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il blog di Francesco Zanfardino
E meno male che ci hanno giurato
post pubblicato in Diario, il 16 agosto 2010


                                         

Secondo il ministro Alfano, nonchè numerosi altri esponenti della maggioranza e del Governo, "la Costituzione andrebbe letta, a cominciare dall'articolo 1, che dice che la sovranità appartiene al popolo. Questa è per noi una bussola molto chiara: il popolo decide chi mandare al Governo e qualunque ipotesi che preveda che chi ha vinto le elezioni fa l'opposizione e chi le ha perse sta al Governo è una interpretazione che viola l'articolo 1 della Costituzione".

Ecco, io suggerirei ad Alfano e compagnia una bella rilettura della Costituzione, che non solo dovrebbero conoscere ma sulla quale hanno giurato, e dove non c'è affatto scritto che l'unico Governo possibile è quello uscito dalle elezioni. Anche perchè la nostra è una Repubblica parlamentare, dove il popolo, quello che ha la sovranità, elegge il Parlamento, non il Governo. Il Governo è nominato dal Presidente della Repubblica, ed ottiene la fiducia dalle Camere: se i membri di queste ultime la accordano inizialmente, e poi successivamente la negano, il Presidente della Repubblica ha tutto il diritto di verificare se è possibile proseguire la legislatura, nominando un nuovo Governo (che dovrà ottenere la fiducia dalle Camere) o andare a nuove elezioni.

Ma ovviamente questo Alfano e la cricca berluscones lo sa benissimo (d'altronde, il Ministro se ne intende di incostituzionalità). Ne hanno solo paura. O forse semplicemente vogliono inseguire il populismo. In ogni caso, bene ha fatto Napolitano a metterli al loro posto.

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Carta alla mano
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2010


                                             

Di sicuro, non è affatto consono che i magistrati protestino così platealmente contro un Governo. In una democrazia che funziona, questo non accadrebbe mai. Il problema è che la nostra non lo è, e non perchè, come blaterano i berluscones, i magistrati hanno troppo potere, ma perchè la macchina giudiziaria non funziona e da anni si parla solo di riforme ad personam o ad castam, senza risolvere i reali problemi della Giustizia italiana.

Per questo quelle immagini dei magistrati che sfilano, Costituzione alla mano, ed escono dalle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario, sono preoccupanti. Ci dovrebbero far riflettere su quello che sta accadendo nel nostro Paese, dove non solo i più banali principi costituzionali stanno venendo meno, ma sta lentamente scomparendo la capacità del "popolo", pilastro della democrazia, di reagire. Dovrebbero essere gli Italiani, con centinaia di manifestazioni spontanee, a fare quello che i magistrati stanno facendo. Magari semplicemente per difendere il nostro diritto ad una Giustizia che funzioni, se proprio ce ne sbatte dei principi costituzionali (dove siamo arrivati!).

E invece ci ritroviamo con un Governo che per fini personali va sempre più dritto sulla sua strada dello sfasciamento della democrazia, arrivando fino al punto di aprire, con un lapsus froidiano, l'anno giudiziario. Chissà se è un giorno non sarà solo un lapsus.

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Deja vù
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2010


                                               

L'altro ieri, 12 Gennaio 2010, il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha dichiarato lo "stato d'emergenza" per le carceri italiane, dovuto all'eccessivo affollamento delle "patrie galere" che dura da anni e che si aggrava di giorno in giorno. Obiettivo del piano del Guardasigilli giungere entro breve tempo (si parla di 2012) a portare la capienza delle carceri italiane dalle attuali 43mila unità a 80mila (anche se in realtà già adesso si è oltre 60mila detenuti ospitati).

Bene. Il sovraffollamento delle carceri è un problema, perchè anche i detenuti hanno dei diritti, e fra questi quello di vivere in condizioni dignitose, e perchè altrimenti l'Italia potrebbe essere costretta a pagare dall'Europa altri pesanti risarcimenti ai detenuti, come quello che fece scalpore nell'Agosto scorso. Ed è giusto affrontare questo problema non con l'ennesima amnistia o indulto, morte del diritto, ma aumentando la capienza delle carceri. Tuttavia, sono molto scettico sull'effettiva capacità di Alfano e del Governo di portare a casa il risultato. Pessimismo "comunista"? No, semplicemente Alfano ha già fatto le stesse promesse già un anno fa: anche allora riconobbe il problema del sovraffollamento, anche allora promise nuove carceri, anche allora nominò un commissario straordinario che avrebbe dovuto presentare un piano "entro 60 giorni", anche allora promise provvedimenti legislativi straordinari per accellerare la costruzione delle carceri.

Era il 23 Gennaio 2009. Evidentemente, in questo mese dell'anno Alfano si sente in vena di promesse ... negli altri, invece, se ne dimentica.

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Meno Casini
post pubblicato in Diario, il 26 novembre 2009


                                              

Per favore, qualcuno ricordi a Casini che l'argomento del "legittimo impedimento", o meglio detto "sereno svolgimento delle funzioni", è già stato ampiamente usato ed abusato, con insuccesso, per cercare di difendere l'indifendibile.

E, magari, qualcuno gli ricordi anche che lui è all'opposizione, in questo Paese. Ma questo forse è troppo.

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Partiti-corrente
post pubblicato in Diario, il 2 novembre 2009


                                                               

Domani nasce il PDL-Sicilia. Non un nuovo partito, non una lista civica, non un movimento meridionalista, non una fondazione: bensì un partito-corrente. Così, da una parte avremo il PDL ufficiale, con il simbolo ufficiale, quello con Berlusconi Presidente: non a caso, visto che in Sicilia sarà rappresentato dai "lealisti" al premier, Alfano e Schifani (che dovrebbe essere una personalità "terza", visto il suo ruolo istituzionale, ma tant'è); dall'altra, il PDL degli "scissionisti", di Miccichè e dei finiani, con lo stesso simbolo ma con un "Sicilia" al posto di "Berlusconi" nel logo. Il tutto per risolvere le questioni interne di un partito, certo non per offire nuove idee di Paese.

Qualcuno potrà anche dire che certi giochi di corrente è meglio che si palesino, anzichè tenerli ipocritamente nascosti. Probabilmente è vero. Ma per me i due PDL siciliani sono comunque una ridicola pagliacciata senza pudore.

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Impunità ...
post pubblicato in Diario, il 1 agosto 2009


                                                 

Berlusconi ha fatto scuola. Non bastavano gli innumerevoli "Lodi Berlusconi", ovvero leggi ad personam fatte per salvare il premier dai suoi processi (a proposito, ne sta arrivando un altro, il cosiddetto "lodo Bernardo" che renderà il premier immune anche dagli interventi della Corte Costituzionale). Ora anche i suoi Ministri imparano l'arte dello scampare ai processi.

Stavolta si tratta infatti del Ministro alle Infrastrutture, Altero Matteoli, sotto la lente della Magistratura per una faccenda relativa al 2004, quando era Ministro dell'Ambiente nel precedente governo Berlusconi: Matteoli aveva avvisato il prefetto di Livorno dell'arrivo di un'indagine a suo carico, e quindi era stato accusato di favoreggiamento. Il Tribunale dei ministri di Firenze si era dichiarato incompetente sul caso, in quanto lo riteneva un reato non ministeriale, da far perseguire quindi dalla magistratura ordinaria. La nuova maggioranza di centrodestra, dunque, ha subito cercato di correre ai ripari, proponendo al Parlamento, pochi mesi dopo l'approvazione del Lodo Alfano, di approvare anche il cosiddetto "Lodo Consolo" per l'impunità dei Ministri. Fortunatamente le polemiche suscitate dall'ennesima norma ad personam riuscirono, stavolta, a far rinviare la norma.

Alla luce dei fatti odierni, probabilmente all'epoca già avevano stabilito come aggirare la legge. E' successo infatti che il 28 Luglio la Giunta per le immunità parlamentari, a colpo di maggioranza, ha negato l'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli. Questo nonostante la Giunta dovesse attendere dal Tribunale di Firenze la comunicazione dell'archiviazione per non ministerialità del fatto (necessità accertata da una sentenza in proposito della Corte Costituzionale), cosa non ancora accaduta, e dopo la quale, non condividendola, avrebbe unicamente potuto sollevare un conflitto di attribuzione sui poteri dello Stato alla Corte Costituzionale.

Si tratta di un palese voto illegittimo, che non tiene conto delle regole parlamentari e costituzionali. Mi auguro che tale irregolarità venga accertata al più presto, accompagnata da una durissima battaglia delle opposizioni (che già hanno fatto molto in Giunta), e che dopo questa faccenda i parlamentari della maggioranza abbiano la dignità di dimettersi dalla Giunta. Temo purtroppo che siano speranze vane ...

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Se non c'è solidarietà fra Ministri ...
post pubblicato in Diario, il 31 marzo 2009


                                                 

Oramai quasi due mesi fa, il Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in turbativa d'asta dal Gup del Tribunale di Bari. I fatti si riferiscono a qualche anno fa, quando il Ministro era ancora Presidente della Regione Puglia, e avrebbe favorito la vendita della "Cedis" (per 7 milioni, anzichè i 15 di valore stimato) ad un acquirente "predeterminato". Inoltre, per Fitto pende, sempre davanti al Gup di Bari, una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti: Fitto avrebbe intascato una tangente di 500.000 euro, sottoforma di finanziamenti per la campagna elettorale delle Regionali 2005, dal Gruppo Angelucci (coinvolto anche negli scandali sanità di Abruzzo e Lazio) per l'affidamento dell'appalto di gestione di 11 residenze sanitarie assistite dalla Regione Puglia. Indagine per la quale nel Giugno 2006 fu chiesto anche l'arresto di Fitto, respinto dal Parlamento, ovviamente ...

Ebbene, oggi si è venuto a sapere che il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha mandato gli ispettori al Tribunale di Bari per eventuali irregolarità commesse dai magistrati che indagano su Fitto.

Ora, a parte il fatto che vedere in America un Barack Obama che cambia vari ministri perchè indagati per reati molto minori (e nonostante ciò sul fatto è comunque in difficoltà verso l'opinione pubblica), e contemporaneamente vedere un Paese come l'Italia dove il Governo non si pone nemmeno il problema, e anzi corre in aiuto del Ministro colpito dai soliti "magistrati comunisti", e nonostante ciò l'opinione pubblica non s'indigna (anche per colpa dell'informazione che non inscena nessun tran-tran mediatico, come invece avvenuto per il caso Global Service a Napoli, chissà perchè), fa ben capire in che condizioni è messa l'Italia.

D'altronde, siamo sempre la stessa Italia che osanna più o meno consapevolmente un Premier che ha corrotto un testimone ma non può essere condannato perchè si è fatto una legge che lo rende "più uguale" degli altri cittadini italiani, mettendolo al di sopra della legge.

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Intercettazioni e corruzione
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2009


                                                        

Oggi la Corte dei Conti, nell'apertura del suo anno giudiziario, ha sottolineato l'elevato tasso di corruzione nella Pubblica Amministrazione in Italia. Sanità, rifiuti, fondi europei, appalti, consulenze: queste i settori più colpiti dal male, secondo la Corte, che procurano danno alla credibilità del Paese e soprattutto ai suoi conti. E, di fronte alla constatazione che l'Italia è "agli ultimi posti nelle classifiche internazionali per la lotta alla corruzione", la Corte ha ribadito l'importanza di avere "più controlli", l'unica via per una efficace lotta alla corruzione, perchè "la corruzione, per potersi effettuare, ha bisogno di coni d'ombra".

Bè, a tal proposito, cade a fagiolo il parere negativo della sesta commissione del CSM sul "ddl intercettazioni" voluto da Berlusconi e dal suo Governo. Parere che verrà discusso a giorni dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Ebbene, i consiglieri hanno sottolineato come la riforma, consentendo l'utilizzo delle intercettazioni solo per "gravi indizi di colpevolezza" e non più per "gravi indizi di reato" (come è adesso), nei fatti sposta lo strumento delle intercettazioni dall'insieme dei mezzi per la ricerca della prova del reato (dov'è attualmente adesso assieme a ispezioni, perquisizioni e sequestri) all'ambito della disciplina per la disposizione di misure cautelari (infatti, l'arresto può essere disposto solo per gravi indizi di colpevolezza). Cioè non si potranno più utilizzare le intercettazioni per provare l'esistenza di un reato (di cui si hanno già "gravi indizi" che esso esista), ma solo per accertare chi è l'autore di quel reato, dopo aver raccolto (non tramite intercettazioni) sufficienti indizi di colpevolezza su questo autore.

E se non si scopre il reato, come si fa a scoprire chi ha commesso il reato? Appunto. Per molti reati, come sottolineato dai consiglieri del CSM, le intercettazioni sono lo strumento principale (se non l'unico) per l'accertamento del reato (e per molti altri sono un validissimo aiuto), e soprattutto sono lo strumento per raccogliere i "gravi indizi di colpevolezza" sugli autori del reato. E' il caso dei reati della pubblica amministrazione: senza intercettazioni, l'unico modo per scoprire una corruzione e i suoi colpevoli è prendere in "flagrante" i colpevoli. Circostanza molto, molto fortuita, soprattutto di questi tempi, visto che, dopo Tangentopoli, il mondo della corruzione non è più quello delle "mazzette" materiali. Pensate al recente scandalo napoletano della "Global Service": come avrebbero fatto i magistrati a scoprire i colpevoli (gravi indizi di colpevolezza) senza dapprima aver scoperto il reato (gravi indizi di reato)?

E allora, caro Ministro Alfano, se davvero ha "condiviso tutto" della relazione della Corte dei Conti, abbia un sussulto di dignità: fermi il ddl intercettazioni. Almeno il suo nome, che rimarrà nella storia per la norma che ha stracciato il principio della "giustizia uguale per tutti", non vi rimarrà anche per essere stato il Ministro della Giustizia che ha assistito inerme alla scomparsa della lotta alla corruzione.

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Più carceri? Speriamo bene
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2009


                                                 

Sono sempre stato d'accordo sulla necessità di costrutire più carceri in Italia. Mene resi conto quando, negli anni recenti, ad ogni estate si moltiplicavano gli appelli indignati per l'elevato sovraffollamento delle carceri, con tutte le sue conseguenze per le condizioni sanitarie, aggravate dalle alte temperature (per questo ogni estate si moltiplicavano gli appelli) e per il rispetto dei più elementari diritti umani. Tanto che lo stesso papa Giovanni Paolo II, nella sua visita al Parlamento Italiano del 2002, chiese accorato un provvedimento di indulto: "senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società".

Appello che fu accolto parzialmente nel 2003, maggioranza di centrodestra, con il cosidetto "indultino", che scontava per alcuni reati due anni di pena a chi aveva già scontato metà della pena, che però non basto. Il problema si ripresentò subito, e nel 2006, maggioranza di centrosinistra (ma con i voti determinanti di Forza Italia e Udc, occorre ricordarlo) fu necessario un vero e proprio "indulto", stavolta di 3 anni, a prescindere dagli anni di pena già scontati. Dunque negli ultimi centrosinistra e centrodestra, di fronte al problema delle carceri sovraffollate, hanno scelto sempre una sola strada: l'indulto. Con tutte le conseguenze per la certezza della pena, per la sicurezza dei cittadini, ecc. ecc. Mentre la strada più ovvia è un altra: costruire nuove carceri.

Dunque vedo con molto favore la volontà del Ministro della Giustizia, Alfano, di attuare un "piano carceri". Un piano che dovrebbe aumentare la capienza totale delle carceri italiane del 40% (da 43mila a 60mila). Certo, ci sono molte perplessità. Per esempio la scelta di "differenziare" i detenuti per reati minori dal resto degli altri, ponendoli in "carcerine" (non vorrei che le "nuove carceri" in realtà siano strutture riadattate allo scopo, senza i relativi standard di sicurezza). Così come l'insufficienza di tali numeri, dato che già adesso ci sono 58mila carcerati (con una capienza "regolare" di 43mila, dunque un sovraffollamento enerome). Così come l'istituzione dell'ennesimo commissario straordinario (l'Italia è il paese dei commissari, ormai), sperando almeno che la struttura commissariale faccia il proprio dovere e non si riveli un costo in più, come spessissimo accade in Italia. Ma soprattutto desta molte perplessità la decisione di prelevare finanziare parte del piano con i soldi per il reinserimento sociale dei detenuti, e quella di costruire le nuove strutture con finaziamenti privati, preludio di una privatizzazione delle carceri cui sono fermamente contrario. E poi io avrei fatto in maniera diversa: ovvero facendo funzionare tutte quelle carceri nuove di zecca ma mai andate in funzione (ricorderete, no, tutti quei servizi di Striscia la Notizia?), evitando di sperperare altri soldi delle nostre tasse. Ma comunque meglio di niente.

Certo, rimane il problema fondamentale dell'Italia: che non è la certezza della pena, ma la certezza della condanna. Tra prescrizioni, amnistie, sconti di pena dati "allegramente", insufficienza di fondi e mezzi per forze dell'ordine e magistrati, limitazioni alle intercettazioni, tagli ai fondi, eccetera (tra l'altro la responsabilità del centrodestra per queste cose è altissima), corriamo il serio rischio un giorno di avere le carceri, ma non i delinquenti. Capito Alfano?

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Le mie riflessioni sull'Appello dei Costituzionalisti sulla giustizia
post pubblicato in Diario, il 4 luglio 2008


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Oggi l'Associazione Italiana Costituzionalisti ha presentato un appello "In difesa della Costituzione"
. Obiettivo dell'iniziativa, promossa da circa cento ordinari di diritto costituzionale e similari, tra i quali gli ex Presidenti della Consulta Onida, Zagrebelsky ed Elia, è quello di fermare l'entrata in vigore del Lodo Alfano e della cosidetta norma "blocca-processi". Aderisco anche io all'appello (riportato integralmente qui), cui tra l'altro hanno aderito al momento già circa 120mila persone (per firmare cliccate il banner in alto a questo post).

I motivi che mi spingono ad aderire sono vari. Per quanto riguarda il cosidetto "Lodo Alfano", ovvero la sospensione dei processi per le quattro maggiori cariche dello Stato (Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio) per l'intera durata del loro mandato, al di là dell'evidente conflitto d'interessi dell'attuale premier, esso presenta innanzitutto secondo me palesi contraddizioni con la Costituzione. In particolare, come recita lo stesso appello, con l'articolo 3, che come tutti sappiamo recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Con questa norma, invece, si vorrebbe dire che "qualche cittadino è più uguale degli altri", introducendo una discriminazione di "condizioni personali e sociali" (ovvero una discriminazione fra rappresentanti ed eletti, e fra rappresentanti e rappresentanti). Per questo, questa norma (per me comunque sbagliata), se proprio la si vuole introdurre, deve essere introdotta con ddl costituzionale, e non per decreto nè per disegno di legge semplice, e quindi sottoporla al giudizio degli Italiani con un referendum (a meno che non si raggiungano i 2/3 in Parlamento). E poi, per evitare il palese conflitto d'interessi, deve essere applicata perlomeno dalla prossima legislatura. Comunque sia, rimane per me una norma sbagliata, anche perchè le figure istituzionali, proprio perchè tali, devono essere senza macchia nè dubbio, e quindi devono farsi processare come tutti gli altri, e senza accussare un giorno sì e l'altro pure chi li indaga o chi scrive di loro (come fecero Andreotti e Clinton, giusto per fare due esempi).

Quanto invece alla norma "blocca-processi" inserita nel "decreto-sicurezza", oltre che per profili di incostituzionalità paventati dai costituzionalisti, essa va bocciata per la sua "irragionevolezza" e "irrazionalità", come dichiarato dal CSM. In effetti, questa norma che sospende per un anno tutti i processi con pene inferiore ai 10 anni partiti nel 2002, fa acqua da tutte le parti: innanzitutto, allunga ancora di più i tempi della giustizia: questi processi, infatti, sono partiti almeno da già sei anni. E sono quindi gratuiti i ripetuti attacchi di Gasparri (PdL) alla magistratura che "dovrebbe pensare non a Berlusconi ma ai processi che durano da anni", non solo perchè non è colpa loro (e quando lo è vengono puniti, come nel caso del giudice Pinatto), ma anche perchè questa norma non risolve ma aggrava il problema (lo avrebbe risolto un "indulto", ma per carità, uno basta e avanza). Inoltre, il blocca processi aggrava il problema della prescrizione: infatti, nonostante la prescrizione venga sospesa con il processo, si perderà comunque un sacco di tempo per la chiusura e il riavvio dei processi, fra notifiche e strataggemmi vari utilizzati dagli avvocati difensori. E, soprattutto, il blocca processi non serve a niente: il suo obiettivo sarebbe infatti quello di velocizzare i processi più gravi, ma in realtà non fa che dare l'illusione di questa velocità, in quanto poi dopo un anno tornerebbero in essere tutti i processi (e in un anno, con i tempi della giustizia italiana, di certo i processi "più gravi" non si concluderanno). Senza contare che, tra i reati "meno gravi", ci sono: rapina, furto, stupro e violenza sessuale, associazione per delinquere, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione, frode fiscale, corruzione, peculato, pedopornografia, omicidio colposo stradale, omicidio colposo medico, maltrattamenti in famiglia, traffico di rifiuti. E, cosa ridicola e contradditoria, addirittura i reati riguardanti immigrazione clandestina e intercettazioni illecite: dopo tutto il casino per introdurli! E' una palese contraddizione, dunque, ma soprattutto una minaccia alla sicurezza dei cittadini e alla giustizia Italiana. Una norma che non ha niente a che fare con un "decreto sicurezza".

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Lotta alle mafie, nemmeno il tempo di esultare
post pubblicato in Diario, il 2 luglio 2008


                                                    

Ieri è stata una bella giornata per la lotta alla camorra. Dopo quella del 19 Giugno, con la conclusione del "processo Spartacus" (16 ergastoli e 13 condanne), ieri lo Stato ha sferrato un altro duro colpo al clan dei Casalesi: i Carabinieri del comando provinciale di Caserta, infatti, hanno eseguito 32 arresti di camorristi Casalesi, tra i quali i figli dei boss "Cicciotto e Mezzanotte" e "Sandokan", ovvero rispettivamente Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone, "leader" dei Casalesi. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, detenzione illegale di armi, traffico di droga, ricettazione e illecita concorrenza.

Tuttavia, nemmeno il tempo di esultare che oggi arriva invece una brutta notizia. Il giudice del Tribunale di Sorveglianza di Torino, infatti, ha revocato il regime di carcere duro (il "41-bis") per il boss Nino Madonia, condannato per l'omicidio dell'imprenditore Libero Grassi (il primo a denunciare i suoi estorsori) e per le stragi del 1993 a Firenze e Roma. Il motivo? I legali del boss hanno impugnato le nuove norme sul 41-bis, andando a buon fine, anche perchè le nuove norme introdotte nel 2002 hanno complicato le cose. Infatti, prima del 2002 il 41-bis era rinnovato ogni 6 mesi, mentre ora si rinnova ogni anno: ma, così facendo, i ricorsi che prima non riuscivano a concludersi perchè nel frattempo finivano i sei mesi, ora si concludono. Con i risultati nefasti che vediamo. A Madonia, tra l'altro, era già stato revocato il 41-bis nell'Ottobre 2007, ma l'allora Guardasigilli Mastella impose il suo ripristino entro 24 ore. Tant'è vero che l'On.Beppe Lumia, da sempre protagonista della lotta alle mafie, chiede al Ministro Alfano di fare altrettanto.

Mi associo anch'io alla richiesta dell'On.Lumia, sicuro che il Ministro Alfano disporrà il ripristino del 41-bis per Madonia. La "tolleranza zero" non si può fermare di fronte ai boss mafiosi.

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Divieto di intercettazioni, un nuovo indulto
post pubblicato in Diario, il 7 giugno 2008


                          

Sono mesi e mesi che le attuali forze di Governo ci assillano con la cosidetta "emergenza sicurezza". Al di là di tutte le discussioni che si sono fatte, si fanno e si continueranno a fare sui provvedimenti del Governo, vorrei sottolineare una evidente contraddizione nell'azione del Governo: ovvero il divieto (quasi) totale dell'uso delle intercettazioni.

Intenzione che Berlusconi ha più volte espresso in campagna elettorale e ribadita successivamente in molte occasioni, l'ultima oggi all'incontro dei Giovani Industriali a Santa Margherita Ligure davanti ad Emma Marcegaglia. Ebbene, nel prossimo Cdm dovrebbero essere abolite le intercettazioni tranne che per mafie e terrorismo; previsti 5 anni di carcere per chi eseguirà o diffonderà intercettazioni non più consentite.

Questa è una misura inaccettabile ed ingiustificabile. Già la Giustizia Italiana è quella che è: vogliamo pure levarle uno dei suoi più importanti strumenti d'indagine? Tra l'altro indispensabile per reati quali concussione e corruzione (tant'è vero che l'ANM parla di una loro "depenalizzazione di fatto")?

E come ribatte il Ministro della Giustizia Alfano di fronte a queste sacrosante critiche? "Un terzo delle spese giudiziarie va in intercettazioni". A parte il fatto è che, se succede questo, ci sarà un motivo no? Evidentemente è uno degli strumenti più utili. Inoltre, sarebbe come per l'indulto: siccome non ci sono carceri, via i detenuti; siccome non ci sono soldi, non investighiamo, non incarceriamo. E no: invece che sprecarli, i soldi pubblici devono essere destinati a costruire più carceri e a finanziarie la macchina della Giustizia. Infine, ultimo tentativo di giustificarsi, il più insensato: "Tuteliamo la privacy". Ah, se per questo anche con tutti gli altri strumenti d'indagine si "viola" la privacy ... sennò che indagine sarebbe?

No a nuove forme di "indulto". No al divieto di intercettazioni.

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