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il blog di Francesco Zanfardino
Quella maledetta paura di perdere
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2010


                                      

In queste ore tutte le attenzioni della "galassia democratica" sono rivolte al "documento Veltroni" e alle reazioni piuttosto accese che sta scatenando nel PD. Un giorno dirò sicuramente anch'io la mia, magari quando la gazzarra si sarà spenta, Veltroni & co magari avranno compiuto ulteriori passi, e quindi tutto potrà essere più comprensibile.

La faccenda sta però oscurando qualcosa che invece dovrebbe interessare, e molto, il popolo democratico. Ieri il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, alla Festa Democratica di Palermo ha annunciato che la sua nuova giunta, la quarta in due anni, sarà appoggiata da Mpa, Futuro e Libertà, Udc, Api e, udite udite, Pd. Il tutto dopo il placet di Bersani, in una riunione romana con i capibastone siciliani del PD. E non si tratta di un governo "per fare la legge elettorale" e poi dopo tre mesi si va al voto, come sarebbe ammissibile anche in ambito nazionale, ma un vero e proprio governo fino al termine della legislatura (almeno nelle intenzioni). Un ribaltone in piena regola, con il PD che si ritrova a sostenere un governatore che aveva contrastato alle elezioni regionali. E in una regione come la Sicilia, dove Lombardo, l'Udc e il loro sistema di potere clientelare, con diverse personalità importanti colluse o coinvolte in inchieste sulla mafia, hanno imperversato per anni ed anni. E risulta molto poco credibile una "svolta riformista" di Lombardo&Co.

La domanda è una sola: perchè? Perchè il PD siciliano ha deciso di fare da stampella a Lombardo, invece di fare ciò che qualunque opposizione farebbe, ovvero chiedere le elezioni e sfruttare in campagna elettorale le divisioni nell'armata brancaleone che aveva sostenuto Lombardo? Le risposte che vengono subito in mente alla maggior parte degli elettori del centrosinistra saranno sicuramente: magna-magna, spartizioni, inciucio. Io invece voglio essere buono, voglio concedere ai capetti del Pd siciliano che la loro sia soltanto paura: paura di perdere, paura degli elettori. Molto più comodo un governo sicuro oggi, anche se con chi dovrebbe essere ben poco compatibile con il PD, che correre il rischio delle elezioni. Eppure alle ultime europee il centrosinistra ha ottenuto il 34%, che può sembrare poco ma sarebbe comunque superiore sia alla coalizione di Lombardo che a quella del Pdl (ricordatevi che anche in Sicilia c'è il premio di maggioranza). E di candidati trascinatori ne avrebbe: Rita Borsellino, la più votata in Sicilia alle Europee (oltre 230mila preferenze), oppure Rosario Crocetta, altro recordman di preferenze (oltre 150mila); e si potrebbe puntare pure su Ivan Lo Bello, leader di Confindustria Sicilia, attivo anch'egli contro la mafia, e presente a molte Feste Democratiche. Per non parlare dell'elettorato siciliano: quando lo si è riuscito ad entusiasmare (leggasi "primavera siciliana") non c'è stato bisogno di grandi alleanze (anzi a Catania, ora roccaforte inespugnabile della destra e degli autonomisti, ci fu un ballottaggio a sinistra).

E invece no. La mancanza di coraggio la fa da padrone in Sicilia, ed evidentemente anche nelle stanze romane. Queste sono le questioni sulle quali la segreteria Bersani deve rispondere a Veltroni: non reagire stizziti e insofferenti alle critiche, ma rispondervi coi fatti, di fronte ai quali non c'è documento che tenga. Bersani, e tutta la dirigenza, decida una volta per tutte se la priorità per il PD è essere al governo o governare il Paese. E' semplice.

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Capacità estere
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2009


                                               

Chi segue questo blog sa che Massimo D'Alema non mi sta proprio in simpatia, pur essendo di quella parte politica. Per tanti motivi. Tuttavia, da Ministro degli Esteri ha lavorato abbastanza bene (ha portato a casa la moratoria Onu sulla pena di morte; ha reso l'Italia primo attore nella missione in Libano, simbolo per me delle vere missioni di pace, e ne ha portato a casa il comando; ha ritirato le truppe dall'iraq; resta la pecca dell'Afghanistan, anche se più come ostinazione nell'appoggiare il Governo adesso, che nel mantenere la missione allora, quando durava ancora da pochi anni). Dunque, non potrei non essere felice se venisse eletto Ministro degli Esteri europeo, come pare possibile, anche se vorrei che si allontanasse dalla retorica militarista cui il PD e lui stesso sembrano ormai essersi piegati irrimediabilmente.

Tutavia, trovo abbastanza curioso che a sponsorizzare D'Alema ci sia Berlusconi. Non tanto per le teorie "inciuciste" che ne derivano (che, comunque, ci stanno eccome ... vedasi Bicamerale), ma per l'incoerenza di Re Silvio. Infatti, uno dei cavalli di battaglia dei berluscones in questi 15 anni è stato quello che l'incapacità in politica estera della sinistra rabbuiava l'immagine all'estero dell'Italia, mentre quando stavano loro al Governo l'immagine dell'Italia tornava trionfante e l'Italia contava qualcosa in politica internazionale. Ora, al di là del fatto che una analisi oggettiva dimostrerebbe il contrario, la domanda è questa: ma Berlusconi non si contraddice appoggiando D'Alema?

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