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il blog di Francesco Zanfardino
Emergenza sicurezza, che fare?
post pubblicato in Diario, il 1 novembre 2007



                           

Poche ore fa è morta Giovanna Reggiani
, la donna seviziata martedi sera da un romeno vicino la fermata della metropolitana di Tor del Quinto, Roma, nei cui pressi c'è un campo rom, 70 baracche. E non è che l'ennesimo fatto di cronaca nera a scatenare la sensibilità delle masse, a scatenare quella sensazione di insicurezza che sembra essere al primo posto nelle preoccupazione degli Italiani.

Di fronte a questa richiesta come deve rispondere lo Stato? Certo nè con il razzismo nè con la demagogia. Spendersi come certi politici "italiani" (non vorrei si offendessero ricordando la loro nazionalità) in dure battaglie contro gli extracomunitari (e non, visto che la Romania è entrata in UE) certo non risolve il problema. Non bisogna infatti dimenticare che se non ci fossero romeni, marocchini, senegalesi e company interi settori dell'economia italiana come l'agricoltura e l'edilizia crollerebbero. Bisogna quindi distinguere chi viene qui per lavorare (e viene sfruttato) e chi viene invece per delinquere. Senza dimenticare che assassini, scippatori, violentatori, ladri e criminali sono sia italiani che stranieri: e ciò che conta non è la nazionalità, ma il reato. Il vero problema, infatti, non è chi compie il reato, ma come si reagisce.

E qui il dilemma. Sembra comunque evidente la necessità di una radicale riforma del sistema penale italiano, che dia più attenzione non alla durata della pena comminata, ma alla sicurezza della sua effettività. Inutile dare un ergastolo se poi in realtà si scontano 4-5 anni in prigioneMa attenzione: questa non è una critica all'indulto. L'indulto era un provvedimento purtroppo necessario: quando è stato approvato, le carceri italiane erano in condizioni indecenti di sovraffollamento, dove la dignità umana era a livelli bassissimi, tant'è vero che già Papa Giovanni Paolo II, quando visitò il Parlamento, chiese l'attuazione dell'indulto. Il problema adesso è risolvere questo sovraffollamento: e qui, oltre ad una ripresa dell'edilizia carceraria, emerge la necessità di favorire l'uso di misure alternative al carcere per i reati meno gravi: attenzione, non gli arresti domiciliari (da abolire, tranne per persone anziane e malate davvero), ma servizi sociali e, e sottolineo "e", comunità di recupero, come in America. Infine, velocizzare i processi e liberare i tribunali e gli avvocati dalla marea di scartoffie, magari eliminando qualche grado di giudizio, avviando nuovi tribunali e semplificando le procedure.

Insomma, l'Italia ha bisogno di una giustizia giusta, certa, rieducativa e veloce. E non ha bisogno, invece, nè di giustificatori che demagoghi. Basta con una certa sinistra che cerca in tutti i modi di giustificare e di proteggere sia buoni che criminali, basta con una certa destra che vorrebbe eliminare sia buoni che criminali. E basta anche con le opposizioni che criticano i governi di non far nulla. Sentire Fini che critica il Governo sulla sicurezza su indulto e sulla insufficienza del "pacchetto sicurezza" è davvero degradante: innanzitutto perchè è alleato con Forza Italia e Udc il cui contributo è stato fondamentale per l'indulto (per essere approvati i provvedimenti di indulto devono avere l'appoggio dei 2/3 di deputati e senatori), e poi perchè se solo adesso si approvano quelle norme del "pacchetto sicurezza" e le si giudica (giustamente) buone ma insufficienti, significa che nei 5 anni precedenti non si è fatto proprio niente in materia di sicurezza.  

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