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il blog di Francesco Zanfardino
Volpi e mariuoli
post pubblicato in Diario, il 16 febbraio 2010


                                                   

Di fronte ai casi di corruzione conclamata emersi in questi giorni e che hanno coinvolto esponenti locali del PDL, Silvio Berlusconi ha voluto subito rassicurare che "non si tratta di una nuova Tangentopoli, sono solo casi di corruzione spicciola, piccole volpi colte a rubare nel pollaio".

Chissà perchè, come a molti credo, mi è venuta subito alla mente una frase che un'altro leader italiano, Bettino Craxi, molto caro a Berlusconi, pronunciò all'inizio dell'inchiesta di Tangentopoli, all'arresto di Mario Chiesa, dirigente locale del PSI: "E' solo un mariuolo isolato".

Sappiamo tutti come è andata a finire.

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E furono quattro
post pubblicato in Diario, il 15 gennaio 2010


                                   

Ancora una volta Augusto Minzolini l'ha fatta fuori dal vaso. Perchè un direttore del principale TG del servizio pubblico che sforna editoriali su editoriali nei quali, senza contraddittorio, fa passare per verità opinioni del tutto personali (e sempre orientate a favore dei berluscones), è uno che va ben al di là del proprio ruolo e di qualsiasi limite di tolleranza. E meriterebbe una mobilitazione generale per chiederne le dimissioni.

Questo al di là del merito della questione che, come ho avuto modo di ripetere in questo blog, è altrettanto indecoroso. Asserire che Craxi non ha bisogno di essere riabilitato, che Tangentopoli fu una soluzione giudiziaria ad un problema politico, che Craxi fu un capro espiatorio ed un grande statista è quantomeno discutibile, se non un elogio deplorevole di una persona che, ricordo agli smemorati, fu un latitante corrotto reo confesso. Questo, a prescindere dalla sua politica (nella quale, comunque, vedo ben poco di rivoluzionario, anzi), non può farlo ritenere "statista", se scappando da latitante ha disconosciuto tutte le istituzioni democratiche del suo "Stato".

Bisogna smetterla col tentare di far passare il concetto che gli uomini politici sono una categoria "a parte", cui è concesso fare cose che non sono concesse agli altri. Soprattutto se si cerca di farlo per giustificare vergogne attuali.

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Per tutti i nostalgici della DC e/o di Craxi ...
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2009


                                                

... un solo numero. 1670,6 miliardi di euro di debito pubblico. Pari a 27.923 euro che gravano su ogni cittadino italiano, da quelli a un passo dall'aldilà a quelli ancora in fasce. Miliardi e miliardi di euro di interessi che ogni anno potrebbero essere investiti per il benessere del Paese, e che invece bruciamo inutilmente.

Un eredità quasi totalmente ascrivibile agli anni Settanta e Ottanta, tutti governati dalla Democrazia Cristiana di Andreotti, Forlani e De Mita e dal Partito Socialista di Craxi. Magari all'epoca si aveva la percezione del benessere, tanto che ora, di fronte alle crisi e/o ai provvedimenti impopolari dei Governi risanatori, si guarda a quel periodo con nostalgia. Ma i nostri problemi attuali derivano proprio dalle follie di quel periodo, dalla "spesa allegra", dalla corruzione e dal clientelismo di quei Governi.

Peccato si siano dimenticato di dirlo nel docu-film "La mia vità è stata una corsa" su Bettino Craxi: sì, proprio quello che qualcuno, Lui,  ha avuto anche la decenza di dire "andrebbe proiettato in tutte le scuole". Tra i tanti banchetti dedicati in suo onore all'estero, un po' di spazio lo potevano trovare. Ma forse è stato meglio così, altrimenti andava a finire che i dati sul debito pubblico avrebbero occupato proprio quei cinque minuti, ma che dico tre, su tutto il documentario, che sono stati dedicati a Tangentopoli ... ma che volete, sono dettagli. Almeno hanno avuto la decenza di metterlo in seconda serata, e di mettere il dibattito sul film (con decine di ospiti ma nessun contradditorio ...  tra l'altro tutti berlusconiani a difendere Craxi, "chissà" perchè) in terza serata. Vero che è Mediaset, ma persino Mediaset ha una sua dignità. 

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Furono affarismo e clientelismo a fermare il progresso, non Mani Pulite
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2008


                                             
                                        
Domenica scorsa, in un suo comizio in Abruzzo, il Premier Berlusconi ha parlato di "Mani Pulite", ovvero del pool di magistrati della Procura di Milano che all'inizio degli anni Novanta smascherò quel complesso giro di tangenti che dominava nei principali partiti di allora, ovvero la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista di Bettino Craxi, in quell'ondata di arresti che passò alla storia con il nome di "Tangentopoli" e che portò alla fine di Craxi e a quasi cinquant'anni di governi centristi. Ebbene, secondo Berlusconi, Mani Pulite fermò "50 anni di progresso".

Ora, è ovvio che la sparata a zero su Mani Pulite non era casuale ma indirizzata a Di Pietro, acerrimo nemico politico di Berlusconi e protagonista di quel pool di magistrati, ma soprattutto leader del partito di Carlo Costantini, candidato Presidente del centrosinistra alle elezioni regionali dell'Abruzzo (che si terranno a metà dicembre). Comunque, al di là delle questioni prettamente politiche, la sparata di Berlusconi smaschera per l'ennesima volta l'idea di sicurezza e legalità di questo Governo: ovvero mostrarsi duri con i deboli, ed essere deboli con i forti; provvedimenti (tra l'altro inutili) e campagne politiche contro i clandestini, ma contestualmente campagne politiche contro i magistrati che fanno il loro dovere e "laissez-faire" riguardo corruzione e malapolitica. E il bello è che, almeno per il momento, è un'idea vincente, dato che molti Italiani hanno molta più paura degli immigrati che dei politici corrotti, e che rimpiangono l'epoca democristiana che, per molti Italiani, è simbolo di benessere.

Ma non è così. I grandi problemi economici dell'Italia, infatti, sono principalmente dovuti ad una spesa pubblica innefficiente e ad un debito pubblico elevatissimo (il terzo del mondo), che ci fanno sprecare ogni miliardi e miliardi di euro che gli altri Paesi possono invece utilizzare per scopi più profittevoli. Ebbene, entrambe le cose sono principalmente da imputare proprio a quell'epoca, quando i governi della DC, dopo la positiva gestione del "boom economico" degli anni Cinquanta-Sessanta, dagli anni Settanta furono caratterizzati sempre di più da affarismo e clientelismo, facendo aumentare il debito pubblico, ad esempio, con milioni di assunzioni, molto spesso inutili e di gente impreparata, solo per ottenere voti, oppure con migliaia di appalti, spesso per opere pubbliche inutili e affidati ad imprese inventate solo per questi appalti, sempre e solo per ottenere voti. Il tutto, ovviamente, gestito con un sistema di tangenti. La "bolla" di questa malagestione politica, però, scoppio solo all'inizio degli anni Novanta, proprio quando Mani Pulite pose fine a questa scellerata gestione. E così ci siamo ritrovati con Governi costretti a provvedimenti impopolari per porre riparo al grave dissesto economico, per entrare in Europa, per mantenere l'equilibrio, (salvo parentesi di dissesto coincidenti, guarda un po', ai periodi dei Governi Berlusconi), con blocchi delle assunzioni (anche quando servirebbero, e con persone preparatissime) e difficoltà a finanziare le opere pubbliche (anche quelle utili, molto utili). E, quindi, con molte persone convinte che la causa di tutti questi mali siano i governi post-Tangentopoli, non quelli precedenti.

E, comunque, difendere i corrotti e i corruttori è perlomeno cosa deprecabile per un Presidente del Consiglio. Vabbè che si trovava a fare i comizi per un candidato presidente come Gianni Chiodi che promette posti di lavoro in cambio di voti, in uno stile moderno (il video su YouTube) ma per niente di verso da quello del buon Lauro (quello della scarpa prima del voto, e l'altra dopo). Ma perlomeno i suoi alleati, Alleanza Nazionale e Lega Nord, che all'epoca di Tangentopoli furono fra i più accaniti battaglieri contro Craxi e i corrotti (vi ricordate i "cappi" mostrati in Parlamento, i manifesti del Movimento Sociale e quelli della Lega?), potrebbero dissociarsi. Così come potrebbe farlo Vittorio Feltri, che con il suo "L'Indipendente", precursore di "Libero", fu tra i protagonisti della battaglia mediatica contro Craxi e i partiti della Tangente, con prime pagine ed editoriali al vetriolo (e lodanti Di Pietro).

E invece tutti zitti, come ormai fanno da anni. Da quella "discesa in campo" che, almeno nelle parole, doveva contrassegnare proprio la distanza da "Tangentopoli" e nella quale si elogiavano i protagonisti di Mani Pulite, tanto da offrir loro posti da ministro. Ma erano altri tempi, no?

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Salviamo il bipolarismo!
post pubblicato in Diario, il 19 novembre 2007


                                 

Oggi nasce ufficialmente il "nuovo" partito di Berlusconi
. Lo ha presentato l'ex-premier in una conferenza stampa a Roma. Il simbolo richiama quello dei Circoli delle Libertà della Brambilla, ma il nome è ancora in dubbio: Partito delle Libertà o Popolo delle Libertà? Ai berluscones l'ardua sentenza (almeno possiamo chiamarlo PdL...). Berlusconi ha ripetuto le parole di ieri ("il partito che metterà via i parrucconi", "il partito del popolo", "il partito nuovo che nasce dal basso"). Il mio giudizio su queste parole è affidato al post precedente: non è cambiato molta la scena da ieri.

Ciò che risulta evidente è che, almeno nella forma, l'intenzione di Berlusconi è di "aggiornare" il centrodestra alla novità del Partito Democratico. Ora, bisognerà vedere se questo cambiamento avverrà nella sostanza. Ma la cosa nuova rispetto a ieri è la condanna berlusconiana del bipolarismo, di poco successiva alla proposta in senso proporzionale di Veltroni sul sistema elettorale. Infatti, Berlusconi ha dichiarato: <<Oggi, in Italia, con queste forze politiche, con queste individualità, non è più possibile il bipolarismo>> <<Sono per una legge proporzionale senza premi di maggioranza e con sbarramenti>>.

Quindi, seppur con sfumature diverse, Veltroni, Casini e Berlusconi sono d'accordo nel porre fine al bipolarismo. Con Veltroni un pò meno determinato su questo punto, in quanto deve salvaguardare l'unità del Governo. E' questo lo scenario futuro? Speriamo di no. La storia ci ha insegnato che i governi centristi hanno fatto il male del paese (forse esagero, ma non troppo), elevando il livello del debito pubblico a livelli incredibili (e il debito pubblico, oltre a scoraggiare investimenti dall'estero, causa miliardi di euro persi dallo Stato ogni anno, soldi che potrebbero essere invece investiti). Questo perchè un governo centrista che nasce da un sistema proporzionale nasce necessariamente dopo le elezioni, e quindi per una precisa volontà dei partiti di mettersi insieme per la spartenza del potere: una simile coalizione non ha poi così bisogno del consenso degli elettori, poichè tanto dopo si mettono d'accordo, e quindi possono permettersi di fare le migliori malefatte (l'incremento del debito pubblico e Tangentopoli ne sono l'emblema).

Dopo Tangentopoli, qualcuno potrebbe obiettare che non è cambiato molto. La politica è sempre una questione clientelare e di spartizione di soldi. Questo è vero, ma certamente in minor misura rispetto al passato. Negli ultimi anni si è assistiti ad un dibattito importante sul debito pubblico (tant'è vero che il governo attuale l'ha messo al primo posto nel suo programma) e comunque una maggiore attenzione agli scandali politici-economici (e non abbiamo assistito, ancora, ad una nuova Tangentopoli). Ma, soprattutto, dopo Tangentopoli abbiamo fatto una conquista fondamentale: il bipolarismo e quindi la necessità di stabilire le alleanze prima del voto, e quindi un maggiore rapporto eletto/elettore. I governi ora nascono dalla volontà popolare, non dai giochi di potere.

Per questo motivo, simpatizzanti Unione o CdL, teniamoci il bipolarismo. Magari miglioramolo, eliminando o almeno limitando i suoi difetti. Ma fermiamo la deriva centrista. Salviamo il diritto di scegliere i nostri governanti.

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