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il blog di Francesco Zanfardino
Monarchia o Repubblica?
post pubblicato in Diario, il 2 giugno 2009


                                                  

Festeggiare il 2 Giugno vuol dire ricordare quel giorno di 63 anni fa in cui gli Italiani e, per la prima volta, le Italiane, scelsero di liberarsi della Monarchia e di incamminarsi verso la Repubblica. Festeggiare il 2 Giugno vuol dunque dire riconoscersi nei valori della democrazia e della Costituzione, fondamenti di una Repubblica degna di questo nome.

Eppure, 63 anni dopo, non solo buona parte degli Italiani non sa cosa si festeggia questo giorno, non solo la maggioranza degli Italiani non sa perchè si festeggia questo giorno, ma stiamo assistendo all'impoverimento delle fondamenta stesse di questa giornata, ovvero la volontà di festeggiare. D'altronde, non potrebbe essere altrimenti, in un paese dove l'uguaglianza fra gli uomini è minacciata dalla xenofobia, l'uguaglianza di fronte alla legge è minacciata da norme personalistiche, la libertà religosa è minacciata dall'intolleranza, la parità di genere è minacciata dal disprezzo normativo e sociale verso le donne, il diritto al lavoro è minacciato dal precariato infinito, la laicità dello Stato è minacciata da un ipocrita conservatorismo, la libertà di pensiero è minacciata dall'intolleranza politica e da un mecenatismo perverso, la credibilità delle istituzioni è minacciata dalla corruzione dilagante, il senso dello Stato è minacciato da partiti politici indifferenti alle feste celebrative della Repubblica e della democrazia.  Eccetera eccetera eccetera.

Ma soprattutto la Repubblica è minacciata da una società che non si ribella a tutto questo. Anzi, si è ormai assuefatta ad uno status quo inacettabile per chi si sente davvero "democratico" e vede con sofferenza un Paese che si fa trascinare lentamente nei baratri più profondi. Per carità, non è solo colpa loro: alla società italiana mancano i mezzi per poter liberamente pensare sulla condizione propria e del proprio Paese, grazie ad una vera e libera informazione inesistente o quasi.

Insomma, l'Italia sta diventando sempre di più un Paese pronto per la dittatura. Che il futuro dittatore sia o no uno dei personaggi attualmente in vista è solo un dettaglio: quel che conta è che siamo al termine di un processo involutivo che ci sta facendo tornare indietro di sessant'anni. Tra un po', insomma, saremo chiamati a scegliere nuovamente tra Monarchia e Repubblica: fin quando siamo in tempo, usiamo l'unica arma rimasta. Il voto. "Pensiamoci bene" ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Hai ormai 62 anni ... ma dobbiamo ancora difenderti, cara Repubblica
post pubblicato in Diario, il 2 giugno 2008


                        

Oggi è il 2 Giugno, la Festa della Repubblica
. La nostra festa nazionale, insomma, che ricorda il momento in cui una ventina di milioni di cittadini e cittadine Italiani (per la prima volta a suffragio universale maschile e femminile) scelsero fra Monarchia e Repubblica. Ovvero fra chi ha portato allo scatafascio l'Italia, rimanendo indifferente all'instaurarsi del fascismo, e chi invece avrebbe poi portato a sessant'anni di pace e democrazia, seppur con i suoi difetti.

Quel referendum, vinto dalla Repubblica, inaugurò una nuova fase del nostro Paese, che ebbe una nuova Carta Costituzionale. Eppure, dopo una sessantina d'anni, la Repubblica è ancora minacciata. Chissà cosa direbbero, infatti, tutti coloro che morirono affinchè ci fosse questa svolta e i Padri Costituenti, di fronte al fatto che un terzo degli Italiani non sa perchè si festeggia il 2 Giugno, e che il 9% degli Italiani ha votato un partito che non si riconosce nel Tricolore e offende continuamente e ufficialmente la Repubblica Italiana?

Non sono cose di poco conto. Vuol dire che in questi 62 anni noi Italiani non abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere: i nostri padri e la scuola non sono riusciti a trasmetterci fino in fondo quei valori, quel senso di appartenenza, quel rispetto verso chi è morto per noi e la nostra democrazia. Se restiamo indifferenti davanti a chi offende ripetutamente i nostri simboli e le nostre istituzioni, o se non sappiamo più nemmeno il significato delle nostre feste, vuol dire che loro sono morti e hanno agito per niente.

Ma non bisogna arrendersi all'indifferenza. In questa giornata, e non solo, tutti coloro che hanno vissuto quegli anni turbolenti hanno il dovere morale di ricordare e raccontare, a costo di parlare al muro. E, in mancanza loro, la nostra scuola deve fornire una vera educazione civica. Vera, e non che rimanga limitata all'indicare nella lista dei libri un testo dedicato (mai comperato).

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