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il blog di Francesco Zanfardino
Piano per il Sud: sottratti oltre 20 miliardi di €
post pubblicato in Diario, il 4 agosto 2011


Il Governo sblocca 7,3 miliardi di euro per interventi strategici infrastrutturali nel Meridione: è il "Piano per il Sud", per la felicità della macchina propagandistica berlusconiana, grazie anche alla complicità dei governatori del centrosinistra come Vendola che non esista ad esultare e ad elogiare il nemico di sempre, ovvero il Ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto.

Ma cosa c'è dietro? Innanzitutto non si tratta di "nuovi" fondi, ma di parte dei 64,3 miliardi di euro stanziati dall'allora governo Prodi nell'ambito del fondo FAS, ovvero il Fondo per le Aree Sottoutilizzate che comprendeva sostanzialmente i fondi europei per lo sviluppo delle aree disagiate (nel caso dell'Italia, il Meridione) e risorse aggiuntive statali. Ben altra cosa rispetto ai 7,3 miliardi sbloccati adesso dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), insomma: il fatto è che non appena al governo è arrivato Berlusconi è partito il "saccheggio" dei fondi FAS, destinati a ben altri scopi che non lo sviluppo infrastrutturale del Meridione, come ben riassunto dall'inchiesta "Scippo al Sud" de L'Espresso:

- 0,963 mld per interventi vari tra cui il finanziamento delle aziende viticole del sottosegretario al CIPE, Miccichè;

- 0,150 mld per l'acquisto di velivoli antincendio;

- 0,935 mld per la proroga della rottamazione dei frigoriferi;

- 0,450 mld per l'emergenza rifiuti in Campania;

- 0,640 mld per coprire i disavanzi dei comuni "amici" di Roma e Catania;

- 1,309 mld per la copertura degli oneri del Servizio Sanitario Nazionale;

- 0,055 mld per i terremotati di Umbria e Marche;

- 0,063 mld per l'assunzione dei ricercatori universitari;

- 0,150 mld per il G8 in Sardegna poi spostato a L'Aquila;

- 0,050 mld per l'alluvione in Val d'Aosta e Piemonte;

- 0,050 mld per la copertura dell'abolizione dell'ICI;

- 4,000 mld per il fondo per la cassaintegrazione;

- 9,000 mld per il "fondo di sostegno all'economia reale" (di cui 4,000 mld per il terremoto in Abruzzo, ma anche 0.335 mld per l'inceneritore di Acerra, 0.400 mld per le vittime di frodi finanziarie, ecc.)

- 0,900 mld per l'adeguamento dei prezzi dei materali da costruzione;

- 0,390 mld per la privatizzazione della Tirrenia;

- 0,200 mld per l'edilizia carceraria in Emilia, Veneto, Liguria;

- 1,300 mld per la società "Ponte sullo Stretto s.p.a." (non per la realizzazione del Ponte, ma unicamente per consentirle di cominciare a funzionare come società!);

- 0,451 mld per l'EXPO di Milano;

- 0,110 mld per le metropolitane di Parma, Brescia, Bologna, Torino;

- ecc. ecc. ecc.

Insomma, il tutto per uno scippo complessivo di oltre 20 miliardi di euro alllo sviluppo del Sud. Finora. E qui al Sud dovremmo entusiasmarci perchè ci hanno sbloccato 7,3 miliardi di euro di NOSTRI soldi e con ben 4 anni di ritardo?

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Che faccia tosta
post pubblicato in Diario, il 16 ottobre 2010


"Ci vuole proprio una faccia tosta a fare certe affermazioni, invece di chiedere scusa per il mancato rispetto degli accordi che dura da diversi mesi". Questa la risposta degli albergatori abruzzessi a Gianni Chiodi, Governatore berlusconiano dell'Abruzzo e commissario all'emergenza terremoto, che li aveva paragonati ad Angelini (l'uomo della Sanità abruzzese coinvolto nell'inchiesta su Del Turco): "lui per chiedere i soldi alla Regione non dava gli stipendi, gli albergatori invece tolgono la colazione agli sfollati". Già, perchè gli albergatori, dopo gli infiniti ritardi nei pagamenti, hanno deciso non di sfrattare quella fetta di terremotati abruzzesi che ospitano nelle loro strutture, ma di toglier loro l'assistenza "alberghiera" (vitto, pulizia, ecc.).
 
In effetti il vero scandalo non è certo il comportamento degli alberghieri, che non sono tenuti a fare solidarietà, ma il fatto che, ad un anno e mezzo dal sisma, ci siano ancora 3.065 terremotati ospitati in strutture provvisorie, ovvero alberghi (2.608) e caserme (457). Con 29.061 persone sistemate in maniera autonoma (con contributo statale) e solo 23.200 persone ospitate nelle famose "C.A.S.E.". Quelle che secondo Berlusconi dovevano essere pronte per tutti entro l'inverno 2009.

Minzolini, Vespa, D'Urso ... dove siete?

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"CASE" per tutti ... o no?
post pubblicato in Diario, il 2 settembre 2010


                                           

Sul terremoto in Abruzzo il Governo si è speso molto in propaganda, e i giornalisti di regime molto in saliva (per leccare). A cominciare da quell'indecente spettacolo da cinegiornale in cui Berlusconi consegnava le prime "casette" agli abitanti di Onna "in tempi record", salvo scoprire che quei tempi non erano affatto record e che erano state realizzate non dal Governo, ma dalla Provincia di Trento ("comunista", tra l'altro). Dal quel momento in poi le notizie sui lavori in Abruzzo si sono sempre più diradate, e non solo perchè era sempre più difficile nascondere che la vera ricostruzione non sarebbe mai partita. La stessa assistenza ai terremotati, infatti, avrebbe presentato numerose falle, con gli Aquilani in tenda ben oltre i tempi previsti, il piano C.A.S.E. insufficiente per soddisfare tutte le esigenze e soprattutto i ritardi nella realizzazione e nella consegna che si accumulavano sempre più.

Tant'è vero che, secondo quanto riportato nel suo ultimo "report" (31 Agosto 2010) dalla stessa Commissione Straordinaria per la gestione dell'emergenza Abruzzo, a 17 mesi dal sisma ancora 2.882 terremotati risiedono in alberghi e 504 in caserme.

E, intanto, la terra, beffarda, continua a tremare ... e la gente torna nei "centri di accoglienza". Le tende, insomma.

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Fermiamo quei caccia
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2010


                                             

Umberto Veronesi, senatore "indipendente" del PD, da sempre di pensiero progressista, è tuttavia una personalità molto contestata in alcuni ambienti di sinistra, di volta in volta per le sue posizioni pro-nucleariste, pro-inceneritori o pro-OGM. Tanto che queste polemiche riescono a sovrastare anche sue altre posizioni altrettanto "forti" ma che sarebbero ben viste in quegli ambienti, quali quella pro-liberalizzazione delle droghe leggere o il suo forte impegno in senso laico su tutte le tematiche "etiche".

Perchè ve ne parlo? Perchè mi ha fatto molto piacere leggere, tra le pagine di Repubblica, un suo accorato appello per la riduzione delle spese militari. In particolare, nell'articolo il senatore chiedeva a tutti i cittadini di sostenere la campagna promossa da "Sbilanciamoci!" e "Rete per il disarmo" per chiedere al Governo di rinunciare all'acquisto di 131 cacciabombardieri F35 per la somma di ben 16 miliardi di euro. Una cifra enorme: per un confronto, pensate che l'intera manovra Finanziaria 2011/12, in due anni, impegna 24,9 miliardi di euro. Una cifra che potrebbe essere utilizzata per scopi ben più nobili, quali la ricerca scientifica, lo sviluppo delle rinnovabili o, come proposi io ormai più di un anno fa, per la ricostruzione dell'Aquila.

Il punto è proprio questo: come afferma proprio Veronesi nell'incipit del suo appello, "ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente". Non è ammissibile in un Paese degno di questo nome che una cosa del genere passi inosservata, se non nel mondo dei blog, e se è così la principale responsabilità è di chi ha il dovere di controllare l'operato del Governo, ovvero l'informazione ma anche e soprattutto delle forze di opposizione. Specialmente quelle animate da spirito cristiano e/o progressista. Invece sempre più dilaga una "retorica del militarismo" anche all'interno di questi ambienti, tanto che poche settimane fa un leader che si definisce "di sinistra" come D'Alema addirittura ha dichiarato che "in Italia si spende troppo poco per gli armamenti" (da notare che l'ultimo bilancio della Difesa è stato di 20 miliardi di euro). Sarebbe molto facile, e se vogliamo anche molto demagogico, per il centrosinistra proporre la diminuzione delle spese militari a favore delle spese sociali: eppure questo non avviene.

Per questo non può che farmi piacere l'impegno del sen. Veronesi in tal senso al quale, per fortuna, si sono aggiunti una trentina di  altri parlamentari. Speriamo bene. Intanto, pubblico il testo del suo appello.

 

FERMATE QUEI CACCIA - Umberto Veronesi

Ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente, indipendentemente dal sistema politico e mediatico. O, peggio, non vengono considerate urgenti e importanti, come se non incidessero minimamente sulla vita quotidiana. Fra queste ci sono i costi spropositati che, anche in questo momento di crisi economica internazionale, vengono sostenuti dai governi -anche il nostro- per acquistare armi in vista di una guerra che non si scatenerà mai perché, fortunatamente, tutto il mondo vuole la pace. Come iniziatore del movimento "Science for Peace" e soprattutto come uomo che ha vissuto la guerra, mi sono sentito quindi in dovere di presentare in Senato una mozione - avanzata dalla Rete Italiana per il Disarmo - per fermare il progetto, a cui partecipa il nostro Paese, per la realizzazione di 2700 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, a un costo complessivo stimato di ducentocinquanta miliardi di dollari. La mozione è già stata sottoscritta da ventisette senatori e da sedici deputati. Il sostegno politico è fondamentale, ma non basta. Io penso ci voglia la partecipazione cosciente dei cittadini, che hanno il diritto di sapere. Nel 2009 in Italia il bilancio della difesa (per una guerra impossibile ) è stato di venti miliardi di euro, mentre per la lotta contro il cancro (la vera guerra che stiamo combattendo) miseri cento milioni. Cento milioni di dollari è il costo di un cacciabombardiere F 35 ed è anche il costo di 465mila trattamenti annuali anti-aids per i bambini africani. Se l' Italia volesse dotarsi di cinquanta aerei F35 , il costo sarebbe di cinque miliardi di dollari. Si possono costruire con questa cifra cinquanta nuovi ospedali o costruire e attrezzare ben oltre cinquemila asili nido in tutta Italia. Ciò che rende questi squilibri assurdi è il fatto che la maggior parte di questi investimenti in armi, sono inutili, perché non verranno mai utilizzate. Guardiamoci accanto, in Europa. L' Unione Europea è attualmente composta da ventisette Paesi, ciascuno con il proprio esercito. Queste forze militari erano nate nel corso della creazione degli Stati Indipendenti, con lo scopo di difendere i confini e di sviluppare conquiste coloniali. L' unificazione di una federazione di Stati, l' abolizione formale dei confini, con la libera circolazione dei cittadini europei in tutti i Paesi, e la scomparsa delle guerre coloniali, rende la presenza delle Forze Armate nazionali anacronistica, antistorica e terribilmente costosa. Davvero qualcuno può temere che l' Italia venga attaccata dai nostri vicini, Francia, Svizzera o Austria? Oppure che il nostro esercito parta alla conquista di uno Stato africano? I trecento miliardi di euro spesi in Europa ogni anno per mantenere le forze armate potrebbero invece essere investiti nella salute, nell' istruzione e nell' assistenza sociale o utilizzati per costruire ospedali e scuole, o ancora per finanziare la ricerca scientifica. In realtà in Europa basterebbe un unico esercito multinazionale come principio di deterrenza e non-belligeranza, che agisca come forza di pace nei Paesi ancora devastati da conflitti locali. E invece l' Italia destina più risorse all' esercito che ai propri cervelli, indirizzando una quota pari all' 1,1 per cento del Prodotto Interno Lordo alle spese militari (2007) e lo 0,9 per cento alla Ricerca Scientifica; per non parlare degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che contano solo per lo 0,2 per cento del Pil italiano. Nell' ambito di "Science for Peace" ho voluto istituire un gruppo di lavoro europeo formato da uomini politici, di cultura, capi di stato, impegnati a mettere a punto un piano progressivo di riduzione delle spese militari dei singoli Paesi a favore di un Unico Esercito Europeo di Pace e della costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo. A questo fine il gruppo di lavoro sta conducendo uno studio, coordinato dall' Istituto Affari Internazionali di Roma, che sarà presentato nel corso della seconda conferenza mondiale di Science for Peace, (in programma a Milano il 19 e 20 novembre) insieme a una serie di raccomandazioni indirizzate ai decisori politici. Ma in attesa che cambi la cultura obsoleta della difesa e della guerra non possiamo passare sotto silenzio decisioni che ci toccano da vicino adesso, come quella che riguarda il progetto F-35. Invito quindi tutti i cittadini a leggere il contenuto della mozione e, chi si sente solidale , a sottoscriverla attraverso il sito della mia Fondazione (www.fondazioneveronesi.it). Non dimentichiamo che la nostra Costituzione (come la Carta Onu del 1945) rifiuta la guerra e acconsente solo a strumenti militari di difesa. Gli F35 sono potenti cacciabombardieri d' attacco.

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Il premio
post pubblicato in Diario, il 30 gennaio 2010


                                                    

Berlusconi ha deciso: ancora uno. Ovvero arriva l'ennesimo ministero: sarebbe il ventiquattresimo, a solo uno di distanza dai tanto vituperati  e pletorici 25 ministri di Prodi. Stavolta l'assegnatario della promozione è il Guido Bertolaso, già sottosegretario all'emergenza rifiuti, ai "grandi eventi" e alla Protezione Civile, ma soprattutto uomo-factotum del Governo Berlusconi.

Secondo il Premier, infatti, farlo ministro "è il minimo che possiamo fare dopo l'exploit straordinario che abbiamo visto in questi mesi". Bè, conoscete la mia opinione sui presunti "miracoli" di San Bertolaso, ma mi duole sottolineare ancora una volta che mentre San Silvio e San Guido si lodavano l'un l'altro a L'Aquila, secondo i dati della stessa Protezione Civile ancora 10mila sfollati su 25mila non hanno la "casetta" promessa, nonostante i trionfalismi attuali e le promesse dispensate a piene mani (e a piene televisioni) negli scorsi mesi sul "case per tutti" entro Dicembre scorso.

Evidentemente quei 10mila Aquilani non faranno parte della "gente che ama": lo fanno apposta a non prendersi le case allestite prontamente con un "exploit" dal Governo, pur di dare notizie negative ai giornali "fabbriche di odio".

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Da che pulpito
post pubblicato in Diario, il 24 gennaio 2010


                                                

Come avrete notato, finora non ho parlato di Haiti e della tragedia che l'ha colpita. Ciò che avrei potuto sarebbe stato forse fin troppo scontato. Evidentemente, però, prima o poi dovevo farlo ... e l'occasione me l'ha dato l'onnipresente Bertolaso, l'uomo per tutte le emergenze. Il motivo? La patetica accusa lanciata dal capo della Protezione Civile agli Stati Uniti, accusati di aver messo in piedi una "patetica fiera delle vanità priva di organizzazione" nel gestire i soccorsi.

Il che potrebbe anche essere una critica accettabile, se a farla non fosse stato Bertolaso. Ovvero l'uomo che si è prestato alla propaganda governativa in Abruzzo e Campania, dove la "fiera delle vanità" è arrivata ai massimi livelli. Un uomo che, appena insediatosi alla struttura emergenziale per i rifiuti in Campania, ha dovuto solo tagliare i nastri alle due discariche allestite nel frattempo in cinque mesi dal commissario De Gennaro e dal Governo Prodi, per poi metterci quasi un anno a far partire il termovalorizzatore (consegnatogli completo al 90%) ed ad allestire le discariche di Chiaiano e Terzigno. Uno che, in un contesto ben diverso da quello Haitiano, dove non c'è nè protezione civile, nè esercito, nè ricchezza, ha organizzato la macchina dei soccorsi in Abruzzo certo non alla perfezione come invece pretende ora dagli USA (solo che allora ogni critica a Bertolaso era un'eresia), e ancora adesso non è riuscita a dare una abitazione del progetto C.A.S.E. - M.A.P. ad ancora oltre 10.000 persone, nonostante avesse promesso insieme a Berlusconi "una casetta per tutti entro Dicembre". L'Italia, poi, ha stanziato la "bellezza" di sei milioni di euro per l'emergenza Haiti. Gli USA centinaia di milioni ... perchè Bertolaso non utilizza la sua verve polemica contro Berlusconi?

Ma poi, mi si tolga una curiosità. Cosa ci è andato a fare Bertolaso ad Haiti, se non a fare anche lui l'ennesima passerella?

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Natale a casa Abruzzo
post pubblicato in Diario, il 25 dicembre 2009


                                                

Il Natale, nella tradizione, è il momento di riunificazione delle famiglie, all'interno della casa natia. Il pensiero, quest'anno, non può che correre dunque alle tante famiglie abruzzesi spezzate dalla tragedia del terremoto, e che non hanno più la propria casa.

Anzi, in tante, non hanno ancora una parvenza di "casa", nonostante le tante promesse del Governo, inclusa quella del "entro Dicembre tutti avrete una casa". Eppure, la propaganda governativa, complice il mondo mediatico a lui soggiogato,  e purtroppo anche una mancanza di incisività dell'opposizione (che spesso riconosce al Governo meriti che non ha) e dell'informazione libera, riesce in questi giorni a far passare il messaggio che il Governo è intervenuto e lo ha fatto in una maniera così prodigiosa da aver sistemato tutto in tempi da record, rispettando le promesse e potendo quindi essere giustamente definito un "Governo dei fatti".

Balle. Enormi balle. Sono gli stessi numeri della Protezione Civile a smentirle (aggiornamento del 23 Dicembre 2009; e le cifre reali potrebbero essere ben peggiori, visto l'interesse di Bertolaso ad edulcorare la realtà): delle 30.129 persone assistite dallo Stato solo il 31.7% è stato sistemato presso le "case antisismiche" del progetto C.A.S.E. o del progetto M.A.P. (quello avviato in fretta e furia quando il Governo "dell'efficienza" si è reso conto che il C.A.S.E. non sarebbe bastato, e che tra l'altro sarebbe stata la scelta migliore poichè necessitava di minori tempi per la realizzazione), ovvero 12.573 persone contro le 17.566 alloggiate temporaneamente negli alberghi (9.051), nelle "case private" (7.076, ovvero persone che hanno preferito sistemarsi presso parenti o amici e che ricevono comunque un contributo statale) e nelle caserme (1.439). E mancavano solo 8 giorni al "casa per tutti" ...

Ma le palle, e i problemi per gli Abruzzesi, non finiscono certo qui. Raccontare e linkare tutto, dalle C.A.S.E. antisismiche che non resistono al vento, ai loro garage inutilizzabili per il cemento che "cola" letteralmente sulle vetture, ai problemi idraulici e fognari, all'arredamento standardizzato e prodotto altrove mentre si sarebbero potute scegliere aziende del posto e fornire buoni alle famiglie per potersi scegliere il proprio arredamento (e con esso la sensazione di avere una casa "propria"), pareti in cartogesso che ammazzano la privacy, il riscaldamento e comportano infiltrazioni a poche settimane dall'inaugurazione ... tutte problematiche che il blog "Terremoto09" testimonia alla perfezione e che smentiscono la propaganda di Governo sul "miracolo abruzzese" e sull'efficacia dell'azione governativa nell'assistena agli Abruzzesi.

Ma, ovviamente, chiedere che i TG ne parlino è una causa persa. L'argomento unico della "grande" informazione nostrana, a parte le mille varianti della "cronaca popolare" (gossip, notizie "curiose" e recensioni), è ormai la lotta tra "amore e odio" ... anzi, meglio che la finisca qui, altrimenti magari potrei essere accusato di essere uno dei famigerati "mandanti".

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Bella moralità
post pubblicato in Diario, il 30 settembre 2009


                                            

"Con il mio Governo è stata introdotta una nuova moralità: si mantengono gli impegni presi, nessuno escluso". Questo è quello che osato dire Berlusconi il giorno del suo 73° compleanno. E, d'altronde, è il messaggio che sta tentando di far passare la gran cassa mediatica che il Premier a sua disposizione, chi subdolatamente, come i vari Tg, ormai uniformati tra loro, e chi palesemente, come il Pomeriggio Cinque di Barbara d'Urso, che ormai ripete questa cosa ogni volta che Berlusconi si vanta di qualcosa, senza pudore e con tanto di claque del pubblico (come successo ieri, dove addirittura si è messa pure a cantare gli auguri al Presidente intervenuto in diretta - ci vorrebbe il video, che è davvero vomitevole, ma Mediaset non li mette a disposizione come invece fa la Rai).

In realtà potremmo fare mille esempi di impegni non mantenuti nei suoi anni di Governo, ma fermiamoci all'argomento in occasione del quale Berlusconi ha pronunciato questa frase: la ricostruzione in Abruzzo. Proprio ieri il Premier, infatti, ha furbescamente collegato il suo compleanno alla consegna delle prime casette del Progetto C.A.S.E., quello governativo (anche se si è appropriato comunque del merito delle case di Onna, dove invece il suo progetto non prevedeva nulla). Soliti trionfi mediatici, che non vi sto qui a raccontare. Così come non vi sto a dire che tutta la prosopopea sull'evento è falsa, a partire dai "tempi record" (Irpinia docet). E non vi sto nemmeno ad elencare tutti i punti deboli del progetto CASE.

Quello che proprio oggi scadeva una delle promesse sull'Abruzzo, sbandierata a gran voce da Berlusconi in persona. Quell'"entro Settembre nessuno in tenda" promesso ad inizio Luglio e ripetuto più e più volte, fino all'annuncio definitivo del 15 Settembre, in contemporanea alla messinscena delle casette di Onna: "siamo certi che entro la fine di Settembre non avremo una sola tendopoli aperta". Ora, invece, grazie ad un reportage del Corriere (e alle varie denunce apparse sui siti internet), sappiamo che ci sono ancora 9mila sfollati nelle tende. E il freddo inverno aquilano è ormai già arrivato.

Ovviamente, però, ne la D'Urso o Brachino, nè Minzolini o Mimun e nè Feltri o Belpietro ne parleranno. Sono allergici all'informazione, ormai.

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Servizietto pubblico
post pubblicato in Diario, il 13 settembre 2009


                                                

La "normalizzazione" della RAI non sembra avere fine. Mentre continua lo squallido gioco di nomi per i futuri dirigenti (e soprattutto la futura linea) di RaiTre, nonostante l'era Ruffini-DiBella sia stata caratterizzata da aumenti di ascolti per la terza rete e per il Tg3, e a pochi giorni di distanza dalla notizia della copertura legale tolta ai giornalisti di Report, altre grane in arrivo per i pochi spazi di vera informazione del servizio pubblico.

Innanzitutto Michele Santoro che, dopo aver lamentato il mancato rinnovo dei contratti che molti suoi collaboratori devono ancora ricevere, e l'ipotesi quantomeno fantasiosa, e ancora non del tutto smentita, di affiancare a Travaglio un editorialista di destra, continua a battagliare con la dirigenza RAI per mandare in onda gli spot della sua trasmissione, che comincerà (?) il 24 Settembre ma della quale non si è vista ancora traccia, a 10 giorni dalla prima puntata, sulla pubblicità RAI. Nonostante sulla Rete siano diventati un successone.

Ma la faccenda più incredibile è quella che riguarda il rinvio di Ballarò. La trasmissione condotta da Giovanni Floris sarebbe dovuta partire questo Martedì, ma la dirigenza RAI ha ben pensato di spostare a data da destinarsi il peraltro annunciatissimo avvio della nuova stagione, pur di concentrare l'attenzione sullo speciale prima serata di Porta a Porta dedicato alla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi (di Onna, in particolare). Un vero e proprio "evento", secondo il dg Masi, ma che invece avrebbe tranquillamente potuto andare in seconda serata. Anche perchè si tratta delle prime case consegnate, non del "entro Settembre nessuno in tenda" promesso qualche tempo fa da Re Silvio. Evidentemente Palazzo Grazioli aveva espresso la necessità di mascherare le promesse non mantenute con uno show mediatico dai grandi ascolti tutto incentrato a far di una pagliuzza l'intero granaio. E i fidi Masi e Vespa hanno subito supinamente acconsentito.

Si tratta palesemente di una spudorata mossa indegna di un servizio pubblico degno di questo nome, perpetrato da dirigenti RAI che non anno altra premura che quella di offrire un "servizietto pubblico" al Premier e alla sua propaganda politica. Un motivo in più per aderire il più possibile alla manifestazione del 19 Settembre per la libertà d'informazione in Italia. Anzi, per un'informazione che non dimentichi la sua dignità.

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Fine lavori
post pubblicato in Diario, il 27 agosto 2009


                                   

Si avvicina Settembre, e con l'autunno si prepara la grande strategia mediatica di propaganda governativa sulla ricostruzione in Abruzzo. Aspettatevi grandi show con Berlusconi che inaugura le prime casette a fine Settembre, dichiarando che le promesse sono state mantenute, che è stato fatto prima del previsto, che questo è il Governo dei fatti, bla bla bla. Insomma, come fatto per la monnezza di Napoli. Ma, così come all'epoca era pulito solo il centro di Napoli (e con le discariche allestite da De Gennaro, non da Bertolaso), ora saranno pronte solo poche casette sulle decine di migliaia che ne servono.

Da cosa deriva la mia certezza? Da due semplici constatazioni. La prima è "fotografica": quello che vedete in allegato è uno dei tanti cartelli di inizio lavori del "progetto C.A.S.E." sparsi per l'Abruzzo. Indovinate qual è la data di fine lavori? 31 Dicembre 2009. Altro che  "entro Settembre nessuno in tenda", e tutte le promesse fatte finora. Sempre che la data venga rispettata, eh! Non solo: lo scorso 11 Agosto al Protezione Civile ha fornito i dati sul "censimento" dei terremotati che necessitano di un tetto. Ebbene, sono emerse le richieste di 12.300 famiglie, per un totale di circa 40mila persone: ma il progetto C.A.S.E. potrà, una volta ultimato, ospitare al massimo 15mila persone.

Accetto scommesse su quanti servizi dei Tg nostrani racconteranno questa realtà. La quota di "nessuno" non è giocabile causa probabilità troppo alta ...

P.S. Per una vera informazione sul terremoto: http://terremoto09.wordpress.com/

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Roulette Abruzzo
post pubblicato in Diario, il 23 giugno 2009


                                             

Oggi la Camera ha approvato il "decreto terremoto", meglio detto "decreto nulla" per l'inconsistenza delle misure intraprese e soprattutto della loro copertura economica: poco più di un miliardo di euro per il 2009, giusto per soddisfare le primarie esigenze (un tetto prefabbricato prima dell'inverno), e poi piccoli finanziamenti spalmati per i prossimi 20 anni (fino al 2032): il che la dice lunga sui tempi della ricostruzione.

Ancora peggio, poi, se volgiamo lo sguardo alla copertura di questi finanziamenti. A parte l'ennesima pesca nei Fondi Fas (i fondi destinati allo sviluppo del Mezzogiorno e che il Governo ha utilizzato per tutt'altro, in questo primo anno di attività), un imprecisato riferimento alla lotta all'evasione, fino al ridicolo riferimento ai "risparmi" che sarebbero conseguiti allo spostamento del G8 a l'Aquila (ma poi, nello stesso decreto, si specifica che tutto ciò che si doveva realizzare a La Maddalena verrà realizzato lo stesso: e allora quali soldi si sono risparmiati?), il decreto si basa essenzialmente sulla "fortuna". Aumento delle poste minime, raddoppio delle tasse sulle vincite, liberalizzazione del gioco d'azzardo online, "gratta e vinci" dedicati all'Abruzzo.

Insomma, per molti Abruzzesi avere una casetta prima del rigido inverno potrebbe dipendere da se qualche Italiano sarà abbastanza bravo da indovinare i "magici sei". O da se gli Italiani compreranno in massa più gratta e vinci. Evidentemente risparmiare circa 6 miliardi di euro rinviando inutili e controproducenti cattedrali nel deserto come il Ponte, o ben 17 miliardi rinunciando all'acquisto insensato di 131 nuovi cacciabombardieri, devono essere sembrate strade troppo poco avvicenti per il Governo. A loro "non piace vincere facile" ...

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Le verità nascoste
post pubblicato in Diario, il 16 giugno 2009


                                            

Martedì 16 Giugno, ore 11 circa. Un migliaio di abruzzesi protestano davanti alla Camera dei Deputati che proprio in quegli instanti è impegnata nella discussione del "decreto-Abruzzo". Cori, striscioni e grida di protesta si sprecano, sostenuti solo da attivisti di Legambiente e da un drappello di parlamentari Pd e Radicali.

Il motivo di tale agitazione? Il mancato rispetto delle promesse. La copertura finanziaria della ricostruzione, innanzitutto, ridotta a qualche "gratta e vinci"; i tempi della ricostruzione, più che mai incerti, visto che il decreto arriva ben oltre il 2030 sulla parte economica, ma soprattutto i metodi, dato che c'è forte preoccupazione sulla ricostruzione de l'Aquila "così com'era". Più vari problemi, piccoli e grandi, come la ricostruzione delle seconde case, non garantita dal Governo. Insomma, come recitava uno dei tanti cartelli, "verba volant, sisma manet". Dopo mesi di passerelle elettorali, decantate dai supporters del Governo come segno di "pronta e forte attenzione ai terremotati", "mai vista prima" (d'altronde, è una nuova malattia degli Italiani, quella di far passare per cose straordinarie le cose ordinarie), gli Abruzzesi si sentono abbandonati dal Governo. E, d'altronde, la scarsissima affluenza alle ultime elezioni Europee (42.3% in provincia, 28.0% a L'Aquila) ha dimostrato come gli Aquilani si sentano abbandonati dallo Stato.

Ebbene ... nonostante una protesta così importante, i TG nostrani dell'ora di pranzo hanno preferito non parlarne. Tutti, infatti, tranne il Tg3 (sia ore 12:00 che ore 14:30), hanno oscurato la notizia. Non solo, hanno fatto molto di peggio: di Abruzzo ne hanno parlato, ma per fare enormi spottoni al Governo. Prendiamo le due reti "ammiraglie": il Tg1 ha mandato in onda un servizio sulla Casa dello Studente con un'intervista al Presidente lombardo Formigoni, che ha promesso di contribuire alla ricostruzione della stessa; il Tg5 invece ha elogiato (dal minuto 26:00 in poi), con annessa intervista a Mr Omnibus (Bertolaso, il commissario di tutto in questo Paese), il presunto "successo" di Berlusconi nell'aver ottenuto poco meno di 500 milioni di euro dall'Unione Europea per la ricostruzione in Abruzzo (evidentemente i giornalisti del Tg5 non sanno che la UE, tra le altre cose, serve proprio per la mutua assistenza e stanzia sempre soldi ai Paesi membri colpiti da calamità naturali).

Vabbè, d'altronde il Tg5 è pur sempre di proprietà diretta di Berlusconi, anche se si ostinano ancora a dire di essere indipendenti (sì, effettivamente si auto-censurano indipendentemente che è una bellezza). Ma il Tg1 fa parte del servizio pubblico, che dovrebbe essere di tutti. Dovrebbe.

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