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il blog di Francesco Zanfardino
Quanta demagogia su Alitalia ....
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2008


                  

Alla fine è successo. Era evitabile, ma prevedibile, che alla fine anche il caso Alitalia finisse nel "tritacarne" della campagna elettorale, con tutte la sua conseguente demagogia. Prima la Lega Nord, Formigoni, la Moratti e tutto il "partito del Nord" a marciarci su elettoralmente. Ma ieri si è arrivati al massimo, con la discesa diretta in campo di Silvio Berlusconi, che ha dichiarato: "L'offerta di AirFrance è irricevibile".
Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda.

A fine 2006 il governo Italiano, vista la disastrosa situazione economica di Alitalia (3 mln di € di perdite al giorno, pari a 1,2 mld di € di perdite annuali: e sono ancora i dati di Dicembre 2007, nel frattempo è peggiorata la situazione) e i ripetuti fallimenti politici e non nel risanarla, decide di privatizzare Alitalia, vendendo al sua quota nella società. Il percorso è stato difficile (gare deserte, offerte ritirate), ma alla fine il 21 Dicembre 2007 il Tesoro ha annunciato la trattativa privata con AirFrance-KLM, il gruppo franco-olandese leader nel mondo.
L'altra offerta rilevante era infatti quella di AirOne, la compagnia italiana di Carlo Toto, che però era molto meno solida dal punto di vista del piano industriale e delle garanzie economiche. Ed infatti l'offerta di AirOne era stata bocciata da tutti, in primis dal CdA di Alitalia (che invece ha approvato e difende tuttora la scelta di AirFrance).

Tuttavia, l'offerta di AirFrance prevede due conseguenze ritenute "spiacevoli" da certi ambienti politici: la perdita dell'italianitùà e della "compagnia di bandiera" e la perdita dell'hub di Malpensa.
Riguardo la prima questione, lanciando la sua offerta definitiva qualche giorno fa, AirFrance ha confermato che Alitalia avrà un trattamento di "pari dignità": rimarrà un entità industriale autonoma, come KLM, e quindi conserverà anche marchio e livrea, oltre ad avere un rappresentante italiano nel CdA del gruppo. In sostanza, rimarrà la nostra compagnia di bandiera. 
Riguardo la seconda questione, invece, AirFrance ha confermato il ridimensionamento di Malpensa. Ma è davvero una cosa così "scandalosa"?

Come si evince da questa scheda del Corriere della Sera, Malpensa non è mai stato un vero e proprio "hub" (l'hub è uno "snodo" delle rotte aeree, ovvero convoglia le tratte minori verso quelle maggiori: per esempio, per andare da Firenze a Shangai devi passare per Milano, così come da Genova verso Mosca). Malpensa causa 200 milioni di euro di perdite l'anno, con molte tratte internazionali in rosso (vedi scheda). Insomma, la principale causa del disastro-Alitalia. Inoltre, Malpensa ha dovuto subire la concorrenza di tanti aeroporti nelle sue vicinanze: in primis Linate e Bergamo (Orio al Serio), ma anche Torino e Venezia: nel 2000 la quota di mercato di Malpensa, Linate e Bergamo erano rispettivamente 22.4%, 6.5% e 1.3%, nel 2007 sono state rispettivamente del 17.6%, del 7.6% e del 4.3%. Aeroporti voluti e osannati dagli stessi (Lega e Formigoni) che oggi chiedono la "salvaguardia" di Malpensa. Infine, il sistema di infrastutture intorno a Malpensa è sempre stato carente.
Insomma, quell'hub "non s'aveva da fare". Tra l'altro, Alitalia è l'unica compagnia di bandiera con due hub (Roma e Milano): tutte le altre compagnie hanno un solo hub nazionale, compresa AirFrance-KLM, che ne ha uno per Francia (Parigi) e Olanda (Amsterdam), cui sarà aggiunta Roma per l'Italia.

E la proposta del "partito del Nord" di una "moratoria" di 2-3 anni per Malpensa (per concederle di riorganizzarsi) non è praticabile. Chi pagherebbe i 200 milioni l'anno per mantenere in vita Malpensa così com'è? Certo non AirFrance, che già ci fa il "piacere" (si fa per dire) di rilevare una compagnia come Alitalia che tra massimo un mese dovrà dichiarare il fallimento (se nessuno se la prenderà). E soprattutto è semplicemente scandaloso che si dichiari (la Moratti e la Lega) "Alitalia può anche fallire, l'importante è che si salvi Malpensa". Già, mandiamo in mezzo ad una strada 15.000 lavoratori, ma salviamo Malpensa (che, tra l'altro, non verrà cancellata, ma solo ridimensionata, perdendo quelle tratte internazionali e non che sono in "deficit").

Infine, la questione-Berlusconi. L'ex premier ha rilanciato l'ipotesi di una "cordata italiana" per la difesa dell'italianità di Alitalia. Bene, si faccia avanti. Peccato che entro il 31 Marzo scade quella di AirFrance, dunque deve fare presto. Ma sinceramente dubito molto che si faccia davvero, visto la scarsità economica della scorsa cordata italiana (quella di AirOne). Ma se anche si facesse, è semplicemente scandaloso che Berlusconi non si sia fatto avanti in questo anno e mezzo, e invece si faccia avanti solo sotto campagna elettorale. Utilizzando argomenti altamente demagogici come la difesa dell'italianità (ma il centrodestra non era la "culla dei liberisti"), e cavalcando sull'onda delle proteste sugli esuberi (circa 2.000 previsti dal piano AirFrance, niente a confronto delle decine di migliaia che ci sarebbero in caso di fallimento, e comunque tutti ricoperti dagli ammortizzatori sociali previsti dal Governo).

Basta demagogia. La politica, tutta, deve avere il coraggio di dire la verità: ovvero che alternativa credibile ad AirFrance non c'è, che Alitalia altrimenti andrebbe in fallimento, che Malpensa è un macigno al piede di Alitalia. E che è preferibile avere più qualità dei servizi, costi più bassi e minori perdite per lo Stato anzichè difendersi da una presunta perdita di italianità di Alitalia.
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