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il blog di Francesco Zanfardino
Fuorise...ggio
post pubblicato in Diario, il 22 maggio 2009


                                                  

Più di 250mila. Sono gli studenti "fuori-sede" in Italia, ovvero tutti quei ragazzi che per frequentano Università lontane dai luoghi di origine: quasi il 20% della popolazione universitaria italiana. Studenti che alzano la voce perchè, tra le loro tante difficoltà, c'è quella di dover tornare a casa per votare. E così esercitare il più elementare diritto della democrazia diventa un viaggio stancante, ma soprattutto dispendioso. Così che migliaia di ragazzi rinunciano a scegliere chi deve gestire il loro futuro.

E' nato così il comitato "Io voto fuorisede", che chiede alle istituzioni Italiane, attraverso una petizione, di prodigarsi affinchè il diritto al voto e le campagne anti-astensionismo non siano parole al vento, ma concrete azioni legislative. Prevedendo il voto per delega o per corrispondenza, ad esempio, come previsto in tantissimi paesi europei, ed a dire il vero anche dall'Italia (quello per corrispondenza), ma solo per quanto riguarda il voto estero. Con il paradosso che è più facile votare per un'italiano all'estero che per uno studente fuori sede. O anche per un lavoratore fuori sede, che affronta gli stessi problemi.

Ma la realtà è ancora più grave di quella descritta dall'articolo di Repubblica.it da cui ho tratto il contenuto di questo post. Infatti, l'autore, evidentemente per una distrazione, non si è accorto che il comitato e la sua petizione sono nate non quest'anno, ma nel 2008, a ridosso delle elezioni Politiche. E quindi, nonostante sia passato un anno, non è cambiato un bel nulla.

Per quel che conta, allora, firmo anch'io la petizione, e invito voi tutti a farlo. Secondo l'art.48 della Costituzione "votare è dovere civico", ma anche "un diritto che non può essere limitato". E' bene che i nostri governanti non se lo dimentichino quando c'invitano (giustamente) a non lasciarci prendere dall'astensionismo.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

"La democrazia è la miglior vendetta"
post pubblicato in Diario, il 18 agosto 2008


                                                 

"Per il martirio di mia madre, la democrazia è la miglior vendetta". Con questa frase Bilawal Bhutto Zardari, figlio ed erede politico di Benazir Bhutto, storica leader dell'opposizione pakistana uccisa in circostanze poco chiare in un attentato lo scorso Dicembre, ha commentato la notizia delle dimissioni di Pervez Musharraf, presidente del Pakistan, in seguito alla procedura di "impeachment" voluta dalla sua stessa maggioranza.

Che dire. Speriamo davvero che, dopo le dimissioni di Musharraf, torni davvero la democrazia in Pakistan, e non torni invece sotto qualche altra forma quella che era una sostanziale dittatura. O, ancora peggio, che il Paese precipiti in una nuova ondata di stragi e tensioni. Quel che è sicuro è che in Pakistan un'alternativa democratica c'è, e lo testimonia la frase di oggi di Bilawal: un uomo che, nonostante l'oppressione e l'immane numero di lutti subiti dalla sua famiglia per aver lottato per la libertà, invita i suoi seguaci a vendicarsi attraverso la democrazia e non la violenza.

P.S. Se poi penso al fatto che in Pakistan simili passioni civili non possano esprimersi democraticamente attraverso le elezioni, mi sale ancora di più la rabbia contro chi alle ultime elezioni italiane ha invitato a "snobbare" il voto.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Perchè votare
post pubblicato in Diario, il 12 aprile 2008


                           

Ecco la mia "lettera" al popolo degli astenuti-scheda bianca-scheda nulla.

Caro astensionista,
ti scrivo a proposito del voto del 13 e 14 Aprile. Sappi innanzitutto che comprendo il tuo stato d'animo. La qualità della politica italiana, complessivamente, non è granchè. Ma chiunque si voti, l'importante e andare a votare. Tu mi risponderai: no, mi sono stancato, i politici sono tutti uguali, i partiti sono tutti uguali, la politica è una Casta, non ci sono le preferenze, eccetera eccetera. Analizziamo uno ad uno questi problemi.
Innanzitutto, non è vero che i politici sono tutti uguali. Dicendo così stai mettendo sullo stesso piano Bertinotti e la Santanchè, Di Pietro e Berlusconi, Veltroni e Calderoli, Casini e Boselli, la Bonino e Giovanardi, eccetera eccetera. E non è vero nemmeno che i partiti sono tutti uguali. Esistono differenze sia nei programmi (tra chi vuole il Ponte sullo Stretto e chi no, tra chi vuole ridurre le aliquote massime e chi quelle minime, tra chi vuole il matrimonio gay e chi i Cus e chi niente, tra chi vuole l'abolizione dell'aborto e chi no, tra chi vuole investire sul nucleare e chi no, tra chi vuole le liberalizzazioni e chi no, eccetera eccetera) sia nelle azioni di governo passate sia nel modo di comportarsi in questa campagna elettorale. Dunque, a seconda delle tue opinioni, ci deve per forza essere il "migliore" o comunque, come direbbe Montanelli, il "meno peggio".
Poi, la politica non è (interamente) una Casta. C'è chi lotta per la riduzione dei privilegi e chi no. C'è chi fa seriamente e con passione il proprio lavoro e chi no. Ma anche se la politica fosse tutta una Casta, cosa pensi se ne freghi della tua astensione? Assolutamente niente. Anzi, ne sarebbe contenta, perchè si è levata un possibile fastidio da torno. Invece, tu con il tuo voto puoi contribuire a premiare le persone di cui sopra. E comunque, nel peggiore dei casi, il "meno peggio".
Infine, anche se non ci sono le preferenze (e su questo in buona parte condivido la tua amarezza), dovremmo forse per questo privarci anche del diritto di scegliere il partito e il candidato premier?
Spero di averti convinto. Come ricorda la Costituzione, votare è un diritto e un dovere civico. Un diritto-dovere che tanti si sono battuti e morti per ottenerlo. Un diritto-dovere che in molti Paesi non esiste, e sono quei Paesi in cui si vive peggio.
Ti lascio con un passo di una famosa canzone di Giorgio Gaber:

Libertà non è star sopra un albero,
non è neanche non avere un'opinione,
la libertà non è avere uno spazio libero,
LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE.

                                                                             Sentitamente tuo, Frank17Afragola
Come diceva Gaber, "Libertà è partecipazione"
post pubblicato in Diario, il 21 marzo 2008


                       

Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da Santiago del Cile dov'era in visita di Stato, ha ricordato a tutti una cosa fondamentale: ovvero, che "il voto non è mai inutile". Affermazione che si riferisce a due atteggiamenti negativi che purtroppo dominano questa campagna elettorale: ovvero quello del considerare "voto utile" solo quello dato ai maggiori partiti e quello del considerare qualsiasi voto inutile, tanto i candidati "sono tutti uguali".
Anche questo blog sostiene le parole di Napolitano. Ecco perchè.

Quella del "voto utile" è una offesa alla dignità dei cittadini. Ognuno deve votare secondo la propria coscienza: non bisogna votare un partito solo perchè può vincere, chiudendo un occhio su un programma che si ritiene lontano da sè, rinunciando ad un altro partito che invece, pur rispecchiando le proprie idee, non può vincere. Altro discorso è, invece, quello di votare un partito non solo perchè può vincere, ma anche perchè il suo programma e le sue idee sono perlomeno vicine alle proprie. E comunque, in qualsiasi caso, nessuno si può arrogare il diritto di ritenere "inutile", "dannoso" o "pericoloso" il voto dato ai "partiti minori", come spesso è capitato di dire ad esponenti del PDL (silenzio invece dal PD, ma nemmeno dichiarazioni contro le parole del PDL).

Passando invece alla questione dell'utilità o meno dell'andare a votare, questo blog fino al 14 Aprile (e finchè sarà necessario) si batterà contro l'astensionismo. Affinchè non prevalga la linea di chi, come Beppe Grillo, invita tutti al "non voto utile", ovvero alla rinuncia al voto. Non esiste nessuna motivazione valida a favore dell'astensionismo.
Infatti, anche se la legge elettorale attuale non permette le preferenze (e d'altronde in tutta Europa al massimo si concede l'uninominale), ciò non vuol dire che bisogna rinunciare anche alla possibilità di scegliere il partito e il candidato premier. E poi si poteva e si può benissimo promuovere un referendum per la reintroduzione delle preferenze, invece di rinunciare a votare.
Ma la motivazione che più spesso vuole giustificare l'astensionismo è quella del "che voto a fare, tanto sono tutti uguali, destra e sinistra, non cambierà mai niente". Assolutamente falso: questo è qualunquismo puro. Innanzitutto perchè non è vero che sono tutti uguali: oltre ad esserci differenze nei programmi, ci sono differenze anche nelle loro azioni di governo. Inoltre, anche se si accetta per vero che alla fine votando non cambia niente, quale sarebbe la soluzione? Non votare proprio? Sbagliato: è l'astensione a non far cambiare niente. Se i partiti sono così attaccati ai propri privilegi di "casta", cosa vuoi che se ne freghino del fatto che tu non voti? L'unica cosa che contano sono i voti ricevuti, in rapporto a quelli ricevuti dagli altri: i non-voti non contano nulla nelle dinamiche elettorali. Invece, il voto, anche se millimetricamente, contribuisce alla vittoria o meno di una certa politica nei confronti di un altra. Per questo bisogna votare, perlomeno il "meno peggio": e non ditemi che Popolo delle Libertà, Partito Democratico, Italia dei Valori, Lega Nord, Movimento per l'Autonomia, Unione di Centro, Sinistra Arcobaleno, Socialisti, La Destra, Consumatori, Liberali, Sinistra Critica, Forza Nuova, ...... sono tutti uguali. E che nessuno rispecchia la propria visione politica.

Insomma, che si voti PD o PDL o che si voti Socialisti o La Destra, l'importante è votare. Anche perchè, come diceva Giorgio Gaber in una sua famosa canzone:

Libertà non è star sopra un albero,
non è neanche non avere un'opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
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