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il blog di Francesco Zanfardino
Referendum? Referendum!
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2011


E' assurdo che, a meno di 50 giorni dalla consultazione referendaria, non si sappia ancora se i cittadini avranno il diritto di esprimersi su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento. L'incertezza regna sovrana, tra la sospensione "furbastra" del piano nucleare e i tentativi di fare lo stesso con il decreto Ronchi sull'acqua e, chissà, magari anche sul legittimo impedimento.

Evidentemente è proprio a questa incertezza che il Governo punta per inficiare il più possibile il risultato dei quattro Referendum del 12 e 13 Giugno. Soprattutto, per il Governo, bisognava evidentemente affossare il Referendum sul nucleare che, sull'onda degli avvenimenti di Fukushima, avrebbe portato tantissima gente a votare e avrebbe quindi comportato, con ogni ragionevole evidenza, la vittoria anche di quello e degli altri referendum: una vera e propria mazzata agli interessi delle lobby dell'energia e dell'acqua privatizzata (e quindi del mondo politico da loro finanziato), oltre che a quelli tutti personali del Premier in materia di legittimo impedimento.

Bisogna fermarlo, dicevamo, anche al costo della clamorosa retromarcia del Governo su uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero il "ritorno al nucleare" e alle sue "meraviglie". Una retromarcia ovviamente "tattica", non per puro convincimento ideale, come lo stesso Berlusconi ha candidamente ammesso: "Il nucleare è il futuro, il nucleare è sempre la scelta più sicura. Solo che se fossimo andati oggi a quel referendum il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni".

Parole del genere, altrove, avrebbero probabilmente comportato le dimissioni o, quantomeno, lo sconcerto di tutte le Istituzioni garanti e una campagna di pubblico ludibrio da parte di tutta l'opinione pubblica. Una tale spudorata offesa alla democrazia e alla volontà popolare, tra l'altro da parte di chi ha fatto della volontà popolare un vero e proprio "mito" in questi anni, non sarebbe passata liscia in Francia o Germania. Da noi, invece, "assuefatti" come siamo alle sparate di Berlusconi, al massimo c'è stata la protesta delle opposizioni politiche. E la cosa passerà liscia, visto che la Consulta dovrebbe (a scanso di interpretazioni tanto giuste quanto improbabili), in caso di approvazione del "decreto omnibus" nel quale è stata inserita la "sospensione" del piano nucleare, eliminare anche il referendum sul nucleare.

Allora mi appello innanzitutto alle Istituzioni garanti, e quindi in primis al Presidente della Repubblica. Perchè Giorgio Napolitano è il garante della Costituzione e della democrazia e NON PUO' consentire una simile presa per il culo della democrazia: quindi, appena il "decreto vergogna" gli arriverà fra le mani, DEVE fermarlo non appendogli la firma. E poi, magari, successivamente promuovere anche un dibattito socio-politico sull'opportunità di riformare la disciplina referendaria, per vari motivi tra cui anche questo di evitare simili scempi.

Purtroppo Napolitano è lo stesso che ha firmato il Lodo Alfano e il "decreto interpretativo" sulle elezioni in Lazio, quindi non è che sia da fidarsi al 100%. Pertanto l'appello più grande lo faccio agli Italiani, chiedendo di manifestare tutto lo sdegno nei confronti di questo Governo antidemocratico sia nelle urne amministrative sia, soprattutto, nelle urne dei Referendum del 12 e 13 Giugno (almeno quelli che rimarranno). Mandiamoli a casa!

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Acqua di casa mia
post pubblicato in Diario, il 11 ottobre 2010


Soprendentemente, la Coop ha deciso di lanciare una campagna nazionale di promozione dell'acqua del rubinetto, sottolineandone gli enormi vantaggi economici per le famiglie (un litro di acqua costa circa 0.1 centesimi se è del rubinetto, diverse decine di centesimi a seconda dei vari tipi di acqua imbottigliata) e soprattutto il minore impatto ambientale, dovuto al mancato imbottigliamento e al mancato trasporto. Senza alcuno svantaggio, anzi: l'acqua del rubinetto è più controllata e sicura di quella imbottigliata; inoltre, anche dal punto di vista del "contenuto minerale", molte acque sono pressochè uguali a quelle imbottigliate o comunque possono essere "mineralizzate" con appositi filtri.

La Coop continuerà a vendere le acque in bottiglia, anche se aumentando le fonti, anche qui fornendo ai clienti un'adeguata informazione per poter scegliere, eventualmente, l'acqua imbottigliata proveniente dalla fonte più vicina (e che quindi ha viaggiato di meno, impattando quindi di meno). E venderà anche le "caraffe filtranti" per migliorare la qualità dell'acqua in rubinetto (comunque, per i più risparmiosi: sappiate che sono anch'esse inutili, tranne in alcuni casi). Ma si tratta comunque di un'azione essenzialmente anti-economica per la Coop, e che quindi va plaudita al di là di tutte le speculazioni fantasiose che si possono fare sulla vicenda.

Anzi, semmai, andrebbe fatta pressione affinchè sia lo Stato a promuovere la sua acqua, invece di privatizzarla. Inoltre, dato che, tranne che per alcuni soggetti malati che devono consumare determinate acque o per quei rari Comuni dove l'acqua pubblica non è potabile o comunque ai limiti della potabilità, consumare acqua in bottiglia è un vezzo antieconomico e antiambientale, che come tale andrebbe tassato (e, magari, con una parte di questi proventi provvedere a quelle famiglie costrette a bere l'acqua imbottigliata). E magari andrebbero anche rivisti quei prezzi ridicolosamente bassi delle concessioni per l'imbottigliamento delle acque minerali.

Qualcuno dirà che dietro alle acque in bottiglia girano troppe lobby. Ma le lobby sono ovunque: è qui che la politica deve dimostrare la sua forza e agire per il bene comune. Chiedo troppo?

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Al freddo e al gelo
post pubblicato in Diario, il 22 dicembre 2009


                                          

Visto che la mamma degli imbecilli è sempre incinta, da tutto questo enorme caos scatenato dall'ondata di gelo di questi giorni c'è chi prova a trarne fantasmagoriche teorie negazioniste sul riscaldamento globale (dimostrando una grande ignoranza sui fenomeni climatici). Io, invece, provo a fare qualche considerazione un po' più sensata.

Chiaramoci: non è certo la prima volta che questo casino avviene. Lungi da me specularci sopra contro i berluscones (a differenza di come farebbero loro). Tuttavia, a maggior ragione, cosa si aspetta a prendere dei provvedimenti per non far più accadere questi enormi disagi che ammazzano la credibilità del nostro Paese e certo non attirano nuovi turisti? Molti dicono che in Finlandia i treni funzionano lo stesso nonostante il freddo, che in Giappone se il treno fa cinque minuti di ritardo ti rimborsano ... io non pretendo questo ma, cavolo, possibile che tutti questi treni vadano bloccati, che i biglietti non vengano rimborsati e che il capo di Trenitalia si permetta di suggerire ai viaggiatori di portarsi appresso acqua, cibo e coperte perchè il treno potrebbe bloccarsi?

Io dico di no. E, caspita, credo anche di avere ragione.

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Perdiamo l'acqua
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2009


                                                     

Oggi la Camera ha convertito in legge il decreto Ronchi sulla liberalizzazione del settore idrico. Molte le polemiche, compresa una viva protesta via Web, che hanno messo l'accento sul pericolo di una "privatizzazione dell'acqua". In realtà, grazie ad un emendamento del PD, la proprietà dell'acqua resta in ogni caso pubblica, dunque, almeno in linea ideale, questo pericolo è scampato. Tuttavia, resta nella sostanza il pericolo di interessi speculativi che entrino nella gestione di una risorsa essenziale, non facoltativa, come l'acqua.

Con l'approvazione di questo provvedimento, infatti, tutti i Comuni italiani saranno costretti a cedere almeno il 30% delle proprie società pubbliche dell'acqua ai privati e a cederne loro pure la gestione, a meno di aumentare la quota dei privati al 40%; le società pubbliche che non adempieranno a questo obbligo saranno sciolte. Questo può comportare una forte lievitazione delle bollette, magari con la scusa di migliorare il servizio. Infatti, come ci ricorda il Corriere, i prezzi delle bollette in Italia sono fra i più bassi nel mondo (per un consumo annuo di 200mila litri d'acqua si spendono mediamente in Italia 177 euro, a Tokyo 280, a Bruxelles 560, a Parigi 740, a Berlino 970), ma il servizio è pessimo, con il 15% degli Italiani non coperti dalle fognature, il 30% non coperto da depuratori e con reti idriche che perdono il 30% dell'acqua lungo le condotte.

Ora, se l'ingresso dei privati riuscirà a ridurre questi problemi, sarebbe anche ammissibile un aumento delle bollette (proporzionato al miglioramento, ovviamente). Ma il decreto Ronchi, siccome obbliga gli Enti a cedere ai privati, ma non ai privati di acquistare, potrebbe portare alla paradossale conseguenza che i privati acquistino le società pubbliche floride, sottraendo forti guadagni ai Comuni virtuosi, mentre lascino appiedate quelle in difficoltà (ovvero, quelle con i servizi e le perdite economiche, ed idriche, peggiori), o al massimo le acquistino ad un prezzo stracciato. Facendo così, insomma, un enorme regalo alle lobby dell'acqua, italiane, ma soprattutto straniere, come le francesi Veolia e Suez, a scapito dei Comuni e, quindi, dei cittadini.

Ma non sarebbe stato meglio lasciare la situazione com'è, concentradosi invece su forti investimenti statali sulla ristrutturazione delle reti, riguadagnando i soldi investiti con il risparmio d'acqua che ne sarebbe derivato?

P.S. Comunque, è scandaloso che su questa materia così delicata, con una maggioranza così ampia a disposizione ed un numero basso di emendamenti, il Governo abbia deciso di porre la 26esima questione di fiducia di questa legislatura. Si pensi che, nello stesso periodo, il Governo Prodi l'aveva posta solo 18 volte ... e ho detto tutto.

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Mille litri, un euro
post pubblicato in Diario, il 13 giugno 2009


                                                           

Dopo vent'anni di grandi affari per l'industria dell'acqua minerale in Italia, con consumi pro capite passati da 65 a 192 litri, calano i consumi di minerale: -1.7% nel 2008. Dati Mineracqua, l'organizzazione del settore.

Il motivo? La campagna avviata da molti Comuni Italiani, sul modello estero, per il consumo dell'acqua di rubinetto. Modello principe è Venezia, dove il Sindaco Cacciari ha addirittura dato un "marchio" all'acqua della municipalizzata cittadina, "Veritas", ed ha fatto una vera e propria campagna publiccitaria in cui si mettono in evidenza tutti i vantaggi del consumo di acqua di rubinetto, in primis la qualità (l'acqua è super-controllata, anche più delle acque imbottigliate) e il basso costo ("mille litri un euro", recita uno slogan ripetuto dallo stesso Cacciari). Senza contare il risparmio di migliaia e migliaia di bottiglie di plastica (a Venezia lo smaltimento costa 250 euro a tonnellata), nonchè il taglio di tonnellate di emissioni inquinanti per produrre la plastica e per trasportare le bottiglie. Il che in tempi di crisi, e di riscaldamento globale, certo non guasta. Si dirà: e gli amanti dell'acqua gasata? Semplice: si installano i "gasificatori" nei rubinetti, e l'acqua gasata è servita. 

Insomma, un'ottima iniziativa, che per fortuna si sta diffondendo a macchia d'olio in ristoranti, mense e Comuni di tutt'Italia. Certo, servirebbe qualche intervento più generale da parte dei Governi ... purtroppo però le lobby dell'acqua in bottiglia sono ovviamente contrarie, quindi nel frattempo di miracoli, bravo Cacciari e bravi a tutti i Sindaci che hanno avuto intelligenza come lui.

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Riporto Report: Carne per tutti
post pubblicato in Riporto Report, il 18 maggio 2009


                                                  

Continua l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste giornalistiche di Report, la trasmissione della Domenica sera condotta da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta si parla di carne, e della sostenibilità ambientale ed economica del largo consumo di carni che caratterizza le società occidentali (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

"CARNE PER TUTTI" (di Michele Buono, Piero Riccardi)

Il 18% dei gas serra prodotti nel mondo deriva dalle emissioni degli allevamenti; questi consumano il 70% di tutte le terre agricole, il 30% di tutta la superficie terrestre; per produrre un chilo di pollo occorrono 3.900 litri, di maiale 4.900 litri e di manzo ben 15.500 litri d'acqua, mentre per produrre un chilo di mais ne occorrono 900, di riso 3.000; europei e statunitensi, circa 800 milioni di abitanti, consumano 100 chili l'anno di carne a testa. Queste cifre, con le dovute sfumature, sono confermate da numerosissime fonti, comprese quelle ufficiali dell'ONU. Che, tramite la FAO, stima che nel 2050 ci sarà un raddoppio del consumo di carne, e la preoccupazione è che questo enorme consumo non sia compatibile con le risorse che la Terra ci fornisce.

Come si è arrivati a tutto questo? Cominciamo dalle mucche. Una volta venivano allevate nei pascoli, si nutrivano di erba, venivano fecondate nel metodo "classico", facevano 20 litri di latte al giorno e campavano mediamente più di dieci anni. Ora vengono allevate intensivamente al chiuso, si nutrono di mangimi non erbacei (eppure sono dei ruminanti), fanno 60 litri di latte al giorno, sono rimpinzate di antibiotici e campano solo due anni, perchè fanno una vita, diciamo così, "contro natura". E alla fine la mucca ha pure mangiato dieci volte il suo peso, si è speso una fortuna in antibiotici e fecondazione artificiale, ed i prezzi al consumo si sono pure notevolmente abbassati: così al produttore non va poco e niente se tutto va bene (come prima), le grandi industrie monopoliste guadagnano (ma poco, nessuna rivoluzione rispetto a prima). Gli unici, apparentemente, a guadagnarci sono i consumatori, che rispetto a prima vedono prezzi della carne più bassi, ma ne pagano le conseguenze in salute: mangiare troppa carne fa male, e se ne vedono le conseguenze nell'aumento delle spese sanitarie per problemi connessi ad obesità e disturbi dell'alimentazione.

Ma uno dei paradossi più spettacolari del sistema produttivo alimentare di carni è quello della "pollina". Ovvero gli escrementi dei polli, prodotti in enorme quantità nelle aree dove tale allevamento è diffuso, come la Pianura Padana. Peccato però che questi escrementi siano ricchi di nitrati, sostanze tossiche; in piccole quantità, però, possono essere usati come concimi. Ed il resto? Va smaltito. Finora non lo si è fatto, e le acque della "Padania", e di altre aree "pollifere" del mondo, sono ricchissime di nitrati smaltiti illegalmente. Si è così deciso di "bruciare" la pollina in appositi impianti; ma la "pollina" ha basso potere calorico, va mista a legna per rendere elettricità, e così si piantano pioppeti. Una cosa del tutto anti-economica, e che depaupera le risorse finanziarie, che però assorbe numerosi contributi statali per andare avanti.

Contributi che, d'altronde, vanno a tutto la filiera degli allevamenti, che reggono i ritmi di produzione sempre più a fatica. E così succede che, fra perdite "dirette" (i finanziamenti all'industria agroalimentare) e "indiretti" (lo spreco di risorse naturali), quei bassi prezzi della carne sono molto, molto menzogneri. Andrebbe cambiato il sistema, tornando ai vecchi metodi con la coscienza del presenze, per proiettarci al futuro: ma sarà possibile?

IL MIO COMMENTO: Che dire ... da amante della carne, provo un po' di difficoltà. Penso che  perseguire una politica di "razionamento" dei consumi di carne, pur se per il benessere del Pianeta, sia sbagliato. Sia perchè non funzionerebbe (pochissime persone occidentali lo accetterebbero), sia perchè è un'imposizione bella e buona. Più che altro, occorre informare: occore informare che consumare troppa carne fa male, sotto tutti i profili. Ma non ci si può fermare a questo: occorrono controlli sulla qualità delle carni e degli allevamenti, occorre spezzare i vari monopoli che speculano sulla carne, occorre disincentivare i metodi di produzione sbagliati e incentivare quelli più ecocompatibili come il biologico. Insomma, agire sì sull'informazione, ma anche sui sistemi produttivi, altrimenti non si va molto lontano. Ma per farlo ci vorrebbe una politica, nazionale e globale, libera da intrecci con i "grandi interessi" ... è sempre la stessa storia, ma è ora di cambiarla.

Altre rubriche: Stavolta niente "Emendamento", e niente "Goodnews", solo un "Com'è andata a finire?", aggiornamento dell'inchiesta milanese sugli incarichi dirigenziali affidati dal Sindaco Moratti illeggittimamente e in maniera clientelare (qui video, qui testo). 

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Riporto Report: i Vicerè
post pubblicato in Riporto Report, il 16 marzo 2009


                                                    

Inizia oggi una nuova rubrica di "Discutendo", dal nome "Riporto Report", in cui ogni lunedì tratterò della puntata settimanale di "Report", l'ottima trasmissione giornalistica condotta dalla bravissima Milena Gabanelli, una delle purtroppo poche che possa davvero definirsi, senza esagerazioni, di "servizio pubblico". Per chi non la conoscesse, Report va in onda ogni domenica in prima serata su Rai Tre e ogni puntata offre un servizio giornalistico "scientificamente" documentato, esaustivo e soprattutto coinvolgente su uno dei tanti piccoli e grandi scandali italiani che putroppo non trovano grande spazio sullo scenario mediatico italiano. E che quindi nel mio piccolo cerco di diffondere.

La puntata di ieri di Report, dal titolo "I Vicerè", ha trattato il cosiddetto "modello Catania", dove la città siciliana è stata presa come simbolo del modo di costruire consenso da parte di una certa politica tramite gli intrecci con mafia e certa imprenditoria locale, compresa l'editoria, e tramite una politica clientelare. Un modello politico che ha portato al disastro economico Catania, così come tante altre città italiane, specialmente del Sud, dove tale modello è applicato, e nonostante ciò il consenso non diminuisce, anzi è si rafforza sempre più (Catania è roccaforte da decenni del centrodestra e di Berlusconi). Ora provo a riassumere la complicatissima vicenda, ma è meglio se la seguite il video della puntata su Rai.tv)

I VICERE' (di Sigfrido Ranucci) - La puntata inizia e si focalizza più volte su una intervista a Umberto Scapagnini (Popolo delle Libertà), sindaco di Catania dal 2000 al 2008 ed indagato per il disastro di bilancio causato dalla sua amministrazione che ha portato la città in situazioni da Terzo Mondo, con strade invase dall'immondizia non raccolta e piene di buche per la mancata manutenzione, traffico ingestibile per l'assenza di vigili urbani e penuria di mezzi pubblici, strade al buio e costi idrici alle stelle per bollette non pagate dal Comune. Tuttavia non mancano i voti a Scapagnini e al centrodestra, che qui a Catania vince da anni (l'attuale Sindaco, Raffaele Stancanelli del PdL, ha stravinto le elezioni ad Aprile), sostenendo fortemente Berlusconi e i suoi alleati, come il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, attuale Governatore della Sicilia, che di Catania è stato vicesindaco e presidente di Provincia.

Il motivo? Semplice, il cosiddetto "modello Catania" della costruzione del consenso. Iniziamo dalla sentitissima e partecipatissima festa patronale di Catania, la festa di Sant'Agata o della "Candelora", dal nome delle candele di cera più o meno grandi che si donano come offerta alla Santa Patrona della città. Ebbene, la festa è gestita da uno strano intreccio fra politica, Chiesa e mafia, visto che non si capisce bene chi gestisca chi e cosa ... probabilmente uno scambio simbiotico. Fatto sta che molti boss o parenti di boss locali sono/sono-stati ai vertici all'organizzazione della festa, e sono fra i portantini delle "candelore" e del carro della Santa. E probabilmente le offerte che gli esercizi commerciali offronto ai "capi della candelora" per far sostare la Santa sui propri marciapiedi sono un astuto sistema di "pizzo mascherato". Così è altamente probabile che sia la mafia a gestire il mercato della cera a Catania. Con una Chiesa locale che senza remore confessa di non dover guardare in faccia ai "buoni o cattivi" quando si tratta di Sant'Agata, e il Comune che generosamente finanzia la festa, nonostante i gravi buchi di bilancio (la giunta Stancanelli ha ereditato 1 miliardo di euro di debiti da Scapagnini, di cui 360 milioni di vero e proprio "buco" finanziario).

Nomi di mafia che ritornano tra quelli di gestori di aziende che hanno avuto appalti dal Comune, tramite assessori amici, per lavori pubblici comunali, sui quali la magistratura sta indagando. E la mafia ripaga tramite l'appoggio politico, dato che secondo i verbali della magistatura i boss coinvolti danno indicazione di voto nelle poitiche 2008 per Berlusconi ed un senatore locale, Pino Firrarello del PdL, ritenuto un "cavallo vincente" (per il quale il Senato ha negato l'autorizzazione a procedere per concorso esterno in associazione mafiosa).

Ma il consenso si costruisce anche attraverso il clientelismo. Che si attua, ad esempio, attraverso l'assunzione (e promozione) indiscriminata di dipendenti pubblici. Che magari avviene sotto le elezioni, come fatto nei giorni prima delle elezioni comunali del 2005 da Scapagnini e alcuni assessori, tra cui l'ex senatore Nino Strano del Pdl (tristemente noto per l'aver dato della "checca squallida" al sen.Cusumano ed aver mangiato mortadella in Senato alla caduta del Governo Prodi), e per i quali sono stati multati (non si possono fare queste cose in campagna elettorale), per una cifra irrisoria. Durante la gestione Scapagnini, inoltre, c'è stata un'ondata di promozioni dei dipendenti pubblici, che ha portato al paradosso di avere circa 4mila dipendenti pubblici che stanno senza fare niente o quasi, ma con mancanze di disponibilità di dipendenti per il catasto, per i vigili urbani, per i giardinieri, per i vigili del fuoco. Non solo: il clientelismo si è attuato anche tramite le tante consulenze chieste e pagate dal Comune a decine di persone, di competenza molto dubbia, in particolare molti politici: infatti, rispetto all'assunzione come dipendente pubblico, che è un posto fisso, la consulenza consente di tenere sotto schiaffo, o "sotto a scopa" come si dice da quelle parti, il politico di turno (e il suo pacchetto di voti).

Catania però ha anche la sfortuna di essere una delle zone a più rischio sismico e vulcanico d'Europa (recenti il terremoto del '90 e l'eruzione del 2002). Oltre ad essere una delle città più trafficate d'Italia (anche per la mancanza di vigili urbani di cui sopra). Tanto che il Governo Berlusconi fornisce nel 2002 i poteri speciali a Scapagnini per la sicurezza sismica e l'emergenza traffico. Grazie ai quali la Giunta comunale può gestire una mole di fondi maggiore e da destinare a discrezione del Sindaco, senza troppi problemi. Scapagnini ha finanziato con questi fondi numerose opere, tra cui l'agibilità sismica di numerose scuole catanesi e la costruzione di una ventina di parcheggi. Tuttavia, a tutt'oggi queste opere non ci sono, o sono incomplete, o sono in abbandono. Il tutto a causa di un "sistema" politico-imprenditoriale che, come spiegato da un ingegnere interpellato dal giornalista di Report, fa in modo di ricevere fondi per realizzare opere, per poi destinare tali fondi ad altri scopi e/o non raggiungono del tutto l'obiettivo cui sono destinati: così tali opere andranno comunque realizzate, arriveranno altri fondi, e "avanti Savoia", come riassunto dalla Gabanelli ... e intanto la Giunta ottiene i voti degli imprenditori e dei loro bacini elettorali.

Lo stesso tipo di sistema è stato applicato alla Sidra, la società comunale che gestisce l'acqua e la sua depurazione. Solo che al posto degli imprenditori ci sono gli inquilini delle case popolari, sistemati dal comune (altro clientelismo). Tuttavia, il Comune non richiede ai suoi inquilini le bollette dell'acqua (sempre per guadagnare voti), dunque non può versare i finaziamenti alla Sidra e questa accumula debiti su debiti, rendendosi impossibilitata ad erogare i propri servizi per gli altri catanesi: che hanno richiesto risarcimenti che hanno vinto ma non arriveranno, per probabile fallimento della società, per gli ulteriori debiti provocati da spese e assunzioni folli (sempre per clientelismo).

Per non parlare di Librino, la cittadella-dormitorio alle porte di Catania dove Pdl e Mpa ottengono il 90% dei consensi. Qui tutto un fiorire di parchi e strutture, pagate caro, che dovevano rendere Librino un piccolo paradiso, ma che sono incomplete ed in stato di abbandono: ma che vengono puntualmente inaugurate e/o promesse ad ogni elezione per prendere consenso. Per non parlare delle tante case popolari qui presenti, e del "sistema" delle occupazioni abusive, gestite da mafia e politica: coloro a cui spetterebbero gli appartamenti sono fatti fuori, facendoli occupare a chi di comodo (altro clientelismo). Ma così il Comune rinuncia gli affitti ... ed altri debiti (per non parlare delle miserabili condizioni degli appartamenti).

Ma i cittadini non vengono informati? Beh, a livello nazionale non si parla di queste cose, mentre a livello locale è tutto un monopolio televisivo e giornalistico in mano a Mario Ciancio, editore tra l'altro de "La Sicilia", il più importante quotidiano locale: anzi, l'unico, visto che l'edizione locale di "La Repubblica", stampata dalle aziende di Ciancio, non viene fatta uscire nelle edicole catanesi. Inutile descrivervi in che modo gestisce l'informazione questo signore, in particolare sotto elezioni. D'altronde, lo stesso impero di Ciancio a quanto pare è legato a doppio filo a nomi di mafia e politica di mafia, tanto da essere il punto di riferimento di chi voglia fare affari a limite o oltre la legalità a Catania.

La magistratura sta indagando su tutte queste vicende, ma nel frattempo per tutto ciò il Comune è a rischio fallimento. Ma Berlusconi non lascia la città legata a lui da doppio, triplo filo, così fa una cosa che non si potrebbe fare: regala a Catania ben 140 milioni di euro, sottrati dai fondi Fas (fondi aree sottosviluppate), con la scusa di destinarli a determinate opere per lo sviluppo di cui Catania avrebbe tanto bisogno (come quelle per evitare la "piccola Venezia" che si realizza nei pressi dell'aeroporto di Catania ... da vedere le immagini delle periodiche "alluvioni" che si creano ad ogni pioggia un po' più abbondante; oppure per far funzionare la giustizia a Catania, dove gli archivi sono strapieni e sena protezioni e necessiterebbero di nuove strutture). Ma i soldi non vanno a queste opere, ma al bilancio, tanto che il Cipe, che si occupa dei fondi Fas, non ha ancora pubblicato il verbale della seduta in cui sono stati destinati questi fondi (ad opere che non ci saranno) ... e lo stesso Sindaco Stancanelli ha ammesso lo stratagemma. E così, mentre i comuni virtuosi stringono la cinghia, le città amiche del Premier possono fare quello che vogliono, tanto paga Pantalone. E poi ci vengono a parlare di federalismo!

A proposito di Lega Nord e della sua coerenza: indovinate chi finanzia il Movimento dell'Autonomia di Raffaele Lombardo, Governatore della Sicilia ed ex vicesindaco e presidente di provincia di Catania? Ma sì, proprio la Lega Nord. Con centinaia di migliaia di euro. Bella coerenza, per coloro che dicono di voler combattere gli sprechi che vengono fatte dalle amministrazioni del Sud a scapito dei comuni virtuosi del Nord ...

P.S. Report, oltre ai Vicerè, ha anche trattato altri argomenti nelle sue rubriche: in quella classica, "Good News", ha parlato degli effetti positivi che una sana alimentazione può avere sull'allungamento della vita (con tanto di "spesa" suggerita da un professore dell'Istituto dei Tumori di Milano). In quella nuova, "L'emendamento", invece, Report ci ha spiega gli effetti di una norma, in questo caso del "decreto ICI" (con tutti i suoi lati oscuri). Vi invito a seguire i due video (questo e questo).

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Acqua e sale
post pubblicato in Diario, il 13 marzo 2009




"Acqua e sale, mi fai bere... ". Così cantavano Mina e Celentano in una bella canzone di qualche anno fa. Una canzone che devono evidentemente immedesimarsi molti reggini, dato che a loro lo Stato davvero vorrebbe far bere "acqua e sale".

Proprio così: dai rubinetti di moltissime case di Reggio Calabria e dintorni da decenni esce acqua salata. Livelli di salinità altissimi, da acqua di mare: e, infatti, quella è proprio acqua di mare, pompata al posto dell'acqua dolce che ormai non c'è più. Il motivo? Il grande sviluppo di Reggio negli anni Settanta-Ottanta, che però non è stato accompagnato dall'adeguamento delle risorse idriche, facendo così in modo che i pozzi del centro si inaridissero sempre di più. Vi invito a guardare i due video sopra riportati, tratti dall'ultima puntata dall'ottima trasmissione "Presa Diretta" di Riccardo Iacona, andata in onda domenica scorsa (dalla prossima torna invece "Report", l'altrettanto ottima trasmissione della Gabanelli): un utilissimo excursus della vicenda dell'acqua di Reggio, fra promesse non mantenute, soluzioni che non hanno risolto, dighe rinviate di anno in anno, commissariamenti costosi ed inutili, docce fatte fuori casa, costose cisterne sui tetti, calcare, puzza di sale ed idraulici sempre più indaffarati. E una popolazione privata di uno dei più elementari diritti: l'accesso all'acqua potabile.

Uno scenario da Terzo Mondo, proprio a due passi da dove il nostro Governo ha deciso di destinare 6 miliardi ad un mastodontico Ponte che a quanto pare sarà talmente inutile da venire ripagato (forse) tra molti decenni. Se non crolla prima. Che volete, ad ognuno le sue priorità.

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