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il blog di Francesco Zanfardino
Quante Eluana ancora?
post pubblicato in Diario, il 10 febbraio 2010


                                                

Non ho parlato di Eluana il giorno dell'anniversario della sua morte. E' un silenzio simbolico, da parte di chi in questi 365 giorni non ha smesso di parlare di fine vita, rispetto ad un Governo che, dopo aver tentato di strumentalizzare in maniera indecente gli ultimi giorni di Eluana, ha smesso di occuparsi con così tanta fretta e premura di testamento biologico e fine vita. Eppure di promesse ne erano state fatte.

E soprattutto di casi come Eluana ce ne sono e ce ne saranno ancora. Casi che spesso finiscono clandestinamente, perchè non tutti sono Beppino Englaro e si sentono di dover ingaggiare un'estenuante battaglia decennale per far rispettare la volontà dei propri cari nel pieno rispetto dello Stato. Non tutti sono eroi civili, e certo lo Stato non fa molto per incorraggiare ad esserlo.

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Il costo della democrazia
post pubblicato in Diario, il 12 giugno 2009


                                                 

Ieri è stato il 25° anniversario della morte di Enrico Berlinguer, storico leader del PCI e ancora indimenticato in moltissimi Italiani, di ogni schieramento. E' passato alla storia per la passione, l'onestà ed anche una certa innovazione nel modo di fare politica. Soprattutto, però, in questi giorni è rievocato per la "questione morale", quel termine che proprio lui introdusse e fece imporre nell'agenda politica del tempo.  Famosa la sua frase sull'occupazione dello Stato da parte dei partiti: "I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo, gli enti locali, gli enti di previdenza, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali". E tante altre parole di Berlinguer risuonano oggi totalmente attuali.

Ebbene, proprio ieri, tra la curiosità generale ed una cospicua attenzione mediatica, è uscito nelle librerie "Il tesoriere", scritto appunto dal tesoriere del PD Mauro Agostini. Curiosità più che giustificata, visto che difficilmente una figura come questa si espone o emerge dalle cronache (sfido chiunque di voi non addetto ai lavori ad elencarmi il nome di uno solo dei tesorieri degli attuali partiti). Un libro che, almeno dalle anticipazioni, sembra meritare tutta questa attenzione, in quanto ne emergono numerose informazioni, precise e dettagliata, su un modo oscuro o perlomeno confuso come quello dei bilanci dei partiti. In particolare, ha fatto scalpore scoprire che negli ultimi cinque anni ai partiti italiani sono andati 941 milioni di euro di soldi pubblici. Il che ha sollevato numerose polemiche ed indignazioni, e la solita rievocazione del Referendum del 1993 che abolì il finanziamento pubblico ai partiti, salvo poi essere aggirato da una nuova legge con l'introduzione dei cosiddetti "rimborsi elettorali".

Ebbene, se avessi potuto votare a quel Referendum, avrei votato NO. Non credo che la giusta indignazione, e la giusta pretesa di più moralità nella politica debba sfociare in una demagogica quanto controproducente distruzione dei principi della democrazia. Sì, democrazia, perchè abolire il finanziamento pubblico vorrebbe dire far fare politica solo a chi ha grandi somme di denaro, o solo a chi "riesce" a "farsi finanziare" da privati. E' questo forse uno scenario democratico? O l'elogio della corruzione e del conflitto d'interessi? 

Semmai, vanno rivisti molti dei criteri con i quali i rimborsi vengono assegnati ai partiti, dovrebbe esserci la massima trasparenza sull'utilizzo dei fondi, andrebbe meglio specificato per cosa si possono spendere e cosa no, e magari anche ridurre gli eccessi. Insomma, va rivisto il meccanismo di rimborso: ma abolirlo no. E' il costo della democrazia: chiederne l'abolizione è solo pura demagogia anti-democratica. E certamente Berlinguer non sarebbe stato d'accordo.

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I diritti umani sessant'anni dopo
post pubblicato in Diario, il 10 dicembre 2008


                                                      

Oggi è il 10 Dicembre. Esattamente sessant'anni fa l'Assemblea Generale dell'ONU proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ovvero quella che, con i suoi 30 articoli, ancora oggi è la Carta dei Diritti più importante al mondo, e per universalità, e per i principi in essa contenuti.
 
Purtroppo. Perchè se la Dichiarazione, in questi sessant'anni, avesse trovato piena o quasi applicazione, non ce ne sarebbe nemmeno più bisogno. E invece, nonostante i notevoli passi avanti fatti nella direzione del rispetto dei diritti umani, siamo ancora molto lontani dall'obiettivo. Nel mondo, certamente, con tutti i conflitti ancora in corso e spesso dimenticati, con tutti i tipi di tortura e di discriminazione, con miliardi di poveri, con la privazione di beni primari come cibo e acqua. Ma anche nella nostra pur civile Italia siamo molto lontani da un pieno rispetto dei diritti umani. Certo, non abbiamo la pena di morte, non c'è una dittatura, non ci sono leggi razziali, ecc. ecc. Ma, se controlliamo, nessuno dei 30 articoli della Dichiarazione è privo di violazioni o comunque pienamente attuato nel nostro Paese.

Basti pensare alla tragedia delle morti sul lavoro. Alle nuove forme di schiavitù, come gli immigrati sfruttati per pochi euro in condizioni pietose, o a categorie come gli operatori di call-center, fuori praticamente da ogni diritto. Al nuovo clima di discriminazione e intolleranza verso il diverso, sia esso rappresentato dal colore della pelle, dalla sessualità o dalla religione. All'annoso problema delle mafie, che ostacono la libera impresa e la sicurezza. Eccetera eccetera eccetera.

Forse, anzi sicuramente, la piena attuazione della Dichiarazione è un'utopia. Però, perlomeno, tutti gli sforzi devono essere tesi a quell'obiettivo. Perchè certe violazioni possono e devono essere evitate facilmente. E perchè ogni millimetrico passo in avanti è sempre meglio dell'immobilismo o addirittura dei passi indietro.

P.S. In tal proposito, segnalo, come spesso mi capita con le buone proposte dei partiti, il pacchetto legislativo sui diritti umani presentato in Parlamento dal Partito Democratico in corrispondenza dell'anniversario della Dichiarazione. Si tratta di 7 proposte di legge sui diritti umani, che riguardano: "1) l'introduzione nel nostro codice penale del reato di tortura; 2) La corte penale internazionale (nel senso di un adeguamento del nostro ordinamento alle prescrizioni della Corte); 3) L'istituzione di una commissione nazionale indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani (previsto da una risoluzione dell'Onu a cui l'Italia non ha dato seguito); 4) Messa al bando delle munizioni a grappolo ("cluster bomb") 5) Ratifica ed esecuzione del V protocollo relativo ai residuati bellici esplosivi; 6) Ratifica della convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani; 7) Legge organica sul diritto d'asilo". Spero che, una volta tanto, non si guarda al colore dei proponenti, ma alle proposte, e che siano approvate all'unanimità (soprattutto quella sull'introduzione del reato di tortura: è uno scandalo che non sia già previsto).

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