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il blog di Francesco Zanfardino
Hasta la victoria, siempre?
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2010


                                                

Con la sua "lettera agli Italiani", pubblicata sul Corriere, Walter Veltroni torna a far parlare di sè. Un po' tutti, compreso qui sul web. Tuttavia, la gran parte si sono limitati a commentare la figura dell'ex segretario del PD, le sue luci e le sue ombre, tra entusiasmo, delusione e rancore.

Avrei preferito, invece, dei commenti di merito alla "lettera". Perchè Veltroni, se tralasciamo i preamboli se vogliamo un po' "retorici" sulle condizioni degli Italiani, ha essenzialmente affrontato un nodo nevralgico della discussione interna al centrosinistra, ovvero il "come" superare il berlusconismo: discussione tornata decisamente in voga nelle ultime settimane, proprio quando la fine di Berlusconi è sembrata davvero vicina. Ed ecco che Veltroni, pur sperando "che si concluda rapidamente l'era Berlusconi", spera "che finisca questo tempo non per tornare a quello passato". Il riferimento è alle logiche da Prima Repubblica, dove i governi si facevano e disfacevano in continuazione a seconda degli interessi di pochi e certo non degli Italiani. Ed ecco che Walter, come sempre, torna a rifiutare l'idea delle "alleanze col diavolo, pur di vincere": ovvero alleanze non basate su una reale convergenza programmatica e politica, "le uniche credibili". Al massimo, Veltroni ammette la possibilità di fare convergenze in Parlamento, di breve periodo, per superare l'emergenza finanziaria ed approvare una nuova legge elettorale che conduca ad "un nuovo e moderno bipolarismo", magari con collegi uninominali e primarie per legge.

Riflessioni che, personalmente, condivido. Di fronte alla crisi del berlusconismo, infatti, ho assistito con amarezza all'imporsi all'interno del PD, nei suoi vertici e purtroppo anche fra la base, di un pensiero negativo: l'inseguire "gli altri", sia che si tratti di Casini, di Fini o di Montezemolo, o comunque pensieri e idee non proprio di centrosinistra, pronti a stringere accordi con tutto e con tutti pur di vedere il nostro nemico cadere. Invece credo che dovremmo smetterla di inseguire gli altri e cominciare a dire la nostra. Vogliamo tornare alle urne, ma prima vorremmo cambiare la legge elettorale? Bè, allora invece di lasciare il campo ai "terzopolisti", che d'altronde per definizione hanno interessi opposti ai nostri, facciamo la nostra proposta di legge elettorale, di stampo bipolarista e che ripristini la facoltà per gli elettori di scegliersi i propri rappresentanti, e presentiamola al Paese. Non riusciamo ad approvarla, perchè Casini e company non la voteranno? Pazienza, vorrà dire che saranno loro ad essere accusati di aver salvato il "Porcellum": e, comunque, meglio che vendere l'anima al "diavolo". E così su tutto. Dobbiamo tornare a dettare noi l'agenda, senza aver paura. Starà a Casini, e tutti gli altri possibili partners, scegliere se è il caso o meno di condividere o meno un percorso, sulla base del sentiero programmatico che deve tracciare il PD, per poi definirlo per bene insieme a chi intenderà condividerlo. E' la famosa "vocazione maggioritaria".

Se facessimo così perderemmo? Forse. Forse perderemmo anche se ci alleassimo a prescindere con Casini e magari Fini, magari cedendo pure ad altri la leadership, pur di vincere. Ma, se anche non fosse così, se allearsi con il "terzo polo" volesse significare vittoria certa, siamo sicuri che la priorità è vincere, e non piuttosto governare bene il Paese? L'attuale presenza di Berlusconi e del berlusconsimo al potere non è forse figlia anche di una vittoria, quella di Prodi, basata su un'alleanza fatta per "vincere" ma che ci ha impedito di governare bene, anche se ovviamente meglio di Berlusconi, ma distruggendo in maniera quasi irrimediabilmente tutta la nostra credibilità? E, dimentichi di quella lezione, vorremmo addirittura proporre un'alleanza ancora più disomogenea, che potrebbe aprire quindi la strada ad una successiva vittoria di un berlusconismo ancora peggiore?

Sarò impopolare, ma io preferisco perdere, ma gettando  sul serio le basi per una nuova Italia, anzichè vincere, ma facendola sprofondare di fatto in un declino ancora peggiore. E poi non sarei affatto così sicuro che puntare tutto sul programma, anzichè sui numeri, sia una scelta perdente; in fondo, è quello che ci ha insegnato recentissimamente la terra pugliese: le "strategie di palazzo" non servono a nulla, se non si ha una "storia" da raccontare.

Bene ha fatto dunque Walter a ricordarlo. Certo che, però, bisognerebbe anche cominciare a delinearla  per bene questa "storia", Walter compreso. E non parlare sempre e solo di nomi e alleanze.

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Addio scontato
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2010


                                              

Voglio essere buono con la Binetti. Potrei dire che il suo addio al PD è una mossa di convenienza politica, anche alla luce del fatto che poteva andarsene nel più vicino partito di Rutelli, che pur l'aveva portata in politica, anzichè preferire la "sicurezza" dell'UDC. Ma invece voglio credere che la scelta dell'on. Binetti sia solo dettata da motivazioni ideali: in fondo, mi risultava quasi simpatica con quella sua ostinazione a combattere, fino in fondo, una battaglia valoriale persa in partenza.

Già, in partenza. Perchè è vero che l'identità del PD è un tantino confusa, ma fin dall'inizio era chiaro che il PD non sarebbe mai stato un partito confessionale. Perchè è questo che la Binetti ha chiesto fino ad ora al PD: su tutte le tematiche etiche, e tutto ciò che riguardava la Chiesa, Paola Binetti ha espresso pari pari la voce del Vaticano, dimostrandosi quindi non tanto cattolica, ma proprio clericale, ovvero lo stesso tipo di errore che rimprovera ai Radicali (quello dell'anticlericalismo). Magari è solo una coincidenza che la Binetti la pensi sempre come il Vaticano, e in ogni caso non è detto che ciò che dica il Vaticano sia sbagliato (anzi!), ma poteva davvero pensare che il PD potesse seguire certe sue posizioni o non avere una linea su un determinato argomento perchè lei era contraria? Ma soprattuto: perchè Paola Binetti si è sempre importata unicamente delle tematiche etiche? O, se ha lavorato anche su altre tematiche, perchè teneva a far emergere le sue opinioni solo su quelle? Evidentemente erano solo quelle che le interessavano.

Una come la Binetti poteva anche restare nel PD, se si comportava diversamente. Esistono infatti tante persone nel PD che hanno posizioni molto lontane dalla linea del PD sulle tematiche etiche, però non giudicano il Partito solo da quelle. Pensano anche ad altro, lavorano anche ad altro, criticano anche altro. E magari, ogni tanto, su qualcosa danno ragione alla linea del Partito anche su quelle tematiche e non seguono peridissequamente solo la linea di altri. Senza avere la pretesa di dare l'autentica interpretazione dei valori cattolici. Evidentemente, non era il suo caso e, ripeto, la sua era una battaglia persa in partenza.

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Basta casini
post pubblicato in Diario, il 17 gennaio 2010


                                                 

La mia, sul balletto delle Regionali, l'ho già detta più volte. E' una cosa squallida, e putroppo bipartisan. C'è però un aspetto della vicenda che merita una filippica durissima e speciale, e cioè l'atteggiamento dell'Unione di Centro.

Si tratta di un vero e proprio meretricio politico: Solo così può essere definito l'atteggiamento di un partito che non solo sta un po' di qua, un po' di là, un po' da soli, non solo in alcune Regioni passa da uno schieramento all'altro nel giro di poche settimane (potrebbe accadere in Calabria), ma ha la faccia tosta di appoggiare governatori uscenti cui ha fatto opposizione per anni (accadrà in Piemonte, Liguria, Marche e Basilicata). Il tutto senza cercare accordi sui programmi, altrimenti non si spiegherebbe perchè l'Udc ritiene impossibile appoggiare la Bonino per via delle questioni etiche e poi appoggi la Bresso che la pensa allo stesso modo, anche perchè in fondo un programma vero l'Udc non lo ha. Semplici giochi di convenienza, comuni a tutta la politica, ma che trovano nel comportamento dei "centristi" la più disgustosa rappresentazione.

Ecco, a proposito di "dialogo", io allora chiedo a PD e PDL di stringere l'unico accordo, l'unico "lodo" che dovrebbero attuare: far fuori l'Udc da tutte le alleanze. E' certamente una misura troppo radicale, perchè alcune alleanze con l'Udc sono concepibili (penso all'alleanza col centrodestra nel Lazio, dove c'è una candidata come la Polverini, o a quella con Dellai in Trentino qualche mese fa) ... ma è l'unico modo per porre insieme fine a questo scandaloso meretricio. Altrimenti, si rischia di risvegliarsi dopo le Regionali con un potere enorme dato ad un partito minoritario, senza una linea politica e senza coerenza. Ci pensino bene.

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L'anti-antiberlusconista
post pubblicato in Diario, il 12 dicembre 2009


                                               

Pierferdinando Casini ci tiene ad apparire, riuscendoci, l'opposizione "moderata", quella che contesta Silvio nel merito nelle cose e non con le solite tiritere personalistiche della sinistra. Lo fa dall'inizio della legislatura, contestando ogni volta che le vere opposizioni e la società civile si lamentano dell'ennesimo sopruso commesso dai berluscones, senza però davvero proporre quelle alternative che invece chiede ai presunti antiberlusconiani. Insomma, solo un mero "anti-antiberlusconismo" senza proposte per il Paese, ma tant'è.

Poi, però, si mette a fare quello che paventa il pericolo di dittature berlusconiane proponendo "fronti democratici", a braccetto con Di Pietro, in caso di elezioni anticipate. Dove non si arriva per una poltrona.

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Meno Casini
post pubblicato in Diario, il 26 novembre 2009


                                              

Per favore, qualcuno ricordi a Casini che l'argomento del "legittimo impedimento", o meglio detto "sereno svolgimento delle funzioni", è già stato ampiamente usato ed abusato, con insuccesso, per cercare di difendere l'indifendibile.

E, magari, qualcuno gli ricordi anche che lui è all'opposizione, in questo Paese. Ma questo forse è troppo.

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Selbstmord
post pubblicato in Diario, il 28 settembre 2009


                                             

Il risultato delle elezioni tedesche si apre a molteplici considerazioni, utili anche per un giudizio sullo scenario italiano.

Innanzitutto il tracollo della Spd e il successo della Merkel dimostrano l'assurdità della scelta della Grosse Koalition fatta dai socialisti tedeschi quattro anni fa. E' facile parlare col senno di poi, dirà qualcuno, ma era chiaro come il sole che accettare di governare assieme agli avversari storici, ma soprattutto farlo per un'intera legislatura e cedendo la leadership al loro leader, avrebbe poi comportato la debacle del voto di ieri. La motivazione della "senso di responsabilità" nei confronti del Paese è lodevole, ma pessima dal punto di vista elettorale: una volta fatta quella scelta, infatti, la Spd non poteva che sostenere lealmente e senza polemiche la cancelleria Merkel, ottenendone sì in cambio adeguati spazi politici e una politica di governo moderatamente di centrosinistra, ma regalandone tutti i meriti inevitabilmente alla Merkel. Si dirà: ma nel 2005 o si faceva quella scelta, o la Germania non avrebbe avuto un Governo (oddio, erano possibili delle coalizioni alternative, ma disomogenee, esigue e quindi molto instabili). Ok, ma la Spd avrebbe dovuto scegliere un'altra strada: un governo istituzionale, guidato da una figura il più possibile esterna ai due partiti (che così non si prendono meriti e demeriti dell'azione di governo), con la missione di portare avanti la Germania giusto il tempo di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario. Invece la Spd ha scelto un'altra strada, che per qualcuno è il fallimento della "Terza Via", ovvero quella stagione europea inaugurata negli anni Novanta da Tony Blair e che consiste nella ricerca di un modello alternativo di sinistra, slegata dagli estremismi ed aperta ad altri elettorati oltre a quelli tradizionali. Io non sono d'accordo, poichè una cosa è la sacrosanta ricerca della "Terza Via" (anzi, spero che la Spd evolva nella direzione tracciata in Italia dal PD - inteso però come progetto politico, non come l'incarnazione attuale che non è proprio il massimo), un'altra è l'inciucismo politico, per quanto "responsabile", con i propri avversari.

Tornando alla legge elettorale, proprio su questo c'è una considerazione da fare: il fatto che le coalizioni di governo vengano determinate dopo il voto è una conseguenza inevitabile della legge elettorale tedesca, che è proporzionale (senza però averne nemmeno i vantaggi, ovvero la maggiore rappresentatività del voto degli elettori, perchè con quello sbarramento del 5% la distorce lo stesso, e non di poco). Va assolutamente cambiata, e spero che la nuova Spd, viste le disastrose conseguenze subite sulla propria pelle, ne faccia una propria battaglia politica.

E qui arriviamo all'Italia, e all'insegnamento che il centrosinistra italiano dovrebbe trarre dal voto tedesco. Non è certo un mistero che la mozione Bersani, dai più ritenuta la vincitrice delle Primarie del PD, sostenga il modello tedesco, sia sulla legge elettorale che sulle coalizioni allargate, anche a partiti conservatori come l'Udc (anche se oggi si cerca di farla passare come forza "riformista", Casini è stato alleato di Berlusconi per più di un decennio, fa politiche per lo più conservatrici ed è dichiarato conservatore ed ha sostenuto McCain anche quando si faceva la corsa, anche a destra, per sostenere Obama). D'altronde, i ripetuti flirt tra D'Alema, Letta e Casini non sono certo casuali. Così come non è casuale che l'UDC faccia battaglia per una legge elettorale alla "tedesca": con quel modello elettorale in vigore, infatti, nè il centrodestra nè il centrosinistra avrebbero i numeri per governare, e l'UDC coronerebbe il suo sogno di essere l'ago della bilancia, o peggio ancora di guidare un governo istituzionale. Ora la domanda è: di fronte al voto tedesco, certi dirigenti del centrosinistra impareranno la lezione o continueranno a perseguire logice suicide come quelle della Spd tedesca? Ai posteri (ed ai votanti delle Primarie) l'ardua sentenza.

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Previsioni FrankMedia Polls
post pubblicato in Diario, il 13 aprile 2008


                   

Oggi è l'Election Day. In attesa dei dati veri, che arriveranno probabilmente anche questa volta dopo una giornata di passione, nessuno si può esimere dal fare la propria previsione. Ebbene, ecco le previsioni di FrankMedia Polls (ovvero io ...):

Berlusconi = 41-45%
    PdL = 36-38%
    Lega = 4-6%
    Mpa = 0-2%
Veltroni = 39-43%
   PD = 36-38%
   IdV = 3-5%
Bertinotti = 6-8%
Casini = 5-7%
Santanchè = 1-3%
altri = 0-2%

Sui seggi al Senato:

Berlusconi = 152-160
Veltroni = 147-155
Bertinotti = 3-8
Casini = 0-3
Santanchè = 0-2
Pallaro = 0-1

Come avete visto, ho usato delle "forchette", ma se volete calcolate il valore medio.

Verificheremo poi i risultati ...... buon voto!
Perchè non votare Unione di Centro
post pubblicato in Diario, il 9 aprile 2008


                          

Proseguo la mia analisi sui motivi che, secondo me, dovrebbero spingere o no a votare determinati partiti politici. Oggi è il turno dell'Unione di Centro, che candida a premier Pierferdinando Casini.

Rispetto alla Sinistra Arcobaleno, mi è un po più difficile trovare argomenti. Forse perchè in questa campagna elettorale l'UDC non si è granchè distinta, se non per gli attacchi al "Veltrusconi" e al vittimismo sugli spazi TV (cosa comune a tutti i partiti cosiddetti "minori"). Comunque, è possibile cogliere alcuni aspetti fondanti, e il principale è l'attaccamento ai valori cristiani, più volte richiamato da Casini. Tuttavia, questo attaccamento finisce per riportare le lancette del tempo indietro di qualche secolo. Chiarisco: i valori cristiani sono sempre attuali. Il problema è quando questi valori diventano gli unici valori possibili, discrimando gli altri: insomma, un attacco alla laicità dello Stato. Da condannare non è solo il "laicismo anticlericale" di determinati partiti, ma anche, appunto, il "clericalismo". Un partito che su temi come il riconoscimento delle coppie conviventi, il testamento biologico, la ricerca scientifica, l'aborto, non è disponibile (di fatto) al dialogo, ritenendo le proprie idee incontestabili, è un partito poco adatto a governare un Paese dove il dialogo fra le varie parti è indispensabile. Basta con clericalismi e anticlericalismi: in generale, ma soprattutto sulle questioni etiche, rimanere arroccati nelle proprie ideologie è da Medioevo.

Poi una piccola questione "tecnica" e in realtà da applicare anche agli altri partiti. Ma ancora di più all'UDC: ovvero la questione del clientelismo. Proprio in un momento in cui da più parti si sta facendo qualcosa per allontanarsi da questo cancro della politica e della società, mi sarei aspettato più serietà da un partito che fa della serietà la sua bandiera. Penso al Senato, dove praticamente le uniche due regioni dove l'UDC ha buone possibilità di superare il quorum sono Sicilia e Campania: e questo grazie a Cuffaro e De Mita. Il primo, recentemente condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento semplice alla mafia, e gestore di una potente rete clientelare in grado di raggiungere da solo il quorum; il secondo, altrettanto simbolo del clientelismo che domina in Campania (un pò in tutte le forze politiche, come in Sicilia), da 11 legislature in Parlamento, e che ha aderito all'UDC a 1-2 mesi dal voto. Insomma, avrei preferito che si fossero prese le distanze da simili esponenti. Sia chiaro: il clientelismo è dappertutto. Ma, nel momento in cui il PD ha deciso di rinunciare a De Mita, forse forse era meglio lasciarlo a piedi.

P.S. Ripeto la solita avvertenza: questo non è un blog di propaganda: non vedrete mai qui slogan politici, banner politici, link politici ecc.ecc. Cerco solo di analizzare quelli che, secondo il mio modestissimo parere, sono gli aspetti fondanti che rendono i vari partiti adatti o no a guidare il Paese.
Un duello TV "Veltrusconi"? "Si può fare": ecco perchè
post pubblicato in Diario, il 24 marzo 2008


                      

Oggi è scoppiata l'ennesima polemica sulla "par condicio" e sui "duelli TV". Infatti, "Porta a Porta", "Ballarò" e "SkyTg24" hanno fatto sapere di aver invitato Berlusconi e Veltroni ad un duello elettorale. Veltroni ha accettato. Berlusconi anche, "ma anche" no. Infatti, l'ex premier ha confermato la sua disponibilità, perchè "convinto di avere argomenti contro le parole", ma poi i suoi collaboratori smentiscono, come il portavoce berlusconiano Bonaiuti secondo il quale il PD "vuole la par condicio per mettere il bavaglio a Berlusconi, e intanto prova a invocare un confronto fuorilegge nella speranza di dare un po' di ossigeno al suo candidato pallido, esangue e privo di argomenti".

Io nella "par condicio" non trovo veti ai duelli TV. Almeno seguendo la definizione di Wikipedia (sezione legge n.28 del 2000), che parla di equa ripartizione degli spazi, e non di veti ai confronti diretti fra i premier.

E, d'altronde, di confronti diretti ne abbiamo avuti già molti. Tenuto conto che la par condicio è entrata in vigore il 6 Febbraio, ho esaminato le principali trasmissioni di approfondimento, ovvero "Porta a Porta" e "Speciale TG1" (Rai Uno), "Ballarò" e "Primo Piano" (Rai Tre); Mediaset non ha trasmissioni del genere, mentre su quelle di La7 non ho trovato sufficienti informazioni su Internet. Ecco i duelli in questione:

24 Febbraio (Speciale TG1): confronto fra i due candidati premier Bertinotti (SA) e Casini (UDC);

3 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i due candidati premier Bertinotti (SA) e Casini (UDC);

6 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i quattro candidati premier Boselli (PS), Santanchè (LD), D'Angeli (SC) e De Vita (UDCons);

13 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i tre candidati premier Fiore (FN), Stefanoni (AC) e Ferrando (PCL), insieme ad altri tre ospiti politici.

(Ballarò e Primo Piano sono "a posto").

Insomma, sono queste "violazioni" della par condicio? Evidentemente no, quindi anche un duello Veltroni-Berlusconi è possibile. Anche a due, visto che Bertinotti e Casini ne hanno avuti addirittura due.

Le violazioni della par condicio sono ben altre. Il resto è solo codardia....
'A sceneggiata
post pubblicato in Diario, il 17 marzo 2008


                             

Campagna elettorale. Tempo di candidature, di programmi, di attacchi e contrattacchi, indiscrezioni e smentite. E di sceneggiate.

Nelle scorsa campagna elettorale fece scalpore l'abbandono di Silvio Berlusconi della trasmissione "Mezz'Ora", a causa del "giornalismo fazioso di sinistra" che, a suo dire, caratterizza la Annunziata. Qualche mese fa ha fatto discutere anche l'abbandono di Clemente Mastella degli studi di AnnoZero, per una presunta "persecuzione" nei suoi confronti da parte di Santoro & Co.

Ma adesso, con il ritorno della campagna elettorale, pullulano abbandoni del genere. Ha iniziato Enrico Boselli, leader dei Socialisti, che ha abbandonato lo studio di Porta a Porta perchè a suo dire è antidemocratica una situazione in cui l'informazione si focalizza sui due maggiori candidati. Iniziativa immediamente replicata da Franco Turigliatto, leader della Sinistra Critica, sempre da Vespa, per la presenza del neofascista Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, un partito che a parere del Senatore Turigliatto non sarebbe dovuto essere ammesso alle elezioni perchè dichiaratamente fascista. Infine Pierferdinando Casini, leader dell'Unione di Centro, che ha abbandonato gli studi di Otto e Mezzo, la trasmissione ideata da Giuliano Ferrara, perchè non gli sarebbe stato concesso di discutere del suo programma.

Insomma, quante "sceneggiate" (forse ne ho anche saltata qualcuna). Un pessimo modo di fare politica, ovvero quello di cercare la "mossa ad effetto" anzichè discutere di contenuti. Anche perchè, se si ritiene di trovarsi in una situazione "scomoda", di essere "vittime" di "persecuzioni", la migliore arma è sempre dimostrare la propria verità. Rinunciando al confronto, si dà solo prova, nel migliore dei casi, di incapacità. Ma la cosa diventa ancora più grave quando si fanno queste sceneggiate a prori, come nel caso di Boselli e Turigliatto. Li si dimostra solo una cosa: quella di non avere argomenti alternativi al "duopolio" o all' "inciucio".
Povero Clemente
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2008


                         

Povero Clemente. Alla fine è rimasto solo, senza un alleato, senza un partito, senza una poltrona.
Proprio lui, il più "poltronaro" di tutti, capace di fare alleanze con tutto e con tutti, pur di avere rappresentanza in Parlamento. Capace di far cadere governi solo perchè con le nuove elezioni il suo partito sopravviverebbe. Capace di passare in pochissimi giorni dall'alleanza all'appoggio esterno all'opposizione.

Era sicuro che si sarebbe sistemato, Mastella. Che perlomeno Berlusconi se lo sarebbe preso, visto il grande favore che gli ha fatto e che magari gli era stato promesso che sarebbe stato lautamente retribuito (in seggi parlamentari). E invece Berlusconi: "No, Mastella no, con lui avrei perso l'8-10% dei voti". Poveretto, essere rifiutato solo per i voti ancor prima che delle sue "qualità". Deve essere stato un colpo davvero duro.
Poi Mastella ha bussato alle porte di Casini, della sua "Costituente di Centro". Convinto che, se candidavano De Mita e Cuffaro, non avrebbero avuto alcun problema a candidare anche lui. E invece no (almeno per ora): "Mastella proviene da un percorso che noi non condividiamo (il centrosinistra, ndr)". Poveretto. Anche l'essere associato ai "comunisti", nonostante avesse sempre ricattato Prodi con il suo centrismo, deve essere stata dura.
E allora, di fronte alla possibilità di una corsa solitaria, gli è crollata anche l'ultima roccia cui appoggiarsi: il suo partito. Tutti lo hanno abbandonato: persino il senatore Barbato, quello dello "sputo" al compagno di partito Cusumano, "reo" di aver tradito la lealtà al partito in nome della lealtà al governo. E ora, di fronte alla sconfitta elettorale, anche lui scappa: ma, attenzione, guai a chiamarlo traditore, pezzo di m..., chec..., froc........ dovesse sputare anche a voi......

E dunque, l'estrema decisione. Mastella annuncia che non si ricandiderà alle politiche, vittima di un "linciaggio morale". Poveretto, in effetti il trasformismo è un comportamento moralissimo. Che ingiustizia....

Ma adesso Casini commenta: "Chi l'ha abbandonato (Berlusconi) fa schifo. Gli hanno dato anche il calcio dell'asino, dopo avergli chiesto i suoi servigi". Dichiarazione che, insieme a quella di Mastella ("Non è un addio, ma un arrivederci"), fa pensare che forse, alla fine, dopo 32 anni la presenza in Parlamento del "re di Ceppaloni" non sia finita.
"Forti della nostra identità. Io c'entro": il programma dell'Unione di Centro
post pubblicato in Diario, il 4 marzo 2008


                          


Dopo quelli di PD, PdL e SA, ecco il programma dell'Unione di Centro, la formazione politica che è la continuazione di quella dell'UDC (di cui conserva leader e simbolo), con l'aggiunta della Rosa Bianca di Tabacci, Baccini e Pezzotta (tra l'altro fuoriusciti dall'UDC) e di altre minisigle democristiane ed "illustri" ex-democristiani come De Mita e Bianco, usciti dal PD. Candidato premier è ovviamente Pierferdinando Casini che, dopo la definitiva (?) rottura con Berlusconi, ha tutta l'intenzione di avviare il processo della "costituente di centro".
Casini promette di non aiutare nè Veltroni nè Berlusconi dopo il voto ("le alleanze si fanno prima, non dopo", ha dichiarato) e soprattutto "promette di non fare promesse impossibili" come fanno Veltroni e Berlusconi. Sarà, ma io a livello di promesse non lo vedo inferiore a loro.
Il programma si articola in "cinque stelle polari", come le ha definite lo stesso Casini. Eccole.

1 - Centralità della famiglia. L'Unione di Centro propone un fisco "a misura di famiglia": raddoppio degli assegni familiari per ogni figlio a carico; deducibilità per le spese per asili, materne e libri scolastici; spese mediche deducibili al 100%; aumento delle detrazioni fiscali per mutui prima casa; assegno pari al 60% dello stipendio per i genitori che scelgono di restare accanto al figlio per il primo anno di vita. Inoltre, blocco delle addizionali Irap e Irpef e detassazione degli straordinari sui redditi da lavoro.
Inoltre, varie misure fiscali per il sostegno agli affitti (tra cui un "bonus affitti", in realtà già previsto nella Finanziaria 2008).
Infine, una "pax fiscale", con semplificazione del quadro normativo.

2 - Il merito sopra di tutto. Innanzitutto, l'Unione di Centro propone maggiori investimenti nella scuola pubblica (ma anche un "buono scuola" per la retta delle scuole paritarie ... mah ... ). Poi, sostegno alla ricerca, con: aumento dei salari dei ricercatori universitari (ma anche dei professori ... doppio mah ...); aumento del finanziamento pubblico alla ricerca fino all'1,8% del PIL (evitando finanziamenti "a pioggia"), con particolare attenzione ai giovani ricercatori; detrazione e detassazione dei finanziamenti privati alla ricerca; stop a nuovi atenei e miglioramento di quelli esistenti con un sistema premiativo/punitivo sulla qualità. Sulle imprese, l'UDC propone una revisione degli studi di settore, snellimento delle pratiche burocratiche, detassazione degli straordinari e degli utili reinvestiti in impresa.

3 - Difesa della vita. L'Unione di Centro vuole la difesa della vita dal suo concepimento naturale, oltre al rispetto della dignità umana, della libertà religiosa (con particolare attenzione all'identità cristiana), della famiglia intesa come unione di uomo e donna, della libertà di educazione dei genitori (?), delle comunità locali (anche associazioni di volontariato).

4 - Più sicurezza. Per l'Unione di Centro l'immigrazione deve essere regolata e condizionata alla disponibilità di lavoro, abilitazione e regolarizzazione fiscale, nel rispetto della nostra cultura e tradizione. Lotta senza quartiere a microcriminalità, traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione. Più risorse per le forze dell'ordine e loro riordino.
Per quanto riguarda la giustizia, l'UDC propone gli "incentivi alla rottamazione" delle cause civili (facilitare le conciliazioni). Inoltre, più certezza della pena e vari espedienti per abbreviare i tempi della giustizia.

5 - Indipendenza energetica. Per l'UDC è prioritario il ripensamento sul nucleare, oltre alla diffusione e semplificazione degli incentivi sulle rinnovabili e alla costruzione di più termovalorizzatori e rigassificatori. Inoltre, interventi sull'efficienza energetica degli edifici e sul funzionamento delle reti.
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