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il blog di Francesco Zanfardino
Vive la Francesità
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2011


Alla fine i francesi di Lactalis hanno lanciato la loro Opa totale su Parmalat. Niente paura: anche se la più nota industria alimentare italiana arriverà totalmente in mano francese, da Oltralpe promettono che la sede rimarrà in Italia, il marchio resterà in Italia, bla bla bla. Di fatto, la Parmalat sarà francese, e il suo grado di "italianità" residua dipenderà sempre e comunque dalla volontà dei francesi di mantenere la parola data.

E Berlusconi, e tutti gli altri alfieri della 'Italianità" dei grandi marchi italiani all'epoca della cessione di Alitalia? Certamente si opporranno al progetto di Lactalis, adesso ...  e invece no. Ecco cosa ha detto Berlusconi oggi in conferenza stampa congiunta con Sarkozy, tra una sottomissione e l'altra in cambio di un accordo (forse) sulla gestione dei profughi africani: "L'Opa di Lactalis non è ostile. Sono per il libero mercato. Sarebbe importante creare gruppi franco-italiani e italo-francesi che stiano insieme dentro la grande competizione globale".

Ma come? Ora "l'invasione francese" è positiva? Ora il "libero mercato" esiste? Ma guarda un po' ...

Peccato aver perso, nel frattempo, qualche miliarduccio di euro di soldi pubblici e qualche migliaio di lavoratori per dover difendere "l'italianità" di Alitalia ...

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Riporto Report: Com'è andata a finire?
post pubblicato in Riporto Report, il 25 maggio 2009


                                                        

E' Lunedì, dunque torna l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste di Report, l'ottima trasmissione giornalistica condotta ogni domenica sera da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta nessuna "nuova" inchiesta, nè "Goodnews" nè "Emendamenti", ma una puntata dedicata esclusivamente ad una serie di "Com'è andata a finire?", ovvero aggiornamenti di precedenti inchieste di Report.

IL PIATTO E' SERVITO (Michele Buono - Piero Riccardi, 30/11/08; qui video, qui testo)

6 mesi fa Report aveva denunciato vari problemi nel mondo dell'agricoltura, tra cui quello di una devastante moria di api che stava colpendo gli apicoltori del Nord Italia. Sotto accusa era stato messo l'utilizzo nelle colture del mais di neoticotinoidi, sostanze che in teoria dovevano servire per proteggere il mais dagli insetti ma che danneggiavano le apicolture vicine, e che secondo studi scientifici indipendenti erano anche del tutto inutili per il buon sviluppo del mais. Grazie alla denuncia di Report, ma soprattutto alle proteste degli apicoltori, il Ministro dell'Agricoltura Zaia ha disposto la sospensione dell'utilizzo di tali sostanze, evento seguito dalla ripresa della vitalità nelle apicolture e da nessun danno alle colture di mais, a dimostrazione della correttezza di quanto sostenuto dai protestanti. Ora si spera nella messa al bando definitiva dei neoticotinoidi.

MARE NOSTRUM (Sabrina Giannini, 16/11/08; qui video, qui testo)

Ancora 6 mesi fa Report aveva monitorato la situazione nel mondo della pesca, nel quale varie irregolarità compromettevano l'equilibrio naturale nel Mediterraneo e il futuro stesso dell'economia ittica nostrana. In particolare aveva denunciato l'utilizzo della "spadara", ovvero un particolare tipo di rete che cattura in quantità non consentite i pesci spada, e che quindi è stata bandita dall'Unione Europea, la quale ha costretto l'Italia ad adeguarsi alla normativa europea, dopo anni di tira e molla, e di lotte senza limiti promosse dai pescatori locali. Ebbene, un anno dopo le cose sembrano cambiare, con numeri di pescato "selvaggio" molto inferiori, grazie anche alla tolleranza zero invocata dal Ministro Zaia, anche se alcuni problemi persistono e potrebbero pregiudicare questa linea.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (Bernardo Iovene, 22/03/09; qui video, qui testo)

La seconda puntata dell'attuale stagione di Report si era occupata dell'annoso problema della frequenze televisive, facendo la storia di quell'intreccio di assenza di regole, imprenditoria spregiudicata, politica compiacente e conflitto d'interessi che ha permesso a Silvio Berlusconi di assumere una posizione dominante nell'ambito della televisione italiana, nonostante sentenze della Corte Costituzionale e procedure d'infrazione dell'Unione Europea. Ora però sta per partire il digitale terrestre, e con l'ampliamento delle frequenze che ne deriverà si dovrebbe risolvere il problema del pluralismo televisivo, cardine di ogni democrazia che si rispetti. Ma entreranno davvero nuovi soggetti, o saranno ancora gli stessi? Ebbene, la famosa legge Gasparri, una delle tante leggi ad personam che ha permesso alle tv di Berlusconi di restare in piedi, ha tra le sue conseguenze anche il fatto che i soggetti che attualmente trasmettono in analogico hanno diritto ad avere uguale rappresentanza nel mondo digitale: ciò è in contrasto con le sentenze della Corte e dell'UE, che infatti ha aperto una nuova procedura d'infrazione. Per porre rimedio, il Governo Berlusconi ha deciso di togliere un "multiplex", ovvero il corrispettivo dei canali analogici (solo che ogni "multiplex" vale 5-6 canali digitali, meglio detti "programmi") a Rai, Mediaset e Telecom Italia (il gruppo di La7 e Mtv), e di metterlo a nuova asta insieme a due nuovi multiplex. Peccato che a due di questi cinque multiplex potranno fare offerta anche i vecchi soggetti, facendoli così rientrare dalla finestra (anzi, facendo probabilmente fuori il gruppo Telecom, l'unico indipendente dal controllo diretto o indiretto della politica). Bella roba. Non solo: la legge Gasparri poneva anche un limite del 20% sul totale dei programmi del digitale che potevano essere nelle mani dello stesso soggetto: ebbene, come chiunque può verificare, dei 47 programmi attualmente esistenti, 14, ovvero il 29.7%, sono di Mediaset. L'associazione AltroConsumo ha così fatto un esposto all'Agcom, l'Autorità Garante ed indipendente (?) per le Comunicazionmi, che però si prende mesi di tempo per fare un calcolo semplicissimo. Insomma, per il pluralismo televisivo, almeno in Italia, c'è ben poco da sperare.

L'INTESA (Giovanna Boursier, 12/10/08; qui video, qui testo)

Ad Ottobre scorso Report si era occupato della faccenda Alitalia, da poco sbloccatasi dopo le proteste sindacali, analizzandone tutti i lati oscuri e che hanno danneggiato lavoratori, risparmiatori, cittadini e Stato. L'aggiornamento, a 7 mesi di distanza, ci dice che i problemi in CAI, la nuova compagnia, ci sono ancora e ben forti: sono aumentati i ritardi, con la puntualità ferma al 70% contro l'85% della vecchia Alitalia; ma soprattutto sono diminuiti i passeggeri, che nei primi 4 mesi del 2009 hanno reso gli aerei pieni solo al 65%, e questo nonostante CAI abbia eliminato tutte le flotte meno utilizzate. Se procederanno così le cose, alla fine del 2009 CAI, che aveva previsto perdite di 300 milioni per il primo anno, perderà 500 milioni di euro, ovvero sarà in linea con la vecchia Alitalia: solo che la compagnia è molto più piccola, e gli effetti saranno quindi maggiori. Ma la CAI soffre anche di penuria di equipaggio: sempre più spesso gli aerei viaggiano con equipaggi al di sotto del minimo numerico prescritto dalla legge, cosa che può avvenire solo in casi di emergenza e che quindi sta attirando le attenzioni dell'ENAC. Altri problemi derivano anche dalla fusione CAI-AirOne, che non è mai stata completa, dato che le due compagnie appaiono ancora separate nei fatti, causando notevoli disservizi e difficoltà ai passeggeri. Inoltre, cominciano ad apparire anche problemi sindacali, con hostess costrette a fare turni di notte anche se in maternità, cosa contro la legge, ed altri problemi, che hanno indotto i sindacati a mettere in campo il primo sciopero contro la CAI per il mancato rispetto degli accordi. Infine, la vecchia Alitalia continua a tormentare i risparmiatori Italiani, che si ritrovano con obbligazioni diventate carta straccia o quasi, privi anche della possibilità di usufruire della class-action (che il Governo ha reso non retroattiva, ammesso che venga introdotta).

POVERI NOI! (Giovanna Boursier, 05/04/09; qui video, qui testo)

Quasi due mesi fa Report si era occupato della social card, la carta acquista per i poveri voluta dal Ministro Tremonti. Fra i tanti aspetti analizzati da quell'inchiesta, emergeva un quesito: quanto è costato l'utilizzo delle social card, al di là dei soldi in esse eventualmente contenuti? Report, chiedendo ai diretti interessati, aveva stimato un costo complessivo di circa 20 milioni di euro, tra costo delle carte, lettere inviati ai possibili destinatari della card, pubblicità, call center dedicati, sportelli CAF, eccetera. Il Ministro Tremonti all'epoca non aveva voluto fornire dati precisi; alcuni membri del Governo, interpellati dai parlamentari, hanno poi fornito alcune cifre, contrastranti tra di loro ed impossibilmente irrisorie. Chissà se un giorno forniranno dati coerenti e soprattutto verosimili.

IL RE E' NERO (Paolo Mondani, 10/05/09; qui video, qui testo)

Solo due settimane fa Report si era occupato del "paradiso fiscale italiano", cioè San Marino, e tutte le vicende oscure che riguardavano le sue attività finanziarie. Pochi aggiornamenti, ovviamente: confermati gli arresti per i dirigenti bancari locali arrestati il 3 Maggio scorso, ma soprattutto la Procura di Milano ha acquisito i materiali dell'ispezione che la Banca d'Italia fece a suo tempo sui conti sanmarinesi senza segnalarne le irregolarità.

IL BANCO VINCE SEMPRE-SPECULANDO S'IMPARA (Stefania Rimini, 14/10/07-8/04/08; qui video, qui testo)

Tempo addietro Report dedicò ben due puntate allo scandalo dei "derivati", ovvero degli strumenti finanziari che le banche vendettero, di fatto imbrogliandoli, agli enti locali italiani, grazie ad una normativa introdotta dal Ministro Tremonti nel 2001 (sì, proprio quello che dice di aver previsto la crisi e che ora lotta contro la "finanza creativa"). Il meccanismo dei derivati è complicato, ma è fatto in modo che le banche possono disporre dei soldi degli Enti come vogliono, e così stanno creando numerosi piccoli e grandi dissesti economici a vari Comuni, Province e Regioni: dissesti futuri, potenziali, che potrebbero rivelarsi con tutte le loro conseguenze alla scadenza dei contratti, ovvero tra qualche anno, ma che nel frattempo comportano comunque notevoli costi alla scadenza di ogni periodica "cedola". Il fatto è che la stragrande maggioranza degli Enti continui a pagare, nonostante in vari casi sia possibile risolvere i contratti ancora in attivo, e negli altri si potrebbe mettersi nelle mani degli avvocati, oppure smettere di pagare, asserendo di non aver capito il contratto. E il Governo, nel frattempo, rinvia l'emanazione del regolamento che dovrebbe finalmente dire cosa è lecito e cosa non è lecito fare in campo finanziario da parte degli Enti locali.

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Malpensa, Italia
post pubblicato in Diario, il 7 maggio 2009


                                                 

"Malpensa è un aeroporto fantasma. I voli sono passati da 1.328 a 147 e quelli Alitalia sono diminuiti dell'82,7%. Avevano detto che avrebbero fatto il Consiglio dei Ministri a Malpensa. Li ho invitati a farlo due mesi fa, ma non hanno il coraggio di mettere piede qui dove si vede cosa è successo".

Questa dichiarazione del leader PD Dario Franceschini secondo me parla da sola. La faccenda di Malpensa è solo una delle tante dimostrazioni dell'enorme distanza tra la realtà propagandata dal Governo e la realtà dei fatti. Si potrebbe fare infatti simili discorsi per qualsiasi delle grandi tematiche sbandierate da Berlusconi nella sua campagna elettorale, a cominciare dalla sicurezza e dai rifiuti (sì, anche quelli, chi segue da tempo il mio blog lo sa). Eppure sono proprio questi discorsi ad essere accuratamente evitati da chi dovrebbe controllare l'attività di Governo e le menzogne, ovvero l'informazione, molto più attenta invece a celebrare le finte glorie del Governo o a distrarre l'opinione pubblica con altre faccende.

D'altronde non si spiegherebbe come mai si sia data tanta attenzione alla realtà di Malpensa nel periodo elettorale, con tanta "gente del Nord" incazzata, e invece, ora che la realtà da loro evocata si è realizzata persino in maniera peggiore, stanno tutti zitti. Il perchè la Lega Nord, invece, stia zitta si comprende benissimo, ma il suo elettorato pare non volerne prendere atto ...

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Alitalietta (1): le rotte
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 gennaio 2009


                                                   

Il 13 Gennaio è partita la "nuova Alitalia", come una fenice che risorge dalle sue stesse ceneri. Grande entusiasmo, soprattutto per quelli che ci hanno marciato elettoralmente, ma anche del mondo dell'informazione che non si è degnato di sottolineare che in realtà in questa vicenda ad aver vinto davvero sono pochi imprenditori e gli stranieri di AirFrance, mentre ci hanno perso gli Italiani, i lavoratori del settore e il sistema Paese, danneggiati da miliardi di debiti a loro accollati, da migliaia di posti di lavoro in meno, da una compagnia aerea meno forte con meno rotte (sopratuttto meno rotte estere) e meno aerei, dalla diminuzione della concorrenza (con forte rischio di aumento dei prezzi, soprattutto sulla Roma-Milano) dopo la scomparsa di Air One. Il tutto per un 75% di Italianità che molto probabilmente scadrà fra 4 anni, dato che il "lock-up" scadrà a Gennaio 2013 e AirFrance ha diritto di prelazione per rilevare del tutto la Compagnia. Insomma, complimenti a Berlusconi per averci consegnato una "Alitalietta" per la quale tutti i giornali stranieri ci sbeffeggiano, dato che avremmo potuto vendere direttamente ad AirFrance 8 mesi fa (e non si dica che AirFrance si era ritirata ... anche CAI si è ritirata più volte, quindi bastava la volontà del Governo) e non subire tutte queste dannose conseguenze. "Merci Silvio" ("grazie Silvio"), ha titolato un giornale francese ... io ci avrei messo un "Au moins que Silvio il y a" ("Meno male che Silvio c'è") ...

"Discutendo" dedicherà varie puntate all'analisi di questa vendita. Iniziamo dall'analisi delle rotte. Confrontando l'offerta (pag 12) AirFrance (AF) e il network della nuova Alitalia (CAI), ecco cosa si ottiene per quanto riguarda le destinazioni, con le relative rotte e frequenze settimanali:

DESTINAZIONI

ROTTE

FREQ. SETTIMANALI

NAZIONALI 24 23 44 49 1.265 1.560
INTERNAZIONALI 45 34 73 55 928 699
INTERCONTINENTALI 14 13 17 15 101 88
 

AF

CAI

AF

CAI

AF

CAI

 
Dunque, la "nuova Alitalia" ridimensiona fortemente il numero di destinazioni (70 contro le 83 di AirFrance), soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. Ricordate quando accusavano AirFrance di volersi fregare il mercato estero di Alitalia? Alla fine la soluzione "italiana" è stata molto peggiore sul fronte estero ...  ed indovinate a vantaggio di chi? Però ora sono tutti contenti della "italianità" ...

C'è da dire, però, che il mercato interno, seppur ridimensionato in numero di destinazioni, guadagna in rotte e frequenze settimanali. Perchè? Semplice: non dobbiamo dimenticarci che la nuova Alitalia ha inglobato anche AirOne, l'unico altro vettore italiano di un certo rilievo, che aveva nel suo network 21 destinazioni nazionali, 18 internazionali e 2 intercontinentali. E nonostante ciò, Alitalia avrà solo 70 destinazioni. E questo, tra l'altro, porterà a molto meno concorrenza (italiana...), in particolare sulla tratta Roma-Milano, dove la nuova Alitalia ha un monopolio di fatto e potrà fare i prezzi che vorrà.

La riduzione delle rotte ha poi pesantemente penalizzato Malpensa, che non solo non sarà più hub come voleva già l'offerta AirFrance, ma rispetto a quel piano avrà anche meno rotte estere. E la Lega, Formigoni, la Moratti che tanto si battevano per il Nord e per non farsi fregare le rotte da AirFrance? Ah già, non si scende in piazza contro i Governi Berlusconi. Solo quando c'è la sinistra.

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E ora la Lega scenda in piazza contro il Governo
post pubblicato in Diario, il 7 gennaio 2009


                                              

"L'offerta di Luthansa non è mai arrivata". Offerta AirFrance, "nessuna controindicazione dall'esecutivo". Così il premier Berlusconi, parlando ai vertici della Cai, chiude (definitivamente?) il capitolo "partner straniero". Ma la Lega non molla: "E' una stupidaggine", ribadisce quello che però è il principale alleato del premier "stupido", ovvero Umberto Bossi.

Bene, allora la Lega scenda in piazza contro il Governo, come fece contro Prodi. Già, perchè per chi se lo fosse scordato, la Lega, assieme a quello che fu definito "partito del Nord" (principali esponenti: il sindaco milanese Moratti e il presidente lombardo Formigoni, ovviamente del PDL), fu la principale protagonista della battaglia anti-AirFrance per la difesa dell'hub di Malpensa, che la proposta AirFrance voleva tagliare in nome dell'efficienza e soprattutto della logica industriale (dato che l'Hub di Malpensa perde 200 milioni di euro l'anno e di fatto non è un hub, limitato com'è dagl altri scali lombardi e padani in generale che la Lega, in ottica campanilistica, ha tra l'altro contribuito a formare). Ebbene, sempre per chi se lo fosse scordato, la Lega il 17 febbraio portò a Malpensa 75.000 militanti, almeno così disse. Ecco le parole di allora: "Malpensa si salva se vinciamo le elezioni" (Maroni), "Ho parlato con Berlusconi e sa bene che l'infrastuttura è indispensabile e sarà un impegno prioritario del nuovo Governo" (Formigoni) "Malpensa e il suo salvataggio sono nel programma di Governo" (Calderoli) "Nel prossimo Governo conteremo molto perché prenderemo molti voti. La gente darà un sacco di voti alla Lega e quindi avremo tanta forza per sostenere il salvataggio di Malpensa" (Bossi), "Il Nord difende Malpensa dallo schiaffo coloniale romano" (cartelloni esposti nella manifestazione).

Tutto ciò dovrebbe essere ripetuto contro il Governo Berlusconi, dato che la situazione è la stessa. Anzi, ancora peggio, dati i 3-4 miliardi persi nel frattempo fra debiti non pagati, prestiti-ponte non restituiti, almeno 5000 licenziamenti in più (2mila e passa prevedeva la vecchia offerta AirFrance, mentre ora la Cai assumerò poco più di 10mila dipendenti, 7mila in meno rispetto alla vecchia compagnia ... senza contare i dipendenti di AirOne), un progetto industriale molto meno solido, molti voli ed aerei in meno, tanto da far scomparire anche la parola "hub" (perchè rimangono ben poche rotte internazionali). Ah, ma certo, ora abbiamo anche il 75% di italianità ... peccato che sarà il partner straniero a decidere le strategie internazionali, sconfessando il ragionamento del "non potevamo darla ad AirFrance sennò si fregava i nostri mercati esteri". E poi dopo cinque anni, guarda caso dopo la data probabile delle prossime elezioni, arrivederci e grazie: la Cai potrà vendere a stranieri.

Ma d'altronde alla Lega l'Italianità non importa ... o no? O forse rinuncierete alla vostra "padanità", rinuncerete alle vostre "battaglie" politiche, pur di rimanere sulle vostre poltrone romane? Anche quando siete decisivi per il Governo? Certo che sì. Toglietemi tutto, pure la coerenza, ma non la poltrona.

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Si indaghi per bene sulla gestione di Alitalia
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2008


                                                     

Mentre tutta l'Italia, mediatica soprattutto, si interroga sul ritorno della "questione morale", visti i recenti provvedimenti della magistratura contro alcune giunte di centrosinistra con coinvolgimenti anche di altri partiti, oggi vi parlerò invece di un'altra vicenda giudiziaria. Della cosidetta "nuova questione morale" ho infatti già parlato: comunque, ripeto, mi aspetto un po' più di serietà e obiettività da parte dell'informazione, che accentua determinati casi e "dimentica" altri, e spero che venga un segnale forte dal PD e dagli altri partiti che dia una bella scossa all'albero della politica togliendo le mele marce. Anche se in alcuni casi sono i rami, se non i tronchi, ad essere marciti.

Detto ciò, la vicenda cui mi riferivo prima è l'avvio dell'indagine sulla gestione di Alitalia degli ultimi 8 anni, avviata dalla Procura di Roma. In particolare, sono sotto inchiesta i vertici dell'azienda, Cimoli in testa, del periodo 2000-07. Il reato in questione è quello di "bancarotta". Insomma, la magistratura sta cominciando a indagare su quella commistione fra mala-dirigenza, mala-politica e mala-sindacatura che ha portato alla rovina una delle aziende migliori del Paese, tra gestione economica fallimentare, organizzazione ridicola, liquidazioni eccezionali per manager fallimentari, difesa di privilegi a volte incredibili, giochini elettoral-propagandistici sugli "aeroporti di provincia" e sulla "italianità" che hanno danneggiato scelte di mercato più giuste e convenienti.

Speriamo bene. Speriamo che questa vicenda giudiziaria non finisca a "tarallucci e vino", con sconti di pena, prescrizioni, lungaggini e tutte quelle belle cose cui siamo putroppo abituati. Siamo stanchi di veder andare in galera i poveri cristi e a piede libero i veri malfattori, quelli che rovinano le aziende, i risparmiatori, i lavoratori, insomma il Sistema Italia. Basta.

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Alitalietta
post pubblicato in Diario, il 28 novembre 2008


                                                

Ennesima puntata della telenovela Alitalia e ennesima dimostrazione della "qualità" della cosidetta soluzione Alitalia, dopo quella recente del "prestito-ponte restiuito allo Stato dallo Stato" (oltre a tutte gli altri fallimenti nella vicenda).

E' successo che il Commissario Straordinario Fantozzi ha tagliato fino al 70% dei voli interni per "tenere botta" fino al debutto di Cai. Potete facilmente immaginare gli enormi disagi dei passeggeri. Ma ciò che mi preme sottolineare è lo sbugiardamento di Fantozzi, che fino al giorno prima aveva detto che i tagli dei voli erano colpa degli scioperanti. Quando i "sindacati del no" facevano infatti questa dichiarazione il 16 Novembre, ovvero sostanzialmente che "non c'è nessuno sciopero bianco, le cancellazioni sono colpa dell'azienda, poichè sono finiti i soldi e si vuole tirare botta fino all'ingresso di Cai, facilitando inoltre questo ingresso con il rallentamento delle attività", Fantozzi rispondeva tre giorni dopo dicendo: "Per colpa dei piloti e del loro sciopero bianco, realizzato con manifestazioni di puro sciacallaggio, Alitalia taglierà cento voli al giorno, sui seicento operati quotidianamente, da qui alla fine del mese". Insomma, Fantozzi, o meglio chi lo manovra (il Governo), ha cercato di addossare agli scioperanti le proprie colpe, tanto ormai la campagna mediatica scatenata contro i lavoratori li ha resi vulnerabili a questi scaricabadili.

Ma, come se non bastasse, è arrivata recentemente un'altra notizia: ovvero che il debutto di Cai è stato rinviato per l'ennesima volta. Prima si era detto che debuttava il 1 Novembre, poi il 1 Dicembre: ora addirittura non si indica una nuova data.

Insomma, alla faccia della soluzione seria. Non infierisco con inutili richieste di dimissioni, ma, una volta finita la vicenda (se finirà), Fantozzi dovrà chiedere scusa e rinunciare al suo faraonico stipendio ricevuto per un lavoro che ha svolto in maniera pessima. Per carità, non per colpa sua, ma di un Governo che ci ha venduto in campagna elettorale una soluzione e invece ci ha solo riempito di ridiolo, di miliardi di debiti, di migliaia di licenziamenti, di centinaia di disagi e voli tagliati, di hub scomparsi, ecc. ecc.

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Il prestito ponte sarà restituito allo Stato ... dallo Stato!
post pubblicato in Diario, il 1 novembre 2008


                                                   

Ieri si è consumata l'ennesima puntata della telenovela Alitalia, che ormai sembra voler battere in lunghezza Beautiful. Per l'ennesima volta si è detto "Alitalia è sull'orlo del baratro", "Alitalia verso il fallimento", "Sindacati irresponsabili", ecc. ecc., in una tarantella talmente ripetitiva che ormai non degno nemmeno più di una cronaca. Tanto alla fine, comunque vada, a pagare saremo sempre noi consumatori, a causa della folle decisione di trasformare una vendita in una faccenda politica. Come se non fosse bastata la dissenata gestione politica dell'Alitalia negli ultimi anni.

Però una cosa non mi va giù della faccenda di ieri: ovvero che la Cai ha subordinato l'offerta alla non restituzione del prestito-ponte. Ovvero i 300 milioni di euro, che Prodi concesse sotto richiesta del già eletto premier Berlusconi e che quest'ultimo trasformò in conto capitale dell'azienda, cosa per la quale la UE l'ha dichiarato "illeggittimo" e da restituire, dovrà essere restiuito dalla "bad company", ovvero la vecchia Alitalia. La quale, quindi, oltre ad accordarsi i debiti miliardari e le migliaia di esuberi da ammortizzare, dovrà anche pagare i 300 milioni di euro. Tutto sulle spalle dei contribuenti, dato che il proprietario della bad company è lo Stato.

E l'imparzialissimo Commissario UE ai Trasporti, Antonio Tajani del PDL, sì è subito affrettato a dire: "Chiederò che il prestito ponte ricada sulla bad company". Insomma, Tajani ci dice: "Il prestito ponte è illegale, quindi va restituito allo Stato, e a restituirlo sarà lo Stato". Una vera e propria partita di giro dove sono i contribuenti a tenere il cerino in mano.

P.S. Che poi una compagnia "solida", fatta di 20 imprenditori "tra i più importanti d'Italia", con il petrolio tornato sotto 70 dollari dai 120 di qualche mese fa, non riesca nemmeno a mettere insieme 300 milioni di euro,  è indicativo di come sarà con molte, molte turbolenze il decollo della nuova "Alitalietta". Nella migliore delle ipotesi.

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Avete voluto la bicicletta? E ora pedalate
post pubblicato in Diario, il 22 ottobre 2008


                                                  

Ricordate la campagna demagogica della Lega su Malpensa? Sui cattivoni francesi che scippavano il Nord di una risorsa fondamentale come l'hub di Malpensa e sul prossimo Governo che "salverà Maplensa"? Ebbene: non solo le loro argomentazioni erano, nei fatti, poco difendibili, dato che Malpensa non è mai stato un vero hub e perdeva 200 milioni di euro l'anno (ne parlai qui). Ma poi, seguendo Berlusconi nel suo folle volo verso il nulla, alla fine si sono trovati con una compagnia che comunque cancella l'hub di Malpensa (e pure quello di Fiumicino), tagliando anche quasi tutte le rotte internazionali. Oltre ai miliardi di debiti pagati da noi consumatori, alle migliaia di licenziamenti in più, al declassamento della compagnia, all'alta quota straniera, e tutte le cose che abbiamo già detto e stradetto.

E così la Lega è rimasta molto delusa quando il Governo ha messo la fiducia sul decreto Alitalia (l'ennesima, nonostante una maggioranza schiacciante), stoppando un emendamento della Lega che puntava a salvare almeno le rotte e gli slot di Malpensa. Niet. La Cai non è capace di coprire queste spese, e quindi i leghisti si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano.  E poco importa se il Governo è stato battuto su un Odg del PD proprio sulla questione, grazie ai voti della Lega, perchè tanto gli impegni degli Odg non sono certo vincolanti.

Mi verrebbe quasi da dire "ben gli sta"; se in mezzo non ci fossero dipendenti e soldi buttati. L'ennesima dimostrazione della gestione disastrosa del Governo Berlusconi su Alitalia.

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Perchè il caso Alitalia è stata una sconfitta del Governo
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2008


                  
                    
                                         

Non parlo di Alitalia da mesi. Avrei dovuto parlarne a fine Agosto, visto che ad ogni fine mese facevo il resoconto sulla vicenda, ma proprio in quel periodo era iniziata la vicenda Cai. Ho quindi aspettato per tutto Settembre, ed ora, ad Ottobre, a vicenda chiusa (forse), ho atteso la prima puntata di Report, diretto dalla bravissima Milena Gabanelli (probabilmente la migliore giornalista italiana), che ha parlato proprio della vicenda Alitalia. Vi invito dunque a vedere l'intera puntata su YouTube, per chi non l'abbia già visto, in modo da rendervi conto di come la gestione della vendita Alitalia è stata una pessima figura per il Governo, anche se i media provano a farcela passare come la migliore possibile. Vediamo perchè:

- 5 mesi per presentare la cordata e 6 mesi per concludere la vicenda, mentre Berlusconi in Marzo aveva promesso una cordata "in pochi giorni";
- stravolgimento di ogni regola di mercato, con conseguenze possibili a livello europeo;
- miliardi di euro pagati dallo Stato (ovvero da noi): 300 milioni di prestito-ponte che il Governo ha trasformato in capitale di Alitalia (e quindi non ci tornerà indietro), 1 miliardo e passa di debiti di Alitalia e AirOne che lo Stato ha scorporato dalla "parte buona" di Alitalia, 7 anni di cassa integrazione per circa 7500 dipendenti di Alitalia e AirOne che pagherà lo Stato, ovviamente; altri 300 milioni di euro di perdite di questi cinque mesi di attesa, che avremmo invece potuto risparmiare affidandoci ad AirFrance; tutti soldi che avremmo risparmiato con AirFrance, che si accollava tutti i debiti (e dava allo Stato 2 miliardi e mezzo di €);
- migliaia di esuberi, circa il triplo di quelli di AirFrance, visto che verranno assunti 12500 dipendenti, ma quelli di Alitalia e AirOne complessivamente erano 20000;
- imprenditori poco esperti e solidi, visto che ognuno partecipa con una "fiche", senza un progetto industriale davvero solido e senza un minimo di esperienza, e infatti si affideranno al partner straniero; tra l'altro nella cordata c'è AirOne, altra compagnia in bancarotta, più vari imprenditori in conflitto d'interesse (e quindi potremmo pagarne qualche conseguenza, a partire dalle Autostrade di Benetton);
- falsa vittoria dell'Italianità, visto che abbiamo avuto condizioni molto, ma molto peggiori di quelle di AirFrance, con la quale avremmo ancora potuto concludere (ora, sull'orlo del fallimento, AF vuole il 20%, figuriamoci prima), ma invece il Governo si è ostinato sull'italianità perdendo tempo, soldi e condizioni migliori. Inoltre, ci sarà una quota straniera tra il 20 e il 40% (a seconda se andrà ad AF o Lufthansa), col forte rischio che tra non molto gli stranieri avranno la maggioranza; inoltre, vista la forte riduzione dei voli internazionali (molto peggiore di quella AirFrance), che ci darà una compagnia "regionale" (italiana in tutti i sensi!), alla fine avranno loro in mano i voli da e per l'estero; infine, fu fatto tanto casino per la cancellazione dell'Hub di Malpensa ("vogliono male al Nord!") e del settore cargo ("vogliono rubarci il commercio!") e invece ora sia l'Hub di Malpensa che quello di Roma verranno cancellati e sparirà il settore cargo, da subito (e non dopo come faceva AirFrance).

Tutto questo mentre si accusava sindacati e opposizione di essere irresponsabili, quando invece Cgil e sindacati autonomi grazie alla loro battaglia hanno strappato qualcosa in più (e comunque alla fine hanno firmato), e Veltroni ha aiutato la risoluzione della trattativa mentre Berlusconi stava da Messeguè a farsi i massaggi (come riconosciuto da Epifani e Colaninno), e Prodi all'epoca concesse il prestito-ponte. Semmai i veri irresponsabili sono stati i precedenti gestori di Alitalia, che hanno mandato in bancarotta Alitalia scappando con liquidazioni miliardarie (un nome su tutti: Cimoli, legato a doppio filo al centrodestra, che infatti voleva salvare con l'emendamento "salva-bancarottieri", e chissà se non lo faranno lo stesso).

Dunque buona visione di Report (che vi invito a seguire anche stasera: parlerà di crisi e finanza), e, come fanno sempre a Report, chiudiamo con una "buona notizia": almeno Alitalia non peserà più sulle nostre tasche. Forse.

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"Salva-Bancarottieri", l'ennesima norma scandalosa
post pubblicato in Diario, il 9 ottobre 2008


                                                         

Non bastavano Lodo Alfano e Lodo Consolo. In tempi di crisi economica e fallimenti disastrosi, la maggioranza ha voluto tendere una mano pietosa anche ai manager, salvando dal carcere i bancarottieri: Tanzi, Cragnotti, Geronzi, Cimoli ... insomma, tutti coloro che negli ultimi anni, a cominciare dagli scandali Cirio e Parmalat,  hanno mandato all'aria lavoratori e contribuenti senza scontare niente.

Il tutto grazie ad un emendamento al decreto Alitalia, approvato al Senato il 2 Ottobre e i cui effetti erano stati denunciati da Repubblica e da Report (in onda domenica sera), grazie al quale non saranno più perseguibili per bancarotta non solo i precedenti amministratori di Alitalia (Cimoli in primis), ma soprattutto tutti quelli di altre società dichiarate insolventi ma non fallite (come Cirio e Pamalat).

Fortunatamente Tremonti si è impuntato, dichiarando: "O si ritira l'emendamento, o si ritira il Ministro dell'Economia". E la maggioranza, per bocca del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha annunciato l'intenzione di ritirare l'emendamento. Vedremo se davvero sarà così, o se in realtà cambieranno solo qualche virgola: anche perchè, come ha dichiarato il segretario PD Veltroni annunciando il contro-emendamento alla Camera, "qualcuno nella maggioranza quella norma deve pur averla presentata". Pensando bene di fare qualche piacere ai suoi amichetti.

P.S. Comunque, guardiamo in positivo: per la prima volta uno dei tanti scandali denunciati dalla Gabanelli in Report ottiene qualche effetto. Resta comunque il fatto scandaloso che per ottenere questo effetto un Ministro deve minacciare le dimissioni ... ma, in attesa di tempi migliori, onore, almeno stavolta, al Ministro Tremonti.

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"Pochi giorni per la cordata" ... son passati 4 mesi
post pubblicato in Diario, il 22 luglio 2008


                                                
 
Oggi è il 22 Luglio. Sono passati esattamente quattro mesi da quando, il 22 Marzo, in piena campagna elettorale, l'allora candidato premier Silvio Berlusconi annunciò in pompa magna: "Ormai sono impegnato io, quindi si fa. La nuova cordata verrà fuori in pochi giorni ed avrà anche il sostegno di importanti istituti di credito. Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi: è una svendita".

Ebbene, dopo quattro mesi Alitalia è ancora nel baratro e perde 2-3 milioni di euro al giorno. In più noi contribuenti abbiamo pagato il famoso "prestito-ponte" di 300 milioni di euro, trasformato in conto capitale dal Governo Berlusconi (il che vuol dire che non ci tornerà indietro); tra l'altro, oggi è arrivata la notizia che la UE ritiene che l'Italia ha agito in modo illeggittimo sul prestito ponte; se la UE arriverà fino in fondo, potrebbe esserci una procedura di infrazione, e quindi altri soldi da pagare.

Intanto nessuna notizia certa sul destino di Alitalia. Tuttavia, alcune indiscrezioni di stampa rivelano che l'advisor scelto dal Governo, Intesa San Paolo, annuncerà a breve il suo piano per Alitalia. Secondo Repubblica, nel piano ci sarebbero 4000 esuberi; secondo il Corriere, ce ne saranno 5-6000; giusto per fare un confronto, il piano di AirFrance prevedeva 2100 esuberi. Voglio proprio vedere ora come si comporteranno i sindacati, che sbraitarono agli esuberi del piano AirFrance. Per quanto riguarda la compagnia, probabilmente si farà una manovra ai limiti delle leggi del mercato: in pratica sarà creata una "newco", una compagnia nuova in cui "sistemare" la nuova Alitalia (guidata per una cordata italiana e finanziata per metà dallo Stato con un altro prestito da 800 milioni di euro), e una "bad company", in cui confluiranno tutti i debiti di Alitalia e gli esuberi, che ovviamente saranno pagati dallo Stato, cioè noi tutti.

E tra l'altro non è detto che il piano funzioni, come la stessa Intesa ammette: "Il piano Alitalia? Stiamo per chiudere. Ma non è detto che arriveremo a presentarlo. Allo stato attuale non siamo in gtrado di dire se la situazione è recuperabile o meno (...) Quattromila tagli? Visto come stanno le cose, rischia di essere una stima troppo prudenziale". Nè è sicuro che passerà il vaglio della UE, dato che difficilmente una manovra simile sarà vista come rispettosa delle leggi del mercato (e quelli al Governo si ritengono dei liberisti!!!). Ma tant'è: e alla fine o l'azienda fallirà oppure pagherà "Pantalone". In ogni caso ci rimetteranno i lavoratori e noi contribuenti. Che volete, sono i frutti della demagogia: Berlusconi si è fatto la faccia bella davanti agli elettori dicendo no alla "invasione francese", e noi ne paghiamo le conseguenze ...

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