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il blog di Francesco Zanfardino
Eppure è un Ministro della Repubblica
post pubblicato in Diario, il 20 luglio 2008


                                                      

In qualsiasi Paese democratico se un Ministro offendesse l'inno nazionale e una vasta parte dei propri connazionali verrebbe immediatamente costretto alle dimissioni. Ma l'Italia, si sa, non è un paese qualsiasi, e qui certe persone vengono portate legittimate e portate al Governo.

Lo avrete capito, stiamo parlando dell'ennesima offesa leghista. Il Ministro per le Riforme e leader della Lega Nord, Umberto Bossi, dal congresso della LigaVeneta-LegaNord lancia l'ennesima invettiva contro l'inno nazionale, indirizzando il dito medio all'inno di Mameli: frase colpevole, "schiava di Roma". Dopodichè, il leader leghista si scaglia anche contro i professori del Sud: "dico basta a far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord". Pensavo che i meridionali fossero stati sostiuiti dagli immigrati nelle offese leghiste, e invece a quanto pare anche l'antimeridionalismo non muore mai. Il perchè è presto detto: il figlio di Bossi è stato bocciato agli Esami di Stato: la motivazione per Bossi non sarebbe una scarsa preparazione del figlio, ma perchè la tesina era incentrata su Carlo Cattaneo (che in epoca risorgimentale prospettò un'Italia federale). Una offesa ad personam, insomma, sulla scia del suo alleato Berlusconi: per certa gente quando una istituzione, qualunque essa sia (magistrati come insegnanti) tocca i propri interessi, sbaglia sempre, a priori.

Ovviamente scatta l'indignazione di tutte le parti politiche. La Russa chiede le scuse di Bossi. Peccato che le scuse della Lega non arrivino mai, e nonostante ciò stanno sempre là sulle poltrone. Ipocriti. Tanto è "solo folklore", no?

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