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il blog di Francesco Zanfardino
Comunicazione unidirezionale
post pubblicato in Diario, il 25 settembre 2010


                                             

Confesso: ho qualche difficoltà a commentare il videomessaggio di Fini sulla faccenda di Montecarlo. Come fin dall'inizio di questa squallida vicenda, delle sue parole e dei suoi comporamenti si è già detto di tutto e di più (e il peggio è che si può dire di tutto e di più, visto che la chiarezza in questa vicenda è ben lontana dal profilarsi).

Quel che ho notato, però, è che entrambi i protagonisti di questa diatriba, ovvero Fini e Berlusconi, hanno usato lo stesso mezzo per esporre le proprie ragioni: un videomessaggio. In effetti è da un bel po' che entrambi comunicano entrambi per messaggi e comizi, insomma in maniera unilaterale: al massimo, si fanno intervistare da persone amiche.

Paura delle domande scomode? Probabile. Fatto sta che di questa unilateralità ci ha un po' stufato. E non è affatto democratica, o innovativa, anche se fatta via Internet: sa fin troppo di politica vecchia, stantia, elitaria.

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Schifacebook?
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2009


                                                

Secondo Renato Schifani Facebook "è più pericoloso dei gruppi terroristici degli anni '70". Questa è la lezione che secondo il Presidente del Senato bisognerebbe trarre dall'aggressione a Berlusconi, unendo la retorica del "clima d'odio" allo scandalo creato dai media tradizionali sui gruppi pro-Tartaglia. Una lezione che in realtà sa molto di ignoranza, perchè solo in questo modo si può giustificare la posizione di Schifani, che altrimenti non potrebbe essere altro che un tentativo di strumentalizzare l'aggresione di Milano per mettere a tacere Facebook (cosa che, in effetti, è non solo possibile, ma persino plausibile).

Solo chi non conosce Facebook, infatti, può ritenerlo un focolaio di violenza. Certo, farebbe altrettanto sfoggio di ignoranza chi sostenesse che su Facebook non c'è violenza, ma non è questo il punto: il fatto è che Facebook è semplicemente un mezzo di comunicazione, come la televisione, la radio, la posta, o un muro. Come tutti i mezzi di comunicazione, può essere usato con intenti edificanti o meno, ma ciò non autorizza certo a screditarlo come "covo di estremisti" e magari pretenderne l'eliminazione: sarebbe come abbattare tutti i muri perchè su alcuni ci sono delle scritte offensive, o eliminare la televisione perchè su alcune trasmissioni avvengono delle risse.

La novità di Facebook rispetto ai media tradizionali, semmai, è quella della interattività: non si ha più un rapporto comunicativo mittente-ricevente di "pochi a molti", ma di "molti a molti". Facebook, insomma, rende più facile a tutti condividere i propri pensieri e le proprie opinioni con una platea molto ampia. Quindi, indubbiamente rende più facile condividere messaggi d'odio, ma altrettanto rende più facile condannare e far eliminare quei messaggi (com'è infatti avvenuto, e avviene ogni volta che qualcuno su Facebook tenta di diffondere messaggi razzistici o comunque violenti), attraverso un dibattito vivo, democratico e soprattutto libero che solo i social network come Facebook possono garantire (come dimostra la vicenda iraniana, dove i social network sono rimasti l'unico mezzo di comunicazion a disposizione dei manifestanti anti-regime). Come ha detto l'on. Della Vedova (Pdl), insomma, attaccare Facebook è come attaccare la libertà di comunicare e scambiarsi idee. Perchè evidentemente se ne ha paura, aggiungo io.

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Rivoluzione Democratica (3): Comunic-azione
post pubblicato in Diario, il 13 luglio 2009


                                            

Continuo la serie di riflessioni sul futuro del Partito Democratico, che ho voluto simbolicamente chiamare "Rivoluzione Democratica", in vista di un Congresso che sembra profilarsi come l'ennesimo riciclarsi di una classe dirigente che non solo non cambia le facce, ma che da 15 anni non cambia nemmeno modi e contenuti (pur con le dovute differenze, ovviamente). Si dovrebbe parlare di soluzioni efficaci ai tanti problemi del PD, e invece, almeno da quello che è possibile capire dalla storia delle dichiarazioni dei due candidati, o i problemi si evitano, o si affrontano con soluzioni sbagliate.

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Dopo aver fatto la solita copia dell'incipit dei primi due post, in cui ho poi parlato di selezione della classe dirigente e di capacità di proposta politica, oggi mi occupo della capacità comunicativa del Partito Democratico.

IL FATTO

Nell’era dei mass-media politica e comunicazione vanno ormai di pari passo: puoi avere le idee più brillanti ma, se non sai comunicarle e/o non hai mezzi per comunicarle, finirai per essere sopraffatto da chi può farlo, anche se offre contenuti peggiori. D’altronde è ovvio: non siamo certo un Paese di soli intellettuali e gente acculturata, dunque dei partiti di massa che si rispettino devono saper comunicare in maniera semplice e diretta.

Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, è evidente che più visibilità garantiscono, più politicamente funzionano. E così un recente rapporto del Censis, sui mezzi comunicativi utilizzati dagli Italiani per formarsi un'opinione politica alle ultime elezioni Europee, ha certificato che la TV è determinante, con il 70% degli elettori che ha utilizzato i TG in tal senso, ed un 31% che ha fatto altrettanto con le trasmissioni di approfondimento. I giornali sono fermi al 25%, i canali all-news e la radio entrambi al 6%, Internet solo al 2%. Mentre il confronto con familiari e amici resta ancora importante per l'11% degli elettori.

IL PROBLEMA

Purtroppo l’Italia da questo punto di vista è una democrazia molto imperfetta, dato che l’accessibilità ai mezzi comunicazione non è equa: Berlusconi e company controllano direttamente una larga fetta del mondo mediatico, ed indirettamente un'altra, lasciando alle altre forze politiche le briciole. E, a proposito della grande importanza dell’informazione televisiva nella formazione delle opinioni politiche, i dati Agcom confermano l’enorme squilibrio fra le varie forze politiche nei programmi di informazione.

E la cosa grave è che, quand’anche il Partito Democratico riceve degli spazi, i suoi esponenti generalmente non sono capaci di sfruttarli appieno, dimostrando un’enorme difficoltà nel farsi pienamente comprendere, di fronte invece ad altre forze politiche che a forza di slogan riescono a fare breccia nell’elettorato (slogan dietro cui non ci sono contenuti, d’accordo, però intanto ne escono vincenti).

LA SOLUZIONE

Riguardo quest’ultimo aspetto, c’è poco da fare: i rappresentanti del Partito Democratico dovrebbero tutti andare a scuola di comunicazione, imparando a filosofeggiare meno e parlare più “come se magna”, parlare come se si avesse davanti la famosa “nonna di Einstein”. Ecco, diciamo che mi accontenterei se perlomeno la zia di Einstein ci capisse, quando vogliamo comunicare qualcosa … e da questo punto di vista torna utile il discorso sulla selezione della classe dirigente: serve un criterio che premi chi vive il territorio, e quindi sappia come parlarci, e non chi considera il territorio un branco di pecore cui dare 15 euro per andare a tesserarsi, per poi richiudersi nelle stanze dei palazzi.

Per quanto riguarda il problema dell’accessibilità ai mass media, innanzitutto il Partito Democratico dovrebbe tornare a parlare, e massicciamente, di temi come il conflitto d’interessi e il pluralismo informativo. Ovviamente in maniera intelligente, utilizzando ad esempio l'obiettività dei dati Agcom e Censis per sbattere in faccia la realtà a chi dice che "con le televisioni non si manipola il consenso" (e facendo tutto il pressing possibile sulle autorità garanti affinchè facciano qualcosa, anche con proteste stile Radicali) e con coerenza, ricordandosi una volta al Governo di rispettare le promesse ... ma, nel frattempo, il PD dovrebbe rispondere cercando in tutti i modi di ampliare e sfruttare al meglio le piattaforme mediatiche di cui può disporre.

Televisione: C'è già YouDem, un buon esperimento di televisione interattiva che però necessita di un investimento maggiore. Tenuto conto che si è scelto di non utilizzare i finanziamenti pubblici (scelta che andrebbe pubblicizzata di più), si potrebbe aprire alla pubblicità (magari solo di un certo tipo), e magari rinunciare al satellite (tanti soldi per poche centinaia di spettatori), ed utilizzare tali fondi per espandere ulteriormente la TV, diffondendola magari sulle tv locali (come faceva la Tv delle Libertà) e pubblicizzandola di più, magari anche assicurandosi firme importanti, garantendosi insomma più visibilità. Inoltre, andrebbe ripensata un po' anche la struttura per valorizzare i territori, offrendo spazi dedicati ai circoli locali.

Radio: Stesso discorso per RadioDem, per la quale però in più si potrebbe pensare di acquistare proprio delle frequenze, passando da web-radio a radio vera e propria.

Giornali: Serve un vero giornale di partito, non i tanti "giornali di aerea" che danno interpretazioni diverse e non riescono a comunicare la linea del partito, un giornale dei territori, che dedichi spazio alle realtà locali, e soprattutto un giornale di massa, non riservato alle solite elite. L'ideale sarebbe un free-press, gratuito e agile di lettura, che abbandoni la seriosità dei giornali tradizionali e strettamente legato alla linea di partito. Un giornale di propaganda, insomma, che punti alle masse. E ai territori: nella mia idea dovrebbero esserci delle pagine riservate alle varie regioni, e addirittura ai singoli circoli (sul modello delle redazioni locali dei giornali tradizionali). Io lo chiamerei "Voce Democratica"...

Internet: Tutto sommato su Internet il PD primeggia ancora, anche se i berluscones stanno recuperando il divario congenito verso la nuova tecnologia. Occorre investire ancora di più, tenendo anche conto del fatto che buona parte degli "internettiani" stanno a sinistra e quindi si può creare anche un filo diretto. Magari si potrebbero anche trovare dei sistemi per far partecipare il popolo di Internet alle attività del Partito, di ogni tipo, mettendo su Internet di tutto, a cominciare da tutti gli esponenti del PD fino all'ultimo circolo di periferia, sfruttando così la grandi opportunità di Internet per garantire maggiore interattività e accorciare la distanza fra politica e cittadini. Inutile descrivere i grandi vantaggi in comunicazione che si avrebbero.

Manifesti: In mancanza di televisioni, l'unico strumento di una certa visibilità che può usare il PD attualmente sono proprio i manifesti. Il problema è utilizzarli bene: sono piuttosto inutili manifesti generici, molto più utili invece quelli del tipo "500 milioni dai redditi alti per un fondo contro la povertà" oppure "Il Governo butta 460 milioni" che sono stati messi in campo nei mesi passati. Oppure tipo quello usato da Penati per la sua campagna a Milano, scimmiottando l'indiano della Lega "Loro non avevano un aeroporto ... adesso neanche noi". Insomma, manifesti ad effetto e/o propositivi. E molti di più rispetto ad oggi. Il resto è piuttosto inutile (vedesi quelli "noi siamo europei" o quelli degli uomini che spingevano le parole, anche se erano fantasiosi :D ), o comunque un'occasione sprecata.

CONCLUSIONI

Insomma, si faccia tutto quello che si può, ma comunicare è indispensabile. Come detto da molti nostri esponenti, la gente deve saper associare il "Partito Democratico" a "cosa vogliamo fare". Insomma, l'uomo della strada di fronte ad una bandiera del PD deve poter dire "ah sì, quelli che vogliono fare questa cosa". Altrimenti, tutti gli altri sforzi sono inutili.

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Fuori le mafie da Facebook
post pubblicato in Diario, il 4 gennaio 2009


                                                 

Negli ultimi mesi è esploso anche in Italia il "fenomeno Facebook", questo grandioso e divertente strumento che permette di raggiungere con pochi clic persone che non vedevi da una vita, o più semplicemente di tenerti in contatto con i tuoi amici, offrendoti la grande possibilità di raggiungere con i propri messaggi, le proprie idee un vasto numero di persone. Bisogna stare attenti ai messaggi, però.

Perchè Facebook non può essere inquinato da sostenitori delle fecce di questo mondo. A cominciare dalla mafia. Come denunciato proprio da un gruppo di Facebook, "Fuori la mafia da Facebook", infatti, il social network più famoso al mondo pullula di "gruppi" e "pagine" dedicate ai boss mafiosi, con migliaia di loro sostenitori che scrivono messaggi deliranti e inneggianti alle loro "imprese". Qualche esempio fornito dal gruppo: il "Bernardo Provenzano fans club" (650 membri), "Bernardo Provenzano santo subito" (208 membri), "Bernando Provenzano detto Binnu" (195 membri), "Fans di Totò Riina ... un uomo incompreso" (266 membri), "Se non ami Totò Riina la tua vita non ha senso" (100 membri). Ma basta cercare per trovare altri gruppi del genere, come le pagine dedicate allo stesso Provenzano (rispettivamente 316 e 69 fans), a Riina (ben 4.632 fans!), Matteo Messina Denaro (142 fans), eccetera, ma anche boss camorristi, come Raffaele Cutolo (la sua pagina conta 948 fans).

Ebbene, come riportato da Repubblica.it, Facebook si rifiuta di eliminare questi gruppi e queste pagine. "Sarebbe censura". Come come come? Sarebbe censura impedire che imbecilli diffondano i messaggi mafiosi su Facebook, frequentato da milioni di persone, in gran parte ragazzi? E' censura impedire qualsiasi aiuto alla mafia nel fare leva sulle future generazioni? E poi, con quale logica Facebook può sostenere la censura delle foto con allattamento al seno e non di questi gruppi? E poi il regolamento di Facebook parla chiaro: aderendo a Facebook si accetta di non usare il servizio per "caricare, pubblicare, trasmettere, condividere, memorizzare o rendere disponibili in altro modo contenuti che possono costituire, incoraggiare o fornire istruzioni a carattere criminale, violare il diritto di una parte, o che possono altresì violare qualsiasi tipo di legge locale, regionale, nazionale o internazionale". Più istituzione a carattere criminale di così!

Sono sicuro che alla fine Facebook porrà rimedio. Intanto, mi sono iscritto al gruppo "Fuori le mafie da Facebook". Fatelo anche voi.

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