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il blog di Francesco Zanfardino
Riporto Report: Poveri noi!
post pubblicato in Riporto Report, il 6 aprile 2009


                                                        

Come ogni Lunedì, il post odierno di "Discutendo", nell'ambito della rubrica "Riporto Report", è dedicato alla puntata di Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (che consiglio sempre di vedere: qui il video della puntata, qui il testo della trascrizione della puntata). Stavolta si parla di povertà, e dei vari meccanismi messi in campo dal Governo per scongiurarla, a cominciare dall'arcinota "social card".

POVERI NOI! (di Giovanna Boursier)

La "carta acquisti", meglio nota come social card, è una carta di credito come tutte le altre, con la differenza che è caricata dallo Stato: 80 euro ogni due mesi e vale un anno. Per finanziarla, il Ministro Tremonti aveva effettuato la famosa "Robin Hood Tax", che dove togliere ai ricchi (banche e petrolieri) per dare ai poveri. Solo che la "grande lungimiranza" di Tremonti, che ripete e ripete che aveva previsto tutto della crisi, gli ha fatto fare i conti sbagliati: dice che porterà alle casse statali 4 miliardi, ma nel frattempo il prezzo del petrolio è crollato, e le banche sono in crisi. Poi, la tassa scade a Giugno, e pochi hanno già pagato, anche perchè stanno cercando di farla scaricare sui costi degli utenti: per evitare ciò il Governo ha chiesto le verifiche sugli incassi, ma le società fanno il possibile per rallentare il processo. E così alla fine la social card è stata finanziata, come altre cose, con i miliardari tagli al bilancio statale che hanno provocato le ben note proposte. Tra cui anche l'utilizzo dei soldi dei "conti dormienti", cioè i conti correnti non mobilitati da almeno 10 anni, che però dovevano essere destinati alle vittime dei vari crack finanziari (Cirio, Parmalat, eccetera).

Intanto però milioni di Italiani sono stati mobilitati in speranza di poter ottenere questa card. Hanno dovuto fare una trafila lunghissima e complicata, per via di "incomprensioni" fra Ministero, Poste e Caf, ma anche per colpa dei criteri per ottenerla, che Tremonti aveva estremamente semplificato, illudendo tante persone che invece per cavilli vari non l'hanno ottenuta. E così moltissimi di loro si sono ritrovati con la delusione di non avere la card, o l'umiliazione di avere una card "scarica" (di cui magari si sono accorti alla cassa, rimanendo senza di che pagare). Tanto che, delle 1.300.000 previste, solo 517mila sono state consegnate (700mila richieste). Due sono le cose: o siamo meno poveri del previsto, oppure si sono dati criteri molto stretti pur annunciando grandi aiuti: insomma, grande propaganda con risorse limitate. E, inoltre, anche poterle usare, queste cards, è un'odissea: pochi gli esercizi commerciali che la accettano, e non sempre fanno lo sconto del 5% (a volte il 3%).

Ma quando c'è costato il sistema delle "social card"? Ben 21 milioni di euro, fra produzione delle carte, spedizione delle lettere ai possibili beneficiari, spese dei Caf per la compilazione dei moduli, call-center per le informazioni, pubblicità dell'operazione e preparazione degli addetti. Almeno stando ai calcoli effettuati da Report chiedendo ai soggetti della catena, dato che Tremonti non ha ancora fornito dati ufficiali.

Ma Tremonti aveva anche promesso altre misure, già annunciate. Tra queste il "bonus latte": i detentori di social card dovevano anche poter ricevere rimborsi su latte artificiale e pannolini, ma ai farmacisti non è arrivata alcuna direttiva, e i fondi devono ancora arrivare (se arriveranno). Poi c'è il "bonus elettrico", che dovrebbe dare alle famiglie più povere uno sconto del 20% sulle bollette di luce e gas, per un costo complessivo di 450 milioni annui: peccato che non verranno stanziati dallo Stato, ma pagati per il 19% dalle altre famiglie consumatrici, e per l'81% dagli altri consumatori "non famiglie" (industrie, ecc.). C'è poi il "bonus famiglia", ovvero qualche centinaio di euro, fino a mille, destinate a famiglie ritenute "povere", per un tetto di spesa di 2 miliardi e 400 milioni. Ma i criteri sono anche qui così contorti e rigidi che, come per la social card, si stenta a credere che si spenderà questa cifra.

Uno potrebbe dire: meglio questo, che niente. Ma perchè non cercare di trovare un'alternativa più di "sistema" e meno spezzettata e "una tantum"? In Europa la soluzione c'è già: si chiama "reddito minimo di cittadinanza", ovvero lo Stato garantisce ad ogni cittadino, disoccupato o non autosufficiente, il minimo per vivere.  Su 27 paesi della UE, solo Italia e Grecia non ce l'hanno. E, se pensiamo a tutti i soldi buttati nell'operazione Alitalia, nel taglio dell'ICI ai ricchi, eccetera, più i soldi investiti in tutti questi "bonus e bonusarielli", avremmo potuto benissimo finanziare un'operazione del genere: un qualcosa che sarebbe rimasta, non un una tantum, perchè dobbiamo già pensare oltre la crisi.

E, a proposito di "oltre la crisi", anche se non strettamente legato ai problemi della povertà, uno dei problemi attuali è riattivare il credito delle banche. Tra le tante imprese in crisi, infatti, ci sono anche imprese che vorrebbero investire, ma non possono, perchè hanno bisogno di prestiti, che le banche non vogliono però dare perchè sono in difficoltà. Così Tremonti s'è inventato i "Tremonti bond", ovvero lo Stato dà i soldi alle banche, ma questi devono essere finalizzati a metterli in circolo. E se si prendono i soldi senza metterli in circolo? Beh, in effetti non c'è nessuna garanzia: nemmeno i prefetti messi a "guardia" delle banche, perchè in realtà nessuno può costringere le banche a farlo.

E, sempre parlando di "oltre la crisi", andrebbero ripensate le regole. O meglio immesse, dato che non ci sono. E il Ministro Tremonti, che oggi si riempie la bocca con la richiesta di nuove regole, dovrebbe ricordarsi che fu lui stesso nel 2001 a incentivare l'utilizzo della cosiddetta "finanza creativa" (tra cui i derivati), che fu lui stesso nel precedente Governo Berlusconi a cancellare il falso in bilancio. Ma Tremonti cerca di evitare di rispondere, e rimanda tutto ad una "legge sul risparmio" che verrà a breve. Si spera.

IL MIO COMMENTO: Che c'è da dire ... è evidente che il Governo non ha fatto nulla di sistematico per affrontare la crisi, ma solo misure una tantum, farraginose e scriteriate. Certo, sempre meglio di niente, ma la gravità della crisi richiede ben altro impegno, ben altri sistemi e ben altre misure.

Altre Rubriche: "L'emendamento" di oggi riguarda un'altro argomento scottante, che tra l'altro Discutendo ha già affrontato più volte: il tetto sugli stipendi d'oro dei manager pubblici, introdotto dal Governo Prodi e cancellato da Berlusconi (qui il video, qui il testo). La "Goodnews" della settimana riguarda invece la Provincia di Milano, e il suo innovativo sistema per aiutare le imprese (qui il video, qui il testo).

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