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il blog di Francesco Zanfardino
Serve politica industriale
post pubblicato in Diario, il 5 febbraio 2010


                                                       

La vicenda di Fiat di Termini Imerese e dell'Alcoa in Sardegna, unite a tutte le vertenze lavorative in corso in tutta Italia, offrono lo spunto di numerose e doverose riflessioni.

La prima è che la crisi c'è ancora e anzi forse proprio in questi mesi mostrerà i suoi strascichi più pesanti sull'occupazione. Sta finendo la cassaintegrazione, ma nel contempo i posti di lavoro non tornano, anzi. Se lo ricordi il Governo che voleva battere la crisi con "l'ottimismo".

La seconda è che c'è chi pensa di poter fare i "liberisti a targhe alterne", invocando l'intervento dello Stato quando c'è da acchiappare gli aiuti e le regole del mercato quando c'è da tagliare posti di lavoro, senza nemmeno avere il pudore di ammetterlo (anzi). Certo che lo Stato fa pure la figura del fesso, visto che quando dà gli aiuti non pretende nemmeno che non si facciano nel breve termine scelte aziendali contrari agli interessi della collettività, se proprio non si voleva ottenere in cambio una quota pubblica dell'azienda.

La terza, forse la peggiore, è che l'Italia manca totalmente di politica industriale. Giusto, anzi doveroso difendere i posti di lavoro, ma l'attuale sistema produttivo in Italia è insostenibile. E' ancora troppo basato sulla manifattura, e ormai in questo settore la concorrenza della Cina, della Polonia, della Serbia, della Romania, insomma dei paesi in via di sviluppo è troppo forte: non si può dire la Fiat non abbia ragione su questo. Per questo ci sarebbe bisogno di un Governo che favorisca la graduale transizione da un sistema produttivo basato sulla manifattura, sulla realizzazione delle cose, ad un altro basato sull'alta specializzazione, sull'innovazione e sull'ideazione delle cose che poi altrove verranno realizzate. Un po' come il sistema produttivo americano, dove i lavoratori della Microsoft progettano e la Cina realizza (ma i proventi restano in America). E un po' come diverse realtà italiane, specialmente nel Nordest, che sono molto più avanti dei propri Governi.

Per arrivarci ci sono diverse strade, diverse risposte, di destra, di sinistra e di centro. Ma che a questo bisogna arrivare è indiscutibile. Altrimenti, rassegnamoci al ritorno dei carrozzoni statali della Prima Repubblica o alla fuga delle aziende all'estero. E non mi pare una bella prospettiva.

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Truffa senza Termini
post pubblicato in Diario, il 23 dicembre 2009


                                            

A me Marchionne non mi è mai piaciuto. Sarà un ottimo industriale, ma per me non è buon industriale quello che pensa unicamente al profitto e non anche al destino dei propri lavoratori, senza i quali non farebbe nemmeno un euro. Avevo i miei sospetti già al tempo delle "mirabolanti" conquiste americane, ne ho la conferma con i fatti attuali.

Chiudere Termini Imerese, e licenziare migliaia di dipendenti anche altrove, è una scelta legittima, dal punto di vista imprenditoriale. Non dal punto di vista umano, ed io al posto di Marchionne farei ogni sforzo per evitarlo, a cominciare dal ridurre il mio stipendio e quello di tutti i miei manager, di risparmiare sui lussi aziendali, eccetera. Ma chiuderla ora, in un periodo di disoccupazione dilagante, e soprattutto dopo aver preteso ed ottenuto gli aiuti statali, mi sembra, se mi consentite, una mossa inaudita ed amorale.

Bisogna smetterla con queste aziende che predicano il liberismo quando c'è da tagliare posti, e lo statalismo quando c'è da acchiappare dalle mani dello Stato. Il Governo faccia il diavolo a quattro per impedire questo sopruso, o si dimettano Scajola e tutti quelli che si sono resi complici di questa truffa. Altrimenti, siano i lavoratori ad impedirlo, con qualsiasi azione (democratica, ovviamente). Tutta l'Italia onesta sarà con loro.

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Anticlericando ...
post pubblicato in Diario, il 17 novembre 2009


                                            

Sarò anticlericale, ma, sentendo le pur bellissime parole del Papa ieri al vertice Fao sulla fame nel mondo, una domanda me la sono fatta lo stesso: ma perchè il Vaticano non utilizza una parte consistente delle sue vaste ricchezze per aiutare lo sviluppo del Terzo Mondo?

Ok, anche se non conosco i dati, di sicuro il Vaticano fa già molto in questo senso, e molto meglio degli altri Stati del mondo. Così come sono consapevole che un vero sviluppo non si fa solo con i soldi. Ma resta il fatto che il Vaticano, per coerenza con ciò che dice e professa, dovrebbe fare molto di più: non dico ridursi ad un ordine di francescani, ma perlomeno concedersi molti meno lussi. In fondo, se non lo fanno nemmeno gli uomini di Chiesa ... hai voglia ad aspettare quelli di Stato!

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Nuove energie
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 13 ottobre 2009


                                               

Per la serie delle "lezioni cinesi", anche la Regione Toscana si dimostra un eccellente esempio di come vada interpretata questa ennesima crisi economica, che sta palesando ancora di più i suoi devastanti effetti sociali (nonostante continuino a dirci che è finita) anche per l'inettitudine della nostra classe dirigente e la sua avversione verso il cambiamento, in qualsiasi forma si trovi.

A cosa mi riferisco? Allo straordinario successo del Piano Energetico Regionale voluta dall'amministrazione toscana, che è stato in grado nell'ultimo anno, nonostante la crisi, di aver fatto crescere nella Regione il fotovoltaico del 614% (!), l'eolico del 113%, il geotermico del 10%. E questo con un investimento minimo: aiuti complessivi di 114 milioni di euro, tra l'altro spalmati fino al 2013.

Un investimento ampiamento ripagato, visto che si calcola già nell'immediato che metta in circolo mezzo miliardo di euro di investimenti privati. Senza contare i tanti posti di lavoro creati, la tanta energia che dovremo importare in meno dall'estero, e le tonnellate di emissioni inquninanti (e relative sanzioni internazionali previste dal piano clima) che si risparmieranno.

Eco-logia è economia ...

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Impegni
post pubblicato in Diario, il 9 luglio 2009


                                              

Arrivano i primi impegni targati G8-l'Aquila (ex Napoli, ex Maddalena). Vedremo se saranno rispettati, o se rimarranno parole al vento.

Intanto, a proposito di impegni, ho letto con molto interesse questo articolo de La Stampa sull'incontro avutosi Domenica fra Berlusconi e Bob Geldof, rockstar molto impegnata per il continente africano, che gli ha rimproverato proprio il mancato rispetto degli impegni sottoscritti da Berlusconi ed altri capi di Stato nel vertice di Gleneagles nel 2005. Accordi che prevedevano lo stanziamento di cifre ingenti per lo sviluppo dell'Africa (lo 0.51% del PIL), prontamente disattesi dallo stesso Berlusconi che li aveva sottoscritti. Il premier ha provato a scusarsi in ogni modo, ma, di fronte all'incalzare di Geldof, alla fine, innervosito, è stato costretto ad ammettere l'errore.

Speriamo che oltre alle scuse da questo G8 esca qualcosa di concreto per l'Africa. Che stavolta gli impegni li rispetti, il nostro caro Premier. Anche perchè, quando vuole, 16 miliardi per comprare 131 cacciabombardieri li trova ...

P.S. Intanto, mi congratulo con Geldof. Il suo dibattito con Berlusconi, che vi invito decisamente a leggere, ha dimostrato che una rockstar può essere migliore di migliaia di giornalisti smidollati che popolano la nostra Italia. Chissà come deve essersi innervosito Berlusconi trovandosi di fronte ad uno che gli facesse delle domande ... delle vere domande ...

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Fiat lux
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2009


                                                  

Prima acquisisce di fatto Chrysler, terzo produttore di auto americano. Poi si tuffa su Opel, con un'offerta ufficiale per l'acquisizione del gruppo tedesco. Con voci insistenti sull'interessamento anche per il marchio svedese Saab, e soprattutto per l'asset latino-americano di General Motors. Il tutto genererebbe un gruppo automobilistico leader in Europa, e secondo nel mondo.

Niente male per un gruppo che fino a qualche mese fa sembrava quasi sull'orlo del fallimento, tanto da chiedere a gran voce gli incentivi di Stato al mercato dell'auto (del quale è stato il principale beneficiario), con migliaia di dipendenti in cassa integrazione (a cominciare da quelli degli stabilimenti di Pomigliano e Termini Imerese, con la produzione bloccata o quasi) e soprattutto con un notevole indebitamento. Una situazione molto sospetta, tanto da far dire al commissario UE per l'Industria, Verheugen: "Mi chiedo dove questa società altamente indebitata trovi i mezzi per portare avanti allo stesso tempo operazioni di questo genere". Subito zittito dai nostri Ministri Scajola e Frattini, e dalla presidente di Confindustria, Marcegaglia: evidentemente all'estero non hanno capito che in Italia queste cose non si devono dire, e soprattutto non devono dirle i giornalisti.

D'altronde, la situazione si può spiegare solo in questi tre modi:
- la Fiat i soldi ce li ha, e allora ha truffato nella richiesta di aiuti al Governo;
- la Fiat i soldi non ce li ha, ma ha dei "finaziamenti occulti";
- la Fiat i soldi non ce li ha, ma vuole lo stesso rischiare.

I primi due casi, non li analizzo nemmeno, perche se fossero veri Marchionne altro che eroe, sarebbe semplicemente un criminale. Per quanto riguarda il terzo caso, è molto importante sottolineare una cosa: quello di Marchionne sarebbe un forte rischio d'impresa. Cosa legittima, ma rischiosissima: potrebbe mandare a puttane l'impresa nazionale dell'auto, oppure renderla protagonista della scena mondiale. Nell'ultimo caso, Marchionne (giustamente) si terrebbe i guadagni; ma nel primo? Bè, se la Fiat dovesse uscire da queste operazioni con le ossa rotte, non ci si azzardi a dare un solo euro per salvarla dal fallimento. Altrimenti è troppo facile rischiare: tanto se va male mi salva lo Stato! E il libero mercato, la libera concorrenza con imprese che invece preferiscono fare la loro impresa senza grandi rischi? Per questo, da parte dell'opposizione e dell'opinione pubblica andrebbe fatta una semplice richiesta al Governo: si parli con la Fiat, si faccia luce, e si metta bene in chiaro che questi rischi che sta intraprendendo non comporteranno alcun paracadute futuri. 

Ma se poi la Fiat fallisce, i lavoratori vanno a casa? Bè, tanto vale darli direttamente ai lavoratori i soldi statali, anzichè darli ad imprese che tra l'altro li utilizzano per altri fini e nemmeno pensano ai propri stabilimenti in cassaintegrati!

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Non lasciamo andare a rotoli il mercato dell'auto
post pubblicato in Diario, il 3 gennaio 2009


                                               

Il crollo più imponente da 12 anni a questa parte. Un -13.4% di immatricolazioni  auto nel 2008 che fa paura, e un crollo del 30% degli ordini per il 2009 che fa ancora più paura. A rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro, molte delle quali già in cassa integrazioni, ed uno dei settori più produttivi, più "reali" dell'economia Italiana. Tanto che un suo collasso davvero spingerebbe il sistema Italia verso il baratro. E allora il Governo non può stare con le mani in mano. Di fronte alla crisi della produzione deve, e sottolineo deve, aiutare il settore. Perchè se nel 2008 c'è stato un simile crollo, pur essendoci gli eco-incentivi, figuriamoci che crollo dobbiamo aspettarci nel 2009 con l'aggravarsi della crisi e senza incentivi per la rottamazione.

Innanzitutto si riveda la scelta scellerata di non prorogare gli incentivi per la rottamazione anche per il 2009. Sono utili per l'ambiente, e rimettono in moto il mercato, convincendo all'acquisto coloro che sono nel dubbio o che preferiscono rinviare l'acquisto a tempi migliori. Ma poi si pensi anche a metodi di incentivazione più "innovativi", come forti incentivi per le auto ecologiche o per le auto che rispettano alti standard di sicurezza: tra l'altro, le prime aiuterebbero ad evitare le multe salate del mancato rispetto del protocollo di Kyoto sulle emissioni, le seconde a diminuire le migliaia di morti l'anno che avvengono sulle strade italiane. Se poi rottamazioni e incentivi non dovessero bastare a frenare la crisi, allora si potrebbe anche pensare ad aiuti più "diretti" al settore auto, valutandoli però con molta, molta attenzione (soprattutto valutando se la destinazione di questi aiuti è prioritaria rispetto ad altri settori, a cominciare da quello principale: le famiglie italiane).

Tra l'altro l'aiuto al settore auto troverebbe grande favore anche in Parlamento, dato che il leader PD Veltroni a suo tempo si dichiarò favorevole. E non si dica che non ci sono i soldi: dai soli costi della politica si possono ricavare decine di miliardi di euro. Basta averne la volontà.

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