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il blog di Francesco Zanfardino
Senza tutela
post pubblicato in Diario, il 6 settembre 2009


                                        

Apprendo da questo articolo di Aldo Grasso per il Corriere di ieri che il nuovo direttore generale della Rai, Mauro Masi, imposto, ricordiamolo, da Berlusconi in persona (in enorme conflitto d'interessi), abbia deciso di togliere la tutela legale ai giornalisti di Report.

E' una notizia scandalosa, passata purtroppo ancora più sotto silenzio della censura dello spot di Videocracy, e gravissima: la trasmissione di di RaiTre è probabilmente la migliore del servizio pubblico, o comunque una delle poche davvero degne di definirsi tale. E una delle pochissime che fa vera informazione, quella basata su documenti, prove e ricerche sul campo, senza far sconti a nessuno: per questo fa paura, e non solo dalle parti di Berlusconi. E per questo, anche se i giornalisti di Report hanno sempre vinto tutte le cause e le querele intentate contro di loro (il che dimostra la qualità del loro giornalismo), quegli ambienti, attraverso il dg Masi, hanno voluto dare un segnale ben preciso: forse per ora è meglio non censurarvi direttamente, ma state "attenti", o vi ritroverete a fronteggiare da soli maree di querele (infondate).

Chissà dove andrà a finire questa faccenda. Intanto, mi consolo con PresaDiretta, altra ottima trasmissione di giornalismo d'inchiesta condotta da Riccardo Iacona e che da stasera e per le prossime quattro domeniche andrà in onda su RaiTre. Dopo dovrebbe iniziare Report. Almeno si spera.

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Libertà de che?
post pubblicato in Diario, il 14 maggio 2009


                                              

"Invidia ed odio nei confronti di un presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini: sono palesi i motivi della campagna denigratoria che la Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il presidente Berlusconi. Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative, confermano non solo l'assoluta mancanza di argomenti politici concreti di quel giornale e della sua parte politica, ma anche una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private a fini di lotta politica".

Ora, a parte il fatto che quelle due paroline "esclusivamente private" il premier Berlusconi avrebbe dovuto ricordarsene in tutti i momenti in cui ha utilizzato la sua vita privata per fini politici (l'esempio più clamoroso è questo), e che il termine "campagne denigratorie" mi ricorda tanto certe campagne di certi giornali direttamente vicini a Berlusconi, le parole di Palazzo Chigi fanno pensare a come ci si possa appropiare della parola "libertà", inserendola in qualsiasi discorso ed in qualsiasi simbolo, e contemporaneamente invocare la censura a giornali che fanno una cosa molto semplice: porsi e porre domande. Domande tra l'altro molto ovvie, e che chiunque giornalista dovrebbe porre di fronte ad una vicenda obiettivamente oscura, compreso coloro come Vespa che invitano senza contraddittorio uno dei diretti interessati della vicenda. Ma ormai fare domande, quelle vere, che pur sarebbe il mestiere del giornalista, è una qualità sempre più rara in Italia. L'Italia "libera", ricordiamolo.

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Fuori le mafie da Facebook
post pubblicato in Diario, il 4 gennaio 2009


                                                 

Negli ultimi mesi è esploso anche in Italia il "fenomeno Facebook", questo grandioso e divertente strumento che permette di raggiungere con pochi clic persone che non vedevi da una vita, o più semplicemente di tenerti in contatto con i tuoi amici, offrendoti la grande possibilità di raggiungere con i propri messaggi, le proprie idee un vasto numero di persone. Bisogna stare attenti ai messaggi, però.

Perchè Facebook non può essere inquinato da sostenitori delle fecce di questo mondo. A cominciare dalla mafia. Come denunciato proprio da un gruppo di Facebook, "Fuori la mafia da Facebook", infatti, il social network più famoso al mondo pullula di "gruppi" e "pagine" dedicate ai boss mafiosi, con migliaia di loro sostenitori che scrivono messaggi deliranti e inneggianti alle loro "imprese". Qualche esempio fornito dal gruppo: il "Bernardo Provenzano fans club" (650 membri), "Bernardo Provenzano santo subito" (208 membri), "Bernando Provenzano detto Binnu" (195 membri), "Fans di Totò Riina ... un uomo incompreso" (266 membri), "Se non ami Totò Riina la tua vita non ha senso" (100 membri). Ma basta cercare per trovare altri gruppi del genere, come le pagine dedicate allo stesso Provenzano (rispettivamente 316 e 69 fans), a Riina (ben 4.632 fans!), Matteo Messina Denaro (142 fans), eccetera, ma anche boss camorristi, come Raffaele Cutolo (la sua pagina conta 948 fans).

Ebbene, come riportato da Repubblica.it, Facebook si rifiuta di eliminare questi gruppi e queste pagine. "Sarebbe censura". Come come come? Sarebbe censura impedire che imbecilli diffondano i messaggi mafiosi su Facebook, frequentato da milioni di persone, in gran parte ragazzi? E' censura impedire qualsiasi aiuto alla mafia nel fare leva sulle future generazioni? E poi, con quale logica Facebook può sostenere la censura delle foto con allattamento al seno e non di questi gruppi? E poi il regolamento di Facebook parla chiaro: aderendo a Facebook si accetta di non usare il servizio per "caricare, pubblicare, trasmettere, condividere, memorizzare o rendere disponibili in altro modo contenuti che possono costituire, incoraggiare o fornire istruzioni a carattere criminale, violare il diritto di una parte, o che possono altresì violare qualsiasi tipo di legge locale, regionale, nazionale o internazionale". Più istituzione a carattere criminale di così!

Sono sicuro che alla fine Facebook porrà rimedio. Intanto, mi sono iscritto al gruppo "Fuori le mafie da Facebook". Fatelo anche voi.

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L'altra Olimpiade
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2008


                                              

Oggi, mentre tutta l'attenzione mediatica era rivolta a Pechino e alla cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi, con la quale il regime cinese sbatteva in faccia al mondo la sua potenza economica, ma soprattutto imbambolava i cinesi con una grandezza spettacolare e propagandistica, riducendoli ad automi festanti ciechi di fronte alla totale assenza di democrazia e diritti nel loro Paese, migliaia di persone in tutto il mondo hanno manifestato affinchè questa giornata non venga ricordata semplicemente come l'inaugurazione delle Olimpiadi, ma come l'inaugurazione delle Olimpiadi da parte di un regime che viola i diritti umani. Di un regime che, nonostante la vastità del suo Paese, riesce a reprimere ogni manifestazione di dissenso, riesce a manipolare, nell'era di Internet, l'intero sistema dell'informazione, condanna a morte più di 5000 persone l'anno (stime ufficiali, ma ne sono molte di più) e ne tortura un'infinità.

E' l'altra Olimpiade. Quella che si è svolta nelle piazze di tutto il mondo per il rispetto dei diritti umani. Una Olimpiade dove non si corre, non si nuota, non si lancia, non si schiaccia. Ma un'Olimpiade dei valori e della dignità, certamente più vicina allo Spirito Olimpico del Presidente della Repubblica Popolare Cinese che ha inaugurato i Giochi.

P.S. Un augurio a tutti gli atleti italiani e non solo. Che sappiate portare un po' di dignità, rispetto e valori in quel Paese.

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Però non sarebbe male se gli atleti facessero qualcosa
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2008


                                             

Oggi c'è stato scontro nel Governo, e non solo, sulle dichiarazioni del capogruppo PDL al Senato Gasparri e del Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport Giorgia Meloni. I due esponenti di maggioranza hanno auspicato una disertazione da parte degli atleti della cerimonia di inaugurazione di Pechino 2008. Coro di disapprovazione nella maggioranza e nell'opposizione, tutti d'accordo sul fatto che "non deve essere la politica a dire cosa devono fare gli atleti". Gli atleti hanno dichiarato: "Noi ci andiamo, la politica non ci strumentalizzi".

E' vero. La politica non deve strumentalizzare gli atleti, nè deve dire loro cosa devono fare. Però credo che alla base delle dichiarazioni di Gasparri e della Meloni ci sia qualcosa di diverso, ovvero l'auspicio che gli atleti in qualche modo manifestino un impegno civile a favore dei diritti umani in Cina. Auspicio tra l'altro presente in tutti i commenti alla notizia citati. Auspicio che faccio mio, e credo che tutti noi dovremmo far nostro, perchè non si può restare indifferenti di fronte alla tortura, alla censura, alla discriminazione che il regime Cinese impone ai suoi cittadini.

Ciò non vuol dire boicottaggio. Sono sempre stato contrario, e l'ho ripetuto più volte in questo blog, al boicottaggio delle Olimpiadi, o perlomeno all'idea comunemente intesa di boicottaggio. Non partecipare alle Olimpiadi non avrebbe portato a nessuna conclusione: innanzitutto, perchè avrebbe dovuto essere un boicottaggio globale (impossibile); ma, se anche lo fosse stato, il regime cinese avrebbe manipolato la situazione a proprio vantaggio, grazie al totale controllo dell'informazione, dicendo ai suoi "sudditi" qualcosa del tipo: "Visto? Il mondo ci odia, visto che siamo più forti di loro" (è una esempio semplicistico, ma che rende bene l'idea: d'altronde anche il regime fascista fece altrettanto con le sanzioni per l'occupazione dell'Etiopia). Anche un boicottaggio economico servirebbe a poco: non ha funzionato con Cuba e Iraq, figuriamoci con la Cina, così forte economicamente.

Semmai, bisognerebbe aggrapparsi con forza a quella grande possibilità che sono le Olimpiadi. Le Olimpiadi darebbero visibilità diretta per i Cinesi a qualunque gesto che possa risvegliare le loro coscienze. Vi basti ricordare quello che fecero i due atleti USA Carlos e Smith alle Olimpiadi di Mexico '68, con quel loro pugno nero alzato. Alle polemiche che scaterano, in USA e nel mondo intero, attirando l'attenzione sulla discriminazione di colore.

Ecco, a quarant'anni da quel gesto, è questo quello che mi piacerebbe facessero gli atleti italiani e non solo.         

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Orrori in Cina. Cosa fare?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2008


                       (Gangkyi.com/Ap)

Le gravissime notizie che giungono dalla Cina, ovvero la repressione attuata dal regime cinese contro i monaci buddisti tibetani che rivendicano le libertà civili (almeno 30 morti secondo le fonti di regime, ma probabilmente molto di più), deve far pensare a tutti noi. E soprattutto ai "potenti del mondo", coloro che in questi anni hanno commesso una serie di errori nell'approcciarsi al mondo cinese.

La grande ascesa economica della Cina, infatti, ha messo paura alle economie mondiali. Il suo emergere dalla tradizione comunista e lento convertirsi al capitalismo la sta facendo imporre come nuova potenza economica mondiale. Di fronte a ciò, le democrazie occidentali hanno cercato di "imbrigliare" la Cina: sono diventate più "morbide", hanno chiuso più occhi di prima sul suo essere regime oppressore di tutte le libertà civili. Hanno dunque commesso tutta una serie di azioni volte a non inimicarsi la Cina. Una sostanziale "indifferenza" alle tragedie quotidiane della Cina (dai 5mila condannati a morte l'anno alla fortissima censura, passando per la persecuzione delle religioni), "condita" da vere e proprie manifestazioni di appoggio: una su tutte, la concessione delle Olimpiadi 2008 a Pechino, ma anche la recente cancellazione da parte USA dalla "lista nera" dei Paesi che maggiormente violano i diritti umani (ne ho parlato 4 post fa).

Cosa fare? In questi giorni stanno arrivando numerose proposte di "boicottaggio" delle Olimpiadi. In effetti, quella di concedere le Olimpiadi alla Cina è stato un clamoroso errore: lo svolgersi in Cina dei Giochi Olimpici è palesemente contrario alla Carta Olimpica: "Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico". Tuttavia, ormai la frittata è fatta: e forse le Olimpiadi sono il miglior modo per rispondere a questi orrori. E, forse, dei gesti simbolici, come fecero Italia, Gran Bretagna e Francia a Mosca '80 gareggiado sotto la bandiera olimpica e non quelle nazionali, o come fecero i corridori statunitensi Tommie Smith e John Carlos a Messico '68 con quel famoso pugno nero alzato (in sostegno ai diritti degli afroamericani), sarebbero una risposta migliore di un semplice boicottaggio.

Ma, al di là delle Olimpiadi, è necessaria una nuova politica nei riguardi della Cina. Meno attenta al danaro cinese, e più al rispetto della dignità dei Cinesi.
Gli Usa graziano la Cina. Ancora una volta l'economia vince sui valori
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2008


                         

Il Dipartimento di Stato degli USA ha oggi annunciato che la Cina non è più nella "lista nera" USA dei Paesi responsabili del maggior numero di violazioni dei diritti umani. Inclusi nella lista, invece, Nord Corea, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Sudan.

Ora, ricordo che in Cina c'è un regime (quello di ispirazione comunista), ci sono fortissime limitazioni alla libertà di stampa e di pensiero (anche su internet), censura a più non posso, leggi che limitano la libertà dei cittadini, 5.000 e più condannati a morte all'anno (non si conoscono le cifre esatte perchè il regime non le diffonde). E ora, dopo aver concesso lo svolgimento delle Olimpiadi del 2008 a Pechino (a mia opinione di dubbia compatibilità con i valori della Carta Olimpica), si cancella la Cina anche dalla "lista nera". Ma cosa ha di diverso la Cina dall'Iran, dalla Siria o da Cuba?

Bah. Viene sempre da pensare che, alla fine, i valori economici soppiantino quelli veri.
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