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il blog di Francesco Zanfardino
Telecamere cercasi
post pubblicato in Diario, il 17 giugno 2009


                                 

Berlusconi, 4 Giugno, a Canale Italia: "Nel giro di sette giorni da oggi riporteremo Palermo alla normalità".

Prestigiacomo, 7 Giugno: "Emergenza finita, da stasera Palermo torna alla criticità. Con la raccolta straordinaria oggi abbiamo superato la criticità. Il Governo ha agito con tempestività e concretezza". Dichiarazioni simili da vari esponenti di Governo e maggioranza, e dello stesso Berlusconi. Ennesimo trionfo mediatico dei Berluscones in tema di rifiuti.

Il Messagero, 14 Giugno: "E' ancora emergenza rifiuti a Palermo e provincia. Una sessantina i cassonetti incendiati la notte scorsa. Trenta nel capoluogo tra il centro e alcuni quartieri periferici. Gli altri a Bagheria".

Repubblica-Palermo, 17 Giugno: "Dopo una notte di roghi di spazzatura nei paesi della cintura intorno a Palermo, con 40 interventi dei vigili del fuoco, si è appreso che il visindaco di Bagheria Antonio Passarello ha disposto la chiusura di tutti gli uffici pubblici, comprese le scuole di ogni ordine e grado, per l'emergenza rifiuti. La decisione è stata presa - afferma una nota - per l' aggravarsi della situazione igienico sanitaria". La situazione, oltre che a Bagheria, è grave anche a Villabate e a Ficarazzi" (qui le foto).

Ovviamente, tra la marea di rifiuti che assediano il Palermitano da settimane, e a turno tutti i centri siciliani da anni, manca solo una tipica specialità italiana di immondizia: l'informazione. Quella televisiva, perlomeno. Indovinate perchè.

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Super-Marchionne
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2009


                                                  

Di dinamiche industriali capisco poco, dunque perdonate se magari scriverò delle boiate. Però la cosa mi sembra talmente assurda ed evidente che difficilmente mi sarò sbagliato.

Mi riferisco alla Fiat, e alle sue "strategie". Come saprete, la Fiat, come tutte le case automoblistiche di questo mondo, è in grave crisi di vendite. Causa la crisi, le auto non si vendono più, e così rischiano di chiudere diversi stabilimenti (se non le case automobilistiche stesse). Anche la Fiat pensa di chiudere degli stabilimenti, in particolare quello di Pomigliano, in provincia di Napoli, dove una settimana fa un'intera città si è mobilitata per gridare la necessità di salvare quello stabilimento, che è la principale fonte di lavoro in Campania e dà lavoro, direttamente e indirettamente, a migliaia di lavoratori, in una terra dove l'alternativa è putroppo rappresentata dalla malavita. La motivazione della chiusura? A Pomigliano si producono auto non coperte dagli incentivi governativi e che dunque non si venderanno più. Evidentemente soldi per riconvertire lo stabilimento non ce ne sono, oppure uno stabilimento del genere non rientrerebbe nelle strategie dell'azienda.

Tuttavia, contemporaneamente la Fiat si è arrischiata in una impresa quasi senza precedenti: sbarcare nel mercato americano, rilevando di fatto, tramite alleanza, le redini della terza compagnia statunitense, la Chrysler. Tant'è vero che oggi Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, si è recato in America alla task force messa in campo dal Governo USA per salvare il settore.

La domanda è: ma se 'sta Fiat è tanto in crisi da non poter salvare Pomigliano, come può coerentemente salvare una compagnia come la Chrysler? Due sono le cose: o Marchionne vuole fare un salto nel buio, mandando a gambe all'aria l'azienda più importante d'Italia (con tutte le conseguenze economiche), oppure se ne strafrega di 5-6mila lavoratori per vivere il "sogno americano". In entrambi i casi ... a prenderlo in quel posto è sempre la povera gente.

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Che vergogna
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2008


                                               

Certe volte mi vergogno di essere cattolico. Anzi, quando succedono queste cose, mi ritengo semplicemente un cristiano credente. Non posso infatti accettare che a rappresentarmi come cattolico ci sia una minoranza  che spesso si dimostra così ottusa, così antiquata, così chiusa all'apertura delle mentalità e così chiusa al rispetto della laicità e dei diritti fondamentali.

Perchè solo così si può definire chi, alla guida del Vaticano, ostacoli la depenalizzazione universale dell'omosessualità. In ben 91 paesi del mondo, infatti, essere gay è considerato un reato, per il quale sono previste sanzioni, carcere e in molti casi torture e pena di morte. Così la Francia ha proposto all'Onu la depenalizzazione universale. E la Chiesa Cattolica, invece di porre fine a queste barbarie, si dichiara contraria alla depenalizzazione, adducendo tra l'altro motivazioni assurde: secondo il Vaticano, infatti, tale depenalizzazione porterebbe ad una "messa alla gogna" dei paesi che non accettano le unioni gay. Ora, a parte che anche la chiusura alle unioni civili è sbagliata, ma comunque cosa diavolo c'entra? Come dire: introduciamo il reato di essere donna, altrimenti potrebbe emanciparsi troppo e travalicare l'uomo. Come è possibile dichiararsi contrario alla depenalizzazione, e quindi favorevole alla condanna a morte, alla tortura, all'imprigionamento di una persona solo perchè è gay?

No. Io non mi riconosco in questa mentalità. E se questo vuol dire andare all'inferno (e non lo è), lieto di andarci.

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