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il blog di Francesco Zanfardino
Ennesimo rinvio per il taglio degli Enti inutili
post pubblicato in Diario, il 30 luglio 2008


                                                 

Oggi il Senato ha approvato il "decreto milleproroghe", tornato a Palazzo Madama dopo "l'incidente" di ieri sull'emendamento del PD. Tra le misure intraprese anche la proroga dei termini per la soppressione di alcuni enti pubblici, per la riorganizzazione delle comunità montane da parte delle Regioni e la costituzione di nuove province.

Non si tratta certo di una buona notizia. In tempi di difficoltà economiche, di "più tagli per tutti" (sicurezza, sanità, infrastutture) lo Stato dovrebbe dare il proprio esempio eliminando gli sprechi della propria "giungla" di amministrazioni, spesso non solo inutili ma dannose, con una sovrapposizione di più enti davanti alla quale il cittadino non sa a chi rivolgersi. E invece arriva l'ennesimo rinvio della questione, nonostante gli annunci fatti in campagna elettorale.

Qualcosa era stata fatto, come ci ricordava un famoso manifesto con cui in campagna elettorale l'Italia dei Valori si appropriava di alcune misure del precedente Governo, dichiarando di aver "tagliato il grasso alla politica": il precedente Governo infatti aveva di fatto predisposto l'abolizione del 60% delle circoscrizioni comunali e del 40% delle comunità montane, più vari tagli mirati sugli sprechi degli Enti Locali. Tuttavia, la procedura dei tagli era in gran parte affidata alle Regioni, e il decreto di oggi ne rinvia il termine di attuazione.

Non si può più aspettare. Basta sprechi, basta burocrazia. Non chiedo molto: non sono fra quelli che chiedono l'abolizione totale delle comunità montane, ne quella delle Province. Chiedo semplicemente dei criteri razionali per la costituzione degli Enti Locali: non sono più accettabili nè comunità montane ai livelli del mare, nè Province sotto i 200mila abitanti, nè Comuni sotto i 5mila abitanti (al massimo qualche eccezione per enti "storici" ed "isolati"). Ci vuole tanto?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Il paese delle montagne (?)
post pubblicato in Diario, il 24 ottobre 2007


 
                              <b>Roma, 20.000 manifestano in corteo<br>contro il taglio delle comunità montane</b>

Oggi 20.000 persone hanno manifestato a Roma contro il taglio delle comunità montane previsto dal Governo in Finanziaria; in particolare, questi enti dovrebbero ridursi di un terzo, da 355 a 250, consentendo un risparmio di circa 67 milioni di euro. "Non ci stiamo a fare l'agnello sacrificale di questa commedia sui costi della politica", ha dichiarato Enrico Borghi, presidente dell'Unione comunità montane.

E' vero. Le comunità montane, al pari delle province (e in generale tutti gli enti statali) sono da qualche tempo al centro di una campagna demagogica, che ne chiede addirittura l'abolizione totale. Invece, la loro funzione in molti casi è fondamentale: infatti, le aree montane spesso sono le più povere, le più disagiate e (visto l'abbandono dei giovani) anche le più abbandonate e vecchie; inoltre, spesso sono formate da tanti piccoli comuni, che così possono condividere gli stessi servizi (poste, inps, ecc. ).

Tuttavia, come bene emerge da un passo de "La casta" di Rizzo e Stella (che è possibile leggere integralmente qui), buona parte delle comunità montane non rientrano in questi requisiti, cioè non sono formate da comuni di montagna: emblematico il caso della comunità montana della Murgia Tarantina, formata da 9 comuni, la cui altitudine media è 213 metri (e alcuni comuni come Palagiano sono sul livello del mare, lì a due passi). Ma questo non è l'unico caso: negli ultimi anni sono proliferate tantissime comunità montane "fittizie", costituite con l'unico scopo di accaparrarsi finanziamenti e poltrone. Ad esempio in Sardegna, dove c'erano ben 25 comunità, fra qui alcune a dir poco fantasiose, come quella della Riviera (!) della Gallura: c'erano, perchè la giunta di centrosinistra di Soru, dopo un lungo braccio di ferro con gli interessi locali (restii a rinunciare ad un giro di 11 milioni di euro), ha ridotto le comunità sarde da 25 a 8.

In conclusione, bisogna eliminare comunità (e province), ma solo dove sono inutili, ingiustificate e fonte di spreco e di interessi personali (e cioè in buona parte dei casi). Sì ai tagli dunque, ma con criterio.

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