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il blog di Francesco Zanfardino
Si indaghi per bene sulla gestione di Alitalia
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2008


                                                     

Mentre tutta l'Italia, mediatica soprattutto, si interroga sul ritorno della "questione morale", visti i recenti provvedimenti della magistratura contro alcune giunte di centrosinistra con coinvolgimenti anche di altri partiti, oggi vi parlerò invece di un'altra vicenda giudiziaria. Della cosidetta "nuova questione morale" ho infatti già parlato: comunque, ripeto, mi aspetto un po' più di serietà e obiettività da parte dell'informazione, che accentua determinati casi e "dimentica" altri, e spero che venga un segnale forte dal PD e dagli altri partiti che dia una bella scossa all'albero della politica togliendo le mele marce. Anche se in alcuni casi sono i rami, se non i tronchi, ad essere marciti.

Detto ciò, la vicenda cui mi riferivo prima è l'avvio dell'indagine sulla gestione di Alitalia degli ultimi 8 anni, avviata dalla Procura di Roma. In particolare, sono sotto inchiesta i vertici dell'azienda, Cimoli in testa, del periodo 2000-07. Il reato in questione è quello di "bancarotta". Insomma, la magistratura sta cominciando a indagare su quella commistione fra mala-dirigenza, mala-politica e mala-sindacatura che ha portato alla rovina una delle aziende migliori del Paese, tra gestione economica fallimentare, organizzazione ridicola, liquidazioni eccezionali per manager fallimentari, difesa di privilegi a volte incredibili, giochini elettoral-propagandistici sugli "aeroporti di provincia" e sulla "italianità" che hanno danneggiato scelte di mercato più giuste e convenienti.

Speriamo bene. Speriamo che questa vicenda giudiziaria non finisca a "tarallucci e vino", con sconti di pena, prescrizioni, lungaggini e tutte quelle belle cose cui siamo putroppo abituati. Siamo stanchi di veder andare in galera i poveri cristi e a piede libero i veri malfattori, quelli che rovinano le aziende, i risparmiatori, i lavoratori, insomma il Sistema Italia. Basta.

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Perchè il caso Alitalia è stata una sconfitta del Governo
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2008


                  
                    
                                         

Non parlo di Alitalia da mesi. Avrei dovuto parlarne a fine Agosto, visto che ad ogni fine mese facevo il resoconto sulla vicenda, ma proprio in quel periodo era iniziata la vicenda Cai. Ho quindi aspettato per tutto Settembre, ed ora, ad Ottobre, a vicenda chiusa (forse), ho atteso la prima puntata di Report, diretto dalla bravissima Milena Gabanelli (probabilmente la migliore giornalista italiana), che ha parlato proprio della vicenda Alitalia. Vi invito dunque a vedere l'intera puntata su YouTube, per chi non l'abbia già visto, in modo da rendervi conto di come la gestione della vendita Alitalia è stata una pessima figura per il Governo, anche se i media provano a farcela passare come la migliore possibile. Vediamo perchè:

- 5 mesi per presentare la cordata e 6 mesi per concludere la vicenda, mentre Berlusconi in Marzo aveva promesso una cordata "in pochi giorni";
- stravolgimento di ogni regola di mercato, con conseguenze possibili a livello europeo;
- miliardi di euro pagati dallo Stato (ovvero da noi): 300 milioni di prestito-ponte che il Governo ha trasformato in capitale di Alitalia (e quindi non ci tornerà indietro), 1 miliardo e passa di debiti di Alitalia e AirOne che lo Stato ha scorporato dalla "parte buona" di Alitalia, 7 anni di cassa integrazione per circa 7500 dipendenti di Alitalia e AirOne che pagherà lo Stato, ovviamente; altri 300 milioni di euro di perdite di questi cinque mesi di attesa, che avremmo invece potuto risparmiare affidandoci ad AirFrance; tutti soldi che avremmo risparmiato con AirFrance, che si accollava tutti i debiti (e dava allo Stato 2 miliardi e mezzo di €);
- migliaia di esuberi, circa il triplo di quelli di AirFrance, visto che verranno assunti 12500 dipendenti, ma quelli di Alitalia e AirOne complessivamente erano 20000;
- imprenditori poco esperti e solidi, visto che ognuno partecipa con una "fiche", senza un progetto industriale davvero solido e senza un minimo di esperienza, e infatti si affideranno al partner straniero; tra l'altro nella cordata c'è AirOne, altra compagnia in bancarotta, più vari imprenditori in conflitto d'interesse (e quindi potremmo pagarne qualche conseguenza, a partire dalle Autostrade di Benetton);
- falsa vittoria dell'Italianità, visto che abbiamo avuto condizioni molto, ma molto peggiori di quelle di AirFrance, con la quale avremmo ancora potuto concludere (ora, sull'orlo del fallimento, AF vuole il 20%, figuriamoci prima), ma invece il Governo si è ostinato sull'italianità perdendo tempo, soldi e condizioni migliori. Inoltre, ci sarà una quota straniera tra il 20 e il 40% (a seconda se andrà ad AF o Lufthansa), col forte rischio che tra non molto gli stranieri avranno la maggioranza; inoltre, vista la forte riduzione dei voli internazionali (molto peggiore di quella AirFrance), che ci darà una compagnia "regionale" (italiana in tutti i sensi!), alla fine avranno loro in mano i voli da e per l'estero; infine, fu fatto tanto casino per la cancellazione dell'Hub di Malpensa ("vogliono male al Nord!") e del settore cargo ("vogliono rubarci il commercio!") e invece ora sia l'Hub di Malpensa che quello di Roma verranno cancellati e sparirà il settore cargo, da subito (e non dopo come faceva AirFrance).

Tutto questo mentre si accusava sindacati e opposizione di essere irresponsabili, quando invece Cgil e sindacati autonomi grazie alla loro battaglia hanno strappato qualcosa in più (e comunque alla fine hanno firmato), e Veltroni ha aiutato la risoluzione della trattativa mentre Berlusconi stava da Messeguè a farsi i massaggi (come riconosciuto da Epifani e Colaninno), e Prodi all'epoca concesse il prestito-ponte. Semmai i veri irresponsabili sono stati i precedenti gestori di Alitalia, che hanno mandato in bancarotta Alitalia scappando con liquidazioni miliardarie (un nome su tutti: Cimoli, legato a doppio filo al centrodestra, che infatti voleva salvare con l'emendamento "salva-bancarottieri", e chissà se non lo faranno lo stesso).

Dunque buona visione di Report (che vi invito a seguire anche stasera: parlerà di crisi e finanza), e, come fanno sempre a Report, chiudiamo con una "buona notizia": almeno Alitalia non peserà più sulle nostre tasche. Forse.

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"Salva-Bancarottieri", l'ennesima norma scandalosa
post pubblicato in Diario, il 9 ottobre 2008


                                                         

Non bastavano Lodo Alfano e Lodo Consolo. In tempi di crisi economica e fallimenti disastrosi, la maggioranza ha voluto tendere una mano pietosa anche ai manager, salvando dal carcere i bancarottieri: Tanzi, Cragnotti, Geronzi, Cimoli ... insomma, tutti coloro che negli ultimi anni, a cominciare dagli scandali Cirio e Parmalat,  hanno mandato all'aria lavoratori e contribuenti senza scontare niente.

Il tutto grazie ad un emendamento al decreto Alitalia, approvato al Senato il 2 Ottobre e i cui effetti erano stati denunciati da Repubblica e da Report (in onda domenica sera), grazie al quale non saranno più perseguibili per bancarotta non solo i precedenti amministratori di Alitalia (Cimoli in primis), ma soprattutto tutti quelli di altre società dichiarate insolventi ma non fallite (come Cirio e Pamalat).

Fortunatamente Tremonti si è impuntato, dichiarando: "O si ritira l'emendamento, o si ritira il Ministro dell'Economia". E la maggioranza, per bocca del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha annunciato l'intenzione di ritirare l'emendamento. Vedremo se davvero sarà così, o se in realtà cambieranno solo qualche virgola: anche perchè, come ha dichiarato il segretario PD Veltroni annunciando il contro-emendamento alla Camera, "qualcuno nella maggioranza quella norma deve pur averla presentata". Pensando bene di fare qualche piacere ai suoi amichetti.

P.S. Comunque, guardiamo in positivo: per la prima volta uno dei tanti scandali denunciati dalla Gabanelli in Report ottiene qualche effetto. Resta comunque il fatto scandaloso che per ottenere questo effetto un Ministro deve minacciare le dimissioni ... ma, in attesa di tempi migliori, onore, almeno stavolta, al Ministro Tremonti.

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