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il blog di Francesco Zanfardino
Casta senza pudore
post pubblicato in Diario, il 10 dicembre 2009


                                                     

Sono stato facile profeta, purtroppo, quando, all'indomani della richiesta di arresto per Cosentino a causa dei suoi rapporti con la camorra, dicevo che il voto della Camera sull'autorizzazione a procedere sarebbe stato il vero banco di prova per le prese di distanze dal centrodestra dal suo massimo esponente campano e loro candidato alle elezioni regionali di Marzo.

Ebbene, la prova non è stata affatto superata. La Camera ha infatti negato l'autorizzazione con 360 favorevoli e 226 contrari. Il voto segreto non consente certezze, i deputati presenti di PD e IDV, unici partiti dichiaratamente contrari all'arresto, erano ben 216 e dunque i voti favorevoli all'arresto da parte di PDL o Lega sono riducibili al lumicino, se non al nulla. D'altronde, per le tre mozioni di sfiducia presentate da PD, IDV e UDC per far dimettere Cosentino da sottosegretario PDL e Lega hanno votato compatti in suo sostegno. E ormai non sembra più così scontato che Cosentino resti candidato per la Campania (magari con un "lodo" apposito per evitare che, una volta eletto, venga automaticamente arrestato perchè non più parlamentare). Meno male che, dopo la richiesta di arresto, la candidatura non era più "nel novero delle cose possibili" (Fini e finiani) e che era "inopportuna" (Berlusconi e berluscones).

Magari davvero non sarà candidato, ma se una richiesta di arresto per rapporti con la camorra è un motivo sufficiente per non candidarlo, perchè non lo è per autorizzarne l'arresto? E perchè non lo è per chiederne le dimissioni da sottosegretario all'Economia? E, ancora peggio: perchè, per alcune forze (Udc), è un motivo sufficiente per chiederne le dimissioni, ma non per autorizzarne l'arresto? La realtà è che, al di là delle chiacchiere, la stragrande maggioranza dei politici italiani è sempre pronta ad auto-proteggersi, anche al di là delle diverse opinioni politiche, anche in situazioni così clamorose come questa. Una casta, insomma, come le tante altre caste d'Italia che sarebbe l'ora di spazzare via.

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Doparie: un po' di doping alla democrazia
post pubblicato in Diario, il 22 luglio 2009


                                               

Oggi vi parlo di un progetto "scientifico" molto interessante, ideato dal ricercatore del CNR Raffaele Calabretta, su una nuova forma di democrazia partecipativa: le "doparie". Detto sbrigativamente, si tratta di un incrocio fra primarie e referendum, ma l'argomento merita una spiegazione ben più esauriente.

In pratica il prof. Calabretta propone che i partiti, le coalizioni, i Governi, quando si trovino in difficoltà su determinate tematiche e/o decisioni, chiamino a raccolta i propri iscritti, i propri simpatizzanti, la società civile a decidere al loro posto. Si pensi agli infiniti problemi dell'Unione, i cui partiti erano perennemente in conflitto su ogni argomento: giusto per elencarne qualcuno, le missioni all'estero, la tassazione delle rendite, la Tav, i diritti civili, eccetera ... Estenunanti discussioni che ne hanno messo a repentaglio la capacità di governare, con gli elementi estremisti di centro e di sinistra che a turno (anzi contemporaneamente) minacciavano il veto perchè convinti di avere ragione e di avere l'elettorato dalla propria parte. Ma che soprattutto ne hanno provocato l'enorme scollamento dalla propria base "elettorale", delusa dalla realtà promessa prima delle elezioni e quella concretamente realizzatasi dopo le elezioni, a causa di questi conflitti. Ebbene, applicando il "metodo Calabretta", l'Unione avrebbe dovuto convocare ogni volta una "doparia di coalizione", sul modello delle primarie di Prodi, solo che stavolta l'oggetto della competizione sarebbe stata una questione di governo e non la leadership, e a candidarsi sarebbero stati dei progetti di legge: dopodichè, gli elettori del centrosinistra avrebbero scelto la linea di governo migliore. L'Unione ne avrebbe guadagnato in capacità decisionale e soprattutto in compattezza: infatti, all'epoca della riforma delle pensioni, i sì provenienti dal referendum sindacale misero a tacere la contrarietà, in quel caso, dell'estrema sinistra, che al quel punto non poteva dire di avere l'elettorato dalla propria parte.

Ecco dunque il perchè del nome "dop-arie": perchè in effetti sono una sorta di primarie, che però si fa "dopo" le elezioni (mentre le "prima-rie" si fanno, appunto, prima), e perchè danno un po' di "dop-ing" alla politica, innestandovi i benefici della partecipazione popolare. Benefici per la politica, certamente, ma anche per la comunità: uno studio effettuato sulla Svizzera (dove ogni Cantone ha una legislazione diversa in materia di partecipazione popolare), infatti, ha dimostrato che nei Cantoni dove la popolazione ha più capacità di incidere (tramite Referendum, abrogativi e/o propositivi) sulle decisioni governative la popolazione è ovviamente più felice che nei Cantoni più "chiusi" alla partecipazione popolare. Introdurre le doparie, insomma, significa introdurre una sorta di "politica della felicità".

Avrete dunque capito il perchè di come il prof. Calabretta sia riuscito a coinvolgere in questa battaglia riformatrice della politica tantissime persone, anche dai nomi illustri, e a farne parlare su molti giornali e network nazionali, oltre a guadagnare un certo seguito su Facebook. In particolare nell'ultimo periodo si è concentrato nella battaglia congressuale del Partito Democratico, dove la partecipazione popolare ha già molto più spazio che nel resto dello scenario politico italiano: i "dopagiani" (ovvero "partigiani delle doparie"), come amano definirsi, sono riusciti a far inserire le "doparie" in tutte le mozioni, tranne quella di Bersani (per ora). Ed ora sono pronti a presentarsi come "idea-candidato" al Congresso del PD: non per partecipare alla competizione per la leadership, ma per far discutere delle "doparie" in tutti i circoli del PD (come spetta di diritto a qualsiasi candidato con la propria mozione). Servono però molte firme di tesserati per presentarsi, ed il termine scade domani: dunque, se siete interessati, mettetevi in contatto con loro su www.doparie.it o su Facebook (aggiungete come amico "Doparie Dopoleprimarie"). Anche se magari si sostengono alti candidati: tanto loro le tessere per candidarsi già ce l'hanno, e sostenere una candidatura non obbliga certamente a votarla ... D'altronde, per come è iniziato 'sto congresso, avere un candidato con una proposta è già un evento. Quando poi a candidarsi è la proposta stessa ...

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Candidature vere
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2009


                                                           

L'accusa del leader del PD, Franceschini, a Berlusconi di "imbrogliare" gli elettori candidandosi come capolista alle Europee in tutta Italia, come se potesse davvero fare il parlamentare europeo (quando invece per legge c'è incompatibilità tra l'essere parlamentare europeo e Premier, tant'è vero che Berlusconi dopo le Europee dovrà dimettersi subito da parlamentare europeo), è un ottimo esempio della necessità per la politica italiana di mostrare un tantino di serietà.

Chi si candida alle elezioni per un determinato ruolo lo deve poi svolgere quel ruolo. Non deve essere un sistema meschino per portare voti, offendendo magari anche gli elettori considerandoli delle pecore capaci di votare per il tuo partito solo se ti candidi tu (o magari solo se sul tuo simbolo di partito c'è scritto "Berlusconi Presidente" a caratteri cubitali ... anche alle elezioni locali ...). Dovrebbe essere una cosa normale, ma in Italia ormai niente è normale, dunque sarebbe necessaria una legge che obbliga il candidato ad una determinata elezione a dimettersi prima da qualsiasi carica ricopra. Solo così potremmo evitare quella cosa squallida degli eletti che si dimettono tre giorni dopo essere stati eletti.

Poi, ovviamente, i problemi della politica italiana e della sua dignità sono ben altri ... ma sarebbe un bel punto da dove cominciare.

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