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il blog di Francesco Zanfardino
Questa protesta andrebbe ascoltata
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2008


                                                              Roma invasa: "Siamo un milione" E i ragazzi circondano il ministero   

Oggi è stato il giorno del grande sciopero generale contro i decreti Gelmini-Tremonti. Secondo gli organizzatori, ovvero Cgil, Cisl e Uil, a Roma hanno manifestato un milione di persone, più varie centinaia di migliaia in tutta Italia. Molte di meno, ovviamente, per Governo e detrattori. Ma ciò che conta è che questa protesta sta unendo studenti, insegnanti, genitori, ricercatori, sindacati e studenti anche di destra, giornali come Famiglia Cristiana, in proporzioni enormi sia come numero di partecipanti che come giorni di protesta. Insomma, qualcosa che non si vedeva da molto tempo.

E d'altronde non poteva che essere così, con dei decreti che tagliano 7.8 miliardi alla scuola, 1.4 miliardi alle Università, manda in strada più di 130mila persone tra insegnanti precari e personale ATA, ripristina il maestro unico (inadeguato per questi tempi), riduce le ore, mette a rischio il tempo pieno (almeno come comunemente inteso), sottrae fondi alla ricerca e rende impossibile un vero ricambio generazionale. Il tutto senza un minimo accenno reale al taglio degli sprechi, addotto come "giustificazione" ma che viene annunciato senza però in concreto predisporre gli strumenti per farlo. E soprattutto con una marea di bugie per "giustificarsi": si mettono in mezzo i dati OCSE, che in realtà provano come in Italia la spesa pubblica per l'istruzione sia inferiore alla media europea ed OCSE, per non parlare poi di quella per la ricerca, che ci vede ultimi nell'OCSE. Si dice che la protesta è strumentalizzata dai partiti, mentre fino ad adesso non si sono viste bandiere nei cortei degli studenti, e sfilano (ed occupano) anche associazioni di destra come Lotta Studentesca e Blocco Studentesca. Si è detto che chi si oppone non fa proposte, mentre almeno qualcuno le ha già fatte.

Il tutto condito da un atteggiamento arrogante da parte del Governo che ha tirato dritto senza nemeno ascoltare una delle critiche fatte, mettendo pure la fiducia sui provvedimenti. Mentre al Governo sarebbe convenuto aprire un tavolo di confronto: se davvero sono proteste strumentali, sarebbe stato facile dimostrarlo invitandoli a fare delle proposte che non avrebbero fatto e quindi convinto gli Italiani della strumentalità di queste proposte. Evidentemente non è così. E così alla fine chi ci ha perso è l'Italia. Perchè sì è persa l'occasione per una vera riforma della scuola, che aumentasse davvero l'efficienza della scuola e della sua spesa, che investisse i risparmi nella ricerca e nell'innovazione e che ridasse dignità al merito. O perchè, più semplicemente, si sono creati disagi a tante persone e si è alimentato un clima di scontro.

E poi perchè le contro-risposte sono, per forza di cosa, radicali. Magari si occuperanno stazioni, strade e scuole (in misura maggiore di adesso, e per più tempo). O più semplicemente si farà il refendum abrogativo proposto da Veltroni e una sua vittoria, seppur auspicabile, non sarebbe tutto bene: infatti il danno più pesante è quello della legge 133 (che contiene i tagli dei fondi), che però non può essere abrogata per referendum perchè è legge di bilancio, e quindi il referendum sarà per il decreto Gelmini, che è quello meno dannoso. Certo, dato che il decreto Gelmini in sostanza è la reintroduzione del maestro unico, è quindi sempre meglio abrogarlo, ma così si perderanno pure quei provvedimenti accessori, quei provvedimenti usati come il "miele che indora la pillola" che però sono positivi, come i 5 anni per le nuove edizioni dei libri, il ripristino del voto in condotta (che però per me dovrebbe fare media come tutti gli altri voti, non essere decisivo come vuole la Gelmini), il ritorno ufficiale dell'Educazione Civica (non il grembiulino, che io vedo negativamente), e anche l'abolizione delle compresenze. Provvedimenti che sarebbero invece rimasti se si fosse fatta una vera riforma condivisa con le parti sociali.

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