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il blog di Francesco Zanfardino
Se fosse stato Fini
post pubblicato in Diario, il 24 ottobre 2010


Ma cosa avrebbero fatto Belpietro o Feltri, Libero o il Giornale, Gasparri o Storace se fosse stato Fini, e non Berlusconi, ad aver acquistato, tramite una società offshore riconducibile alla banca di cui si è il primo e principale correntista, una megavilla ad Antingua e, contemporaneamente, aver cancellato da premier il debito di questo Paese nei confronti nell'Italia, nonostante la propria politica fosse quella di tagliare i fondi per la cooperazione internazionale e comunque ci fossero Paesi ben più "inguiati" economicamente da dover essere aiutati ben prima di Antigua? Non ci avrebbero montato un caso mediatico-politico ben peggiore dell'appartamentino di Montecarlo?

E allora perchè ora sbraitano, denunciano, querelano e gridano all'ennesimo attacco a "Silvio"?
 
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Giornalismo in vacanza
post pubblicato in Diario, il 13 agosto 2010


             

Vero che in estate un po' tutti i giornali più seguiti tendono a dare più spazio alle notizie "leggere", in sintonia col clima vacanziero dei lettori. Tuttavia le due gazzette berlusconiane, "Libero " e "Il Giornale", in queste quasi tre settimane di attacchi anti-Fini sono riuscite a raggiungere le vette più alte del giornalismo-spazzatura.

E non solo perchè, da quello "scoop" del 28 Luglio, i due giornali hanno perso due principi del giornalismo, ovvero l'originalità e la varietà (oltre che l'obiettività e il pluralismo, che non hanno mai avuto), uniformandosi tra loro e infilando una sequela lunghissima di copertine monotematiche, sull'affaire Montecarlo. La vera indecenza è che, pur di attaccare Fini sotto gli ordini del padrone, Belpietro e Feltri hanno deciso di far concorrenza alle riviste scandalistiche, arrivando a mettere come titoli di apertura "notizie" come "Fini e Tulliani separati in spiaggia", o la "bella vita del cognato" di Fini con la Ferrari (come se invece i parenti di Berlusconi e soci stessero sotto i ponti).

Gossip puro, dato che non c'è alcun risvolto politico in queste notizie, e non come l'affaire-Noemi (con le bugie del premier) o D'Addario (altre bugie, e rapporti con escort da parte del difensore della moralità cristiana e firmatario di provvedimenti anti-prostituzione), che proprio Belpietro e Feltri all'epoca bollavano come "gossip". Bè, direi che ora loro hanno superato persino Novella 2000.

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LottizzeRai
post pubblicato in Diario, il 19 aprile 2009


                                               

Ieri hanno fatto tanto scandalo le indiscrezioni di stampa sul vertice a casa Berlusconi sulle "nomine Rai". Su due nomi "non ci piove", come detto da un partecipante al vertice, ovvero il passaggio di Mauro Mazza dal Tg2 alla direzione di RaiUno, e il gran ritorno al Tg1 di Clemente Mimun, attualmente direttore del Tg5 (e, inutile da dire, fido del Cavaliere, assieme a Mazza). Poi vari nomi dall'incerta collocazione: al Tg5 in pole position c'è Maurizio Belpietro, fidatissimo direttore berlusconiano del berlusconiano Panorama, che però è anche in corsa per il Tg2, insieme ai più moderati ma comunque vicini al premier Orfeo (direttore Il Mattino), Napoletano (direttore Il Messagero) ed anche l'altro berlusconianissimo Minzolini (editorialista La Stampa), quest'ultimo in corsa anche per sostituire Belpietro a Panorama. Persino le croniste di Tg1 e Tg2 al seguito del premier, la Petruni e la Colucci, trovano posto in questo scacchiere, come probabili direttore e vice direttore di RaiDue (e comunque diventerebbero vicedirettori dei rispettivi Tg). Ed altre nomine simili, tutte caratterizzate dalle "inclinazioni" (lascio a voi l'interpretazione del termine...) verso Sua Emittenza, Berlusconi. Che, da proprietario dell'altro membro del duopolio televisivo, Mediaset, sceglie a casa sua chi deve comandare nelle reti avversarie.

Nemmeno tanto indiscrezioni, visto che, nonostante "a caldo" l'onnipresente Bocchino smentiva dichiarando "ma quale Rai, abbiamo parlato di Abruzzo", oggi Berlusconi stesso ha confermato, sostenendo che la riunione si è fatta a Palazzo Grazioli "per risparmiare". Anche se ha detto che i nomi circolati sono inesatti, e che ha in mente una "sorpresa". Già, magari oltre a Belpietro a completare il quadretto ci troveremo Feltri, Ferrara e Mario Giordano.

Sinceramente però non capisco perchè ci si stupisca: siamo pur sempre nel Paese dove la RAI nei secoli immemori è stata sempre totalmente gestita dalla politica e dalle sue spartizioni; siamo pur sempre nel Paese dove si ritiene un "finto scandalo" che un Premier agisca sui direttori dei Tg della RAI per controllare il consenso, o che telefoni il direttore generale per segnalare attricette in cerca di carriera; siamo pur sempre nel Paese dove il conflitto d'interessi è considerato un'invenzione dei maligni; siamo pur sempre nel Paese dove il giornalismo indipendente è una nettissima minoranza, e dove perfino nelle trasmissioni della domenica si ha paura a nominare il nome di Sua Emittenza invano (assolutamente da vedere il video che vi ho allegato, riferito alla puntata di Domenica In di Pasqua, e l'irriverente articolo che Gramellini della Stampa ha scritto sul fatto). Ci si finisca di stupire, e chi di dovere, giornalismo indipendente e partiti meno coinvolti, comincino a battagliare sul serio per la libera e buona informazione. E per un vero servizio pubblico.

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Eppure "Panorama" è suo ...
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2008


                                                     

Oggi è scoppiata un'ennesima polemica politica sulle intercettazioni. Stavolta nel mirino c'è l'ex-premier Romano Prodi, che secondo lo "scoop" di Panorama sarebbe implicato in una rete di "amicizie", ovvero avrebbe fatto e ricevuto favori per alcuni suoi parenti sfruttando la sua posizione pubblica. "Fatti di nessuna rilevanza nè giuridica nè penale", si è difeso Prodi; in effetti, le intercettazioni sono state trasmesse alla procura di Roma, che però ha aperto un fascicolo privo di ipotesi di reato e indagati. Il che è tutto dire sulla consistenza delle "accuse".

Ma, a prescindere dal discorso giuridico-penale, che spetta alla magistratura, vorrei fare un semplice ragionamento sulle dichiarazioni in merito del premier Berlusconi. Il quale è intervenuto in difesa di Prodi, dichiarando: "La pubblicazione di telefonate che riguardano Romano Prodi, a cui va la mia assoluta solidarietà non è che l'ennesima ripetizione di un copione già visto. E' grave che ciò accada e il Parlamento deve sollecitamente intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali". Difesa prontamente respinta da Prodi, che replica al premier dichiarando: "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l’inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie. Da parte mia non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche".

Ebbene, la domanda è semplice semplice: se davvero Berlusconi crede che questo tipo di intercettazioni non debba essere pubblicato, perchè non prende provvedimento contro Panorama, di sua proprietà? Perchè, per chi non lo sapesse, Panorama è di proprietà della Mondadori, a sua volta di proprietà della famiglia di Berlusconi. Il che lo si poteva capire anche dal nome del suo direttore, ovvero il fido Belpietro, già direttore de "Il Giornale" (sempre "di famiglia") e conduttore di una trasmissione di "approfondimento" su Canale5, e dei suoi editorialisti, tra cui gli onorevoli PDL Fiamma Nirestein, Bruno Vespa, Lino Jannuzzi, Paolo Guzzanti, oltre al fido consigliere Giuliano Ferrara e a Giorgio Forattini.

Coerenza vorrebbe che Berlusconi, promotore di un decreto ad hoc che vieta la pubblicazione delle intercettazioni e prevede il carcere per chi le pubblica (oltre al vero danno, ovvero l'impossibilità anche per la magistratura di effettuare intercettazioni per reati inferiori ai 10 anni), dia il "buon" esempio licenziando subito Belpietro e il giornalista autore dello "scoop". Volendo il discorso si potrebbe ampliare anche alle riviste di gossip di proprietà Berlusconi, o non sono forse quelle invasioni della privacy? Ma non è stato e a questo punto non sarà così, e quindi non posso non dar ragione a chi sostiene che il tutto rientri in una strategia del premier per far accettare universalmente "l'urgenza" di un decreto anti-intercettazioni, tentando di nascondere che così facendo si elimina un preziosissimo strumento d'indagine per la magistratura e quindi diminuisce il già precario sistema di lotta alla criminalità. Altro che Governo della sicurezza.

P.S. Da notare, poi, la correttezza istituzionale di Prodi che a differenza del premier non dice nemmeno una parola di rimprovero alla magistratura e anzi "autorizza" la pubblicazione di tutte le sue intercettazioni. Evidentemente non ha scheletri nell'armadio a differenza di qualcuno ... ah, ma no, ovviamente lui gode della protezione delle toghe rosse ...

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Sign for Si alle intercettazioni, difendiamo l'efficacia dell'azione della magistratura.

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