professionisti" di cui prima (lascia che poi non lo faranno, però almeno di principio ci deve essere qualcosa);
- sbarramento al 3%, oppure niente sbarramento, intervendo però sui rimborsi elettorali, stabilendo criteri meno "allegri" per la loro assegnazione in modo da scoraggiare la corsa di partitini fondati apposta per acchiappare i finanziamenti;
- stop alle candidature in più circoscrizioni, evitando così che molti eletti siano determinati dalle rinunce di altri eletti che si sono candidati in più circoscrizioni;
- aumento del numero delle circoscrizioni, evitando così il problema di regioni che non riescono ad eleggere europarlamentari (come la Sardegna);
- ineleggibilità per condannati in via definitiva e condannati in primo grado per reati gravi (anche se si deve fare un discorso più preciso).

E poi, importantissimo, approvare insieme le nuove norme. Le regole del gioco vanno scritte insieme: lo ripetono tutti da tempo, ma sembra che nessuno voglia davvero.

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