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il blog di Francesco Zanfardino
Se non c'è solidarietà fra Ministri ...
post pubblicato in Diario, il 31 marzo 2009


                                                 

Oramai quasi due mesi fa, il Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in turbativa d'asta dal Gup del Tribunale di Bari. I fatti si riferiscono a qualche anno fa, quando il Ministro era ancora Presidente della Regione Puglia, e avrebbe favorito la vendita della "Cedis" (per 7 milioni, anzichè i 15 di valore stimato) ad un acquirente "predeterminato". Inoltre, per Fitto pende, sempre davanti al Gup di Bari, una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti: Fitto avrebbe intascato una tangente di 500.000 euro, sottoforma di finanziamenti per la campagna elettorale delle Regionali 2005, dal Gruppo Angelucci (coinvolto anche negli scandali sanità di Abruzzo e Lazio) per l'affidamento dell'appalto di gestione di 11 residenze sanitarie assistite dalla Regione Puglia. Indagine per la quale nel Giugno 2006 fu chiesto anche l'arresto di Fitto, respinto dal Parlamento, ovviamente ...

Ebbene, oggi si è venuto a sapere che il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha mandato gli ispettori al Tribunale di Bari per eventuali irregolarità commesse dai magistrati che indagano su Fitto.

Ora, a parte il fatto che vedere in America un Barack Obama che cambia vari ministri perchè indagati per reati molto minori (e nonostante ciò sul fatto è comunque in difficoltà verso l'opinione pubblica), e contemporaneamente vedere un Paese come l'Italia dove il Governo non si pone nemmeno il problema, e anzi corre in aiuto del Ministro colpito dai soliti "magistrati comunisti", e nonostante ciò l'opinione pubblica non s'indigna (anche per colpa dell'informazione che non inscena nessun tran-tran mediatico, come invece avvenuto per il caso Global Service a Napoli, chissà perchè), fa ben capire in che condizioni è messa l'Italia.

D'altronde, siamo sempre la stessa Italia che osanna più o meno consapevolmente un Premier che ha corrotto un testimone ma non può essere condannato perchè si è fatto una legge che lo rende "più uguale" degli altri cittadini italiani, mettendolo al di sopra della legge.

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Arrestato il boss Setola: ottimo, ma serve molto di più
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2009


                                             

Alla fine ce l'hanno fatta. Dopo mesi di inteso lavoro ed indagini, e dopo un tentativo di cattura fallito rocambolescamente due giorni fa (il boss era fuggito dalle fogne), i carabinieri sono riusciti ad arrestare il super-latitante Giuseppe Setola, uno dei maggiori boss dei Casalesi, il clan camorristico, le cui squallide gesta sono state portate all'onore delle cronache da Roberto Saviano e dal suo "Gomorra", che domina territorialmente il Casertano ma economicamente si espande in tutta Europa. Arresto che è stato preceduto stamattina da un maxi-sequestro di 10 milioni di euro di beni del boss. Si tratta dunque di "un colpo durissimo inferto alla camorra", come dichiarato dal Ministro degli Interni Maroni, della "risposta che gli Italiani si aspettavano dopo la strage di Castelvolturno", ricorda il ministro-ombra del PD Marco Minniti.

E' davvero un'ottima notizia. Però non dobbiamo assolutamente ritenerci soddisfatti. Innanzitutto perchè, nel caso specifico, "ancora mancano all'appello i due grandi latitanti dei Casalesi, i boss Iovine e Zagaria", come ricordato dal senatore anti-mafia del PD Beppe Lumia. Ma, in generale, qualche rondine qua e là, per quanto grosse, non fanno primavera: e questo vale sia per gli arresti dei boss, che per i sequestri economici (cosa da sottolineare, visto che c'è una scuola di pensiero che ritiene i sequestri di beni camorristici più importanti dell'arresto dei boss). Questo perchè, finchè continueranno ad esistere gli stretti intrecci fra potere mafioso, politico ed economico, arresti e sequestri danneggeranno sì i clan, ma solo momentaneamente, con una durata che dipende dall'insistenza con la quale lo Stato di volta in volta attaca le mafie.

Per indebolire le mafie allora occorre quindi molto di più: rompere questi intrecci, innanzitutto tra mafia e potere politico, con l'esclusione dalle cariche pubbliche, di qualsiasi tipo, per i condannati, anche di primo grado, e magari anche per chi è semplicemente rinviato a giudizio, per reati di mafia e reati ad essa connessi; controlli maggiori su chi gestisce la cosa pubblica o interessi economici rilevanti, specialmente in territori ad alta "densità mafiosa", senza limitazioni di alcun tipo; procedure molto più trasparenti e controllate per gli appalti , con provvedimenti tipo la "stazione unica appaltante" (che renderebbe più facile individuare anomalie negli appalti). Senza escludere la possibilità di "legalizzare", in via limitata e sperimentale, alcune attività su cui si basa il potere economico della mafia, come prostituzione e traffico di droga (tenuto conto anche del fatto che la legalizzazione della prostituzione controllata e delle droghe leggere avrebbe numerosi altri benefici, al di là della semplice sottrazione di profitti alle mafie a beneficio delle casse statali). Il tutto ovviamente connesso a ciò che già c'è, come il supporto ai "pentiti" e a chi denuncia, le attività di arresto e sequestro, che pure comunque andrebbero rafforzati.

Ovviamente, se cambiasse la mentalità, le mafie sarebbero sconfitte definitivamente. Non dobbiamo dimenticarci che, così come "lo Stato siamo noi", e certi comportamenti dei nostri rappresentanti rappresentano, appunto, il malcostume più o meno diffuso nella popolazione, lo stesso vale per l'anti-Stato, ovvero "la camorra siamo noi". Perchè la mafia non è solo ciò che fanno i boss, ma anche ciò che facciamo noi nel nostro piccolo, o semplicemente ciò che noi non facciamo per cambiare le cose. Ma questo non deve e non può essere una scusa per lo Stato per continuare a non cambiare le cose: il cambiamento deve sì avvenire nella mentalità, ma mettetevi nei panni di chi subisce la mafia ... come si può sperare in un cambiamento di massa se lo Stato non dà il buon esempio?

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