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il blog di Francesco Zanfardino
L'esportazione della pena capitale
post pubblicato in Diario, il 27 ottobre 2010


La Corte Suprema irachena ha deciso la condanna a morte di Tareq Aziz, l'ex numero due del regime di Saddam Hussein, che già ha subito la stessa sorte quattro anni fa, sempre per impiccagione.

Mi domando se anche questa voglia del "nuovo corso" iracheno di vendicarsi del passato con la stessa insensata crudeltà usata da Hussein faccia parte del progetto di "esportazione della democrazia" che fu lanciato da Bush e soci nel 2001. Poi penso che proprio negli USA è ancora in vigore la pena d morte ... e c'è quindi da riconoscere una certa coerenza.

Viva la "democrazia" ...

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L'anomalia italiana sull'ambiente
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2008


                                                   

Il "piano verde" della UE, che ha l'obiettivo di portare al 20% entro il 2020 la quota di energia ricavata dalle rinnovabili, si è fermato, a causa del veto di 1 solo dei 25 paesi membri. L'Italia. Grazie, insomma, proprio al Governo "decisionista" e contrario alla politica del veto.

D'altronde il Governo Italiano e il Ministro Prestigiacomo, che in 8 mesi di legislatura è stata visibile solo in quest'occasione dato che di politiche ambientali con questo Governo non se ne vede nemmeno l'ombra, hanno sempre ostacolato questo piano, spalleggiati dalla Confindustria della Marcegaglia. E' stato detto di tutto e di più da questo schieramento anti-verde, che "così si uccidono le altre imprese", "ad esser contrari siamo la maggioranza della UE", "non possiamo permettercelo perchè abbiamo il nucleare", "la questione energetica non si risolve con le rinnovabili", ecc. ecc. Peccato che siamo gli unici a lamentarci, e certo non siamo gli unici ad avere le imprese, non siamo gli unici a non avere il nucleare (ben 17 paesi UE su 25).

Inoltre, lasciatemi dire una cosa. La questione energetica non si risolve con le rinnovabili. Forse. Ma nemmeno con il nucleare. Soprattutto, è meglio spendere miliardi di miliardi per far partire centrali nucleari che, nell'Italia dei veti, nella migliore delle ipotesi partiranno nel 2020, oppure spendere quelle stesse some per sfruttare le energie rinnovabili di cui l'Italia è piena ed averne subito i benefici economici, oltre che ambientali? Ed è razionale frenare, salvo poi parziali ripensamenti, un incentivo come quello sul fotovoltaico che sta facendo sviluppare quel settore?

Ma il vero problema è un altro. E' che in Italia manca la cultura ecologista, e quando c'è è in mano ad estremisti (i "verdi arcobaleno") che non fanno altro che fare il gioco dei cattivi industriali e della destra italiana. Certo, c'è un ecologismo moderno, rappresentato dagli Eco-Dem, ma purtroppo sono schiacciati dal confronto fra estremisti e anti-ambientalisti. Così solo in Italia abbiamo una destra anti-ambientalista e demagogica, mentre all'estero quasi tutti i leader di centrodestra come Sarkozy, la Merkel e Cameron sono paladini dell'ecologismo al pari dei loro colleghi di sinistra. L'unico era Bush, ma poi ha stravinto Obama con la sua politica fortemente ecologista, grazie alla quale vuole risollevare l'economia Americana.

Bastian contrari unici. Sul piano UE, e come leader di destra. L'ennesima dimostrazione dell'anomalia Italiana.

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Il Papa si dimentica (per ora) della pena di morte
post pubblicato in Diario, il 17 aprile 2008


                       

Papa Benedetto XVI è negli USA da due giorni
. Ha incontrato Bush alla Casa Bianca, poi vari incontri e visite. E ha parlato di molti argomenti.

In particolare, papa Ratzinger ha posto l'accento sullo scandalo dei "preti-pedofili", che ha sconvolto l'opinione pubblica americana. Il Papa ha rafforzato l'autocritica e promette una linea dura: "I pedofili saranno completamente esclusi dal sacerdozio. Ci vergognamo profondamente e faremo tutto il possibile affinchè questo non si ripeta in futuro". Ma non solo: il Papa ha ricordato le "ingiustizie" commesse dai colonizzatori nei confronti dei nativi americani e poi nella tratta degli schiavi. Inoltre, il Papa ha parlato di "crollo dei valori" nella società americana, poichè molti fedeli compiono scelte di vita contrarie ai precetti della fede.

Infine, nello Studio Ovale Bush e Ratzinger hanno parlato di "difesa della vita" e "tutela dei diritti umani". Eppure, nell'anno della moratoria dell'ONU sulle esecuzioni capitali, e a poche ore dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha dichiarato legittimo l'uso dell'iniezione letale (riaprendo la strada alla ripresa delle esecuzioni, ferme da Settembre), non una parola è venuta dal Pontefice sul tema della pena di morte.

E' una grave dimenticanza. Speriamo che il Papa se ne ricordi prima di tornarsene in Vaticano.

Non dimentichiamoci della Birmania
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2007


                       
                                 

Dopo la visibilità mediatica delle settimane scorse, il caso Birmania sembra quasi scomparso dall'attenzione internazionale
. Come se il popolo birmano vivesse in democrazia, libero dal regime militare. Come se i monaci e gli altri "ribelli" non fossero torturati e uccisi nelle carceri (proprio di oggi la pubblicazione delle foto dei massacri, pubblicate qui). Come se il premio Nobel Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, non fosse incarcerata nella sua casa.
 
E' vero, l'inviato dell'Onu Gambari sta continuando la sua opera di diplomazia. Piccoli successi, ma niente di decisivo. A questo punto servono azioni dirette dell'Onu, dapprima con sanzioni economiche e poi, se necessario, anche un'azione militare. Attenzione: non sarebbe un nuovo Afghanistan o un nuovo Iraq. Qui, cosi come in Palestina (dove le libere elezioni hanno portato al potere i terroristi di Hamas), la politica di imposizione della democrazia di Bush & co ha fallito, per un semplice motivo: non si è tenuto conto della tradizione storica dei popoli con cui si aveva a che fare, erano paesi che non conoscevano la democrazia e che quindi non erano preparati a gestirla. Con il risultato che dopo 5 anni di occupazione militare sia in Afghanistan che soprattutto in Iraq la situazione non è cambiata granchè.

Il popolo birmano, invece, è gia pronto alla democrazia, e lo dimostra la sua volontà, la determinazione, il coraggio di ribellarsi al regime, anche a costo di una morte quasi certa. E quando un popolo è pronto alla democrazia, non c'è niente da fare: la otterrà. Si tratta solo di stabilire tempi e modalità di questo processo di democratizzazione. E' qui che deve entrare in scena l'ONU: se fosse necessario, anche un intervento militare, una forza internazionale per aiutare il popolo birmano ad ottenere la democrazia. Certo, non sarebbe una missione di pace (dove interviene l'esercito, ci sono sempre morti e sofferenze): ma qui si tratterebbe solo di affrettare i tempi e sopratutto evitare le carneficine e i massacri di massa che le rivoluzioni della storia ci insegnano.
 
Speriamo che tutto questo non sia necessario. Speriamo che le potenze "vicine" alla Birmania, come Russia, India e Cina, mettano da parte gli interessi economici e attuino la giusta pressione sulla giunta militare birmana. Sopratutto la Cina: sarebbe un bel gesto da parte di un paese che tra pochi mesi ospiterà le Olimpiadi. Se proprio il governo cinese non è disposto a salvaguardare i diritti umani nel suo paese, almeno lo faccia all'estero...



 

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