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il blog di Francesco Zanfardino
Seggi contestati: nuovi scenari a Gennaio?
post pubblicato in Diario, il 26 dicembre 2007


                                  

Gennaio 2008 sembra davvero profilarsi come il mese decisivo per le sorti del Governo Prodi e della politica italiana. Da più parti risuona il "de profundiis" per il Professore e il suo esecutivo. Che il dissenso dei fuorisciti dal PD, i tre senatori Diniani e il tandem Manzione-Bordon, possa risolversi in un uscita dalla maggioranza proprio a Gennaio, non è proprio una certezza, ma una prospettiva possibile. Ciò che sembra certo, invece, almeno dalla sua dichiarazione sull'ultima (ennesima) fiducia ("Il rapporto fiduciario con il premier si è rotto per sempre) è l'uscita dalla maggioranza del Senatore Domenico Fisichella, ex AN (!) poi passato all'Ulivo nelle ultime elezioni, e poi uscito dal PD. Questo senza dimenticare il Senatore Turigliatto (ex Rifondazione), che almeno nelle fiducie sta votando contro, e il "Senador" Pallaro, indipendente eletto all'estero, che ben vedrebbe uno scenario di larghe intese.

Insomma, ben 8 voti che "traballanti" è dir poco, e che nemmeno i senatori a vita potrebbero sostituire. E per mezzo dei quali la verifica di governo del 10 Gennaio sarebbe inutile. E' davvero finita? Beh, è da vedere. Soprattutto quando Prodi annuncia a tutti i suoi obiettivi del 2008: salari e redistribuzione (con revisione delle aliquote Irpef, a vantaggio dei lavoratori dipendenti, quelli che più hanno subito la perdita del potere d'acquisto e che pagano fino all'ultimo le tasse, più altri provvedimenti come la dote fiscale per i figli). Sarebbe difficile per i "ribelli" giustificare un loro "tradimento" quando sono in gioco simili temi, condivisi da tutto il mondo sindacale. Ma alle parole devono seguire i fatti, e presto.

Tuttavia, ben più consistente ciambella di salvataggio potrebbe giungere il 21 Gennaio. Quel giorno, infatti, la Giunta per le elezioni del Senato esaminerà il ricorso della Rosa nel Pugno e altri, riguardanti un'interpretazione della norma sullo sbarramento regionale del 3% al Senato. Un ricorso che, se portato fino in fondo, porterebbe alla riassegnazione di 9 seggi del Senato. E, lasciando da parte quelli che rimarrebbero nei due schieramenti, si avrebbero simili cambiamenti: Turigliatto (ex RC) lascerebbe il posto a Pannella (RnP), a Coronella (AN) subentrerebbe Conte (Nuovo PSI, ora nel Csx) e a Izzo (FI) subentrerebbe Marotta (UDC, ma amico di Follini e che ha già dichiarato un suo probabile appoggio a Prodi). Insomma, da 157 a 157 (considerando Turigliatto all'opposizione) si passerebbe a 160 a 154 (166 a 154, con i senatori a vita). Senza dimenticare che il 16 Gennaio si discuteranno le dimissioni di Bordon, che vuole lasciare il Senato. Insomma, Turigliatto sarebbe fatto fuori, e sarebbero possibili anche 5 dissensi (da 166/154 a 161/159).

Il problema, per Prodi, è che sia approvato questo ricorso, e in tempi brevi. Il sì della Giunta è possibile (lì i numeri sono 13 a 12 per la maggioranza), ma quello del Senato? Dini e compagnia , senza contare i senatori della maggioranza che perderebbero il posto, accetterebbero il nuovo scenario? E quanto tempo ci vorrebbe? I senatori in discussione avrebbero diritto di voto sulla questione?
Se qualche esperto di regolamenti parlamentari ha letto questo post, ci aiuti a capire.

Certo che, se questo ricorso andasse fino in fondo, non si potrebbe negare che Prodi ha un gran bel Fattore C.......
E il Tapirone va a Berlusconi....
post pubblicato in Diario, il 15 novembre 2007


                                      

Finalmente la consegna del Tapirone. Alle undici meno un quarto arriva il voto finale sulla Finanziaria 2008: 161 sì, 157 no. Senza senatori a vita, 157 sì e 156 no. In pratica, dei 158 senatori che la maggioranza ha avuto dalle elezioni solo Turigliatto è andato contro, non votando. La maggioranza quindi ha retto anche "politicamente". Dunque, Berlusconi non ha scusanti: ha fatto una figuraccia e dovrà ammetterlo. Dei "14 senatori pronti a passare con la CdL" non se ne è visto nemmeno uno.

Da sottolineare, comunque, le dichiarazioni di voto dei senatori Dini e Bordon (che rappresentano anche D'Amico, Scalera e Manzione). Hanno, in parole povere, dichiarato che la maggioranza deve cambiare rotta, che non c'è più una maggioranza vera e propria, che valuteranno di volta in volta i provvedimenti del Governo. Non si può dichiarare la maggioranza non c'è più e poi votarla per "senso di responsabilità". Se davvero credono che ci sia di meglio a questa maggioranza, che la facciano cadere. Inoltre, una soluzione per loro ci sarebbe: dimettersi, così verrebbero sostituiti da altri senatori dell'Ulivo e non sarebbero più costretti a votare provvedimenti "inadeguati" e contemporaneamente non avrebbero responsabilità. Invece no: rimarranno lì in Senato, a prendere i soldi e a soddisfare la loro mania di protagonismo, "facenn a muin" solo per ottenere attenzione dal governo. Che bassezza politica.

P.S. Lasciatemi una piccola soddisfazione...ho indovinato il risultato finale (161 a 157) :-)
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