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il blog di Francesco Zanfardino
Alitalietta (1): le rotte
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 gennaio 2009


                                                   

Il 13 Gennaio è partita la "nuova Alitalia", come una fenice che risorge dalle sue stesse ceneri. Grande entusiasmo, soprattutto per quelli che ci hanno marciato elettoralmente, ma anche del mondo dell'informazione che non si è degnato di sottolineare che in realtà in questa vicenda ad aver vinto davvero sono pochi imprenditori e gli stranieri di AirFrance, mentre ci hanno perso gli Italiani, i lavoratori del settore e il sistema Paese, danneggiati da miliardi di debiti a loro accollati, da migliaia di posti di lavoro in meno, da una compagnia aerea meno forte con meno rotte (sopratuttto meno rotte estere) e meno aerei, dalla diminuzione della concorrenza (con forte rischio di aumento dei prezzi, soprattutto sulla Roma-Milano) dopo la scomparsa di Air One. Il tutto per un 75% di Italianità che molto probabilmente scadrà fra 4 anni, dato che il "lock-up" scadrà a Gennaio 2013 e AirFrance ha diritto di prelazione per rilevare del tutto la Compagnia. Insomma, complimenti a Berlusconi per averci consegnato una "Alitalietta" per la quale tutti i giornali stranieri ci sbeffeggiano, dato che avremmo potuto vendere direttamente ad AirFrance 8 mesi fa (e non si dica che AirFrance si era ritirata ... anche CAI si è ritirata più volte, quindi bastava la volontà del Governo) e non subire tutte queste dannose conseguenze. "Merci Silvio" ("grazie Silvio"), ha titolato un giornale francese ... io ci avrei messo un "Au moins que Silvio il y a" ("Meno male che Silvio c'è") ...

"Discutendo" dedicherà varie puntate all'analisi di questa vendita. Iniziamo dall'analisi delle rotte. Confrontando l'offerta (pag 12) AirFrance (AF) e il network della nuova Alitalia (CAI), ecco cosa si ottiene per quanto riguarda le destinazioni, con le relative rotte e frequenze settimanali:

DESTINAZIONI

ROTTE

FREQ. SETTIMANALI

NAZIONALI 24 23 44 49 1.265 1.560
INTERNAZIONALI 45 34 73 55 928 699
INTERCONTINENTALI 14 13 17 15 101 88
 

AF

CAI

AF

CAI

AF

CAI

 
Dunque, la "nuova Alitalia" ridimensiona fortemente il numero di destinazioni (70 contro le 83 di AirFrance), soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. Ricordate quando accusavano AirFrance di volersi fregare il mercato estero di Alitalia? Alla fine la soluzione "italiana" è stata molto peggiore sul fronte estero ...  ed indovinate a vantaggio di chi? Però ora sono tutti contenti della "italianità" ...

C'è da dire, però, che il mercato interno, seppur ridimensionato in numero di destinazioni, guadagna in rotte e frequenze settimanali. Perchè? Semplice: non dobbiamo dimenticarci che la nuova Alitalia ha inglobato anche AirOne, l'unico altro vettore italiano di un certo rilievo, che aveva nel suo network 21 destinazioni nazionali, 18 internazionali e 2 intercontinentali. E nonostante ciò, Alitalia avrà solo 70 destinazioni. E questo, tra l'altro, porterà a molto meno concorrenza (italiana...), in particolare sulla tratta Roma-Milano, dove la nuova Alitalia ha un monopolio di fatto e potrà fare i prezzi che vorrà.

La riduzione delle rotte ha poi pesantemente penalizzato Malpensa, che non solo non sarà più hub come voleva già l'offerta AirFrance, ma rispetto a quel piano avrà anche meno rotte estere. E la Lega, Formigoni, la Moratti che tanto si battevano per il Nord e per non farsi fregare le rotte da AirFrance? Ah già, non si scende in piazza contro i Governi Berlusconi. Solo quando c'è la sinistra.

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E ora la Lega scenda in piazza contro il Governo
post pubblicato in Diario, il 7 gennaio 2009


                                              

"L'offerta di Luthansa non è mai arrivata". Offerta AirFrance, "nessuna controindicazione dall'esecutivo". Così il premier Berlusconi, parlando ai vertici della Cai, chiude (definitivamente?) il capitolo "partner straniero". Ma la Lega non molla: "E' una stupidaggine", ribadisce quello che però è il principale alleato del premier "stupido", ovvero Umberto Bossi.

Bene, allora la Lega scenda in piazza contro il Governo, come fece contro Prodi. Già, perchè per chi se lo fosse scordato, la Lega, assieme a quello che fu definito "partito del Nord" (principali esponenti: il sindaco milanese Moratti e il presidente lombardo Formigoni, ovviamente del PDL), fu la principale protagonista della battaglia anti-AirFrance per la difesa dell'hub di Malpensa, che la proposta AirFrance voleva tagliare in nome dell'efficienza e soprattutto della logica industriale (dato che l'Hub di Malpensa perde 200 milioni di euro l'anno e di fatto non è un hub, limitato com'è dagl altri scali lombardi e padani in generale che la Lega, in ottica campanilistica, ha tra l'altro contribuito a formare). Ebbene, sempre per chi se lo fosse scordato, la Lega il 17 febbraio portò a Malpensa 75.000 militanti, almeno così disse. Ecco le parole di allora: "Malpensa si salva se vinciamo le elezioni" (Maroni), "Ho parlato con Berlusconi e sa bene che l'infrastuttura è indispensabile e sarà un impegno prioritario del nuovo Governo" (Formigoni) "Malpensa e il suo salvataggio sono nel programma di Governo" (Calderoli) "Nel prossimo Governo conteremo molto perché prenderemo molti voti. La gente darà un sacco di voti alla Lega e quindi avremo tanta forza per sostenere il salvataggio di Malpensa" (Bossi), "Il Nord difende Malpensa dallo schiaffo coloniale romano" (cartelloni esposti nella manifestazione).

Tutto ciò dovrebbe essere ripetuto contro il Governo Berlusconi, dato che la situazione è la stessa. Anzi, ancora peggio, dati i 3-4 miliardi persi nel frattempo fra debiti non pagati, prestiti-ponte non restituiti, almeno 5000 licenziamenti in più (2mila e passa prevedeva la vecchia offerta AirFrance, mentre ora la Cai assumerò poco più di 10mila dipendenti, 7mila in meno rispetto alla vecchia compagnia ... senza contare i dipendenti di AirOne), un progetto industriale molto meno solido, molti voli ed aerei in meno, tanto da far scomparire anche la parola "hub" (perchè rimangono ben poche rotte internazionali). Ah, ma certo, ora abbiamo anche il 75% di italianità ... peccato che sarà il partner straniero a decidere le strategie internazionali, sconfessando il ragionamento del "non potevamo darla ad AirFrance sennò si fregava i nostri mercati esteri". E poi dopo cinque anni, guarda caso dopo la data probabile delle prossime elezioni, arrivederci e grazie: la Cai potrà vendere a stranieri.

Ma d'altronde alla Lega l'Italianità non importa ... o no? O forse rinuncierete alla vostra "padanità", rinuncerete alle vostre "battaglie" politiche, pur di rimanere sulle vostre poltrone romane? Anche quando siete decisivi per il Governo? Certo che sì. Toglietemi tutto, pure la coerenza, ma non la poltrona.

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Perchè il caso Alitalia è stata una sconfitta del Governo
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2008


                  
                    
                                         

Non parlo di Alitalia da mesi. Avrei dovuto parlarne a fine Agosto, visto che ad ogni fine mese facevo il resoconto sulla vicenda, ma proprio in quel periodo era iniziata la vicenda Cai. Ho quindi aspettato per tutto Settembre, ed ora, ad Ottobre, a vicenda chiusa (forse), ho atteso la prima puntata di Report, diretto dalla bravissima Milena Gabanelli (probabilmente la migliore giornalista italiana), che ha parlato proprio della vicenda Alitalia. Vi invito dunque a vedere l'intera puntata su YouTube, per chi non l'abbia già visto, in modo da rendervi conto di come la gestione della vendita Alitalia è stata una pessima figura per il Governo, anche se i media provano a farcela passare come la migliore possibile. Vediamo perchè:

- 5 mesi per presentare la cordata e 6 mesi per concludere la vicenda, mentre Berlusconi in Marzo aveva promesso una cordata "in pochi giorni";
- stravolgimento di ogni regola di mercato, con conseguenze possibili a livello europeo;
- miliardi di euro pagati dallo Stato (ovvero da noi): 300 milioni di prestito-ponte che il Governo ha trasformato in capitale di Alitalia (e quindi non ci tornerà indietro), 1 miliardo e passa di debiti di Alitalia e AirOne che lo Stato ha scorporato dalla "parte buona" di Alitalia, 7 anni di cassa integrazione per circa 7500 dipendenti di Alitalia e AirOne che pagherà lo Stato, ovviamente; altri 300 milioni di euro di perdite di questi cinque mesi di attesa, che avremmo invece potuto risparmiare affidandoci ad AirFrance; tutti soldi che avremmo risparmiato con AirFrance, che si accollava tutti i debiti (e dava allo Stato 2 miliardi e mezzo di €);
- migliaia di esuberi, circa il triplo di quelli di AirFrance, visto che verranno assunti 12500 dipendenti, ma quelli di Alitalia e AirOne complessivamente erano 20000;
- imprenditori poco esperti e solidi, visto che ognuno partecipa con una "fiche", senza un progetto industriale davvero solido e senza un minimo di esperienza, e infatti si affideranno al partner straniero; tra l'altro nella cordata c'è AirOne, altra compagnia in bancarotta, più vari imprenditori in conflitto d'interesse (e quindi potremmo pagarne qualche conseguenza, a partire dalle Autostrade di Benetton);
- falsa vittoria dell'Italianità, visto che abbiamo avuto condizioni molto, ma molto peggiori di quelle di AirFrance, con la quale avremmo ancora potuto concludere (ora, sull'orlo del fallimento, AF vuole il 20%, figuriamoci prima), ma invece il Governo si è ostinato sull'italianità perdendo tempo, soldi e condizioni migliori. Inoltre, ci sarà una quota straniera tra il 20 e il 40% (a seconda se andrà ad AF o Lufthansa), col forte rischio che tra non molto gli stranieri avranno la maggioranza; inoltre, vista la forte riduzione dei voli internazionali (molto peggiore di quella AirFrance), che ci darà una compagnia "regionale" (italiana in tutti i sensi!), alla fine avranno loro in mano i voli da e per l'estero; infine, fu fatto tanto casino per la cancellazione dell'Hub di Malpensa ("vogliono male al Nord!") e del settore cargo ("vogliono rubarci il commercio!") e invece ora sia l'Hub di Malpensa che quello di Roma verranno cancellati e sparirà il settore cargo, da subito (e non dopo come faceva AirFrance).

Tutto questo mentre si accusava sindacati e opposizione di essere irresponsabili, quando invece Cgil e sindacati autonomi grazie alla loro battaglia hanno strappato qualcosa in più (e comunque alla fine hanno firmato), e Veltroni ha aiutato la risoluzione della trattativa mentre Berlusconi stava da Messeguè a farsi i massaggi (come riconosciuto da Epifani e Colaninno), e Prodi all'epoca concesse il prestito-ponte. Semmai i veri irresponsabili sono stati i precedenti gestori di Alitalia, che hanno mandato in bancarotta Alitalia scappando con liquidazioni miliardarie (un nome su tutti: Cimoli, legato a doppio filo al centrodestra, che infatti voleva salvare con l'emendamento "salva-bancarottieri", e chissà se non lo faranno lo stesso).

Dunque buona visione di Report (che vi invito a seguire anche stasera: parlerà di crisi e finanza), e, come fanno sempre a Report, chiudiamo con una "buona notizia": almeno Alitalia non peserà più sulle nostre tasche. Forse.

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"Pochi giorni per la cordata" ... son passati 4 mesi
post pubblicato in Diario, il 22 luglio 2008


                                                
 
Oggi è il 22 Luglio. Sono passati esattamente quattro mesi da quando, il 22 Marzo, in piena campagna elettorale, l'allora candidato premier Silvio Berlusconi annunciò in pompa magna: "Ormai sono impegnato io, quindi si fa. La nuova cordata verrà fuori in pochi giorni ed avrà anche il sostegno di importanti istituti di credito. Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi: è una svendita".

Ebbene, dopo quattro mesi Alitalia è ancora nel baratro e perde 2-3 milioni di euro al giorno. In più noi contribuenti abbiamo pagato il famoso "prestito-ponte" di 300 milioni di euro, trasformato in conto capitale dal Governo Berlusconi (il che vuol dire che non ci tornerà indietro); tra l'altro, oggi è arrivata la notizia che la UE ritiene che l'Italia ha agito in modo illeggittimo sul prestito ponte; se la UE arriverà fino in fondo, potrebbe esserci una procedura di infrazione, e quindi altri soldi da pagare.

Intanto nessuna notizia certa sul destino di Alitalia. Tuttavia, alcune indiscrezioni di stampa rivelano che l'advisor scelto dal Governo, Intesa San Paolo, annuncerà a breve il suo piano per Alitalia. Secondo Repubblica, nel piano ci sarebbero 4000 esuberi; secondo il Corriere, ce ne saranno 5-6000; giusto per fare un confronto, il piano di AirFrance prevedeva 2100 esuberi. Voglio proprio vedere ora come si comporteranno i sindacati, che sbraitarono agli esuberi del piano AirFrance. Per quanto riguarda la compagnia, probabilmente si farà una manovra ai limiti delle leggi del mercato: in pratica sarà creata una "newco", una compagnia nuova in cui "sistemare" la nuova Alitalia (guidata per una cordata italiana e finanziata per metà dallo Stato con un altro prestito da 800 milioni di euro), e una "bad company", in cui confluiranno tutti i debiti di Alitalia e gli esuberi, che ovviamente saranno pagati dallo Stato, cioè noi tutti.

E tra l'altro non è detto che il piano funzioni, come la stessa Intesa ammette: "Il piano Alitalia? Stiamo per chiudere. Ma non è detto che arriveremo a presentarlo. Allo stato attuale non siamo in gtrado di dire se la situazione è recuperabile o meno (...) Quattromila tagli? Visto come stanno le cose, rischia di essere una stima troppo prudenziale". Nè è sicuro che passerà il vaglio della UE, dato che difficilmente una manovra simile sarà vista come rispettosa delle leggi del mercato (e quelli al Governo si ritengono dei liberisti!!!). Ma tant'è: e alla fine o l'azienda fallirà oppure pagherà "Pantalone". In ogni caso ci rimetteranno i lavoratori e noi contribuenti. Che volete, sono i frutti della demagogia: Berlusconi si è fatto la faccia bella davanti agli elettori dicendo no alla "invasione francese", e noi ne paghiamo le conseguenze ...

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Tre mesi, e di "cordate" nemmeno l'ombra
post pubblicato in Diario, il 22 giugno 2008


                           

Oggi è il 22 Giugno
. Sono ormai passati tre mesi da quando, il 22 Marzo, in piena campagna elettorale, l'allora candidato premier Silvio Berlusconi annunciò in pompa magna: "Ormai sono impegnato io, quindi si fa. La nuova cordata verrà fuori in pochi giorni ed avrà anche il sostegno di importanti istituti di credito. Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi: è una svendita".

Ebbene, dopo tre mesi niente è successo. Nessun imprenditore italiano nè istituto di credito. Anzi, le uniche ipotesi che si azzardano parlano di un coinvolgimento di Lufhansa, o di un clamoroso dietrofront su AirFrance. Ma la cosa più grave è che i contribuenti italiani, mentre continuano a pagare le perdite di Alitalia (3 milioni di euro al giorno) ora hanno dovuto sborsare anche 300 milioni di euro di "prestito-ponte" (un "ponte", tra l'altro, verso una riva che al momento non c'è). La UE, tra l'altro, ha rilevato una serie di irregolarità nel prestito, che comporterà un infrazione per l'Italia (quindi altri soldi da pagare) se non si concretizzerà una cessione nel giro di trenta giorni (era l'11 Giugno, quindi entrò metà luglio deve per forza concretizzarsi la "cordata").

Insomma, più si va avanti, sempre più guai attira Alitalia. E gli Italiani spendono sempre più soldi per i comportamenti demagogici del premier. E' una nuova tassa: la "tassa Alitalia". Forse, forse, era meglio venderla ad AirFrance, no?

Berlusconi leader liberale
post pubblicato in Diario, il 29 aprile 2008


                         

Silvio Berlusconi si definisce spesso un leader liberale. D'altronde, la parola "libertà" è sempre stato al centro dei suoi slogan: Polo delle Libertà, Casa delle Libertà, Popolo delle Libertà. Putroppo, certe vicende lo smentiscono clamorosamente.

L'esempio più evidente e recente è il caso-Alitalia. Berlusconi non ha mai tentato di nascondere la sua contrarietà ai francesi di AirFrance. La quale aveva chiesto il consenso dell'allora "prossimo governo" come condizione indispensabile per l'acquisto. Consenso negato, che a contribuito al ritiro finale di AirFrance. Questo atteggiamento rimarrebbe nei limiti del liberismo (anche se non propriamente, ma sorvoliamo) se Berlusconi avesse un'alternativa. Alternativa che, nonostante gli annunci, ancora non c'è: dopo un mese dagli annunci, si è manifestato solo l'imprenditore Ligresti. Ma se anche l'alternativa ci fosse, dovrebbe essere migliore di quella di AirFrance per giustificare il rifiuto dei francesi.

Ma migliore non sembra essere. Stando alle dichiarazioni dello stesso Berlusconi, e anche alla logica imprenditoriale, questa fantomatica cordata comunque comporterebbe l'appoggio decisivo di una compagnia straniera: i tedeschi di Lufthansa o i russi di Aeroflot. Alla faccia dell'italianità.

Ma, cosa più importante, sempre secondo lo stesso Berlusconi, "il nuovo piano industriale comporterà grossi sacrifici", dal punto di vista dei lavoratori. Ma come? L'offerta di AirFrance non era "irricevibile" perchè imponeva "condizioni durissime" ???

Insomma, la "nuova proposta", se dovesse esserci, sembra non essere per niente migliore della precedente. E nel frattempo perdiamo 3 milioni di euro al giorno, e Berlusconi ha preteso che si desse un prestito ad Alitalia di 300 milioni per "tirare avanti". Con i nostri soldi. E, di fronte ai dubbi della UE sulla legittimità di questo provvedimento, che sembrerebbe un aiuto di Stato ai danni della concorrenza (alla base delle teorie liberiste), Berlusconi "minaccia" la UE, dicendole "se ponete problemi, l'Alitalia se la compra lo Stato tramite le Ferrovie". Di fronte a questi atteggiamenti, a queste scelte, a queste dichiarazioni, viene da chiedersi:

E' questo il liberalismo? E' questo l'anti-statalismo?
E' scomparsa la cordata
post pubblicato in Diario, il 19 aprile 2008


                         

Quel che preannunciava Casini si è verificato. La cordata italiana proposta da Berlusconi è davvero svanita il 15 Aprile. Era davvero una strumentalizzazione elettorale per mostrarsi agli Italiani come il salvatore della bandiera.
Per chi non si ricordasse, ecco le tempistiche di Berlusconi sulla fantomatica cordata:

21 Marzo 2008: "In 3 o 4 settimane la cordata italiana"
22 Marzo 2008: "Mi impegno io. Nuova cordata in pochi giorni. Il nuovo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi"
26 Marzo 2008: "A giorni l'offerta della cordata italiana"
27 Marzo 2008: "Alitalia, a giorni la cordata"

Ebbene, dopo le elezioni, più nulla. Berlusconi ha aperto a tutte le compagnie straniere: a Lufthansa, ad AirFrance (non doveva dire un "secco no"?), persino ai quei "comunisti" di Aeroflot con la falce e il martello nel logo. La visita in Sardegna dell'unico "comunista" (ex capo del KGB) gradito al neo-premier, ovvero Vladimir Putin, sembra aver riportato in auge questa opzione.

Ma di imprenditori italiani neanche l'ombra. Eppure sono scadute quelle "tre-quattro settimane" per far uscire allo scoperto la "cordata".

Saranno mica finite le "fiches"?
Hub (?) Malpensa, 200 milioni di € di perdite l'anno
post pubblicato in Diario, il 30 dicembre 2007


                               

Dopo anni e anni di discussioni, di tentativi di riabilitazione economica, di conti sempre più in rosso, il governo Italiano ha (finalmente?) deciso ad inizio 2007 la privatizzazione di Alitalia, la compagnia aerea di bandiera che ormai produceva un deficit di 3 milioni di euro al giorno (circa 1,2 milardi l'anno).

Dopo gare andate deserte, ritiri di possibili acquirenti, e controversie rare, si è giunti a questo Dicembre con due offerte per l'acquisto di Alitalia (o meglio del 39% del suo pacchetto azionario, detenuto dallo Stato), da parte della compagnia aerea francese AirFrance-KLM e di una cordata italiana sostenuta da Carlo Toto, proprietario di AirOne. Ma il dibattito pubblico non si è concentrato come giustamente doveva essere sui piani aziendali, sui tagli al personale (consuetudine spiacevole di un cambio di gestione, e comune alle due offerte), e nemmeno sulla consistenza economica dei due acquirenti e sulla convenienza allo Stato delle loro offerte (e su questi campi quella AirFrance è indubbiamente la migliore, 35 centesimi per azione contro l'1 centesimo per azione di AirOne), bensì sulla "questione dell'italianità" e sul presunto ridimensionamento dello scalo milanese di Malpensa

Per quanto riguarda l'italianità, ovviamente, a parità di offerte, o perlomeno un piccolo divario, era preferibile una compagnia italiana. Ma l'offerta di AirOne dà troppe poche garanzie dal punto di vista finanziario e non solo. 1 solo cent per azione contro i 35 di AirFrance dice tutto.
Per quanto riguarda Malpensa, è vero, AirFrance vorrebbe rinunciare all'hub di Malpensa, privilegiando quello di Roma. Cos'è un hub? E' praticamente un centro di raccoglimento delle tratte aree, su cui si concentrano le tratte minori e dal quale partono quelle maggiori (insomma, per andare da Firenze a Shangai, bisogna prima passare da Milano, come da Torino per Mosca, eccetera). Essere un hub non è solo una questione di prestigio, ma anche di importanza economica. E quindi subito l'opposizione, facendo il suo mestiere, capeggiata dal "Partito del Nord", cioè la Lega di Bossi e il presidente lombardo Formigoni, ha urlato, in nome dell'italianità e del "maltrattamento del Nord" da parte di "Roma Ladrona", contro la decisione del governo di autorizzare la trattativa unica con Air France (27 Dicembre).

Innanzitutto, già il CdA di Alitalia si era pronunciato a favore di AirFrance (21 Dicembre). Ma, soprattutto, quello di Malpensa era davvero un hub? E quanto vale davvero economicamente? Innanzitutto, tutte le grandi compagnie hanno solo un hub nazionale, compresa AirFrance, mentre Alitalia ne ha due (Roma e Milano). Inoltre, come sottolineato da un'articolo (questo) sul Corriere di Antonella Baccaro (ed efficacemente riassunto in questa scheda), Malpensa perde 200 milioni di euro l'anno,  con la maggior parte delle tratte internazionali in rosso (quelle per Mumbai, Delhi e Shangai da sole fanno un buco da 50 milioni l'anno; solo quelle per gli USA sono in attivo), e anche molte di quelle italiane (Ancona, Venezia, Trieste, Pisa, Firenze). Insomma, l'hub di Malpensa non regge e, anzi, non forse non è mai esistito. Visto il deficit della maggior parte delle tratte internazionali, e visto che il "potere" di Malpensa è stato diminuito dal potenziamento di altri aeroporti lombardi e vicini, come Bergamo, Linate e Venezia (e non ricordo nessuna insurrezione di Lega e Formigoni quando si presero queste decisioni): dal 2000 al 2007, la quota di mercato di Malpensa sul mercato italiano è diminuita dal 22,4% al 17,6%, mentre Linate e Bergamo sono passate rispettivamente da 6,5% e 1,3% a 7,6% e 4,3%. Un hub non dovrebbe prendere meno del 20% del mercato italiano. Ed, infine, l'accusa che si fa a AirFrance di voler cancellare l'hub di Malpensa per favorire il suo (Parigi), è scorretta, in quanto Milano già serve Parigi, e anzi la tratta internazionale con più passeggeri è proprio quella. Senza dimenticare che Milano serve anche altri hub, come quello svizzero.

Insomma, il sistema a due hub è un disastro per l'economia di Alitalia, e tra l'altro non ha nemmeno portato alcun vantaggio sostanziale per Milano. Quindi, bene AirFrance su questo punto, sperando che sappia riqualificare il sistema aeroportuale italiano (anche Malpensa, magari cedendo gli slot ad altre compagnie) e ridurre al minimo il doloroso taglio dei dipendenti. Certamente farà meglio di AirOne.
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