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il blog di Francesco Zanfardino
Due anni fa
post pubblicato in Diario, il 14 ottobre 2009


                                                      

Ai più sarà sfuggito, ma esattamente due anni fa, 14 Ottobre 2007, per la prima volta un segretario di partito veniva scelto attraverso le Primarie. Si trattava dell'atto fondativo del Partito Democratico, e più di tre milioni di persone si recarono ai seggi, pagando un euro e facendo la coda pur di sentirsi partecipe allo svolgersi della democrazia.

Da quel giorno tante cose sono successe. Il vincitore di quel plebiscito, Walter Veltroni, si è dimesso, e già questo la dice lunga su come in questi due anni siano state deluse le grandi aspettative suscitate da quella giornata, e soprattutto dalla straordinaria campagna elettorale del 2008 (tradotta in un 33% sì perdente, ma che attualmente sarebbe un sogno tornare a raggiungere). Questo certamente per i limiti dell'ex-segretario, poco capace di imporre una propria linea forte del consenso che inizialmente aveva, ma soprattutto colpa di una classe dirigente nel complesso incapace di farsi interprete di quella forte esigenza di rinnovamento, di modi e contenuti oltre che di facce, che l'elettorato di centrosinistra chiedeva e continua a chiedere dopo 15 anni di "stesse cose".

Incapace perchè divisa in perverse logiche correntizie capaci solo di produrre lotte intestine per il potere e non scambi di idee per il futuro del Paese. Incapace perchè cresciuta politicamente in un contesto del tutto diverso da quello berlusconiano, che rappresenta, nel bene o nel male (nel male, nel male...) un modo del tutto diverso di fare politica. In ogni caso, è tempo di cambiare. Senza retorica: cambiare non vuol dire solo fare largo ai giovani, ma soprattutto alle giovani idee. E alla capacità di dare una linea: la gente deve sapere cosa propone il PD per il loro futuro.

E' il ruolo che avrebbe dovuto svolgere questo Congresso. E invece si sarebbe ridotto ad un semplice gioco di nomi e nomenclature, se non si fosse candidato anche Ignazio Marino. Questa sgangherata mozione, tra mancanze di mezzi e visibilità, è riuscita con la sola determinazione dettata dalla passione e con la forza delle idee a riaccendere il dibattito sulle questioni centrali del PD. Il suò dire "dei SI e dei NO netti" e la sua lontananza dai giochi di corrente gli consente di porsi credibilmente come quel leader che il PD necessita per potersi proiettare nel futuro e realizzare pienamente quel progetto in cui tanti milioni di Italiani continuano a credere. Di certo in questo ha maggiore credibilità di chi sembra rivolgersi, più o meno legittimamente, al passato come Bersani, e chi rappresenta, con tutti i pregi e i difetti, il presente come Franceschini.

Ecco perchè ho scelto di impegnarmi fin dall'inizio per la sfida di rinnovamento portata avanti da Ignazio Marino. Ed ecco perchè ho deciso di accettare di interpretare questa sfida come capolista per l'Assemblea Nazionale nel mio collegio (Afragola - Arzano - Cardito - Casavatore - Casoria - Crispano - Frattaminore, in provincia di Napoli). Un studente dicianovvene senza "sponsor": in fondo, anche questa è una dimostrazione della capacità innovativa della mozione Marino ...

Ma, al di là di tutto, non perdiamo questa fondamentale occasione di democrazia partecipata. Che si preferisca Bersani, Franceschini o Marino, mai come il 25 Ottobre si deciderà il futuro del PD e quindi dell'Italia. Non pentitevi di aver lasciato ad altri questa scelta.

P.S. E a chi ci dice che tanto non vinceremo mai: se anche fosse, in fondo, basta che Bersani perda un 5% rispetto al voto degli iscritti per far sì che siano i voti di Marino a determinare il futuro del PD. Quindi ... diamoci da fare!

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Candidature vere
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2009


                                                           

L'accusa del leader del PD, Franceschini, a Berlusconi di "imbrogliare" gli elettori candidandosi come capolista alle Europee in tutta Italia, come se potesse davvero fare il parlamentare europeo (quando invece per legge c'è incompatibilità tra l'essere parlamentare europeo e Premier, tant'è vero che Berlusconi dopo le Europee dovrà dimettersi subito da parlamentare europeo), è un ottimo esempio della necessità per la politica italiana di mostrare un tantino di serietà.

Chi si candida alle elezioni per un determinato ruolo lo deve poi svolgere quel ruolo. Non deve essere un sistema meschino per portare voti, offendendo magari anche gli elettori considerandoli delle pecore capaci di votare per il tuo partito solo se ti candidi tu (o magari solo se sul tuo simbolo di partito c'è scritto "Berlusconi Presidente" a caratteri cubitali ... anche alle elezioni locali ...). Dovrebbe essere una cosa normale, ma in Italia ormai niente è normale, dunque sarebbe necessaria una legge che obbliga il candidato ad una determinata elezione a dimettersi prima da qualsiasi carica ricopra. Solo così potremmo evitare quella cosa squallida degli eletti che si dimettono tre giorni dopo essere stati eletti.

Poi, ovviamente, i problemi della politica italiana e della sua dignità sono ben altri ... ma sarebbe un bel punto da dove cominciare.

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