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il blog di Francesco Zanfardino
Hanno scoperto l'Europa
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2010


                                                   

Oggi tutti sembrano scoprire l'Europa, grazie alla grande euforia suscitata su tutte le piazze affaristiche europee, a cominciare soprattutto dalla nostra Milano (rialzo record del +11% in una sola giornata) dal piano "salva-Stati" approvato nella notte dai ministri delle finanze dell'Unione Europea. 600mld di investimenti che dovrebbero evitare la bancarotta non solo della Grecia ma di tanti altri Paesi in difficoltà, a cominciare dal Portogallo fino a Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Eppure tanto "europeismo" non c'è mai stato in Italia, specialmente da parte di chi oggi rivendica presunti meriti ma in passato ha sempre populisticamente ed opportunisticamente soffiato contro la bandiera dell'Europa. Ogni volta che la UE si è opposta ai provvedimenti sbagliati del Governo, si diceva che l'Europa non serviva a niente, era solo un covo di "burocrati". Ogni volta che l'Europa redarguiva il Governo sui conti pubblici, si diceva che era un freno allo sviluppo del Paese. Per non parlare delle grandi manifestazioni convocate contro gli sforzi compiuti dal primo governo Prodi, sulla scia di Ciampi, per risanare i conti pubblici e portare l'Italia in Europa.

Fossimo stati a sentire a loro, quelli che oggi si scoprono europeisti, l'Italia sarebbe rimasta da sola ad affrontare una crisi molto, molto più grande di lei, altro che "salva-Stati". Meglio tardi che mai.

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Taglia-leggi: bene ma bisogna fare molto di più
post pubblicato in Diario, il 19 dicembre 2008


                                                  

Una volta tanto Calderoli l'ha combinata giusta. Oggi, infatti, il Consiglio dei Ministri, tra le altre cose, ha approvato il cosiddetto decreto "taglia-leggi", presentato appunto dal Ministro della Semplificazione Normativa. Con il decreto vengono tagliate ben "29mila leggi antecedenti al 1948", più una serie di leggi superate o svuotate dalla legislazione sopravvenuta nel corso degli anni. Viene inoltre attivato un archivio on-line, "Normattiva", con tutte le leggi attualmente in vigore.

Ora, premesso che bisogna controllare se in quelle leggi tagliate non ci siano pure norme giuste (l'essere antecedenti al 1948 non è di per sè garanzia che siano "obsolete"), e che probabilmente quel 29mila non è fatto solo di leggi (l'Italia ha, nel complesso, poco più di 21mila leggi.. numero abnorme rispetto agli altri Paesi, comunque) ma prevalentemente di regolamenti vari (vabbè, poco importa), il provvedimento del Ministro Calderoli è un positivo passo avanti verso una "delegificazione intelligente", che riduca la burocrazia e aumenti l'efficienza. Tuttavia, bisogna fare molto di più.

Tagliare norme "obsolete", infatti, per quanto utile, cambia ben poco: tanto erano obsolete, e quindi non funzionavano. Risparmieremo un bel po' di carta, e un bel po' di ricorsi azzardati, ma niente di significativo. La versa svolta deve essere semplificare, razionalizzare il quadro normativo "attivo", ovvero quel complesso di norme che, a differenza delle leggi tagliate da Calderoli, sono attive e pesano burocraticamente sull'apparato statale, imprenditoriale, e in generale sui cittadini Italiani. Bisogna impedire che per aprire un'attività, per richiedere un servizio, per iniziare qualsiasi cosa si debba passare settimane e settimane a compilare moduli su moduli, consultare leggi su leggi, quando invece basterebbero dei "moduli unici", dei "testi unici", insomma un sistema legislativo razionale, come tutti gli altri Paesi. Senza dimenticare che, in tempi di crisi occorre sottolinearlo, questa è una riforma "a costo zero".

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Ennesimo rinvio per il taglio degli Enti inutili
post pubblicato in Diario, il 30 luglio 2008


                                                 

Oggi il Senato ha approvato il "decreto milleproroghe", tornato a Palazzo Madama dopo "l'incidente" di ieri sull'emendamento del PD. Tra le misure intraprese anche la proroga dei termini per la soppressione di alcuni enti pubblici, per la riorganizzazione delle comunità montane da parte delle Regioni e la costituzione di nuove province.

Non si tratta certo di una buona notizia. In tempi di difficoltà economiche, di "più tagli per tutti" (sicurezza, sanità, infrastutture) lo Stato dovrebbe dare il proprio esempio eliminando gli sprechi della propria "giungla" di amministrazioni, spesso non solo inutili ma dannose, con una sovrapposizione di più enti davanti alla quale il cittadino non sa a chi rivolgersi. E invece arriva l'ennesimo rinvio della questione, nonostante gli annunci fatti in campagna elettorale.

Qualcosa era stata fatto, come ci ricordava un famoso manifesto con cui in campagna elettorale l'Italia dei Valori si appropriava di alcune misure del precedente Governo, dichiarando di aver "tagliato il grasso alla politica": il precedente Governo infatti aveva di fatto predisposto l'abolizione del 60% delle circoscrizioni comunali e del 40% delle comunità montane, più vari tagli mirati sugli sprechi degli Enti Locali. Tuttavia, la procedura dei tagli era in gran parte affidata alle Regioni, e il decreto di oggi ne rinvia il termine di attuazione.

Non si può più aspettare. Basta sprechi, basta burocrazia. Non chiedo molto: non sono fra quelli che chiedono l'abolizione totale delle comunità montane, ne quella delle Province. Chiedo semplicemente dei criteri razionali per la costituzione degli Enti Locali: non sono più accettabili nè comunità montane ai livelli del mare, nè Province sotto i 200mila abitanti, nè Comuni sotto i 5mila abitanti (al massimo qualche eccezione per enti "storici" ed "isolati"). Ci vuole tanto?

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L'economia italiana: un "silenzioso boom"
post pubblicato in Diario, il 7 dicembre 2007


                           

L'edizione 2007 del Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese si apre, o perlomeno sembra, con una visione positiva della società e dell'economia italiana. Infatti, secondo il rapporto non si può non notare l'incremento del PIL dell'1,8% previsto per il 2007, soprattutto se confrontato con il periodo di stagnazione della crescita fra il 2002 e la prima metà del 2006 (periodo del governo Berlusconi).
 
Tuttavia, non si tratta di una crescita strutturale, ma di una crescita "a mucillagine", spinta cioè dalle energie singole. Un "silenzioso boom", insomma, come definito dallo stesso rapporto. Secondo il quale a frenare lo sviluppo sono soprattutto debito pubblico e spesa pubblica. Il primo, perchè comporta una perdita annuale di 70 miliardi di euro: inutile dire che senza questa perdita l'Italia navigherebbe nell'oro. La seconda, perchè piena di sprechi e burocrazia e la sua riduzione avviene spesso sugli investimenti e non sulla strutturra. E lo Stato non agisce incisivamente su questi due settori, ma anche in questo caso negli ultimi tempi sembra esserci una timida ripresa, soprattutto per quanto riguarda il debito pubblico (che d'altronde era la base del programma dell'Unione).

Il rapporto dà anche una visione dei problemi delle famiglie diversa dalla "moda". Infatti, conferma che "le famiglie arrivano col fiato corto alla fine del 2007, ma più per una sensazione di scarsa fiducia nel futuro che per oggettive difficoltà o incertezze economiche". Infatti, sono ripresi i consumi (+1,6% nel 2006 e +2% nel 2007) e diminuita la richiesta di mutui (anche se rimangono le difficoltà di chi li ha contratti precedentemente).

Continua a crescere il precariato: dei nuovi occupati del 2007, solo il 36,1% ha un contratto a tempo indeterminato. Inoltre, questa condizione sembra rimanere stabile nel tempo, quando non è interessata dalla perdita del lavoro (evento che ha coinvolto nel 2006 il 12% dei precari). L'Italia, inoltre, continua ad essere all'ultimo posto nella UE per occupazione femminile (50,8%).

Infine, aumenta significativamente la fuga all'estero, sia a livello universitario che imprenditoriale.
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