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il blog di Francesco Zanfardino
Mafia nell'eolico: embè?
post pubblicato in Diario, il 18 settembre 2010


                                          

Da diversi anni il critico d'arte, meglio noto come azzuffatore televisivo, Vittorio Sgarbi sta ingaggiando una vera e propria crociata contro gli impianti eolici, prima accusati di essere "stupratori di paesaggi" ("tanti falli erti in mezzo alle campagne) e poi di essere la nuova frontiera della mafia nel settore dell'energia. Tanto che, di fronte al sequestro di 1.5 miliardi di euro ad un imprenditore del settore in odor di mafia, ha chiesto al governatore Lombardo di bloccare gli impianti eolici in costruzione in tutta la Sicilia.

Passi per la prima accusa, discutibile ma comprensibile. La seconda, invece, è semplicemente stupida. Che la mafia investa nell'eolico non mi meraviglia affatto: investe in qualsiasi settore! Se anche eliminassimo l'eolico, la mafia non investirebbe quei soldi in altri tipi di impianti energetici, o comunque in altri settori produttivi? O forse vogliamo ritenere che la mafia non investa nelle centrali a carbone o nelle raffinerie? L'unica cosa che bisognerebbe chiedere, semmai, è che queste centrali eoliche non rimangano cattedrali nel deserto, messe in piedi per ottenere gli incentivi e poi abbandonate a se stesse.

Oltre che cercare in tutti i modi di estromettere la mafia e i suoi imprenditori dal mercato, ma questo vale per tutto, non certo solo per l'eolico ...

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Lotta alla mafia
post pubblicato in Diario, il 30 aprile 2010


                                              

Raffaele Cantone in questo articolo pubblicato sull'Unità indica tre idee per salvare le amministrazioni locali dalla collusione con il malaffare:

- tenere fuori i condannati, almeno per reati gravi, dalle P.A. e togliere responsabilità importanti ai rinviati a giudizio;

- ripristinare i controlli preventivi, evitando anche che vengano fatte da società private pagate dagli stessi controllati;

- evitare la confusione di ruoli tra poteri pubblici e attività economiche, a partire dalle società miste "pubblico-privato" che hanno scatenato clientele e "appettiti" criminali.

Tre proposte semplici, chiare, dirette e concrete, da potersi realizzare subito. Senza nemmeno essere una rivoluzione. Magari, se invece di crogiolarsi con il presunto aumento di arresti di boss mafiosi ogni tanto si pensasse anche ad agire più concretamente e direttamente per contrastare le attività mafiose, non ci vorrebbe nemmeno molto per vederle realizzate.

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L'odore dei soldi
post pubblicato in Diario, il 2 febbraio 2010


                                               

Le dichiarazioni di Ciancimino jr sugli investimenti della mafia in MilanoDue e nell'edilizia al Nord hanno subito suscitato nuove polemiche sui processi siciliani sulle stragi del '92. E, per quanto discutibilissime e da prendere con le pinze, hanno perlomeno il merito di riaccendere, (seppur fievolmente, vista la cortina di fumo mediatica che c'è in Italia) i riflettori su uno dei grandi misteri italiani: da dove vengono i capitali con i quali Silvio Berlusconi ha poi creato il suo impero imprenditoriale, cominciando proprio dalle attività edilizie di Edilnord.

Insomma, "Cavaliere, dove ha preso i soldi?". E' la domanda che si posero ormai quasi dieci anni fa Marco Travaglio ed Elio Veltri nel loro contestatissimo libro "L'odore dei soldi", la cui discussione all'interno delle trasmissioni di Biagi, Santoro e Luttazzi provocò il famigerato "editto bulgaro". Domanda rimasta senza risposta da parte degli interessati (Berlusconi & Co.), anche se i due giornalisti provarono a risolverla in proprio prospettando, dubbi alla mano, proprio una possibile collusione con la mafia siciliana. Motivo dello scandalo poi susseguito alla pubblicazione del libro, con tanto di querele intentate ai danni dei due giornalisti, salvo poi essere costretti a risarcire 100mila euro di spese legali perchè i fatti narrati nel libro non erano diffamatori.

Magari una risposta nel merito scaccerebbe tutti i dubbi. Altrimenti, la puzza di bruciato resta, e bella forte.

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Rivoluzioni?
post pubblicato in Diario, il 29 gennaio 2010


                                                    

Con un grande e giusto risalto mediatico, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha annunciato che d'ora in poi Confindustria espellerà chi paga il pizzo. Gli industriali italiani quindi fanno propria l'iniziativa portata avanti da anni da Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, e che anche allora aveva suscitato molti commenti positivi.

Commenti positivo cui si aggiunge il mio, anche se con il solito ma. Infatti, questa sorta di "codice etico" interno agli industriali funzionerà in modo tale da espellere solo le persone condannata in via definitiva per associazione mafiosa (e di sospendere quelli raggiunti solo da provvedimenti cautelari o senza una sentenza definitiva): e qui viene il ma. Infatti, premesso che certe cose dovrebbero essere scontate e invece in Italia divengono "rivoluzioni", che io sappia pagare il pizzo non è ancora reato, tantomeno si può essere condannati per associazione mafiosa per aver pagato il pizzo. Quindi, o è sbagliato ciò che ci dicono, o Confidustria ha toppato.

Comunque, la verità è che, in ogni caso, non sarebbe affatto una "rivoluzione" espellere chi paga il pizzo, per il semplice motivo che Confindustria non può certo sapere chi paga il pizzo, fino a quando qualche imprenditore non lo denuncia oppure viene scoperto. Una bella "rivoluzione" sarebbe invece che Confindustria chiedesse a tutti i suoi associati di pubblicare i propri bilanci in maniera minuziosa e trasparente, con una particolare attenzione alla provenienza dei capitali investiti, in maniera da rendere impossibile nascondere introiti illeciti derivanti da collusioni col sistema mafioso. Temo però che per avere questo dovremo attendere molti anni ... e una imprenditoria migliore.

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Munnizza silenziosa
post pubblicato in Diario, il 13 novembre 2009


                                                

Ancora una volta, per l'ennesima volta, il Palermitano è sommerso di rifiuti, davanti praticamente a tutte le scuole e agli angoli di tutte le strade. Quello in allegato è solo uno dei tanti video che circolano su YouTube e che testimoniano non solo la drammaticità dell'evento attuale, ma anche tutti quelli che ripetutamente interessano le varie città dell'intero territorio siciliano. Qualche servizio sulla tragedia appare anche sui Tg nazionali, ma con una solerzia ed una ossessività nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che fu fatto per la "monnezza" napoletana, e soprattutto senza attribuire le giuste colpe politiche a chi di dovere.

Infatti, la "grande" informazione nostrana preferisce ogni volta addossare le responsabilità della vicenda agli scioperi dei netturbini, facendo credere che non si tratti invece di una fortissima carenza strutturale dovuta alla pessima gestione della politica siciliana. E non so solo parlando degli impianti di smaltimento, che comunque scarseggiano (le discariche si stanno esaurendo, e la restante impiantistica è totalmente inadeguata a fronteggiare le esigenze di una Regione dove la scarsa differenziata certo non aiuta a risolvere il problema), ma soprattutto delle cause dei frequenti scioperi dei netturbini, certo non causati dalla noia ma da esigenze reali. Queste persone, infatti, sono sistematicamente messi alle strette da ritardi interminabili nel pagamento degli stipendi e da condizioni lavorative al limite della decenza umana. E di chi è colpa tutto ciò, se non di amministratori incapaci che, nonostante ricevano fiumane di soldi pubblici in più rispetto alle altre Regioni in virtù dell'autonomia speciale della Sicilia, riescono a far indebitare pesantemente, a colpi di clientelismo e collusioni, praticamente tutte le società pubbliche dei propri Enti, ivi incluse quelle che si occupano dello smaltimento dei rifiuti?

Ovviamente, però, questa drammatica verità dà fastidio a chi vorrebbe far credere che il centrodestra, che in Sicilia impera incontrastato, non abbia nulla da vergognarsi sullo smaltimento dei rifiuti. E, quindi, casualmente, la "grande" informazione nostrana si dimentica di farlo notare. Almeno proviamoci noi di Internet a sfondare questo muro di omertà ...

P.S. Ma Minzolini, ogni tanto, almeno per correttezza, non potrebbe fare un "editoriale" su questo invece che sull'antiberlusconismo, sull'informazione "libera" e sull'immunità parlamentare?

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Inopportuno a metà
post pubblicato in Diario, il 11 novembre 2009


                                           

Dopo che è finalmente arrivata la richiesta di arresto per Nicola Cosentino, relativamente ai suoi rapporti con il clan dei Casalesi denunciati da almeno cinque diversi pentiti, e secondo uno dei quali Cosentino è "un uomo a disposizione dei Casalesi", la politica italiana ha scoperto il valore della "insospettabilità".

Infatti, ora tutti dicono, compresa la maggioranza, che anche se Cosentino sarà innocente fino al giudizio definitivo, è "inopportuno" che si candidi alla Presidenza della Regione Campania. Meglio tardi che mai, visto che la richiesta di arresto era in fondo solo una formalità, di fronte ad un quadro indiziario già chiaramente emerso ... comunque, era una posizione sopportabile. Mentre candidare alle elezioni una persona che se non era parlamentare sarebbe stata arrestata per concorso esterno in associazione mafiosa non è affatto sopportabile, e sarebbe stato uno schiaffo alla decenza e alla dignità della Campania.

Vedremo se Cosentino davvero non verrà candidato. E vedremo chi verrà candidato al suo posto, visto che la camorra non ha certo in Cosentino l'unico suo riferimento nel centrodestra (e il centrosinistra campano certo non è immune da collusioni). Intanto, il centrodestra, e anche certi settori dell'opposizione sempre pronti a collaborare quando si tratta di salvaguardare i propri interessi, avranno il primo banco di prova alla Camera, quando si discuterà dell'autorizzazione per l'arresto di Cosentino, che è anche parlamentare. Lì vedremo se c'è davvero volontà di andare fino in fondo a questa vicenda. Resta un dubbio: se ora Cosentino non può candidarsi alla guida della Campania, perchè può invece continuare a gestire i nostri soldi come sottosegretario all'Economia?

P.S. Intanto, aderiamo in massa a "Vogliamo Roberto Saviano Governatore della Campania", gruppo nato su Facebook e che in pochi giorni ha raccolto ben oltre 3mila iscritti. Sicuramente non dovremmo doverci affidare a dei "simboli" per avere una buona amministrazione della cosa pubblica: ma, visto il livello della politica campana, forse è meglio che a guidarci ci siano scrittori coraggiosi anzichè politici di professione ma senza coraggio.

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Paura, non indifferenza
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2009


                                        

Oggi c'è stato uno sdegno nazionale per il video diffuso dai Carabinieri di Napoli che riprende una esecuzione camorristica all'aperto, avvenuta sulle soglie di un bar, con annesso fuggi-fuggi generale ed omertoso dei tanti passanti della zona.

Ora, la fredda crudeltà dell'assassinio è fuori discussione. Così come è molto discutibile l'atteggiamento di alcuni passanti, capaci di passare e ripassare sopra il cadavere senza dir nulla, oppure delle persone presenti nei pressi del bar e che al momento dello sparo non hanno emesso nemmeno un urlo istintivo. Ma da qui a liquidare l'atteggiamento dei napoletani come quello di "complice indifferenza", "vergognosa omertà" e similari ce ne passa. Come sottolineato da Roberto Saviano nel commento al fatto, qui non si tratta di indifferenza, si tratta di paura. Nessun essere umano può restare indifferente di fronte alla morte, ancor di più ad un brutale omicidio, ma in questi casi la paura di essere visti, che la camorra dai cento occhi veda chi reagisce e punisca anche chi solo si azzardi a soccorrere i condannati a morte, è più forte e concreta della compassione per quelli che, in fondo, vengono ritenuti della stessa pasta di chi li ha uccisi. Nella mente di quelle persone, quindi, non solo in questi casi "è meglio farsi gli affari propri", ma "si uccidono anche fra di loro", ed è un ulteriore motivazione per scappare il prima possibile senza dire e fare nulla.

Questo dovrebbe pensare chi facilmente critica i napoletani e in generale di meridionali, mettendoli alla gogna perchè incapaci di ribellarsi al "sistema". Napoli e il Sud sono dei teatri di guerra, dove il rifiuto del pizzo, la denuncia di un killer mafioso, il racconto della realtà mafiosa, l'ostacolamento di un appalto pilotato o, appunto,il semplice soccorso ad una persona sparata sono motivi sufficienti per essere uccisi. E dunque, come in una guerra, il cittadino è poco portato a difendersi da sè, salvo i pochi eroi che andrebbero celebrati ogni giorno per il loro coraggio. Dovrebbe essere lo Stato, nelle sue massime espressione, ad intervenire per ripristinare la legalità: e allora, di fronte a dei segnali forti e concreti, la società civile napoletana sarebbe certamente al suo fianco. Ma lo Stato dovrebbe avere la volontà di farlo, e non colludersi con il "sistema". Dedicare a questa battaglia ogni istante delle proprie attività, perchè le mafie sono il principale freno allo sviluppo di questo Paese, il problema dal quale discendono tutti gli altri. Ma, ripeto, ci vorrebbe la volontà. E questa pare mancare. Quindi, altro che napoletani indifferenti: qui l'unica ad essere indifferente è la politica.

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