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il blog di Francesco Zanfardino
Acqua di casa mia
post pubblicato in Diario, il 11 ottobre 2010


Soprendentemente, la Coop ha deciso di lanciare una campagna nazionale di promozione dell'acqua del rubinetto, sottolineandone gli enormi vantaggi economici per le famiglie (un litro di acqua costa circa 0.1 centesimi se è del rubinetto, diverse decine di centesimi a seconda dei vari tipi di acqua imbottigliata) e soprattutto il minore impatto ambientale, dovuto al mancato imbottigliamento e al mancato trasporto. Senza alcuno svantaggio, anzi: l'acqua del rubinetto è più controllata e sicura di quella imbottigliata; inoltre, anche dal punto di vista del "contenuto minerale", molte acque sono pressochè uguali a quelle imbottigliate o comunque possono essere "mineralizzate" con appositi filtri.

La Coop continuerà a vendere le acque in bottiglia, anche se aumentando le fonti, anche qui fornendo ai clienti un'adeguata informazione per poter scegliere, eventualmente, l'acqua imbottigliata proveniente dalla fonte più vicina (e che quindi ha viaggiato di meno, impattando quindi di meno). E venderà anche le "caraffe filtranti" per migliorare la qualità dell'acqua in rubinetto (comunque, per i più risparmiosi: sappiate che sono anch'esse inutili, tranne in alcuni casi). Ma si tratta comunque di un'azione essenzialmente anti-economica per la Coop, e che quindi va plaudita al di là di tutte le speculazioni fantasiose che si possono fare sulla vicenda.

Anzi, semmai, andrebbe fatta pressione affinchè sia lo Stato a promuovere la sua acqua, invece di privatizzarla. Inoltre, dato che, tranne che per alcuni soggetti malati che devono consumare determinate acque o per quei rari Comuni dove l'acqua pubblica non è potabile o comunque ai limiti della potabilità, consumare acqua in bottiglia è un vezzo antieconomico e antiambientale, che come tale andrebbe tassato (e, magari, con una parte di questi proventi provvedere a quelle famiglie costrette a bere l'acqua imbottigliata). E magari andrebbero anche rivisti quei prezzi ridicolosamente bassi delle concessioni per l'imbottigliamento delle acque minerali.

Qualcuno dirà che dietro alle acque in bottiglia girano troppe lobby. Ma le lobby sono ovunque: è qui che la politica deve dimostrare la sua forza e agire per il bene comune. Chiedo troppo?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Ennesimo rinvio per il taglio degli Enti inutili
post pubblicato in Diario, il 30 luglio 2008


                                                 

Oggi il Senato ha approvato il "decreto milleproroghe", tornato a Palazzo Madama dopo "l'incidente" di ieri sull'emendamento del PD. Tra le misure intraprese anche la proroga dei termini per la soppressione di alcuni enti pubblici, per la riorganizzazione delle comunità montane da parte delle Regioni e la costituzione di nuove province.

Non si tratta certo di una buona notizia. In tempi di difficoltà economiche, di "più tagli per tutti" (sicurezza, sanità, infrastutture) lo Stato dovrebbe dare il proprio esempio eliminando gli sprechi della propria "giungla" di amministrazioni, spesso non solo inutili ma dannose, con una sovrapposizione di più enti davanti alla quale il cittadino non sa a chi rivolgersi. E invece arriva l'ennesimo rinvio della questione, nonostante gli annunci fatti in campagna elettorale.

Qualcosa era stata fatto, come ci ricordava un famoso manifesto con cui in campagna elettorale l'Italia dei Valori si appropriava di alcune misure del precedente Governo, dichiarando di aver "tagliato il grasso alla politica": il precedente Governo infatti aveva di fatto predisposto l'abolizione del 60% delle circoscrizioni comunali e del 40% delle comunità montane, più vari tagli mirati sugli sprechi degli Enti Locali. Tuttavia, la procedura dei tagli era in gran parte affidata alle Regioni, e il decreto di oggi ne rinvia il termine di attuazione.

Non si può più aspettare. Basta sprechi, basta burocrazia. Non chiedo molto: non sono fra quelli che chiedono l'abolizione totale delle comunità montane, ne quella delle Province. Chiedo semplicemente dei criteri razionali per la costituzione degli Enti Locali: non sono più accettabili nè comunità montane ai livelli del mare, nè Province sotto i 200mila abitanti, nè Comuni sotto i 5mila abitanti (al massimo qualche eccezione per enti "storici" ed "isolati"). Ci vuole tanto?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Proposte per l'Italia (1): Riduzione enti locali
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2008


                        

La campagna elettorale si è aperta da qualche giorno. Alleanze e programmi sono ancora in definizione. Pertanto, mi permetto di suggerire agli aspiranti governanti dell'Italia delle proposte programmatiche (nell'illusione che qualcuno di questi visiti questo blog.....). Questo è solo il primo post di una serie di "proposte per l'Italia".

Oggi ci occupiamo di enti locali. In questa campagna elettorale, come in tutte le campagne elettorali della storia italiana e non solo, si parla di riduzione delle tasse. Sappiamo che poi in realtà nessuno le abbassa. Persino durante il governo Berlusconi, per il quale quella della riduzione delle tasse doveva essere il punto principale, la pressione fiscale è aumentata dell'1,1% (periodo 2001-06), nonostante le entrate straordinarie dei condoni. Ma questo non perchè i governi non vogliano farlo, ma perchè non lo sanno fare o hanno altri obiettivi (tipo il risanamento dei conti): infatti, anche quando le condizioni sono favorevoli, come quando i conti "sono a posto", si preferisce redistribuire i "surplus" (i famosi "tesoretti"; per carità, già è qualcosa) anzichè intervenire con riforme strutturali, che darebbero sostenibilità ad un sistema fiscale meno pesante.

Riforme strutturali come appunto la riduzione degli enti locali. A dire la verità, qualcosa già è stato fatto: nell'ultima Finanziaria è previsto il taglio del 60% dei costi delle circoscrizioni comunali (con passaggio da 616 a 251 circoscrizioni), del 40% dei costi delle comunità montane (che passano da 355 a 250), cancellazione della Legge Mancia istituita nel 2005, nonchè la riduzione dei membri delle giunte comunali e provinciali, degli amministratori di bonifica, delle retribuzione per gli incarichi pubblici, dei costi delle società pubbliche, dei costi della P.A, per un totale di 890 milioni di euro di tagli dei costi. Un buon risultato, ma ovviamente si può fare di più, completando il percorso e agendo su Comuni e Province.

Qualcosa in tal senso è già arrivato. Fra gli 11 punti del suo programma, l'Italia dei Valori di Di Pietro propone l'abolizione totale delle Province e l'accorpamento di tutti i Comuni sotto i 5mila abitanti. Ora che si è alleato con il PD di Veltroni, vedremo se queste proposte permarranno. Comunque, se sull'accorpamento dei comuni sotto i 5mila sono completamente d'accordo (il 72% dei comuni italiani è sotto i 5.000 abitanti), sulle province ho delle riserve. Cioè, non mi strapperei i capelli se questo accadesse, anzi, ma comunque credo che l'abolizione di tutte le province sia una misura un po' troppo radicale, visto che comunque le province sono un modo utile di coordinare l'attività dei comuni, e le Regioni difficilmente potrebbero assolvere a questo compito con tutti i suoi comuni.

Proporrei invece una "moratoria" della costituzione di nuove province, nonchè l'accorpamento almeno di quelle al di sotto dei 200mila abitanti. Esse sono infatti 19 (su un totale di 109, il 17%). Alcune delle quali sono addirittura al di sotto dei 100mila. Suggerei queste modalità di accorpamento:

- ritorno delle province di Vibo Valentia (170.746 abitanti) e Crotone (173.122) in quella di Catanzaro;
- ritorno della provincia di Fermo (171.745), istituita nel 2004, nella provincia di Ascoli Piceno (197.626);
- accorpamento della provincia di Lodi (197.672) a quella di Cremona;
- scioglimento delle province di Isernia (89.852) e Campobasso a favore della Regione Molise (che dunque assolverebbe, come in Val d'Aosta, i compiti delle province);
- accorpamento della provincia di Gorizia (136.491) a quella di Trieste;
- accorpamento della provincia di Vercelli (176.829) a quella di Biella (187.249) (magari con doppio capoluogo);
- ritorno della provincia di Verbania (159.040) in quella di Novara;
- accorpamento della provincia di Enna (177.200) a quela di Caltanissetta (magari con doppio capoluogo);
- accorpamento della provincia di Rieti (147.410) a quella di Roma;
- ripristino della situazione in Sardegna precedente al 2005, ovvero con il ritorno della provincia di Olbia-Tempio (138.334) in quella di Sassari, della provincia dell'Ogliastra (58.389) in quella di Nuoro (164.620) e della provincia di Carbonia-Iglesias (131.890) in quella di Cagliari. L'unico cambiamento sarebbe l'accorpamento della provincia del Medio Campidano (105.400) a quella di Oristano (167.971), e non il suo ritorno a Cagliari.

Infine, rientra nel caso anche la provincia di Sondrio (176.856), per la quale però c'è una storia lunga, nonchè una difficoltà a sistemarla in altre province. Comunque, la sistemazione più adatta è nella provincia di Bergamo.
In totale, 29 province diventerebbero 13 province (e una regione-provincia, il Molise).
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