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il blog di Francesco Zanfardino
Menefeltrismo
post pubblicato in Diario, il 6 dicembre 2009


                                             

Ringrazio l'on.Sarubbi per averla segnalata sul suo blog, e ve la copio qui sul mio, pregandovi vivamente di leggerla. Cosa? La risposta di Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale di famiglia (Berlusconi), ad una sua lettrice sul "caso Boffo". Ricorderete tutti no quella vicenda, che vide Feltri protagonista di un attacco al direttore di Avvenire, il giornale dei vescovi, reo di fare il "moralista" contro Berlusconi e di essere poi stato "attenzionato " dalla magistratura e di avere relazioni omosessuali? Ebbene, leggete queste righe:

Gentile signora,
quando abbiamo pubblicato la notizia, per altro non nuova (era già stata divulgata da Panorama sia pure con scarsa evidenza) eravamo consapevoli che non sarebbe passata inosservata. Ma non per il contenuto in sé, penalmente modesto, quanto per il risvolto politico. Infatti era un periodo di fuochi d’artificio sui presunti eccessi amorosi di Berlusconi. La Repubblica in particolare si era segnalata con servizi quotidiani su escort e pettegolezzi da camera da letto. Il cosiddetto dibattito politico aveva lasciato il posto al gossip usato come arma contro il premier anche in tivù, oltre che sulla stampa nazionale e internazionale.
Persino l’Avvenire, di solito pacato e riflessivo, cedette alla tentazione di lanciare un paio di petardi. Niente di eccezionale, per carità; data però la provenienza, quei petardi produssero un effetto sonoro rilevante. Nonostante ciò, personalmente non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.
All’epoca giudicammo interessante il caso per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto.
Poteva finire qui. Invece l’indomani è scoppiato un pandemonio perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato. La «cosa», come lei dice, da piccola è così diventata grande. Ma, forse, sarebbe rimasta piccina se Boffo, nel mezzo delle polemiche (facile a dirsi, adesso), invece di segretare il fascicolo, lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. Infatti, da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato.
Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione.

Cavolo. Ci sarebbe da ammirare Feltri per la sincerità, se non restasse il piccolo dettaglio che un direttore che schiaffa in prima pagina (altro che "pandemonio" scatenate dai media) cose da verificare passandole per verità accertate, rimane direttore, mentre un direttore responsabile di nulla è stato costretto alle dimissioni. Rimane solo la spudorata faccia tosta, ma quella non è una qualità, caro Feltri. E' solo menefreghismo.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Mi dissocio
post pubblicato in Diario, il 7 settembre 2009


                                              

Vittorio Feltri
non è direttore de "Il Giornale" nemmeno da due mesi e il suo editore, Silvio Berlusconi, si è già "dissociato" da lui per ben due volte: sul caso Boffo e sull'attacco odierno al "compagno" Fini.

Una domanda: ma se questo Feltri è davvero un "birichino", perchè non sostituirlo? In fondo, la famiglia Berlusconi ha fatto ruotare molti dei suoi direttori in questo periodo fra i suoi giornali (quelli di proprietà diretta e quelli di proprietà "indiretta", diciamo così), dunque non ci sarebbe nulla di male. Inoltre, gli attacchi mossi a Boffo e Fini potrebbero verosimilmente essere associati a Berlusconi, e questo è un ulteriore motivo per sostituire un direttore che con i suoi articoli fa aleggiare ancor di più questa ipotesi.

E invece no. Evidentemente il nostro Re Silvio è un editore mooooolto liberale (sì, come no). Oppure Feltri è un semplice scribacchino di corte, altro che "dissociamenti" vari. A voi l'ardua (mica tanto!) sentenza.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

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