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il blog di Francesco Zanfardino
La prevenzione conviene
post pubblicato in Diario, il 17 febbraio 2010


                                                

Credo che siamo rimasti tutti scioccati dalle immagini della frana di Maierato, quella spaventosa ed enorme massa di terreno che scorreva come un mare a travolgere tutto. Eppure sono scene che si verificano periodicamente in Italia, dove il dissesto idrogeologico è gravissimo (470mila frane censite negli ultimi cinquant'anni) e ogni volta ci ritroviamo a piangere morti annunciate (Messina docet).

Eppure basterebbe poco. Secondo il Presidente dell'Associazione Nazionale Bonifiche, basterebbero 4.2 miliardi di euro per mettere in sicurezza idrica l'intero territorio italiano. Più o meno quanto in un anno lo Stato spende per calamità naturali come alluvioni, frane e terremoti: insomma, un intervento che si ripagherebbe da solo in pochi anni al massimo, senza contare le vite che si salverebbero. E l'indotto lavorativo che si creerebbe.

Uno dei tanti esempi di un'economia intelligente, che investe sul futuro. Ma la politica attualmente pensa troppo, troppo al presente.

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Riporto Report: La cura
post pubblicato in Riporto Report, il 28 aprile 2009


                                              

Con un giorno di ritardo, a Discutendo si torna a parlare della puntata di Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche condotta dalla Gabanelli: stavolta si tratta del sistema sanitario italiano. Tra pubblico e privato, sprechi ed inefficienze, tagli e false virtuosità (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

LA CURA (di Alberto Nerazzini)

L'inchiesta inizia con una prima parte dedicata ai rapporti tra sanità pubblica e privata. Si incomincia brevemente con un riferimento all'intramoenia, ovvero al fatto che in Italia, con qualche differenza fra le varie Regioni (come in tutto ciò che riguarda la Sanità, dato che è materia di esclusiva competenza regionale), i medici pubblici possono svolgere anche attività in studio privato: forse però sarebbe meglio che lo Stato impedisca ciò, chiedendo un contratto in esclusiva, magari aumentando un po' gli stipendi, così che i medici rimangano in Ospedale a smaltire le enormi liste d'attesa (e magari non sottraggono agli Ospedali medicine ed attrezzature per i propri studi privati, come documentato dal servizio). 

Ma il vero protagonista di questa prima parte è il DRG, ovvero il sistema di incentivazione introdotto nel 1995 con il quale gli ospedali, pubblici e privati, vengono premiati dallo Stato in base alla loro produttività: solo che in questo caso il "prodotto" è il paziente, e la sua salute. Comprenderete quindi facilmente come, se da un lato nel pubblico ciò può avere un senso, nella sanità privata (tra l'altro equiparata in vario modo a quella pubblica in molte Regioni), dove i profitti vanno tutti ai gestori delle strutture, comporta che tali strutture sono interessate a fare quante più prestazioni possibili: e, di conseguenza, dato che i medici da loro assunti sono pagati anche in base alla produttività, anche i medici sono spinti a tale ragionamenti. Da ciò originano scandali come quello dela clinica privata "Santa Rita" di Milano, prima fiore all'occhiello della sanità lombarda ma poi ribattezzata "clinica degli orrori" dopo che si scoprì che tantissime persone avevano subito operazioni inutili (e alcune di loro sono morte per questo) solo per far intascare più soldi a medici e gestori. Ma questo accade anche al San Raffaele, e a tanti ospedali e cliniche d'Italia finite sotto le lenti della magistratura. E' evidente che questo sistema si può reggere solo con i controlli, ma i controlli costano: e dato che in Italia invece di "razionalizzare" la spesa si preferisce "razionarla" (cioè si taglia e basta, mentre bisognerebbe tagliare gli sprechi ed investire in qualità), finisce che siamo tra gli ultimi Paesi per percentuale di controlli (tra l'altro in molte Regioni ben al di sotto del 10% previsto per legge).

E, a proposito di spesa, il Governo Berlusconi ha deciso di tagliare 5 miliardi per i prossimi due anni. Tagli "orizzontali", "razionari" e non "razionali", che rischiano di compromettere i servizi essenziali in molte Regioni, e di dover comportare il pagamento di ticket da parte dei pazienti: e questo a causa degli enormi deficit nella Sanità di molte Regioni, soprattutto al Sud. Ma perchè? Report ce lo spiega con un esempio: la Calabria. Qui addirittura il deficit non riescono ancora ad identificarlo per bene (comunque 1-2 miliardi di euro di debiti). E nonostante questa enorme spesa, la Calabria è piena di ospedali fatiscenti (36 ospedali irregolari su 39). Il motivo di tale spreco? Come al solito, clientelismo e corruzione: ovvero assunzioni sopra ogni limite (alcuni ospedali hanno più dipendenti che posti letto), e dirigenti che lucrano sui mini-appalti quotidiani degli ospedali (per le forniture, chiedendo sovvenzionamenti molto superiori al necessario). E anche i centri di "eccellenza", in Calabria, in realtà sono ulteriori fonti di spreco ed inefficienza (seppur in forma molto più lieve), o comunque sede di clientelismo. Uno di questi, l'Istituto Campanella, aspira a diventare IRCCS, ovvero un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, grazie al quale riceverebbe forti finaziamenti pubblici e privati per fare ricerca. In funzione di questo obiettivo la Regione, nonostante il deficit, ha stanziato tanti milioni di euro: però di risultati scientifici nemmeno l'ombra. Verrebbe da chiedersi se non sia il caso di investire di meno sul Campanella e di più nella qualità del servizio pubblico. O perlomeno controllare gli investimenti ...

Ma il "fenomeno IRCCS" riguarda tutta Italia. A partire dal 2003, tali centri si sono moltiplicati, ma solo grazie ad un alleggerimento della norma che ne prevede i criteri per l'attribuzione. Così abbiamo tanti istituti che meritevolmente ricevono finanziamenti pubblici, e tanti altri no. E' il solito discorso: va bene l'incentivo, ma servono i controlli. Altrimenti, si fanno più danni che prima. Il problema però è questo: c'è la volonta (da parte di chi comanda) di fare questo? Oppure a loro conviene così perchè sono l'espressione diretta di questo sistema?

IL MIO COMMENTO: Che dire ... come Report giustamente sostiene, occore razionalizzare, e non razionare, la spesa in Sanità. Altrimenti il nostro sistema sanitario, invidiato (almeno una volta) da tutto il mondo perchè totalmente aperto a tutti (a differenza, ad esempio, da quello americano, dove i costi ricadono direttamente sui pazienti, e per essere curati bisogna pagare), finirà peggio di tutti: una formidabile fornace di sprechi, clientelismo, corruzione ed incapace di garantire servizio pubblico. Dunque si elimini l'intramoenia, si riveda (o abolisca) il DRG nel privato, si preveda il sistema unico per gli appalti nella Sanità, si mandi in galera chi gestisce in maniera indecente il denaro pubblico della Sanità (e si commissarino le Regioni inadempienti). E questo avvenga in tutti i settori della spesa pubblica. Altrimenti, che parliamo a fare di Federalismo: la Sanità è già un modello federalista (la competenza è esclusiva delle Regioni), e vediamo bene come funziona ...

Altre rubriche
: Anche "L'emendamento" della settimana parla di sanità, ma in relazione ai cosiddetti "medici-spia" che il Governo vorrebbe introdurre, e mette in evidenza come la denuncia sia obbligatoria, e non facoltativa (qui video, qui testo). Invece la Goodnews della settimana parla di ambiente, ed in particolare della "riconversione ecologica" dei supermercati avviata in Germania e che sta prendendo piede anche da noi (qui video, qui testo).

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Chi pagherà il Ponte?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2009


                                              

Una decina di giorni fa, dopo la riunione del CIPE, il Premier Silvio Berlusconi si è magnificato di aver investito 17.8 miliardi in infrastrutture, un forte sostegno all'economia capace di fornire posti di lavoro e finanziamenti per le imprese. In realtà non ha stanziato un bel niente, nel senso che quei miliardi sono stati stanziati dal Governo Prodi: come ricordato infatti dall'ex-ministro alle Infrastrutture Di Pietro, e ammesso dall'attuale ministro Matteoli, questi 17.8 miliardi fanno parte dei 64 miliardi stanziati nel 2007 da Prodi per il FAS (ovvero il Fondo Aree Sottosviluppate, i cui finanziamenti dovrebbero andare a sostenere lo sviluppo delle aree meno sviluppate del Paese, ovvero il centro-sud), che rimasero lì inutilizzati perchè nel frattempo intervenne la crisi di Governo e quindi il percorso di finanziamento delle opere si interruppe in attesa di un nuovo Governo che destinasse queste risorse alle opere che riteneva necessarie. Non solo: il Governo Berlusconi ha già sottratto circa 20 miliardi da questo fondo destinandoli ad altri scopi, tra cui il pagamento dei debiti delle amministrazioni "amiche" di Roma e Catania (a proposito, vi segnalo la prima puntata della nuova stagione di "Report" che stasera su RaiTre parlerà proprio di questo), e togliendo così i finanziamenti di numerose opere al Sud, tra cui quelle di Calabria, Sicilia e Abruzzo. Tant'è vero che la riunione del CIPE del 6 marzo ha appunto destinato 45 miliardi, il rimanente del fondo, in tre anni, di cui appunto 17.8 miliardi per il 2009. E probabilmente queste opere nemmeno potranno partire a breve, perchè i fondi sono stati già destinati in buona parte al deficit delle Ferrovie dello Stato, e dunque probabilmente bisognerà aspettare la seconda tranche del 2010.

Ma la cosa peggiore è che rispetto al piano di opere previsto dal Governo Prodi, il nuovo Governo ha deciso di eliminare o diminuire i finanziamenti ad alcune opere (tra cui l'Alta Velocità Milano-Venezia) per destinarli al Ponte sullo Stretto, che il Governo Prodi ha ritenuto di non finanziare ritenendolo "non prioritario". In realtà il giochetto degli "spostamenti" di finaziamenti tra le opere è ben più articolato "nel tempo e nello spazio", e talmente complesso da non poter essere riassunto, ma comunque sappiate che buona parte delle infrastrutture in Sicilia e Calabria è stato sacrifricato in nome del Ponte. Ben il 13% degli stanziamenti triennali, ovvero 6 miliardi, andranno alla sola costruzione del Ponte, simbolo della propaganda berlusconiana sulle infrastrutture.

Voi direte: e che c'è di male? Nemmeno io sono contrario alla costruzione del Ponte in sè e per sè: il problema è che in Italia 6 miliardi non sono pochini, e allora bisogna valutare bene cos'è prioritario, cosa è più necessario. Per questo motivo vi invito a vedere il video in alto a questo post (dal minuto 2:30 al 14:30, perchè prima di questo nel video si parla del "piano casa" e dopo invece della "edilizia scolastica"), tratto dall'ottima trasmissione "Exit" di Ilaria d'Amico su La7, che ci fa vedere come il Ponte è sostanzialmente inutile, in quanto passeggeri e merci preferiranno per questioni di tempo altre vie. Tant'è vero che c'è il forte, fortissimo rischio che alla fine il Ponte non sarà sostenibile economicamente, e fra trent'anni, alla scadenza della concessione alla società che gestirà sulle spalle, il Ponte con tutti i suoi debiti rimarrà sul nostro groppone (per tutti i particolari vi rinnovo l'invito a vedere il video di Exit, dov'è tutto spiegato in maniera semplice ed esaustiva). In particolare, i "pendolari", ovvero coloro che ogni mattina e sera vanno da una parte all'altra dello Stretto (e costituiscono il 40% di chi si muove sullo Stretto), continueranno perlopiù ad utilizzare i traghetti, per questione di costi (il Ponte si pagherà caruccio) e di tempo (il ponte non è infatti "fra" Reggio e Messina, ma molto più in alto, con un percorso lungo decine di kilometri). Le merci, invece, continueranno ad utilizzare le cosidette "autostrade del mare", ovvero i collegamenti marittimi fra Catania-Salerno e Catania-Civitavecchia, che hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, perchè sono convenienti economicamente e permettono di superare il percorso ad ostacoli della Calabria (dove le infrastrutture fanno letteralmente schifo).

Di fatti il punto è proprio questo: a che pro costruire un mastodontico Ponte sullo Stretto, se poi per arrivarci non ci sono le infrastrutture adeguate? A nessuno pro: solo a vantaggio della propaganda di Berlusconi. Le opere davvero utili non fanno propaganda, le magnifiche cattedrali nel deserto sì.

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Lotta alle mafie, la vera priorità
post pubblicato in Diario, il 21 maggio 2008


                   

Arriva il dossier Eurispes sulle attività della "ndrangheta". E purtroppo non sono belle notizie. Dal dossier, infatti, emerge come il fatturato delle cosche calabresi nel 2007 sia stato di circa 44 miliardi di euro, cioè pari alla somma dei fatturati di Estonia e Slovenia o, rimanendo in ambito nazionale, al 2,9% del PIL Italiano.

27,3 di questi miliardi ovvero il 62% del giro d'affari delle cosche proviene dal mercato della droga: il che dovrebbe anche far riflettere sull'opportunità di sottrarre alle cosche il controllo delle droghe leggere (e con ciò diminuire anche la probabilità di accedere alle droghe pesanti), legalizzando il mercato. Ma questo è un altro discorso. Secondo l'Eurispes, comunque, nel mercato della droga la ndrangheta rivela il meglio di sè, comportandosi come le grandi aziende, ottimizzando sforzi e rischi. Altri 5,7 miliardi vengono dagli appalti pubblici e dalla compartecipazione nelle imprese, 5 miliardi dall'estorsione e dall'usura, 3 dal traffico d'armi e 3 dal mercato della prostituzione (e anche qui bisognerebbe riflettere sulla sua possibile legalizzazione).

Le cattive notizie proseguono: l'Eurispes conta 131 cosche attive in Calabria e 202 omicidi di ndrangheta tra 1998 e 2008, con un incremento del 667% (!). Inoltre, tra 1991 e 2007 sono stati sciolti 38 comuni calabresi per infiltrazioni camorristiche. Tuttavia, tra 1992 e 2007 sono stati sequestrati alla ndrangheta beni per 231 milioni di euro, e tra 1999 e 2004 sono state denunciate 3.201 persone per associazione a delinquere di tipo mafioso.

E questi dati diventano ancora più gravi se confrontati con lo studio della Confesercenti di ottobre 2007, che rivelava come, a livello nazionale, la mafia è la prima azienda italiana, con un fatturato pari al 7% del PIL nazionale.

Insomma, da ciò si dovrebbe ben capire quale sia la vera priorità per l'Italia: non i ROM, ma nemmeno la sicurezza e i rifiuti, ma la lotta alle mafie. Non solo perchè è gravissimo non poter serenamente fare impresa e commercio, è gravissimo vivere sotto la costante minaccia di un uccisione accidentale, è gravissimo vedere i soldi pubblici finire ad ingrassare le tasche dei camorristi e non nei servizi per i cittadini, ma anche perchè gli intrecci fra le emergenze citate e la mafia sono solidissimi, e difficilmente riusciremo davvero a risolvere quei problemi senza prima colpire duro la mafia. Qualcuno dirà: e vabbè, ma non si può mica pretendere di risolvere il problema della mafia ... Bè, innanzitutto arrendersi allo stato delle cose, senza nemmeno porsi l'obiettivo, è da codardi e autolesionisti, oltre che da cattivi statisti. Ma, soprattutto, se l'attenzione spasmodica dei media e della politica su questi temi (sicurezza, rom, rifiuti), tale da muovere le coscienze su queste problematiche, fosse rivolta in primis alla lotta alle mafie, magari riusciremo a smuovere le coscienzea anche su questa problematica. E non vedremo la popolazione scatenarsi non solo contro riifuti e campi ROM, ma contro i camorristi e le loro case.

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