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il blog di Francesco Zanfardino
Il Porcellum secondo Grillo
post pubblicato in Diario, il 7 agosto 2013




Ogni giorno si parla di crisi di Governo, o la si minaccia, ma la realtà è queste grandi intese sono destinate a durare a lungo, visto che gran parte delle classi dirigenti di questo Paese ci sguazzano alla grande, e verrebbero presumibilmente spazzate via o notevolmente ridimensionate da un nuovo ricorso alle urne. Di sicuro, a meno di clamorosi risvolti della vicenda berlusconiana, non sarà possibile alcuna crisi di governo finché non ci sarà una nuova legge elettorale.

Per diversi motivi. Innanzitutto, Napolitano non scioglierà le Camere finché non arriverà il pronunciamento della Corte Costituzionale proprio sulla costituzionalità del Porcellum (altrimenti farebbe eleggere un nuovo Parlamento con una legge che nel frattempo sarebbe molto probabilmente dichiarata anticostituzionale), e quindi non prima di Dicembre. Ma soprattutto il Porcelllum è la principale "scusante" usata da chi tifa per la durata del governo Letta: affossare le larghe intese significherebbe tornare al voto (dato che il Movimento Cinque Stelle si tira fuori dai giochi a prescindere), e quindi tornare al voto con questa immonda legge elettorale, quindi viva il governo Letta. Si potrebbe facilmente obiettare che con il Porcellum si sono svolte già tre elezioni e che, se in 8 anni non si è trovato il momento di abolirlo, forse tanto schifo non fa ai promotori delle larghe intese. Si potrebbe facilmente obiettare, inoltre, che se il Porcellum facesse tanto schifo ai lettiani, di destra e di sinistra, allora la nuova legge elettorale sarebbe la priorità del governo, o quantomeno lo sarebbe rispetto ad altre riforme istituzionali quali quelle costituzionali o della giustizia. Ma, come dire, criticare è fin troppo facile, sarebbe meglio mettere all'angolo questi signori eliminando ogni scusante.

Come? Restituendo centralità e dignità al Parlamento mettendo insieme, in quel consesso, una maggioranza alternativa alle larghe intese per approvare la riforma elettorale. Maggioranza alternativa che, gioco forza, richiede il sostegno del Movimento Cinque Stelle. Mi si risponderà che loro (o meglio, Grillo e quindi tutti loro) rifiutano ogni alleanza e qualsiasi fiducia a governi che non siano monocolori a 5 Stelle; certo, questo sarebbe un limite per la formazione di un nuovo Governo. Ma un Governo già c'è (quello Letta, appunto), e quindi non c'è bisogno di alcun voto di fiducia. E il 5 Stelle ha sempre dichiarato che, sulle singole cose, avrebbe votato anche favorevolmente se era d'accordo. Ebbene, perchè non sulla legge elettorale? 

Certo, per essere d'accordo con qualcuno, bisognerebbe avere un opinione. Il Partito Democratico, pur nella sua babele di opinioni, in fondo una posizione di sintesi l'ha già assunta (quella del "modello francese", ovvero una legge elettorale con collegi uninominali e doppio turno, per garantire al tempo stesso rappresentatività e governabilità, pur essendo disponibile al confronto); sappiamo che i centristi prediligono il modello tedesco (proporzionale con sbarramento per i partiti troppo piccoli). Ondivago, fin troppo, il PDL (che comunque tende a voler tutelare la tendenza bipolare). Ma, scandalosamente, è addirittura non pervenuta l'opinione del Movimento Cinque Stelle in merito. Nel programma elettorale non ce n'è traccia, ed è piuttosto grave per un partito che abbia in testa di risolvere i problemi del Paese (e la legge elettorale ne è uno dei più importanti, come universalmente riconosciuto e anche dal Movimento Cinque Stelle).

Sarebbe ora che tutto quel mondo socio-politico-giornalistico ostile alle larghe intese, oltre a massacrare quotidianamente il PD, facesse un po' di pressione anche su Grillo e sui grillini per tirar fuori la loro proposta sulla legge elettorale. Qualunque essa sia. Magari, il giorno dopo eliminare questa immonda legge sarebbe fin troppo facile ...

L'omofobia non è un'opinione
post pubblicato in Diario, il 6 agosto 2013




E' iniziata la discussione alla Camera dei Deputati del ddl Scalfarotto (Pd), firmato da oltre 200 deputati (in maniera pressochè trasversale, dal Movimento Cinque Stelle al PdL passando per Scelta Civica), che mira a introdurre in Italia il reato di omofobia, equiparandolo alle altre persecuzioni punite dalla cosiddetta "legge Mancino" ovvero quelle per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi. 

Una equiparazione già fatta propria nel 2006 a livello europeo con un'apposita direttiva UE, ma che in Italia è stata bocciata nella scorsa legislatura (allora a provarci era stata l'ex deputata Anna Paola Concia, sempre del PD) per via dell'opposizione dei settori più conservatrici del centrodestra e della comunità ecclesiastica italiana. Opposizioni che si fanno sentire ancora adesso, nonostante la composizione del nuovo Parlamento sia decisamente più favorevole. E che rischiano di far naufragare anche questo tentativo, sia con tecniche dilatorie (il PDL ha recentemente tentato di rinviare la discussione, ritenendola non prioritaria) che con una vera bocciatura che, seppur improbabile alla Camera, potrebbe esserci al Senato, dove il centrodestra ha più forza. 

Eppure si fa fatica a comprenderne le ragioni. Da parte dell'intellighentia conservatrice si levano voci scandalizzate verso l'introduzione di un nuovo "reato d'opinione", che renderebbe ad esempio punibili coloro che si dichiarano contrari al matrimonio gay o all'adozione da parte di coppie omosex e simili. Ma in tal senso l'intento del legislatore è chiarissimo: come ricordato dal testo del ddl Scalfarotto, la stessa legge Mancino non condanna la semplice manifestazione di un'opinione, ma punisce chi commette o istiga a commettere un reato (quello di discriminazione, per l'appunto). In sostanza: così come non sono punibile se evidenzio delle differenze tra i vari gruppi etnici, ma solo se incito in base a queste differenze a commettere atti discriminatori, allo stesso modo col ddl Scalfarotto sarò punibile se incito ad emarginare una coppia gay che si bacia in pubblico (mentre tollero quelle etero), ma certo non mi manderanno in carcere se dovessi definire più romantico il bacio tra un uomo e una donna!

E allora dov'è il motivo di tanta preoccupazione? Sarà forse la paura che, approvato questo testo, le battaglie del mondo attento alle rivendicazioni della comunità LGBTQi si concentrino su altre battaglie quale il riconoscimento delle coppie omosessuali?

Dodici non sono troppi?
post pubblicato in Diario, il 10 luglio 2013




I Radicali Italiani, guidati da Mario Staderini ma, come sempre, con la spinta dell'instancabile duo Pannella-Bonino, si stanno rendendo in questi giorni dell'ennesima campagna referendaria da loro promossa. Stavolta, però, superano loro stessi, richiedendo le firme per promuovere contemporaneamente ben dodici referendum.

Gli argomenti oggetto dei quesiti sono interessantissimi, e in molti casi li condivido, più o meno con convinzione: abolizione del reato di clandestinità e delle norme discriminatorie riguardanti il lavoro dei migranti, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, divorzio breve, destinazione allo Stato della quota dell'8xMille non optata, abolizione del carcere per i reati minori connessi al possesso di droghe leggere, responsabilità civile dei magistrati, abolizione dell'ergastolo, separazione delle carriere, abolizione dei magistrati fuori ruolo, restrizione della custodia cautelare ai soli reati gravi. Ognuno di questi meriterebbe un forte dibattito nella società italiana, a prescindere dall'attuale campagna referendaria (che, comunque, resta sommersa nel silenzio mediatico-istituzionale, come sempre per le campagne promosse dai Radicali).

Però, oggettivamente, dodici sono troppi. Spesso i Radicali si lamentano della scarsa partecipazione ai referendum (cui solo l'ondata emotiva dell'incidente nucleare di Fukushima e la primavera politica "arancione" sono riusciti a porre miracolosamente rimedio nel 2011), ma è pur vero che a questo contribuisce lo svilimento dello strumento referendario di cui proprio gli stessi Radicali si rendono protagonisti. Mi immagino il povero elettore costretto a recarsi nell'urna elettorale con ben dodici schede in mano. E mi chiedo se esprimerebbe un voto effettivamente consapevole, visto che sarebbe oggettivamente difficile fare una buona informazione in contemporanea su dodici quesiti, tra l'altro così complessi. E allora non posso certo biasimare chi maligna ritenendo questa iniziativa, più che una campagna referendaria, una meno nobile iniziativa di "rilancio" di un movimento, quello dei Radicali, così prezioso per la salute della nostra democrazia ma che in fondo alle ultime elezioni Politiche ha ricevuto un consenso infinitesimale (64mila voti in tutta Italia, pari allo 0.19%), rischiando di scomparire definitivamente.

D'altronde, nella società moderna è diventato molto più facile promuovere un referendum, così come le leggi di iniziativa popolare. Forse andrebbero rivisti i meccanismi, a cominciare dai numeri di firme necessarie (almeno raddoppiarli, 1.000.000 per i referendum, 100.000 per le leggi), così da rendere più serie le campagne referendarie, diminuendo il rischio di campagne "spot". Al tempo stesso, però, c'è da focalizzarsi anche su altre storture dello strumento referendario, stavolta a svantaggio dei proponenti: innanzitutto andrebbero finalmente introdotti i referendum propositivi, dando finalmente all'elettorato piena possibilità di partecipazione democratica. Andrebbe rivisto il quorum, perché trovo profondamente ingiusto che chi sceglie di non votare influenzi le decisioni con forza persino maggiore di chi sceglie di votare: quantomeno andrebbe ridotto ad un terzo degli aventi diritto, se non addirittura abolito. Andrebbero concessi ai comitati promotori maggiori spazi televisivi e di propaganda, già in fase di raccolta firme (magari dopo aver superato una certa soglia). Eccetera.

Però, per cortesia, non lasciamo morire lo strumento referendario tra l'indifferenza di una classe politica spaventata dall'azione popolare e gli abusi degli eterni referendari.

P.S. Maggiori informazioni sulla campagna referendaria su www.radicali.itwww.cambiamonoi.itwww.referendumgiustiziagiusta.it.

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it
Datagate, quanta ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 1 luglio 2013




E' la notizia di apertura di tutte le testate, oggi, e tra le notizie principali da diverse settimane. Sarà perché intere generazioni sono cresciute con le spy-stories, evidentemente, visto che ci sarebbe tanto di cui parlare e di decisamente più urgente, a cominciare dalle drammatiche emergenze sociali di cui il sistema socio-politico pare quasi essersi dimenticato, nell'orgiastico periodo delle "grandi intese".

Fatto sta che ora il "caso Snowden" è diventato un vero e proprio terreno di scontro delle diplomazie internazionali, non solo per la rocambolesca fuga dell'interessato ma ora soprattutto per le indiscrezioni trapelate sullo spionaggio statunitense che sarebbe stato effettuato ai danni delle ambasciate europee ed in particolare dei diplomatici di Germania, Francia e Italia. Ora tutti pronti a dichiarare "guerra", diplomatica s'intende, agli USA se lo scandalo venisse confermato: tra i più ardenti difensori della nostra sovranità il nostro Ministro alla Difesa, Mario Mauro, sorpreso che i nostri "alleati" ci spiino. 

Ora, a me semplicemente vien da ridere, dato che è impensabile che gli USA, per il solo fatto di essere nostri alleati, si fidino ciecamente di noi. E mi spaventerei se Mario Mauro si fidasse ciecamente degli USA. Ora, non so se questo giustifichi o meno lo spionaggio, e sinceramente non mi interessa. Semplicemente mi vien da ridere di fronte a tanta ipocrisia. E, soprattutto, mi viene da pensare che sarebbe molto proficuo per il nostro Paese se difendessimo la nostra sovranità sempre, non solo per banali questioni "d'onore" come questa, ma soprattutto per questioni più concrete. Mi viene da pensare alle basi Nato sul nostro territorio, giusto per fare un esempio. Che so, mi viene da pensare alle battaglie contro il raddoppiamento del "Dal Molin", dove certo Mario Mauro non era in prima fila. Che dite, la prossima volta lo vedremo a Vincenza a urlare "No agli Yankees"?

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it

Uno vale uno?
post pubblicato in Diario, il 18 giugno 2013




L'idea della politica "orizzontale" mi stuzzica molto, è probabilmente ancora troppo d'avanguardia, ma credo tra qualche decennio guarderemo con sdegnata sufficienza questi anni di sfrenato verticisimo e autorefenzialità delle classi dirigenti. Certo, il concetto di "uno vale uno", per quanto possa sembrare una lapalissiana verità democratica, tende a perdere un po' di senso quando l'opinione del militante storico di partito viene messa sullo stesso livello dell'ultimo arrivato, tesserato magari da un capobastone per garantirsi la sua quota d'azioni in quelle S.p.a. che sono spesso diventati i partiti (almeno quelli dove non c'è direttamente un padre-padrone che comanda, senza troppi fastidi "democratici" o presunti tali).

In ogni caso, il Movimento Cinque Stelle, dove si spera che le truppe cammellate e le logiche azionarie non siano ancora arrivate, ha fatto dell'"ognuno vale uno" proprio uno dei suoi principali slogan, inserito nella retorica del "non-partito", del "non-statuto" eccetera ...

Uno slogan cui ho pensato molto, nel seguire distrattamente la vicenda, un po' penosa, della guerra tra bande all'interno del M5S (che bella novità, devo dire) e del clima un po' da purghe staliniste in cui Beppe Grillo ha deciso di far precipitare il suo movimento. Se ognuno vale uno, Beppe Grillo vale come uno qualunque dei suoi iscritti. O almeno così ha sempre detto di essere, vantandosi di essere solo un "megafono" del Movimento.

Ebbene, allora per quale motivo dovrebbero essere espulse dal M5S parlamentari che hanno avuto l'unico difetto di contestare il ruolo di "uno qualunque" degli iscritti? Secondo la stessa logica, non andrebbe espulso anche Beppe Grillo? Non ha forse anche lui criticato (così duramente) l'operato di "iscritti qualunque" del Movimento?

Francesco Zanfardino - www.discutendo.ilcannocchiale.it
Re-start
post pubblicato in Diario, il 17 giugno 2013




Riprendo a scrivere in questo blog, dopo quasi due anni di assenza. 

Ne sono cambiate di cose ... Il mio impegno politico è cresciuto considerevolmente, tra le altre cose da più di un anno sono onorato di essere il segretario cittadino dei Giovani Democratici ad Afragola (NA), ragazzi straordinari che, ne sono certo, cambieranno i destini della nostra comunità. A proposito, abbiamo appena terminato un'estenuante campagna elettorale dove abbiamo mandato a casa 5 anni di mal-amministrazione di centrodestra dell'ex-sindaco/senatore Vincenzo Nespoli, che anche i non-afragolesi conosceranno come quel senatore del PDL agli arresti domiciliari che tentò di farsi ricandidare alle ultime politiche insieme a Cosentino. Una campagna elettorale dove abbiamo partecipato con una nostra lista, di Giovani Democratici, e siamo anche entrati in consiglio comunale.

Nel frattempo sto proseguendo i miei studi in Medicina. Se poi aggiungete gli impegni sociali legati alla mia età, comprenderete come sia stato facile per me abbandonare un blog su cui ormai non scrivevo nemmeno più quotidianamente, cosa che già mi frustava molto per chi si ricorda questo blog "agli inizi".

Ma ora ho l'esigenza di tornare a scrivere, di provare a mettere nero su bianco le mie opinioni sui fatti che mi circondano e provare a condividerle con persone di realtà lontane (fisicamente, e non solo) dalla mia, in una maniera più ordinata dei social-network. Opinioni che credo siano pure in parte cambiate rispetto ai post di qualche anno fa ... si cresce, d'altronde.

Insomma ... bentornato Blog. Vediamo un po' se stavolta si riesce a convivere di più e più stabilmente ;)
Rinunciare alla prescrizione, per Statuto
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2011


Alla fine la pressione della stampa ha fatto dire la frase magica alla quasi totalità dei dirigenti del PD: "Penati rinunci alla prescrizione, non possiamo criticare Berlusconi e company quando ne fanno uso se poi noi siamo i primi a farlo". Finalmente anche loro si rendono conto che la diversità non va solo predicata ma anche praticata e che, nel metterla in pratica, non ci si può limitare unicamente al fatto di rispettare l'operato dei giudici (mentre i berluscones ne contestano la stessa legittimità) ma bisogna fare molto di più.

Ovviamente, con la consapevolezza che una persona deve essere ritenuta colpevole solo con una sentenza definitiva (e non solo sulla base di sospetti, per quanto forti). Ma, come dicono anche questi dirigenti del PD, i tempi della politica sono diversi da quelli della giustizia e un Partito deve poter valutare l'opportunità o meno di farsi rappresentare da personaggi che, seppur ancora innocenti fino a sentenza definitiva, sono comunque adombrati da sospetti più o meno forti (e tale opportunità deve per forza di cose essere valutata da una apposita commissione di garanzia interna al partito, a dispetto di quanti deridono tali meccanismi interni al PD senza indicare uno straccio di alternativa ... come potrebbe essere, ad esempio, la consultazione diretta degli iscritti). Per non parlare del fatto che, per essere giudicati in maniera definitiva, bisogna poter essere giudicati, e non invece approfittare della prescrizione per scamparla liscia.

Peccato che, però, gli stessi dirigenti  del PD di cui prima derubrichino la rinuncia alla prescrizione una "scelta personale" che solo Penati può prendere. E se Penati non rinuncia alla prescrizione, che si fa? Ci si lascia rappresentare da persone che ricorrono agli stessi stratagemmi che critichiamo ai berluscones?E' evidente, allora, che va veramente cambiato lo Statuto del PD. Come chiede di fare il presidente della Commissione di Garanzia del PD, Luigi Berlinguer, per tutelare meglio il PD: Berlinguer non spiega bene in che senso, ma certamente la cosa più ovvia da fare sarebbe inserire nello Statuto l'incompatibilità tra il ricorso alla prescrizione e la permanenza nel Partito.

Semplice, no? E questo potrebbe valere anche per altre tante problematiche, per sancire la "diversità" del PD (e magari degli altri partiti del centrosinistra) proprio nelle regole interne al Partito, cioè nel suo "DNA": insomma, sancire tramite Statuto quella "diversità biologica" che pure è stata tanto rinnegata in questi giorni più volte dagli stessi dirigenti del PD ...

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C'è chi vende frutta, c'è chi vende allo scoperto
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2011


Forse in tanti, di fronte al panico mondiale per quei crolli percentuali delle varie Borse, avranno pensato: ma a me che me ne frega, perchè l'economia mondiale deve dipendere dal crollo di un azione e non dal se si realizza o meno una macchina, dal se si compra o meno una cassa di frutta, eccetera. Ovvero: qual è il legame di questo ottovolante finanziaro con l'economia "reale", perchè ci si preoccupa in maniera esagerata quando si rompe questo giochino dei vari broker e non quando la crisi economica manifestai suoi effetti devastanti nella realtà quotidiana delle famiglie?

Vi confesso che anch'io, che infatti non sono ancora riuscito a farmi una buona cultura in economia, mi sono posto più volte questa domanda, senza ancora riuscire a darmi una risposta compiuta. Ho capito vagamente che le Borse sono importanti perchè rappresentano un metodo di finanziamento per le aziende, che in cambio di una rinuncia a parte del potere sul proprio destino (in favore degli azionisti) e di un maggiore rispetto delle regole (le società quotate in Borsa sono più controllate delle altre) ottengono finanziamenti, ovviamente in base alla fiducia del mercato ovvero degli azionisti ovvero dei singoli investitori che, comprando le azioni di una determinata società, hanno fiducia nel fatto di stare investendo su una azienda che farà profitto dei soldi che sta ricevendo e che, tramite i "dividendi", farà partecipe di tale profitto i suoi azionisti.

Spero di aver riassunto bene il senso delle Borse valori. Ora, detto ciò, in questo periodo di crisi finanziaria mi ha incuriosito molto un espressione, cioè "vendite allo scoperto". Sono state vietate lo scorso 12 Agosto per i successivi 15 giorni proprio per frenare l'ondata speculativa che stava aggravando il tracollo finanziario mondiale di quei giorni (tra l'altro riuscendo nell'intento). Ho cercato di capire cosa fossero realmente, allora, e ho approfondito la questione senza capirci granchè, come al solito. Copio-incollo Wikipedia:

<<< Vendita allo scoperto ("short selling"): operazione finanziaria che consiste nella vendita di titoli non direttamente posseduti dal venditore, con l’intento di ottenere un profitto a seguito di un trend o movimento ribassista delle quotazioni di titoli (azioni, strumenti, beni) prezzati in una borsa valori.

Difatti tali titoli, solitamente forniti da una banca o da un intermediario finanziario, durante lo short selling vengono istantaneamente prestati dal loro fornitore al venditore allo scoperto (chiamato anche scopertista o short seller oppure venditore a nudo) e quindi subito venduti da quest'ultimo.

(...) Siccome l'incasso generato dalla vendita dei titoli è antecedente rispetto al momento del loro effettivo acquisto da parte del venditore, lo short selling viene effettuato quando lo scopertista prevede che il costo della loro successiva acquisizione sul mercato (quella destinata alla ricopertura dello scoperto, cioè a rifondere il datore del prestito) sarà inferiore al prezzo precedentemente incassato (e di solito tale controvalore ricevuto viene provvisoriamente posto a garanzia sullo short fino a ricopertura eseguita). In questo caso il rendimento complessivo dell'operazione di short selling sarà risultato in profitto.

Se, al contrario, il prezzo dei titoli aumenta durante il tempo del prestito, il rendimento dell'operazione sarà risultato in perdita. Per tale ragione la vendita allo scoperto si effettua principalmente quando i mercati azionari si trovano in una fase discendente, da qui il nome "short" (tr. "breve") giacché storicamente le fasi discendenti dei mercati finanziari hanno una durata più breve e sono meno numerose delle fasi ascendenti >>>

Il fatto è che, sarò pure un ignorantone in economia, ma non riesco proprio a trovare il nesso fra questo tipo di strumenti finanziari e l'utilità sociale delle Borse valori che ho descritto prima. Nè riesco a capire perchè simili operazioni siano state fermate solo per 15 giorni e non per sempre. Mi aiutate? Possibile mai che il destino di milioni di famiglie dipendi da simili magheggi compiuti da singorini in giacca e cravatta davanti allo schermo di un PC, che speculano scommettendo sulle perdite delle società e aggravano le crisi finanziarie?

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Beneficenza privilegiata
post pubblicato in Diario, il 22 agosto 2011


La manovra finanziaria di quest'anno si sta dimostrando, per la prima volta da tanto tempo, una grande occasione di fervido confronto e dibattito in tutto il Paese, non solo nelle sue classe dirigenti: in Parlamento, al bar, sui social-network, persino sotto l'ombrellone, ognuno prova a dire la sua su "dove trovare i soldi".

Capita così che cada uno dei grandi tabù della politica italiana, ovvero i privilegi della Chiesa. Per la prima volta le rivendicazioni del mondo "laico" non restano confinate nei forum dedicati, nei siti dedicati o in qualche dibattito o iniziativa dei Radicali ma sconfinano, seppur non a sufficienza, nel grande dibattito nazionale, costingendo la classe dirigente nazionale a rispondere a tali rivendicazioni, seppur con una levata di scudi pressochè universale e comunque trasversale, a parte poche lodevoli eccezioni. D'altronde l'Italia non è ancora matura per poter affrontare tali questioni, essendo tali argomenti conosciuti e affrontati quasi esclusivamente da due esigue minoranze estremiste, tra i difensori "in blocco" della Chiesa cattolica e coloro che vorrebbero farla fuori "in blocco", senza distinzioni, un po' come certi movimenti antipolitici. Il resto degli Italiani, la stragrande maggioranza, continua a disinteressarsi di certi argomenti, lasciandosi andare ad un pressapochismo conformista che, inevitabilmente, finisce con l'appoggiare la conservazione dello status quo; manca insomma quella presa di coscienza "di massa" che consentirebbe di affrontare finalmente certe questioni e soprattutto costringerebbe la politica ad affrontarle, e stavolta non solo per una fugace svegliata estiva.

Dubito dunque che in Parlamento verrà approvata qualcuna delle proposte avanzate da Radicali e movimentisti. Certo resta la rabbia per la mancanza di coraggio da parte di chi dovrebbe tirar fuori l'Italia dal pantano e che si appresta invece a farlo con la solita lentezza pachidermica e moderatismo sfrenato, se è vero che il Pd (insieme ovviamente al Terzo polo) si schiera apertamente contro ma soprattutto Sel e Idv, che pure dovrebbero rappresentare la parte più "radicale" delle opposizioni, tacciono senza nemmeno il coraggio di prendere una posizione, che sia in un senso o nell'altro.

Eppure si tratta di cose di buon senso. Non si capisce perchè la Chiesa dovrebbe godere di particolari privilegi fiscali, tutto qui. Specialmente quando, nel frattempo, si tagliano agevolazioni fiscali a famiglie e imprese. Soprattutto quando, in tempi di crisi, quei 1-2 miliardi annui che deriverebbero da Ici, Ires e 8xMille farebbero comodo per alleggerire il carico della manovra finanziaria sulle fasce più deboli. E' vero, la Chiesa fa tante opere di carità e di sostegno agli afflitti, ai poveri, ai diseredati, e di queste agevolazioni fiscali ne beneficiano proprio tanti di questi enti cattolici caritatevoli: questo è indubitabile. Anche se magari ci aspetteremmo ancora di più in termini di carità dalla Chiesa cattolica, ma queste sono discussioni che non competono a chi deve governare un Paese, al massimo competono ai fedeli della Chiesa.

A chi governa un Paese in maniera democratica interessa solo che non ci siano privilegi e discriminazioni tra i soggetti privati, nemmeno tra chi fa beneficenza: ma allora, anche ammesso che tutte queste agevolazioni vengano sfruttate a fini caritatevoli (e non anche per speculazioni commerciali e immobiliari, come diverse inchieste hanno dimostrato e i vari scandali sorti intorno a "Propaganda Fide" hanno confermato), perchè la Chiesa dovrebbe essere fiscalmente favorita nel fare beneficenza? Nulla vieta alle organizzazioni cattoliche di partecipare agli stessi contributi e agevolazioni che ricevono tutte le altre organizzazioni senza scopo di lucro, mentre a queste ultime è negato di avere le stesse agevolazioni che ha la Chiesa: perchè questa differenza? Qualcuno è in grado di spiegarmelo?

Credo di no. Allora è più che di buon senso chiedere che cadano tutte le agevolazioni fiscali (Ici, Ires, ecc.) concesse in modo esclusivo alla Chiesa (o la loro estensione a tutte le onlus e le associazioni caritatevoli!), così come chiedere l'abolizione dell'8xmille alle confessioni religiose (tra l'altro molte delle quali, tra cui l'Islam, sono escluse; per non parlare dello scandalo dell'8xmille non espresso che finisce in gran parte in mano alla Chiesa, e gli altri piccoli scandali sull'8xmille che meriterebbero un post a parte), dato che tra l'altro esiste già un 5xmille, che magari potrebbe essere ampliato e cui possono già accedere in maniera paritaria tutte le onlus e le attività socialmente rilevanti, tra le quali potrebbero quindi rientrarvi anche le opere caritatevoli della Chiesa e delle altre istituzioni religiose.

Mi sembrano cose logiche, ripeto. Ma non mi stupisco certo che divengano demagogiche e populistiche in Italia, un Paese dove si accetta persino come cosa "ovvia e naturale" che dei crocifissi, ovvero dei simboli religiosi (dunque faziosi, alla stessa stregua di simboli politici), vengano esposti per legge negli istituti pubblici di uno Stato che, sulla carta, dovrebbe essere democratico e dunque laico. Magari difesi dagli stessi che poi nelle proprie azioni politiche, nonchè nelle proprie vite private, fanno carta straccia dei Vangeli e di qualsiasi messaggio cristiano.

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In direzione ostinata e fallimentare
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2011



Tagli alla spesa sociale. E' quello che chiede la destra conservatrice italiana, similmente a quanto hanno già imposto i Repubblicani ad Obama in America. Guai a toccare le tasse dei ceti abbienti, guai a toccare le rendite degli speculatori: ciò che serve davvero all'Italia, per Stracquadanio, Lupi & friends, è tagliare, tagliare, tagliare incentivi fiscali, spese assistenziali, pubblica amministrazione (e dipendenti pubblici), patrimonio pubblico, istituzioni pubbliche, finanche al sistema pensionistico.

Farei notare a costoro che in tre anni di governo Berlusconi la spesa sociale è stata già abbondantamente tagliata. Come dimenticare la prima Finanziaria di questo GOverno: una cifra per tutti, gli 8 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, con 134.000 licenziamenti annessi tra docenti precari e personale ATA. Ma potrei continuare con i miliardi tagliati a infrastrutture, sanità, cultura, pubblica amministrazione, forze dell'ordine, giustizia, incentivi fiscali alle rinnovabili, trasferimenti alle Regioni, stipendi dei dipendenti pubblici, blocco del turnover, ecc. ecc.  L'unica spesa sociale che è aumentata, in sostanza, è stata quella cassaintegrazione ... ma non c'è certo nulla da festeggiare.  Tanti tagli che, diminuendo o eliminando tanti stipendi, hanno avuto l'ovvio effetto di deprimere la domanda e quindi la produzione, a sua volta depressa dal taglio degli incentivi e delle opere pubbliche, aggravando pesantemente la situazione dell'economia italiana.

Insomma, il taglio della spesa sociale si è rivelato una ricetta decisamente fallimentare e chi continua a proporlo lo è altrettanto.Questi benedetti 20 miliardi di euro che servono è bene trovarli tagliando la vera spesa improduttiva, quella che se ne va in sprechi (es. grandi opere poco o per nulla utili), quella dovuta all'eccessiva burocrazia statale, ai costi della politica (es. grandi stipendi, privilegi vari, troppe poltrone) e alla presenza di troppi Enti inutili (Comuni e Province con troppi pochi abitanti, Comunità e Municipalità varie, ma anche i vari Enti para-statali), oppure tagliando spese non prioritarie (es. nuovi armamenti militari). Magare si può anche pensare a nuove tasse, che gravino sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie. E poi non sarebbe male approfittare dell'occasione anche per veri tabù come la legalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, che comporterebbero enormi introiti per lo Stato (oltre che, secondo me e tanti altri, vantaggi sociali in termini di riduzione di entrambi i fenomeni e comunque un maggiore controllo degli stessi, che tra l'altro esistono comunque anche se illegali ed è alquanto ipocrita far finta di nulla). Eccetera eccetera.

E poi, una volta racimolati i soldi (facendo sul serio tutto quello che ho indicato si ricaverebbe molto più che 20 miliardi!), da un lato bisogna ridurre corposamente il debito e dall'altro bisogna stimolare la crescita! Ciò attraverso l'investimento in beni culturali e turismo (l'unico campo in cui nessun Paese al mondo potrà mai competere con noi, se lo sfruttiamo appieno), in infrastrutture "diffuse" (ovvero piccole opere in tutto il Paese, che danno lavoro a più imprese e persone che singole "grandi opere", portando anche risultati immediati e non a distanza), in "produzioni" che garantiscono risparmio (efficienza energetica, energie rinnovabili, recupero dei rifiuti ... ma anche in "produzioni immateriali" come manutenzione, prevenzione, digitalizzazione, semplificazione, lotta all'evasione, ecc.), e così via. E, cosa importante, anche investire qualcosa in un po' di riduzione fiscale a chi in questi anni ha sempre pagato la crisi, ovvero pubblici dipendenti e lavoratori, che poi sono i veri protagonisti della "domanda" e quindi della crescita economica. 

Chiedo troppo?

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Le ragioni delle "caste"
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2011


La polemica che sta infiammando il mondo calcistico italiano negli ultimi giorni è piuttosto emblematica di una certa deriva che sta prendendo la società italiana, accelerata dalla sempre più devastante crisi economica. Ovvero l'attacco alle "caste", ai "privilegiati", in una furia distruttiva che stronca qualsiasi tentativo di ragionamento ponderato e di buon senso; insomma, anzichè sforzarsi di togliere le mele marce, si taglia di netto il tronco intero, eliminando anche le mele sane e soprattutto stroncando qualsiasi raccolto futuro.

Si pensi, ad esempio, al taglio delle Province. L'oggettiva confusione di competenze tra questi e gli altri Enti Locali, nonchè soprattuto la vergonosa presenza di decine di Province con poche migliaia di abitanti, ha spinto tanti a chiederne l'abolizione "sic et sempliciter", quando chiunque ci rifletta almeno un momento concluderebbe che ci sarebbe bisogno di un ragionamento più complessivo su come strutturare l'apparato amministrativo italiano (tra Stato, Regioni, Regioni a Statuto Speciale, Province, Comuni, Municipalità, Comunità Montane, tra sovrapposizioni di competenze, sprechi, eccesso di rappresentanza, ecc. ecc.) dal quale ne verrebbe fuori l'opportunità di tagli e riforme dal risparmio economico ancora maggiore senza stravolgere l'ordinamento dello Stato e soprattutto senza fare doppiopesismi tra i vari Enti locali (sarebbe ben assurdo, insomma, se abolissimo del tutto enti intermedi come le Province e poi ci tenessimo le centinaia di Comunità montane e le migliaia di Comuni dalle poche centinaia di abitanti, dall'oggettiva inutilità se non quella di garantire stipendi e poltroncine ai mestieranti della politica locale). Certo, se la "casta" della politica attuasse queste riforme davvero, anzichè solo parlarne, si risparmierebbe anche le critiche ... cui invece è difficile dar torto quando la "casta" della politica si conferma tale, al massimo buttando un po' di fumo negli occhi con qualche taglietto di spesa.

Ma torniamo al palloneE' bastato che l'Associazione Italiana Calciatori agitasse la parola "sciopero" a proposito del loro contratto collettivo per scatenare un coro di critiche, dai semplici cittadini fino agli immancabili speculatori politici, che condividevano tutti lo stesso mantra: "ma come si permettono questi miliardari privilegiati di scioperare?". Poi, alla fine, si è scoperto che i calciatori, in un documento firmato per la prima volta da tutti e 20 i capitani di serie A,  non scioperavano affatto per questioni economiche, ma unicamente per garantire i diritti ai calciatori più deboli: ovvero i cosiddetti "fuori rosa", quei calciatori che, messi in disparte per le deludenti prestazioni sportive o, più frequentemente, per i capricci delle società, non possono allenarsi con la prima squadra, perdendo così oltre al posto in squadra anche la possibilità di mettersi in mostra per eventuali nuovi compratori. La richiesta dell'AIC è quella di garantire a tutti i calciatori tesserati la possibilità, sempre, di allenarsi con la prima squadra: una richiesta che era già stata accontentata a chiacchiere dalla Lega Calcio, che invece ancora si ostina a non concederla nei fatti.

Insomma, non mi pare affatto uno scandalo. Anzi, è apprezzabile che proprio i calciatori "privilegiati" arrivino a minacciare lo sciopero per tutelare i diritti di tutti i loro colleghi, anche se realisticamente loro non si troveranno mai in quelle condizioni. Eppure volevamo negargli il diritto allo sciopero solo perchè nel mondo del calcio girano tanti soldi. 

Che poi, riflettendoci bene, non sono certo soldi pubblici, ma privati, quindi non dovremmo nemmeno metterci becco ... se non come tifosi, s'intende.

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Il PD sostenga il referendum elettorale
post pubblicato in Diario, il 8 agosto 2011


E' ufficialmente partita la campagna referendaria "Firmo, voto, scelgo" coordinata dall' on. Arturo Parisi (Pd) e sostenuta, attualmente, da Italia dei Valori e Sinistra Ecologia Libertà, oltre a varie sigle associative. I due quesiti proposti si propongono entrambi di eliminare l'attuale legge elettorale, denominata "legge porcata" dal suo stesso autore (Calderoli), il primo proponendo un'abrograzione totale della legge, il secondo proponendone un'abrograzione parziale, volta ad eliminare le "nuove disposizioni" introdotte dalla Legge Calderoli sul sistema elettorale.

Due quesiti per lo stesso obiettivo, ovvero eliminare del tutto il "Porcellum", senza pasticci, e tornare così alla vecchia legge elettorale, il cosiddetto "Mattarellum" (dal nome dell'estensore, Sergio Mattarella), che prevedeva l'elezione del 75% dei parlamentari tramite collegi uninominali (l'Italia veniva divisa in TOT territori che eleggevano TOT candidati, venendone eletto quello che riceveva più voti in ogni singolo collegio) e il 25% in maniera proporzionale fra tutti i partiti che avessero ottenuto almeno il 4% dei voti su scala nazionale. Un sistema misto, insomma, a tendenza maggioritaria (e quindi bipolarista, favorendo il costituirsi di due schieramenti maggiori) ma con un correttivo proporzionale per salvaguardare i partiti fuori dai "poli" (anche se c'è uno sbarramento piuttosto alto).

Sia chiaro: non è propriamente questo il mio modello ideale di legge elettorale. Io sono più per una correzione dell'attuale legge elettorale (che è un proporzionale con premio di maggioranza), reintroducendo le preferenze, sostituendo gli attuali sbarramenti unici con sbarramenti multipli e "graduali" (che taglino la "cifra elettorale" dei partiti minori, favorendo i partiti maggiori senza cancellare quelli minori), superando la divsione regionale dei seggi al Senato e introducendo una "scheda unica" per Camera e Senato (per evitare il formarsi di maggioranze diverse fra Camera e Senato), abbassando l'età minima per candidarsi alla Camera ecc. ecc. Tutte cose che dovrei spiegare più nel dettaglio, ma il concetto è che per me una buona legge elettorale deve garantire, o comunque tendere a garantire, almeno due cose fondamentali: la maggioranza in Parlamento a chi vince le elezioni  e il rapporto eletto-elettore.

La legge che uscirebbe dal referendum rispetterebbe entrambe le esigenze: i collegi, infatti, garantiscono per definizione il rapporto fra l'eletto e l'elettore, o meglio il territorio (l'elettore infatti non "sceglie" il suo rappresentante preferito del partito, che è comunque imposto dall'alto ... questo verrebbe garantito dalle preferenze), e favoriscono (ma non garantiscono, come farebbe il premio di maggioranza) il formarsi di maggioranze in Parlamento. Questo a differenza dell'altro referendum che era stato proposto quest'estate, il cosiddetto "referendum Passigli", che reintroduceva sì le preferenze, ma eliminava il premio di maggioranza e quindi consegnava l'Italia a derive neocentriste e partitocratiche, con annesso fortissimo rischio di ingovernabilità (la prima Repubblica, insomma), maggiore che negli altri sistemi elettorali.

Ecco perchè sostengo "Firmo, voto, scelgo". Non ne uscirebbe quella che per me è la legge elettorale migliore, ma si tratterebbe comunque di una buona legge elettorale che ci restituirebbe una politica più attenta alle esigenze dei cittadini e soprattutto più "controllata" dai cittadini, con meno rischi di ritrovarci parlamentari catapultati e trasformisti. E soprattutto si tratta dell'unica vera possibilità di evitare di rivotare di nuovo nel 2013 con la legge "Porcata", a meno di non voler credere che questo Governo cambierà la legge elettorale (ci vuole molto ottimismo per crederci).

Ecco perchè vorrei che il principale partito d'opposizione, ovvero il Partito Democratico, sostenga la campagna referendaria. E' vero, il PD ha una sua proposta di legge, che tra l'altro è una buona legge, una buona mediazione fra le proposte dei vari partiti (perchè sarebbe sempre auspicabile che le regole del gioco si scrivano insieme); ma, in fondo, la legge proposta del PD non è poi così enormemente diversa dal Mattarellum (ne aumenta la quota proporzionale dal 25% al 50% e introduce il "ballottaggio" nei collegi uninominali; la differenza, in sostanza, si riduce di un po' la spinta "bipolarista" del Mattarellum accontendando le esigenze dei "terzopolisti") e soprattutto, dicevo, per essere realizzata necessiterebbe di una assai improbabile approvazione in Parlamento. Non a caso buona parte del Partito (Bindi, Veltroni, Castagnetti, ecc.) sosteneva questo referendum abrogativo del Porcellum, prima di lasciare solo Arturo Parisi perchè in Direzione Nazionale si era trovato l'accordo sulla proposta di legge.

Allora, se davvero il PD vuole evitare a tutti i costi che si voti alle prossime elezioni con il "Porcellum", scelga la strada più concreta, ovvero il referendum, nonostante non aderisca perfettamente al proprio programma elettorale. Anche perchè, nonostante le difficoltà (bisogna raccogliere 500.000 firme entro Settembre, inoltre bisognerà vedere se la Cassazione accetterà la possibilità di abrogare interamente la legge elettorale), credo che alla fine il Referendum si farà e il PD si vedrà comunque costretto a sostenerlo, come già successo agli scorsi referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento.

Non varrebbe la pena, una volta tanto, essere furbi (oltre che intelligenti) e sostenere le cose giuste fin da subito, anzichè lasciarsi sempre dominare sempre da strategismi, tecnicismi e "palazzismi" che si sono sempre dimostrati fallimentari?

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